I fiori della gratitudine – Poesie inedite di Enzo FERRARI

 

     GENOVA E I SUOI TETTI

In questo lento giorno
non è dato sapere
dove siano salute e felicità.
I tetti sono grigi dell’ardesia.
La salsedine si è fermata
alle finestre.
Tu già lontana
poni la mano stanca.
Sui rami carichi di frutti
rossi e maturi
pigramente indugia
il mulinello delle parole.

 


     OPERAI

Dalla finestra
si scorge
un vicolo divertito.
Sono operai che bevono
e giocano.
Sono abituati,
le gambe reggono.
Sopra
tetti di pietra
dove ride la brezza
corrotta dalla rugiada
della notte.

 

     BEATE LE PAROLE

Rivedo mio padre
nella città di mare.
La voce del suo mondo vegliardo,
calice di fiori futuri
di fatiche millenarie
bocca di un segreto
nascosto dietro le pietre
nei polmoni alla silicosi
per forgiare dietro persiane verdi
la gran risata.

 

     IMPROVVISO

Nessuno da ascoltare
nella nebbia improvvisa
baffi più barba
rughe scavate
in stagioni felici.
S’accende la luce.
Alzo gli occhi
per vedere
il rettangolo
della tua presenza.
Un respiro di tempo
dilaga nel tuo corpo.

 

     ONDA

Quando una nuvola passa,
a volte mi rimprovero
di ritornare sui morsi atroci.
Sul filo dell’invisibile
ho parte delle mie giornate:
pulisco con un soffio
il piccolo istante della pena.
Rimango ad ascoltare
l’onda che sale
e che sta nelle mie mani.

 

     NOTTE

Brucia di stelle questo mare.
Suda l’emozione
sulla pelle sensibile
urlando di salmastro
negli angoli vivi.
C’è saggezza
in queste nuvole.
Dai raggi di luna
una pioggia di riflessi
sui legni accumulati sulla spiaggia.

 

     PIRAMIDI DI TERRA

Pinnacoli gotici
di una cattedrale.
Funghi di pietra, funghi di bosco.
Torre di un castello dal tetto nero.
Pinnacoli che nascono dall’alto,
funghi che nascono dal basso.
E’ sempre la terra che comanda.
Vento e pioggia ci mettono del loro.
Sono i nostri padri
cumuli di terra che giacciono in fondo a noi.
Scontro tra titani.
L’arte dell’uomo non partecipa.
Le radici degli alberi lottano,
sapendo di perdere.

 

     RESINA DI SUONI

Il vento raccoglie
la tavolozza di terra e d’acqua.
Spruzza i colori.

Entri e senti profumo di anice stellato
l’organo spande le sue colonne di voce
è la resina dei suoni
che si sposa nelle volte
negli intrecci degli angeli.
La voce da dolce
diviene cupa e sorda
nel dolore dei martiri.
Le vetrate perdono i loro colori,
la pioggia li pulisce.
La morte fa l’appello.

 

     PIETRE DI GHIACCIO

Subiamo l’assenza di ghiaccio
la montagna grigia
è la povertà che riaffiora
tra le pietre.
Solo d’inverno
si sfarina il cielo
per i giochi collettivi.
Le estati
perdono le loro acque
una vertigine
è capogiro
precipita lungo i suoi fianchi.
Dov’è finita la pietà per la natura.

 

     CROCE GELATA

Porto la montagna
nelle nostre vie
nelle nostre case.
Porto la fatica di crescere
porto la fatica della libertà.

Se scrivi montagna scrivi sasso
crepaccio ingannatore
croce gelata sulla vetta.
La montagna veglia
fino al mattino.

Ciascuno si porta dietro la sua valigia.

 

     TASCHE

Mi sono dotato di una bussola
Con la geografia capisco il mondo
La giacca ha tante tasche
Imbastisco la mia favola
Con la luce della luna piena
Che rende bianco il ghiacciaio.
Il vento accompagna
i sentieri e le parole.

 

     OGNI GIORNO

Un verso d’amore
tenero
dolce
assolato
è l’essenza di vita.
Ogni giorno c’è un bambino
maldestro e impaziente
che ti insegna.
Cala il sipario
sui teatrini delle nostre infamie.

Gli occhi stupefatti dei fanciulli
tengono gelosamente prigionieri
i fiori della gratitudine.

 

     L’AVRO’ SOGNATO O SCRITTO IN QUALCHE VERSO? (*)

I.

Ho negli occhi,
un cuore solitario
dov’erano visioni
e stanze illuminate.
La mia colpa più grave
è amar la terra,
la luce
gli alberi che mi circondano.
Se si ha un corpo,
vale la pena esporlo al cielo.

II.

La storia segreta dell’infanzia
scrive i sussulti, gli abbandoni,
le testarde scoperte degli occhi
che accettano a bocca spalancata
le pietre, il vento, le voci, gli odori.
Le radici stillano sudore
sporgono
nell’attesa di qualcosa.
Nel battito c’è ansia,
perché ogni sforzo, ogni senso
mantiene la coscienza del pericolo.

III.

Mi sento più sicuro.
Il secolo passa e fugge
nella sua violenza.
Cammino
al margine estremo della strada,
sono semplice testimone
di guerre e massacri
nel nome di nulla.
Gli strilli,
le voci di dentro,
dal fondo delle foibe
dai lontani campi
sento muoversi.
Nel tetto stellato nudo
dietro gli alberi
vedo la linea che ci separa
dall’oscurità.
Forse verrà il giorno
in cui sarò io a piangere.

IV.

Il bianco sipario di una nuvola
nasconde un cielo che esplode
i suoi fulmini.
Sono sfinito,
la confusione
non c’è lingua che la possa raccontare.
Le parole sporcano
e cadono sulla strada
la maledizione è scagliata
il tempo invecchia:
dalla terra guasta
indietro non si torna
rimane l’indifferenza
sovrana e fangosa.

V.

Mentre la stagione indugia
pronta a riscattare
i propri diritti,
l’antica voce
sporcata dal peccato
che qualcuno ci ha insegnato,
si sfoga altera
lancia sassi e frecce
nel giardino deserto
inondata di polverosa ghiaia.

VI.

I giorni futuri germoglieranno
da questi ceppi
rifioriranno le acacie e gli ulivi.
La musica comodamente seduta
unica frase che ci accompagna,
che non commette errori,
che non scompare
nel buio più diverso.
Dolcemente il corpo
sarà trasportato
a toccare le corde
delle incertezze,
camminerà sul lato della strada,
avrà la ricompensa
di un lavoro paziente.

VII.

Un angelo custode
si porta dietro
il profumo dell’autunno
delle cose piccole
diventate leggere
di un presente più forte
di un ruscello
che sfiora i sassi
s’imbatte in visi sconosciuti
dalle ombre candide
odorose di festa
su un prato verde.

VIII.

Un caldo raggio
di vita silenziosa
sa di possedere un gran segreto
raccolto e mai svelato
vero e vivo come una fiamma:
gli uomini di fronte all’amore
diventano felici
sorpresi dalla nuova voce.

IX.

Alla finestra aperta sulla via
rotolano i pensieri
sventolano bandiere colorate.
Un guizzo
Un volo di rondine
Un ricordo carico di gioia
è il padre dei miei sogni.
Si ferma lontano, in un angolo,
non disturba
lo stile dorato della pace.
In fondo c’è il traguardo.

X.

Oggi sento il mio sangue
gonfiare della passione
il corpo spento che mi ero dato.
Dolce il viso, ridenti gli occhi,
la mente mai chiusa
sfiorato solo dal dubbio del sapere
stringo la mano
non tradisco lo stanco cammino.
Protendo le mani
cerco un solido appiglio
a cui ancorare la mia memoria.
L’abbraccio è la magia di un bacio.
Tutto in un verso, non in un sogno.

(*) Johan August Strindberg

 

(Qui altri testi di Enzo Ferrari tratti dal suo primo libro.)

 

***

6 pensieri su “I fiori della gratitudine – Poesie inedite di Enzo FERRARI

  1. “L’avro’ sognato o scritto in qualche verso?”

    La capacità di passare accanto a ogni cosa trasfigurandola nel “sogno della scrittura”… serio e lieve, mai disgiunto dal pensiero e dalla meditazione.
    Molto belle, complimenti!

    Mi piace

  2. Mentre la morte fa l’appello
    ciascuno procede portandosi dietro la sua valigia
    e lotta sapendo di perdere.
    Ma in fondo c’è il traguardo,
    il corpo esposto al cielo.

    Grazie e un caro saluto,
    Roberto

    Mi piace

  3. grazie a tutti per le belle parole.
    Sono contento di poter condividere il sano “divertimento” della poesia, l’ancora del corrimano, come ci ricorda la Szymboska.
    Enzo F.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.