Io lo chiamo cuore

Era un fazzoletto d’erba all’EUR che chiamavano triangolo. Due palme formavano una porta naturale, per l’altra si potevano piazzare due maglioni o i pantaloni della tuta. Sullo sfondo il laghetto artificiale, dove sfilavano canoe da corsa, che poi si riunivano nella Piscina delle Rose. L’infanzia è un mondo che non ha niente a che vedere con il mondo: conta solo la tua anima innocente, che scorrazza nel triangolo dell’EUR e tenta di mettere il pallone tra le palme. Un’oscura profezia di desideri sconosciuti? I carabinieri provavano a sfrattarci, ma noi ritornavamo, come i bambini terribili dell’Intifada. Avevo doti innate da centrocampista, e mentre sfioravo il pallone con delicatezza, in una sorta di danza leggera, mi accorgevo d’inseguire altro. I carabinieri mi ricordavano che avrei dovuto lottare palmo a palmo per realizzare i miei obiettivi, che sempre si sarebbe presentata un’autorità ostile al tiro decisivo, come se la vita non avesse requie, e il laghetto artificiale fosse un oceano pronto a sollevarsi in onde smisurate. Crescendo, continuai a giocare, le partite si fecero più dure, lo sguardo più cattivo nei contrasti, e l’altro non era più il compagno di danze e di tocchi delicati, ma il coriaceo antagonista che avrebbe potuto rompermi una gamba. Eppure, in me, hanno vinto le palme, i maglioni da battaglia e i pantaloni della tuta al posto della porta, le fughe innocenti dai carabinieri rassegnati, l’oscura profezia di un desiderio che ancora mi attraversa in queste notti insonni di sognatore recidivo, scorrazzante come allora nel fazzoletto d’erba all’EUR, che chiamano triangolo. Io lo chiamo cuore.

(versione audio)

12 pensieri su “Io lo chiamo cuore

  1. Caro Fabrizio,
    caspita che bello. Evidentemente la note ha portato consiglio. C’è poi anche un segreto: prima di postare depurarsi da giornali e notiziari, altrimenti il sorriso della Musa si contorce in sogghigno. Guarda che cosa capita, a volte, al mio Erre…
    Un abbraccio,
    Roberto

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  2. “notte”, ovviamente. La “notte” è tenera, le “note”, come tutti sanno, son dolenti.
    Riabbraccio,
    Roberto

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  3. Ma guarda che casualità.
    Ho giocato anch’io, raramente, in quel triangolo e in mezzo alle due palme. Ho pomiciato come un matto sulle fredde panchine di marmo ed all’ombra dei rari cespugli. O ai piedi delle siepi della piscina delle rose. Poi c’era il gelato da Giolitti, il pane alle papere, la corriera per torvaianica…
    Ed ogni tanto ci passo ancora, ho l’ufficio a viale pasteur.
    Saluti, don Fabrizio!
    Dario

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  4. se lo scopo di questi tuoi scritti è quello di suscitare sognatori recidivi, notturni o diurni, mi sa che in un modo o nell’altro lo realizzi…

    buona giornata, Fabry!
    e a tutti quanti stanno leggendo

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  5. Che vero oltre che bello, fabrizio
    in questa storia della tua anima..i puri di cuore o gli innamorati delle vita si trovano.Come mi riconosco,tra l’altro.
    E come i palmeti del desiderio, e del sogno subiscono rimaneggiamneti, oltraggi con lo scopo di fartela perdere, quell’innocenza.L’oscura profezia!
    Giusto sia un fazzoletto del cuore, che ha la stessa forma, e grazia e contenuti a farcela rivivere, toccare con mano anche:
    Spesso assomiglio a Tommaso, temo..
    Maria Pia

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  6. Roberto: sì, di notte, nonostante la stanchezza, c’è il vantaggio del silenzio, l’unica Musa, per me.
    Dario, che bello scoprire dei ricordi in comune. è come averli vissuti insieme.
    Mario, un po’ è quello: una specie di terapia della memoria.
    Maria Pia: toccare con mano la profezia è il mio sogno più grande.
    grazie di cuore amici.
    fabrizio

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  7. Che bella immagine…ci stavo pensando anche io, quanto si complicano i rapporti con le persone una volta diventati adulti…è come se si perdesse un po’ di cuore…si perdesse di vista l’importanza di cose fondamentali come l’amore e l’amicizia pura e disinteressata.
    Grazie Fabrizio

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  8. “L’infanzia è un mondo che non ha niente a che vedere con il mondo”.

    E solo “con gli occhi aperti, gli occhi ancor di latte” [passi di Pavese] – sono il MODO – per resistere. Al mondo ALTRO – ADULTO che è/non è.

    Grazie Fabry

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  9. P.s: errore/errare neurologico [la mia memoria marcia – confusa]
    “gli occhi di latte” sono passi di Pascoli… Si perdoni “la macchia più chiara” di Pavese

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  10. io a pallone ero una disgrazia per la squadra e poi ho smesso di giocare; poi, quel poi che dici tu, ho cercato di non dare calci negli stinchi ad altri. Regola che quasi mai porta in alto, in compenso ti regala spesso la pace proprio di quel cuore.

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  11. Ho giocato fino a 13 anni come ala destra nella squadra delle ragazze all’oratorio, ricordo quei pomeriggi come fosse adesso.
    “L’infanzia è un mondo che non ha niente a che vedere con il mondo”
    si, è vero e poi è sempre lì, basta richiamarla.

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  12. Francesca, è così, perdere il cuore è la vera disgrazia.
    Chiara, gli occhi aperti, con coraggio, nonostante tutto: è l’unica freschezza contro il ripiegarsi del mondo su se stesso, contro l’odiare e l’odiarsi.
    Big Anthony, bentornato, è la pace che regali quando ti si parla.
    Nadia, richiamarla è guarire.
    grazie, amici.
    fabrizio

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