PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 84

Da giovane ho scritto e letto intere biblioteche sul tram. Salivo prima delle sette al capolinea, un posto libero lo trovavo sempre; tiravo fuori libro taccuino e biro e via andare, unità centrale accesa, periferiche tutte collegate e pronte all’uso.

Adesso le cose sono un po’ diverse. Corpo ingranchito, mente appannata, i posti liberi occupati da masserizie varie e da piedi in scarpe da ginnastica.
Ma quando riesco a sedermi ecco che libro taccuino e biro rispuntano, se non per un lavoro davvero produttivo almeno per un rito che mi è sempre caro.
In questi giorni, poi, sto rileggendo e appuntando un libro che vorrei recensire e questi pochi momenti mattutini sono il meglio che il convento della mia vita di oggi mi passa, cerchiamo di farlo fruttare.
Dunque mi immergo nel lavoro ogni tanto levando lo sguardo per controllare che il mondo intorno nel frattempo non sia sparito, lasciandomi solo nel vuoto. Pericolo che stamane è doppiamente scongiurato dal costante odore che mi ferisce le delicate nari, e dal paio d’occhi che ad ogni mio levare di sguardo sembrano intenti a fissarmi.
Un barbone mi sta seduto davanti e in realtà non sta fissando me, ma la copertina del libro che sto leggendo e che tengo un po’ sollevata verso di lui.
Gli faccio un cenno d’incoraggiamento al quale non risponde, continuando a fissare la copertina, di sicuro non fatta per passare inosservata.
“Le interessa questo libro?” gli chiedo, con un po’ d’imbarazzo; e l’uomo, dopo un’esitazione, quasi incerto che io abbia rivolto la parola proprio a lui, finalmente risponde: “no… che idea… ma quella figura… il sole, i campi, i fiori… c’erano campi vicino a casa mia… girasoli, grano, papaveri… prima che venivo a lavorare in fabbrica… in questa città di merda…”.
“Ma io glielo do volentieri questo libro. Può anche leggerlo. È molto bello sa?”
“i libri, tutta merda… e gli occhi mi fanno troppo male… e poi dove vado non c’è luce… ma se me lo dai posso guardarmi quella figura… e ricordarmi di casa mia…” quindi, d’un fiato, con un guizzo quasi vivace: “me lo daresti anche un euro per farmi un bicchiere?”
“Un bicchiere a quest’ora?”
“è sempre l’ora di un bicchiere”
È vero, magari vado a farmelo anch’io, come ai vecchi tempi.

7 pensieri su “PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 84

  1. Caro Fabrizio,
    grazie di che?
    Libri con copertine attraenti ce ne sono tanti 🙂
    Ma non tanti son quelli che hanno il potere di materializzarti davanti i personaggi di cui parlano; e di farti riprendere, grazie alle poche parole che scambi con loro, quel certo dialogo con te stesso…
    Un abbraccio forte anche a te,
    Roberto

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  2. Dagli indizi seminati (copertina che non passa inosservata… il sole, i campi, i fiori…) o il sospetto che sia una raccolta di racconti che contiene nel titolo la parola “eternità”.
    Che poi, guarda caso, è una delle mie letture correnti.

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  3. Cara Carla,
    fidati dei Roberti e guardati intorno 🙂

    Caro Roberto,
    a proposito di eternità da quand’ero ragazzo sono ossessionato dai versi di “Te recuerdo Amanda”: “la vida es eterna en cinco minutos”. Sono i cinque minuti durante i quali si precipita nella strettoia dell’imbuto, per riemergere forse dall’altra parte, nell’ampiezza e nella calma.
    Sempre che di semplice imbuto si tratti, e non di clessidra…

    Grazie e un caro saluto a entrambi,
    Roberto

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  4. Con él, con él, con él, con él.
    Son cinco minutos.

    Credo che capiti a tutti, prima o poi. Cinque minuti, o due settimane. Istanti che si fanno durata, e durano per sempre (e si fanno duri, se è possibile concepire la durezza dell’evo). Ma è difficile squadernare il tempo quando si fa sempiterno. Ci vorrebbe un artista, e qui intorno sono rimasti soltanto abili artigiani.
    Come nella novella The Dead, l’istante che illumina il peso delle proprie vite, fa luce sul bagaglio, l’unico, che ci si porta appresso, quando viene il nostro momento…
    Don’t get me started! Sono ancora sobrio questa mattina e devo correre via.
    Però è strano, una delle prime cose che ho messo qui su LPELS è stato un resoconto di un incontro casuale con un barbone. Fatto realmente accaduto(mi). In un romanzo di Robertson Davies c’è la considerazione che Gesù tornerà nelle spoglie di un uomo anziano, anzi vecchio, coi vestiti rotti.
    Buona giornata a tutti.

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