Tori, Hemingway e altro (seconda parte)

Il toro da combattimento ha le corna ma, se è per questo, le hanno anche i tori delle razze mansuete, le hanno anche le vacche da latte. Quando è libero nella dehesa, nei campi sterminati della Castiglia e dell’Andulsia, il toro selvaggio è indolente come tutti i bovini. Non chiede di meglio che essere lasciato in pace a pascolare. Il timore che suscita è contenuto in ciò che non fa, ma tutti sanno che può fare. A distinguerlo dagli altri bovini c’è soltanto il morrillo, il fascio di muscoli che gli gonfia il collo come una gobba. È quello il segno caratteristico di un animale che, a quattro anni, è capace di scattare al galoppo con la velocità di un purosangue, fermarsi, voltarsi e tornare a caricare senza prendere fiato. Quel fascio di muscoli lo distingue dal toro delle razze da carne che nel resto del mondo viene macellato a diciotto mesi, o anche prima, per fare bistecche.
Il toro selvaggio è in grado di sollevare sulle corna un oggetto di qualunque dimensione e di un peso maggiore del suo, e ha ancora forza sufficiente per scagliarlo a qualche metro di distanza. È potentissimo, sa di esserlo, ed esibisce la sua forza per intimorire l’avversario. Non c’è niente come la carica di un toro per generare il panico. Quando esce dal buio del toril la sua apparizione mescola sentimenti contrastanti: paura, stupore, ammirazione. Non c’è ombra di esagerazione nel fatto che la porta aperta all’ingresso del toro nell’arena si chiama porton de los sustos, portone degli spaventi. Se stare a qualche metro da un toro che pascola in campo aperto è un’esperienza che non si dimentica, per stare fermi quando il toro ti si precipita addosso ci vuole qualcosa di speciale. Ogni torero conosce un “numero” che si chiama recibir al toro a porta gayola e consiste nel mettersi in ginocchio a qualche metro dalla porta del toril, aspettare la carica del toro senza muoversi di un millimetro e ingannarlo con la cappa sventolandola in un largo giro da destra a sinistra. Francisco Ruiz Miguel, un simpatico signore che nella sua vita ha toreato millequattrocento corride e ha ucciso quattrocento tori delle razze più pericolose, racconta che lo scherzetto della porta gayola, lui, l’ha fatto solo una volta in tutta la sua carriera e quando il portone si è aperto gli è sembrato di vedersi venire addosso un autobus.
Ricordo una corrida di Miura: la plaza era gremita di spettatori che avevano pagato il biglietto solo per vedere i tori. Quando si aprì la porta ed entrò nell’arena il quarto esemplare, un mostro di settecento chili con il mantello grigio e con due corna enormi che sembravano attaccapanni, ci fu un boato: ventimila persone scattarono in piedi tutte insieme e applaudirono freneticamente. Al toro era bastato presentarsi per dare un pugno nello stomaco a tutti quanti.
Il toro bravo trascende la sua classificazione zoologica. Con il suo aspetto minaccioso eppure armonico è l’immagine stessa della potenza e simboleggia il mistero come la foresta nelle tragedie di Shakespeare. Può caricare in linea retta con la dichiarata intenzione di travolgerti, ma può anche scartare all’improvviso, fare una finta, scrollare la testa e ficcarti un corno nei testicoli, nei glutei, nel collo, in un piede, dovunque. Il toro è imprevedibile come la vita e, come la vita, può essere anche noioso, prevedibile, scipito. Ma proprio lì, in mezzo alla noia, può capitare che scuota la testa al momento sbagliato, come il tir che corre sull’altra corsia dell’autostrada, sbanda e ti piomba addosso. Il toro è il destino.
***
A tutti gli artisti, e quindi anche ai toreri, capita di avere giornate di scarsa ispirazione. Si ha un bel dire che hay que ir al toro e cioè che bisogna prender l’iniziativa e non lasciarla al toro: quando un torero è costretto a saltare in macchina subito dopo aver terminato una corrida e passare la notte in viaggio perché il giorno dopo ne ha un’altra a settecento chilometri di distanza, e deve ripetere questa performance magari per trenta o quaranta giorni di seguito, senza un attimo di tregua per tirare il fiato, be’, si può anche capirlo se ogni tanto non è in vena di fare l’artista, soprattutto se il toro non carica allegramente e in linea retta. Ma chi ha pagato il biglietto non lo sa, e non vuole saperlo.
In questi casi, amici e sostenitori invocano la scusa che il toro “no ha colaborao”. Una volta su cento può darsi che la giustificazione non sia del tutto peregrina. Ma la verità è che esiste sempre un modo tecnicamente “giusto” per toreare ciascun toro e se il matador non lo applica è perché non ne ha voglia: perché magari è rischioso, problematico, faticoso. Eppure, il suo dovere sarebbe quello di applicare a ciascun toro il trattamento che tecnicamente gli spetta. Per questo lo pagano. Il toro, invece, ha il privilegio di fare tutto quel che gli passa per la testa.
Non dimenticherò mai il commento di un vecchio abbonato madrileno: “Het-toro no et-tà pagào pa’ colaborà. Het-toro et-tà pagào pa’ set-toro, coño!” (Traduco senza alcuna speranza di rendere il sapore idiomatico dell’originale: “Il toro non è pagato per collaborare. Cazzo! Il toro è pagato per essere toro!”).
Il toro non ha legge, come non ne ha la giungla. Non gli si può rimproverare di essere così o cosà. Il toro è come pare a lui. Sta all’uomo adattarcisi, entrargli dentro, interpretarlo e impadronirsi del suo cervello. È questo ciò che provoca l’emozione, il fremito che sale dall’arena fino agli spalti e risveglia il duende, il daímon che presiede al sentimento estetico. Ottenere questo risultato può essere più o meno difficile, ma se il torero non ce la fa non dia la colpa al toro. In tutte le arti bisogna essere genii per dominare la materia; in tauromachia bisogna esserlo anche di più perché la materia non è carta, creta o marmo: è un mostro che ha una sua propria volontà, e chi non riesce a dominarlo ci lascia la pelle.

19 pensieri su “Tori, Hemingway e altro (seconda parte)

  1. Chi ha scritto questo pezzo? Non ha importanza; la corrida come arte; il torero come artista; mi vengono i brividi pensando che, nel 2008, dopo tante battaglie ambientaliste, dopo tante riflessioni sul rispetto degli animali, si possano riproporre ancora simili assurdità. Il toro non ha diritto di parola, viene straziato scientificamente, in maniera organizzata, gli vengono tagliati i muscoli, viene fatto dissanguare vivo prima che “l’artista” gli spacchi il cuore, sempre che il colpo vada a segno, oppure muore lentamente, tra le risate e “il fremito” degli spettatori. Uno schiaffo a chi lotta da anni – spesso tra l’indifferenza o addirittura il dileggio – per i diritti elementari degli animali, soprattutto il movimento di opposizione alla corrida spagnolo. Speravo che le coscienze avanzassero, che simili retaggi del passato venissero finalmente superati, macchè, andiamo indietro, indietro tutta. Viva la corrida, viva le pellicce, viva la strage delle foche e delle balene, alè.

    H. poteva scrivere pensare queste cose, erano altri tempi, ed era un uomo attratto dalla violenza e dal sangue. Oggi dovremmo tentare di essere migliori.

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  2. Caro Baldrati, questa è la tua opinione. Ne prendo atto. Non sto a replicare perché si tratta della polemica più stantia che conosca. Ognuno ha le sue opinioni, ripeto, e fa bene a coltivarle. L’importante è che le esponga, senza pretendere di imporle.

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  3. Caro Riccardo, a me piacerebbe conoscere anche l’opinione dei tori su questa polemica stantia. Me ne sono fatta un’idea visitando questi link:

    http://www.ivu.org/italian/articles/net/bullfightdeception1.html

    http://www.vegetariani-roma.it/dblog/articolo.asp?articolo=229

    Non sono riuscita a leggere tutto, non ce la faccio, però ho cominciato a vergognarmi di appartenere allo stesso genere dei toreri e degli spettatori di corride.
    Spero comunque che i tori, imprigionati, torturati e uccisi, non pretendano di imporre le loro opinioni, ma si limitino a coltivarle.

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  4. Cara Pamela, tu che sei vegan sei una persona che difende coerentemente il suo punto di vista. Il punto di vista dei tori non possiamo conoscerlo né tu né io. Possiamo presumerlo, ma chissà se ci azzecchiamo. Personalmente, presumo che preferirei vivere quattro anni libero, allo stato brado, piuttosto che soli diciotto mesi chiuso in una stalla. Ma capisco che se ci incamminiamo per questa strada non ne verremo mai fuori: questa polemica data da decenni (come quella con i cacciatori) e gli argomenti sono sempre gli stessi. In realtà, come dicevo, ognuno ha la sua opinione e se la coltiva.

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  5. Riccardo, il fatto che l’importante è potere esporre delle opinioni senza pretendere di imporle l’hai esattamente detto anche a me a proposito di una discussione sull’ateismo: ma ripeti sempre la stessa cosa? E poi, in fondo, che cosa significa? Non mi pare che qui ci siano dei prepotenti che vogliono imporre le proprie idee a forza. Attenzione alle frasi vuote! Con simpatia e senza polemica.

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  6. Cara Anna, con altrettanta simpatia e assenza di polemica, ti ringrazio per l’avviso. Quando ripeto le stesse cose è perché ne sono convinto. A te non pare che sia il caso. A me pareva di sì. Cerco di non imporre, ma vorrei poter esporre.

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  7. RF: la mia osservazione non era certo per esortarti a “non farlo”, perché “non è il caso”: figurarsi! Mi chiedevo invece che senso abbia ripetere “W l’esporre, abbasso l’imporre” piuttosto che argomentare, e in assenza di interlocutori particolarmente prepotenti e antidemocratici. Ciao.

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  8. ALB, ti sembra che chiedendo di esporre senza imporre io dia implicitamente del prepotente o dell’antidemocratico? Al contrario: mi limito ad adeguare il mio tono a quello degli interlocutori. Anzi: mi pare di essere un semitono più sotto.
    Ciao.

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  9. Io invece voglio imporre: basta con la tortura a morte di un animale, per il divertimento di un branco di spettatori sadici. La corrida è un’oscenità che ancora sopravvive, chiamarla “arte” è un’offesa. Qui non sono “idee” da esporre, è violenza gratuita e sadismo,e a farne le spese è chi non può parlare.

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  10. Carissima, non ti capisco: ho scritto una serie di post (si vede che i precedenti sono passati inosservati). In cos’altro dovrei espormi? Oppure quello che vuoi è veder lanciare i soliti argomenti e controargomenti (gli stessi da sempre)? Ti dirò, a me non interessa discutere per il gusto di averla vinta. (Stavo per scrivere: “alla mia età”, ma so che ti dà fastidio e allora ne faccio a meno) Tanto, non si vince mai davvero e non si convince mai nessuno. Mi accontento di dire “Io la penso così”. Non pretendo di aver ragione, non mi interessa litigare. Scrivo e posto sui tori esattamente come farei per dar notizia di un ritrovamento scientifico o archeologico. Se interessa, bene. Se no, pazienza.

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  11. evviva la corrida provenzale di arles o di saintes maries de la mer!
    abbasso le corride spagnole e la corsa dei tori di pamplona. (nonostante tutta l’arte e i riferimenti letterari, invero un po’ stantii…)

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  12. Caro Riccardo, credo che il punto di vista del toro non differisca molto dal tuo: anche tu, come il toro, sei un essere senziente, hai lo stesso modo di sentire il dolore e la paura. Sono sicura che non ti piacerebbe che avere arpioni infilzati profondamente nel tuo corpo, non ti piacerebbe essere castrato, che ti tagliassero le orecchie e un qualche organo equivalente della coda, prima di essere ucciso. Anche essere uccisi, non piace agli animali, proprio come a noi.
    Ho trovato una descrizione ancora più dettagliata, che mi sono costretta a leggere, del trattamento artistico a cui viene sottoposto il toro, prima della corrida, a questa pagina web:
    http://www.collettivoanimalista.org/Objects/Pagina.asp?ID=357&T=Corride%20e%20feste%20crudeli
    Il toro, prima di entrare nell’arena viene tenuto al buio, sottoposto a droghe e purghe per indebolire le sue forze viene percosso sulle reni con sacchi di sabbia
    – gli viene cosparsa trementina sulle zampe per impedirgli di star fermo
    – gli viene messa vaselina negli occhi per annebbiargli la vista
    – gli viene infilata della stoppia nelle narici e nella gola per impedirgli
    di respirare gli vengono conficcati aghi nelle carni…..

    Quando entra nell’arena
    – gli vengono conficcate dai “picadores” le “picas” che producono dolore ed
    emorragie
    – gli vengono infilate dai “banderilleros” le “banderillas”, arpioni che straziano
    ancora più i muscoli, costringendo l’animale ad abbassare la testa
    – viene colpito ripetutamente dalla spada che provoca sempre più gravi emorragie
    polmonari che soffocano l’animale

    Quando esce dall’arena

    – viene trascinato via, spesso ancora agonizzante e paralizzato, ma cosciente.
    – ancora vivo, gli vengono tagliate coda e orecchie, macabri trofei di un’ingiusta
    vittoria
    – poi viene macellato.

    Mi stupirebbe se, dopo aver letto questo, fossi ancora dubbioso sulle opinioni del toro.

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  13. Cara Pamela, ti stupirò e sono sicuro che non mi crederai, ma te lo dico ugualmente, per documentazione:
    – i tori non vengono castrati.
    – le pratiche che hai elencato nel “prima di combattere” sono reato. (Salvo il fatto che i corrales sono in penombra, perché sono al coperto, cosa che non mi sembra affatto crudele). Non dico che nell’ambiente non siano mai state fatte porcherie, ma se uno lo fa e lo pescano finisce male.
    – su quello che succede nell’arena: picche e banderillas, ci sarebbe da scrivere un libro e questa non è proprio la sede. Quanto alla spada, di solito si usa una volta sola, non per soffocare il toro ma per finirlo. La stoccata ideale taglia l’aorta.
    – nessun toro viene trascinato via o mutilato prima che il puntillero gli abbia dato il colpo di grazia.

    Queste cose non le ho lette navigando in internet: le ho viste con i miei occhi in quarant’anni di frequentazione. Credimi: sul web gira anche tanta disinformazione.
    Comunque, come dicevo più sopra, non scrivo per convincere chicchessia. So che continuerai a pensare quel che desideri, ed è giusto così, ma fallo con informazioni corrette.

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  14. ognuno è libero di coltivare i suoi passatempi…certo che fa un po’ impressione che s’abbia la corrida come passione pluridecennale. tranne quella del povero corrado, per chi ama il trash, ovviamente.

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  15. Copioincollo dal sito
    http://www.ivu.org/italian/articles/net/bullfightdeception1.html dell’Unione Vegetariana Internazionale

    Dietro alla barriera che li protegge dal sangue, gli appassionati e i curiosi, seguaci della morte e del dolore altrui, si vantano di contribuire ad un biocidio aberrante e inutile comprando abbonamenti che permettono loro di assistere a sazietà a uno spettacolo nauseante durante il quale vengono torturati, uno dopo l’altro, migliaia di volte, sei magnifici animali, destinati sin dalla nascita a rappresentare, insieme al cavallo, il ruolo più nefasto di una fatidica sceneggiatura, suddivisa in tre suertes (fatalità), nel corso delle quali alcuni sinistri mercenari dimostrano il proprio disprezzo per la vita, perseguitando e “punendo” un nobile toro, manipolato e tradito, con arpioni e picche affilate, fino alla sua morte, soffocato o affogato nel proprio sangue, coi polmoni fatti a pezzi dalla spada del matador, o finito con un pugnale con cui cercano di tagliargli la spina dorsale. Il tutto dopo esser stato sottoposto (secondo studi veterinari) a ogni tipo di umiliazioni fraudolente, compresa, oltre alla rasatura (di cui, in base all’articolo 47.2 del regolamento del 1996, sono responsabili probabilmente gli allevatori), la somministrazione di farmaci e purganti, che fungono da ipnotici e tranquillizzanti, arrivando a causare mancanza di coordinazione del sistema motorio e difetti della vista prima di cominciare la farsa taurina e venire squartato dai picadores, che gli conficcano il ferro della puya (punta d’acciaio delle bacchette dei picadores) nella parte posteriore del collo, aprendo, come con una leva, un tremendo squarcio con la “crocetta”, tagliando e spezzando tendini, legamenti e muscoli della nuca per costringerlo ad abbassare la testa e poterlo così uccidere più facilmente. Per continuare poi con la tortura delle banderillas: tre paia di arpioni di acciaio tagliente e appuntito (chiamati anche alegradores, “rallegratori”) che gli spezzano la cervice, togliendogli forza e vitalità, prima di venire stoccato dai sicari con spada e pugnale; un compito che viene ricompensato con le orecchie, la coda e le zampe strappate alle vittime, persino prima che siano morte, quali trofei che testimoniano il grado di disumanizzazione dei suoi codardi carnefici e di coloro che li incitano a gran voce in modo del tutto sconsiderato o con un silenzio complice.

    Purtroppo non ho visto una corrida con i miei occhi, me ne guardo bene, ma ho trovato in rete parecchie immagini di tori letteralmente coperti dal loro sangue. Mi sembra che tutti i siti concordino nell’affermare che l’animale viene mutilato quando è ancora vivo. Quanto all’illegalità delle “pratiche” a cui viene sottoposto il toro, tutti sappiamo quante illegalità si commettono quotidianamente in molti ambiti.
    Quello che mi auguro è che tutti gli uomini scoprano la compassione, che riconoscano la bellezza e la dignità degli animali, nostri compagni di viaggio su questo pianeta. Non meritano la morte, torture e umiliazioni, ma rispetto e amore.

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  16. Cara Pamela, mi aspettavo qualcosa del genere da parte tua. Invito tutti a leggere il meraviglioso, imparziale, brano di prosa che hai riportato. Invito anche a pensare che, se fosse vero ciò che vi è riportato, metà della popolazione spagnola dovrebbe essere incarcerata o rinchiusa in un manicomio criminale. Ciò non toglie che la corrida sia cruenta. Non più di quanto succede nei macelli pubblici di ogni parte del mondo. So che tu disapprovi anche questo e rispetto profondamente la posizione di chi, come te, applica le sue convinzioni anche ai suoi comportamenti. Mi dispiace vedere che c’è chi sostiene queste convinzioni travisando la realtà e ingannando anche chi è in evidente buona fede come te.
    Questo non fa che rafforzarmi in quanto dicevo al commento 13 e precedenti. Ognuno crede ciò che vuol credere e non c’è barba di discussione o testimonianza capace di fargli cambiare idea. L’unico modo per cambiare idea è convincersi con i propri occhi, ma questo di solito si preferisce non farlo.

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