PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 83

Erano marito e moglie, due grandi cantanti. Quando lei s’ammalo ed entrò in agonia lui pregò in questo modo: “Signore, se la mia donna guarisce non canterò più”.

E subito, volgendosi, sentì la voce di lei, ritornata quella di sempre, chiedere un caffè con latte e biscotti.
Pochi giorni dopo, completamente guarita, lei volle uscire per, come disse, riguadagnare il tempo perduto. Ma non appena scese sul passaggio pedonale un’auto piombò su di lei e la uccise sul colpo.
Lui non cantò più ma aprì una scuola di canto da cui uscirono i più grandi cantanti dell’epoca; costoro sembravano tutti cantare con le voci di lui e di lei, ma più forti e più pure.

12 pensieri su “PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 83

  1. Cara Carla,
    perché mai?
    Ciò che ci manca è una prospettiva sui tempi lunghi, e prima ancora una salda fiducia. A cominciare, ovviamente, da me.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  2. Ecco appunto, fiducia. Fiducia che ci sia una qualche segreta, inaspettabile, corrispondenza tra voti e corso di eventi. Fiducia che queste tue brevi provocazioni sedimentino e facciano lievitare qualcosa, che poi torna su, a distanza di ore, a distanza di giorni.
    Un caro saluto.

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  3. Caro Roberto,
    grazie, hai messo a fuoco benissimo, per quanto riguarda ciò che volevo dire in generale.
    In particolare, poi, per quanto mi riguarda personalmente non sento nemmeno un grande bisogno di una qualche “fiducia che queste mie brevi provocazioni sedimentino” ecc, poiché l’impulso che a suo tempo ha dato loro il via è stata una simpatia subitanea e allora immotivata, il desiderio senza mire né strategie di dare il mio piccolo contributo a una bella avventura.
    È chiaro che poi non si respinge l’eventuale “corrispondenza tra voti e corso di eventi”, ma ciò che prevale in certi casi è proprio il piacere di camminare insieme, respirando a pieni polmoni, con il petto finalmente libero da ansie.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  4. Siamo bocche per la terra, e pane per chi verrà dopo di noi. Con o senza disegni imperscrutabili, la natura sembra prendersi a volte gioco di noi, delle nostre promesse e richieste.
    Un caro saluto
    Giovanni

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  5. Caro Giovanni,
    proprio così, anche quello che dici tu trova riscontro.
    Con una piccolissima precisazione: siamo “pane per chi verrà dopo di noi” tu dici, ma spesso siamo pane e companatico anche per i nostri contemporanei, che non hanno problemi a sgranocchiarci ancora caldi e croccanti.
    E’ appena il caso di dirlo, “cotti (o magari anche crudi) e mangiati” in questa “aiuola che ci fa tanto feroci”.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  6. e di nuovo: il potere della parola (parole di Florenskij, che *sapeva*). non sempre ciò che è detto è fatto; a volte la parola è parola (non tutte le parole sono speciali e grandi). altre volte no, ed è questo il caso, meno simbolico e meno irreale del previsto. *è* così – e le voci degli allievi [i *nutrìti*] non sono solo più forti, ma anche più *pure*. scrivo queste righe pensando ad altre vite – sempre, anche se quelle vite non lo sanno o non lo immaginano…

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  7. Caro Massimo,
    lo sappiamo bene, persino oggi la parola non è aria fritta, ma ha un potere, è parola efficiente, specialmente quando è “parola data”.
    Ma fa parte del nostro rischio di stare al mondo saper discernere quando mantenerla, e quando riprendercela.
    Bella fedeltà incatenarsi a un cadavere, e ancora vivi (?) imputridire con esso!
    Non c’è autorità o manuale d’istruzioni che tenga. Giù c’è il mare in tempesta: un calcio in culo o un bel salto, e nuotare o affogare!
    Un caro saluto,
    Roberto

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  8. Caro Fabrizio,
    grazie, mi fa piacere, è ciò che desidero.
    Quanto al fatto che la “provocazione in forma d’apologo” possa diventare un genere riconosciuto, dico soltanto che la nostra esistenza è fatta di abitudini, buone e meno buone; sarebbe bello che ciò che propongo ai lettori facesse parte delle prime.

    Cara Nadia,
    non mi sembra un pezzo più triste di altri. Qui oltretutto c’è un lieto fine che altrove manca.
    Comunque continua a leggermi: vedrai che mi ripeto, ma che anche
    – per fortuna – mi contraddico.

    Un caro saluto ad entrambi,
    Roberto

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  9. E’ sempre lo stato d’animo di chi legge che influisce, ovvio.
    Cmq certo che leggo ancora.

    Buona giornata

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