Raul Montanari, La prima notte

Raul Montanari, La prima nottepp.280, Baldini Castoldi Dalai, euro 16,80

di Ade Zeno

Sheherazad fascinosa e bambina destinata a lasciare il segno e a imprimersi nella nostra memoria con la forza di una piccola travolgente icona, la giovane donna che ci racconta la sua adorabile e oscura storia ha un nome dolce, armonioso, sensuale come la voce che immaginiamo di sentire durante tutto il lungo, abissale percorso narrativo disegnato con la solita perfetta sapienza dalla mano sicura che ha ormai reso celebre la scrittura di Raul Montanari. Irene, protagonista narrante di questo nuovo impressionante libro, inizia a sedurci e ad ammaliarci fin dalle prime battute di quello che sarà uno sterminato dialogo a due (con il suo unico compagno di viaggio e, di riflesso, con noi), imbastendo una fitta trama affabulatrice grazie a gesti semplici e immediati, basta mezza battuta per far scattare il meccanismo, pochissime parole in grado di scaraventare chi la sta ascoltando nel tenero vortice da cui sarà impossibile uscir fuori: All’inizio di questa storia c’è una scena terribile. Anzi, due. Ecco l’attacco, l’interruttore, l’accensione. Da qui in avanti il diluvio. Una buia e intricata ragnatela di avvenimenti drammatici che sente il bisogno di essere dipanata nello spazio di una notte, la prima notte che i due sconosciuti trascorrono insieme e che da luogo d’amore si trasforma inevitabilmente in spazio di indagine e scoperta, un laboratorio di scavi intimi in cui la spinta a raccontarsi diventa a mano a mano più forte rispetto alla volontà di nascondersi dietro la sensualità dei corpi. Sheherazad parla, svela il suo passato torbido senza timore, a tratti perfino divertita, prova a spartire le proprie angosce con un estraneo da conquistare e rendere complice, e ha solo poche ore per farlo, giusto quelle che separano l’inizio dell’oscurità dal sopraggiungere dell’alba. Non sembra difficile arrendersi alla sua seduzione, a questa voce controllata che costruisce il suo puzzle pezzo dopo pezzo tra origami di carezze e qualche lacrima; pare anzi facile e naturale seguirla, procederle accanto, prestare attenzione a ogni singolo particolare che aggiunge al mosaico di volta in volta. Il risultato è uno strano miscuglio di sensazioni che oscillano pericolosamente tra l’orrore della morte e la gioiosa rassegnazione alle meraviglie della passione. Ed è nella guerra combattuta fra questi estremi che si svolgono le vicissitudini di Gavril e Remo, i due cooprotagonisti amati e amanti intrappolati nelle unghie di un destino assurdo e spesso ridicolo che ha trovato in Irene – nella sua sete di gioia e di vita – un’alleata inconsapevole a cui aggrapparsi per fare il suo corso e chiudere tragedie irrisolte. I conti in sospeso con il passato emergono poco alla volta, si fanno strada nella cronaca dettagliata che lei offre all’attenzione del suo unico spettatore, un uomo incontrato per caso con cui ha deciso di confidarsi, una specie di regalo, un abbraccio lunghissimo a cuore aperto interrotto solo a tratti dalle incursioni erotiche invocate per pretendere vita dalla vita. Lui ascolta, la incalza, freme insieme a noi dopo ogni piccola rivelazione, ricompone i pezzi come un archeologo delle viscere, impara velocemente a dare un nome ai gesti della ragazza di cui si sta già irrimediabilmente innamorando. Soprattutto sembra comprendere che dietro a ogni parola c’è uno specchio, e che dentro ogni specchio allestito dalle fantasie del caos c’è un pezzo di noi, un riverbero appannato ma quasi tangibile delle sofferenze di ogni uomo. Saggia e deliziosa nella sua matura bellezza, la donna che ha deciso di accoglierlo nel proprio letto – nella propria intima e disperata notte – diventa allora il riflesso concreto non solo della particolare storia che le è stata affidata, ma di tutte le storie, di tutti gli intrecci possibili che la vita sa riservare ai suoi adepti più agguerriti e fedeli, vale a dire quelli che non si arrendono, quelli che non possono placare la fame emotiva, quelli che vogliono a tutti i costi assaporare il gusto di ogni cosa anche quando si tratta di spartire lo stomaco con ferite e tragedie; quelli, in definitiva, che aspirano al futuro con l’ostinata e allegra nostalgia di chi si aspetta, ancora e per sempre, amore.

6 pensieri su “Raul Montanari, La prima notte

  1. io trovo assolutamente deplorevole spendere tutti quei soldi per un libro così brutto, io mi sono fermata a pag. 65 poi non ce l’ho fatta più.
    per quel che ho letto, i due parlano e si arriva ad un certo punto che sembra parlare la stessa persona. L’ho trovata una storia piena di banalità (in sessantacinque pagine), una storia che non mi stava trasmettendo proprio niente.
    E poi Montanari che all’inizio del libro scrive più o meno “nei dialoghi non ho messo le virgolette per non affaticare il lettore e per rispetto nei suoi confronti” ma, incidentalmente, anche nell’ultimo di Paul Auster “un uomo nel buio” ci sono dialoghi senza virgolette eppure i personaggi sono più nettamente definiti e lui, AUster, non ha bisogno di scrivere del rispetto verso il lettore.

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  2. Di dialoghi senza virgolette ormai “è pieno il mondo” (mi vengono in mente anche quelli de La Strada di McCarthy) e l’impressione è quasi sempre quella che sia “la stessa persona” a parlare, ovvero il narratore.
    E’ annosa la questione se il narratore debba essere anche attore / interprete dei singoli personaggi fingendo una oggettività che poi non è oppure raccontarsi in prima persona rivelando tutto e superando con un metalinguaggio (rivolgendosi al lettore, insomma) anche la barriera ultima della pagina scritta.
    Montanari lo fa in questo libro e il risultato è assolutamente godibile e consigliabile(tengo sempre a precisare secondo me o IMHO -In My Humble Opinion ovvero con la rispettosa relatività che dovrebbe accompagnare sempre opinioni e giudizi in qualsiasi discussione).
    Saluti

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  3. Abolire il virgolettato nei dialoghi è una scelta più che legittima, soprattutto quando il dialogo è narrazione.
    Se poi non ci piacciono i noir, se non apprezziamo le atmosfere tipiche di Montanari, perché abbiamo comprato il libro?

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  4. Io invece di Montanari avevo letto altro, e prometteva molto meglio. Questo è opera di onesto artigianato, godibile come qualsiasi romanzo quando è ben scritto e rispetta il patto narrativo che stipula col lettore nelle prime due pagine. Però niente di più. Nel senso che non c’è stupore dell’umano, nè autentica conoscenza, nè creazione di linguaggio, ma la resa ad un’antropologia di basso profilo che fa di vite e personaggi quelli che si aspetta esattamente il frequentatore di sceneggiati televisivi.

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