A bocca aperta

Quello che più mi colpiva del cinema parrocchiale ai Pallottini erano i cartelloni enormi e colorati: sembravano esaurire da soli tutto il desiderio. Compresi, allora, l’arte della presentazione, la magia del trailer, che sulla base di due o tre chiavi d’ingresso ti ha già inchiodato alla curiosità di sapere come andrà a finire. La vita, in fondo, è un cartellone che promette meraviglie: tu sei ancora il bambino che guarda a bocca aperta, incurante degli sberleffi dei ragazzini più disincantati. Qual è il gene che decide su questi opposti sguardi? E’ possibile passare da un modo all’altro senza perdere qualcosa di essenziale? Il tempo corre e ti ritrovi mano nella mano con la ragazza dell’arena all’aperto, nell’isola d’Ischia. Il cartellone è diventato vita, i colori e gli odori sono quelli che vedi e senti nel sedile accanto, senza immaginare nulla: qualcosa hai perso, ma non torneresti indietro a nessun costo, è questo, forse, il sogno che inseguivi. No, c’è qualcos’altro: il dolore dell’età adulta, capace di apprezzare ogni dettaglio, perfino le immagini improbabili del Barone di Munchausen, col tuo amico prete che improvvisamente perde i sensi per chissà quale malore sconosciuto. Rimani ancora a bocca aperta di fronte alle sorprese della vita, sai che dall’enorme cartellone colorato l’eroe verrà in tuo aiuto un’altra volta, per esaudire qualsiasi desiderio al prezzo modico di millecinquecento lire, mentre la maschera passa e ripassa con il secchiello pieno di popcorn.

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9 pensieri su “A bocca aperta

  1. Appena pubblicato. Ero qui, l’ho letto …molto bello.

    “Qual è il gene che decide su questi opposti sguardi? …sai che dall’enorme cartellone colorato, l’eroe verrà in tuo aiuto un’altra volta…”

    Buona giornata!

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  2. Caro Fabrizio,
    “opposti sguardi” tu dici?
    Forse in qualche caso, magari in molti; ma almeno in alcuni, sguardi “giustapposti”, e quanto dolorosamente. Non ci sono né bisturi né occhiali per quella diplopia, male minore rispetto al rischio di una guarigione che accechi per sempre lo sguardo fanciullo.
    Grazie e un abbraccio,
    Roberto

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  3. Fabry,
    lo sai che esiste l’Archivio Diaristico nazionale, ideato nel 1984 da Saverio Tutino?
    Si trova in Toscana, a Pieve Santo Stefano un paese che è appunto conosciuto come la Città del diario.
    La Fondazione Archivio diaristico organizza ogni anno il Premio Pieve – Banca Toscana. La partecipazione è gratuita.
    Il primo e unico premio consiste in 1000 euro e la pubblicazione del testo presso la casa editrice Terre di Mezzo di Milano.

    Puoi leggere il regolamento e parteciparvi!
    http://www.archiviodiari.it/

    Se desideri mandare un diario, una memoria, una raccolta di lettere a Pieve, devi compilare il modulo di partecipazione e spedirlo alla segreteria del Premio:

    Premio Pieve – Banca Toscana
    Piazza Amintore Fanfani, 14
    52036 Pieve Santo Stefano AR
    per informazioni telefonare allo 0575 797730

    Entro il 15 dicembre 2008 dovresti spedire il tuo manoscritto…in bocca al lupo!
    Titti

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  4. Si, quando si partecipa ai concorsi, penso che la poesia, come l’arte in genere, possa uscirne “ferita”, qualche volta offesa… e nessuno ha la compentenza di insinuarsi nell’animo altrui per sacrificare la creatura che e’ stata partorita forse, con dolore.

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