Incula il prossimo tuo


Se il nuovo credo di Pier Luigi Celli, attualmente direttore dell’Università Luiss di Roma, si riassume nel titolo del suo ultimo libro “Comandare è fottere” (sottotitolo: “manuale politicamente scorretto per aspiranti carrieristi di successo“) allora il primo comandamento non può che essere: incula il prossimo tuo.
Celli, scusa, osceno per osceno, chiamiamo le cose con il loro nome.
Celli, permettimi di darti del tu, anche se non ci conosciamo, anche se la mia esperienza lavorativa è nulla in confronto alla tua levatura manageriale.
Celli, fai conto che io sia un tuo lettore affezionato, che con soli 15 euri si compra il tuo libretto di ben 106 pagine, dove spieghi come inculare il collega.
Celli, mica ti offendi se un tuo lettore ti da del tu?
Celli, non ti bastava aver scritto l’introduzione all’edizione italiana del libro di Robert Sutton, Il metodo antistronzi? Non ti bastava esser stato chiamato in causa, sul metodo antistronzi?
Celli, era proprio necessario scomodare Wittgenstein, come hai fatto in un’intervista concessa al Sole24ore? Wittgenstein avrà pure detto che noi tutti enunciamo grandi strategie e poi ci comportiamo in tutt’altro modo, ma ti pare il caso di farlo rivoltare nella tomba?
Celli, ti pare il caso di presentare questo libro come “un’avvertenza per le nuove generazioni“? Ti pare il caso, alla tua età, dopo cotanti successi, di scoprire che “bisogna stare attenti a voler far carriera a tutti i costi“?
Celli, perdonami, non ho capito niente, il tuo è solo un ragionamento per paradossi, una tecnica di scrittura, necessaria per “aiutare le nuove generazioni a capire come funzionano le cose nelle organizzazioni“.
Celli, penserai mica di essere come Seneca? Celli, ti prego, non imitare Seneca, lascia la dottrina stoica, che altrimenti anche tu un giorno potresti pensare al suicidio come strumento di affermazione della libertà individuale.
Celli, se è vero che hai un figlio, a cui dedichi il libro, se è vero che “la pensa diversamente”, allora, spiegami, in cosa la pensa diversamente? Pensa che non è vero che comandare è fottere? O pensa che non sia giusto insegnare a fottere per fare carriera? Oppure pensa che non sia il caso di scrivere un manuale su come fare carriera nel modo sbagliato perchè dovrebbe esserci un modo giusto per fare carriera?
Celli, mi sta bene tutto, imparerò anch’io a inculare il prossimo mio, però, ti prego, almeno risparmiami l’ultima minaccia, “non scriverò più libri di questo genere, al massimo qualche romanzo.” Tu quoque. Miserere nobis.

16 pensieri su “Incula il prossimo tuo

  1. Ho letto un recente, e terribile, romanzo-inchiesta di Ferruccio Pinotti, intitolato “La società del sapere”. Qui viene descritto come l’odierno sistema universitario sia lo specchio di una società incentrata sulla competizione, ed indifferente alla formazione dell’individuo. Questo testo, al di là delle forse opinabili qualità letterarie, ha una forte valenza sociologica, e critica. Il silenzio con cui è stato accolto dal mercato editoriale, d’altra parte, mi sembra di per sè eloquente.

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  2. Scusa Paolo: sono più di quarant’anni che non frequento Cicerone e mi è venuto un dubbio. A prescindere da tutto il resto (che è anche materia di sottili distinzioni fra realismo e pragmatismo, al termine delle quali tutto resta come prima, e lasciando perdere illustri precedenti come Machiavelli e Bodin) ma in latino non si diceva “miserere nostri”?

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  3. Peraltro a Celli occorre riconoscere una certa coerenza, visto che già scrisse il “Breviario di cinismo ben temperato”, poi io non vorrei crocifiggere Machiavelli e Bodin, ma solo chiedermi/ci quanto sia utile questa overdose di cinismo, anche applicata al mondo del lavoro,in fondo, per gli amanti del latino, ecco cosa diceva il grande G.B. Vico:”Si methodum geometricum in vitam agendam importes,nihil plus agas quam si operam des ut cum ratione insanias”, ovvero se applichi il metodo geometrico alla vita quotidiana, non fai altro che impazzire ragionando.
    Ah! il latino, vaghi ricordi anche i miei, copiato tanto studiato poco,e, recitando tutte le sere il Santo Rosario in latino, pensavo appunto alle Litanie del Kyrie eleison, miserere nobis, etc, che certamente non appartengono alla purezza ciceroniana.

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  4. scusate, ma sto ghignando come un matto…

    adesso mi ricompongo…

    mi riappiccico la lacrimuccia di Pierrot…

    gran bel post, (e grandi commenti) ridendo castigat (gastiga, diceva il Manzoni) mores

    tanto lo so, domani il buon Celli mica inizia a morigerare i suoi guizzi sapienziali, anche la comicità e la satira sono come una poesia o un racconto, non mutano di una virgola lo status quo, infatti lo dice anche lui, quasi rassegnato, che non si armerà più di furor sacro (inconcludente) e si dedicherà alle migliori passioni letterarie (vuoi mettere come si fotte meglio il prossimo con qualche romanzo in curriculum?)

    Mario

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  5. Caro Paolo,

    come puoi darmi una simile notizia? Come puoi calare sul mio debole cuore la di lui minaccia [“non scriverò più libri di questo genere, al massimo qualche romanzo”]? Come potranno le nuove generazioni apprendere l’arte del fotti-fotti? No, Paolo, per pietà, supplica il Celli di creare [ancora e ancora e ancora] frasi facili e slogan seducenti…
    I suoi seguaci perderebbero un vate, un guru, il Maestro che mosra la via! E come potrò correre il rischio di non sentirmi dire più parole-perle come “non l’hai data agli unici due o tre che potevano farti fare carriera?”.
    Pensaci tu, oh Paolo!

    un abbraccio

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  6. “La cultura della vergogna è propria delle società molto intrecciate, ricche di valori condivisi, ed è una barriera potente a comportamenti incoerenti. Forse per questo è così poco di moda nel nostro paese.”
    da *Breviario di cinismo ben temperato* di Pier Luigi Celli

    … … …

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  7. stanti così le cose, scusami Paolo, non capisco il senso e la ragione di questa recensione, di cui già il titolo mi infastidisce, forse per scoraggiarne la lettura? Ma meglio nemmeno nominarli certi personaggi, altrimenti è tutta pubblicità gratuita.

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  8. @Chiara: a quei fenomeni consiglia di farlo loro, che son quelli flessibili a 360 gradi, e piegati a 90. Abbraccione.

    @Sparz: carissimo Antonello, è un piacere leggerti, no, secondo me bisogna parlare anche dei libri che non ci piacciono, per me il silenzio è più pericoloso di una possibile pubblicità gratuita, rischia di mutarsi in sopportazione e infine in accondiscendenza. Un abbraccio.

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