PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 86

È un giorno qualunque del terzo decennio del terzo millennio. Come ogni mattina Erre entra in ufficio e prima di tuffarsi nelle pratiche legge in web.6 le ultime notizie. E a un tratto la sorpresa: a lettere cubitali il titolo “CRONACA DI UN NOBEL ANNUNCIATO”, e sotto una sua vecchia foto.

Erre comincia a leggere: “Da giovane il nostro concittadino, al quale ieri è stato assegnato l’ambito e prestigioso riconoscimento, era in dubbio fra più strade. Ma infine si decise per la vocazione letteraria a seguito del seguente episodio, da lui stesso narrato più volte.
Faceva saltuariamente il consulente informatico, e andava fiero in particolare dei suoi studi di logica, coronati sotto la guida di uno dei professori più quotati sulla piazza mondiale. Ma quando tentò di spiegare a un cliente che le parti di una complessa procedura che aveva appena implementato potevano essere viste come decorazioni (si era vicini al Natale) pendenti dal lampadario che sovrastava le loro teste, vide negli occhi del cliente stesso lo sconcerto, ed in quelli del commerciale che lo accompagnava un incipiente furore. Comprese allora che la sua logica più che formale o modale era poetante, e rimase al suo posto di dipendente pubblico, dove, ispirato da un opportuno accumulo di frustrazioni, sul retro di antiche pratiche negli anni andò scrivendo le minute dei suoi capolavori, da “Macropode consorte” a “M’inebrio di dissenso”, per cui oggi va giustamente famoso…”
Erre non può più proseguire. Fin dalle prime righe ha cominciato a sorridere, ma ora ride con tutto il corpo, fino alle lacrime. Ha fatto mente locale: questo è il suo ultimo giorno di servizio, da domani è in pensione; e i suoi colleghi, invece del solito orologio placcato oro, devono aver pensato che avrebbe preferito come dono di congedo questa affettuosa burla. Hanno avuto ragione, lo conoscono bene. Erre si alza e va a ringraziarli, abbracciandoli uno per uno.

15 pensieri su “PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 86

  1. Pezzo che ispira un sorriso, mette di buon umore. Grazie.
    L’apologo diventa un appuntamento qui in Lpels ormai.
    Complimenti.

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  2. Cara Nadia,
    grazie a te. Quando le cose vanno molto male ogni tanto parte una scarica di endorfine che fa di questi scherzi.
    Inoltre, invecchiando divento rimbambito e sentimentale, e mi vengono queste botte d’indulgenza per me stesso e di affetto per gli altri che poi a mente fredda mi sconcertano un po’.
    Ma se faccio in tempo a fissarle, e a farne dono agli altri e soprattutto a me stesso, una vocina mi dice che è tanto di guadagnato.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  3. prodigi della fantasia! è vero: l’apologo è un appuntamento dello spirito (nel senso dell’anima e dello humour) immancabile. mi è piaciuta l’immagine dell’annotazione di capolavori sul retro delle scartoffie, come un antico notaro medievale.
    un sorriso di ringraziamento.
    l.

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  4. a me viene in mente il salmo 131…

    “Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze (la sobrietà!), lo sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia “.

    Ciao Roberto 🙂
    C.

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  5. Cara Lucy,
    l’immagine dell’annotazione di capolavori (o meno)sul retro delle scartoffie, oppure su carta intestata scaduta, è del tutto realistica: mi risulta che si sia sempre comportata in questo modo la quasi totalità degli “scribacchini-scrittori”.
    Del resto l’uso è universale: chi annota capolavori, chi la lista della spesa (anche quest’ultima può essere la base per capolavori culinari).
    Un caro saluto,
    Roberto

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  6. Cara Carla,
    come hai ragione: lo svezzamento a volte tarda anche parecchio, ma prima o poi arriva quasi per tutti.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  7. Un dono di concedo pieno di grazia e gentilezza, quella gentilezza di cui è ancora capace l’uomo al di là di tutte le “brutture”; Una gentilezza che fa del genere umano qualcosa di cui andare fieri, perchè somigliante al divino.
    Un grazie a Roberto.

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  8. Allora la “logica poetante” è ostacolo al lavoro dei reparti commerciali? Qualcuno dunque scriverà la lirica degli agenti di commercio, l’elegia del venditore, la ballata dei rappresentanti tristi, l’epica della provvigione a fine mese. Non più lettera, ma fattura sull’umanesimo.
    Tempo di svegliarsi, e prendere congedo.
    Ciao Roberto, tu sai stemperare la malinconia del tempo (e di questi tempi).

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  9. Caro Rosario,
    grazie a te.

    Caro Roberto,
    l’apologo si riferisce a tempi in cui il “pensiero laterale” o cose del genere erano magari già praticate ma non ammesse e addirittura trionfalmente esibite come lo sono oggi.
    Logicamente il segreto del bilanciamento fra quotidianità e poesia è analogo a quello, di cui parla Eliot, del “saper
    comprendere / il punto di intersezione del senza tempo / col tempo”; ma non facciamoci illusioni, Eliot stesso ci avverte che “è un’occupazione per i santi”.

    Un caro saluto ad entrambi,
    Roberto

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  10. il sorriso sul finale è doppio, se penso che a diversi Nobel per la letteratura è andata più o meno come a Erre, ma non era un simpatico tiro dei colleghi di lavoro…

    salute!
    Mario Bertasa

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  11. Caro Mario,
    una mia piccola qualità che a volte diventa un grande difetto è appunto una certa malizia.
    Un caro saluto,
    Roberto

    P.S. Approfitto per ringraziare e salutare anche il nostro grande Fabrizio, che avevo inspiegabilmente obliato.
    (Cara Carla, che cosa farei senza di te? 😉 )

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