Pianeta-inferno: cronache di ordinario orrore

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«L’orribile macellazione di migliaia di balene pilota indifese ogni anno nelle isole Fær Øer – ha denunciato la Sea Shepherd Conservation Society – è altrettanto crudele come la macellazione del delfino effettuata dai giapponesi nelle Taiji. Si vedono le baie tinte di rosso del sangue e si sentono le urla delle balene pilota ferite mortalmente. E’ uno spettacolo mostruoso ed è una oscenità abbracciata completamente dal governo danese e da molta gente danese».

Leggi qui, qui e qui.

DENUNCIATE QUESTA IMMONDA CARNEFICINA.

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29 pensieri su “Pianeta-inferno: cronache di ordinario orrore

  1. Uno pensa, il nordeuropa, i danesi, la civiltà, il senso civico, le piste ciclabili, gli spazi aperti, la tolleranza, lo stato sociale; uno pensa, ah, dovremmo imparare dal nordeuropa, quel senso calvinista del dovere, quella serietà; poi vede queste cose, e pensa a qualche anno fa, quando fu tentato un accordo mondiale per fermare lo sterminio delle balene (con inevitabile, futura estinzione), cui si sottrassero i giapponesi e i danesi. Noi sterminiamo quanto ci pare fu la risposta.

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  2. Quando più di venti anni fa Ernesto Balducci auspicava l’avvento dell’uomo planetario e denunciava l’occidente come un immenso cimitero di milioni di morti viventi, forse aveva previsto (anche) tutto questo. Ma nemmeno l’oriente scherza, in una gara oscena senza ostacoli e senza remore a chi mette per primo fine alla parola “vita” sulla terra.

    Provate ad andare a questo link, oppure inserite la voce “orsi della luna” in qualsiasi motore di ricerca.

    http://www.peacelink.it/editoriale/a/18513.html

    Senza mai dimenticare l’immensa mattanza, per fame e sete, ogni giorno, di intere popolazioni del terzo e quarto mondo…

    Balliamo tutti, paurosamente, sull’orlo di un baratro senza fine, l’ultimo, e questa danza da lemmings ignari è oscenamente mascherata da festa.

    Io continuo a chiedermi, e non è una domanda retorica, che senso abbiano, ancora, poesia, arte, letteratura, pensiero, di fronte a tutto questo.

    fm

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  3. Quello che più mi dirotta è l’appiglio della prova di virilità, o di crescita, per potere uccidere.
    Che su indifesi..che su piccoli o su innocenti si scateni il lupo..che l’ombra dell’innocenza debba essere seppellita in sè per non trovarla mia più..in se stessi, l’infanzia innocente.
    E’ questo il principio dell’orrore,questo l’esito.

    Maria Pia Q.

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  4. Pingback: L’urlo delle balene morenti « La dimora del tempo sospeso

  5. E si, Francesco, di fronte alla crudeltà dell’uomo, quella domanda sulla poesia arte letteratura pensiero, me la sono fatta spesso anch’io, continuo a farmela perchè, a mio avviso, l’uomo sta correndo la sua ultima corsa, ma non ci saranno vincitori, ma solo vinti dalla loro stessa stupida arroganza.

    Queste immagini, infinite altre immagini di sangue e orrori per tutta la specie umana, si commentano da sole.

    E’ necessario che giunga a destinazione la nostra indignazione,forse questo può la parola, per farli vergognare, se conoscono la vergogna.

    jolanda

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  6. infatti, Francesco, poesia, arte, musica, letteratura, pensiero, non hanno nessun senso finché vengono prodotte e condivise con la medesima furia selvaggia del mercato che ne fa mattanza per altri interessi, che incanta il fruitore col medesimo furore iniziatico-ancestrale di questi riti collettivi

    (ma in una paese della bergamasca, sulle rive dell’Adda, Bottanuco, mi raccontavano qualche anno fa che ci fosse ancora il rito di abbattere un albero in riva al fiume per ogni ragazzo che compiva diciottanni) (la scusa è che compenserebbe quello piantato alla loro nascita… ma vaff…!)

    (e quando vedo il battage dei più grossi editori italiani su romanzi scritti da autori di età compresa attorno ai simbolici 18 anni, ormai non mi chiedo più perché provo sentimenti uguali a quelli che provo di fronte alle immagini che hai segnalato) (carne fresca, vogliamo carne fresca, la gente vuole carne fresca, carne fresca, carne fresca, sangue caldo, sangue caldo di vittime, la gente vuole sangue caldo di vittime

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  7. Che mattanza… ma anche dalle nostre parti con quelle dei tonni mica si scherzava… Comunque qui è necessario che si vada oltre il diritto internazionale. Insomma, non può tutto dipendere dalla firma di un accordo cui chiunque può sottrarsi (come i “civili” danesi, tanto bravi e perfetti per altre cose, ma qui vergognosi, come giustamente dice Mauro). Se ci sono dei diritti fondamentali, non vedo perché la natura e le specie animali devono esserne esclusi, se è vero – oltretutto – che l’uomo, senza l’ambiente in cui vive, semplicemente muore. Non ha senso affermare i diritti inalienabili della persona e andare in tasca a quelli degli animali. Sarebbe come se il capitano della nave reclamasse il diritto di ogni passeggero ad avere una ciambella e poi si arrogasse quello di bucarle tutte, a suo piacimento: affogherebbero tutti, tranne forse lui. Ma l’uomo può degradare fino alla bestia o elevarsi fino agli angeli, mi pare lo dicesse Pico della Mirandola. Noi, come scrittori, possiamo semplicemente spingere questo cosmico “tiro alla fune” un po’ più dalla seconda parte.

    A presto,
    Giovanni A.

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  8. Ma perché, scusate, le mucche, i maiali, i conigli, le galline, i tacchini, che arrostiamo e maciniamo e insacchiamo e aromatizziamo e mangiamo senza rimorsi, pensate che siano stati uccisi e macellati senza procurar loro dolore? O che abbiano potuto difendersi? Ma avete mai messo piede in un mattatoio? L’unica differenza, in fatto di cibo, è che i danesi fotografano e documentano le loro mattanze. Noi evidentemente no, o comunque nascondiamo le prove. Siamo migliori per questo?

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  9. ma non credo che l’equilibrio ecologico di polli maiali e bovini sia messo in serio pericolo dal consumo delle loro carni. quello dei cetacei sì. se vado in una stalla ho scarse possibilità di entrare in comunicazione con una mandria di mucche intente a pasturarsi. avete mai provato invece a comunicare con dei delfini? essi ci cercano, può darsi perché sperano in cibo gratis, ma molto spesso con il loro sorriso inscenano danze attorno alla barca di quei cosi con due gambe, del tutto gratuite. se permettete, amici animalisti, la mattanza di cetacei è qualcosa di più di quella di tonni e volatili e animali grufolanti, babe nonostante.

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  10. Nessuno ha parlato di “migliori” o “peggiori”, almeno non qui. E, in ogni caso, i danesi non stanno procurandosi “cibo”, stanno *semplicemente* uccidendo per il semplice gusto di uccidere.

    fm

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  11. dopo aver letto “Macello” di Ivano Ferrari, Einaudi Poesia 2004, sto dalle parti di Carlo Cannella, #10, anche se il mio stomaco e il mio palato affondano tuttora nell’ancestrale post-bellico dei miei antenati che hanno vaccamente e suinamente goduto di due dopoguerra, il secondo rincalzato dal primo, in cui finalmente potersi permettere carne tutti i giorni dopo anni di razionamenti e fame vera, e striminzita ma nostalgicamente saporita selvaggina occasionale – è dura dimenticarsi di avere 4 canini su 32 denti, e se 28 sono per tagliare e triturare vegetali vari, diviso 4 fa 7, cioè i giorni della settimana, in cui uno, non oltre, potrebbe restare condito di selvaggina, azzannata con un colpo secco mentre fugge, ma il mio stomaco deviato moltiplica per 7 il richiamo della foresta, che, abbattutte le foreste, solo gonfia il cervello, prima dell’adipe, e lo affoga

    però una volta, dopo l’ennesima bistecca di cavallo che ha tanto ferro, ho fatto un terribile incubo a sfondo cannibalico, e da allora non riesco più nemmeno a vederla in vaschette incellophanate

    magari prima o poi mi succederà anche col petto di pollo o con lo speck dell’Alto Adige…

    quanto all’inquinamento è inutile usarlo come argomento pro o contro, c’è dovunque, pure nell’acqua delle sorgenti di montagna

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  12. Lucy, sono un contadino e posso assicurarti che non c’è animale più affettuoso del maiale. Eppure fino a pochi anni fa veniva scannato e lasciato morire dissanguato. Oggi gli si spara prima nel cervello per stordirlo, ma succede ancora che si passi direttamente al coltello, e in misura largamente maggiore di quanto si pensi.

    Francesco, è vero che il consumo di balena non è prioritario per i danesi, ma dire che non ne mangiano affatto e che uccidono solo per divertirsi mi sembra un po’ azzardato. Puoi documentare con dati attendibili quanto dici? I giapponesi, comunque, letteralmente impazziscono per la carne dei cetacei. Ho idea che obbligarli a rinunciarci equivarrebbe a dichiarare loro guerra.

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  13. Mi aspettavo un commento come il 10. E’ sempre così, quando si parla di salvaguardare specie protette, ci vengono buttati in faccia i resti del nostro cibo. Ma è già stato detto che ai danesi tanta crudeltà non serve come sostentamento. C’è un patrimonio, in natura, che è di tutti e va salvaguardato. Punto.

    jolanda

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  14. No, virgola. Un atto è crudele in sé, non perché non serve a niente. Fare questo tipo di distinzione (un coniglio si può scannare e scuoiare perché si mangia, una balena no perché si butta o può estinguersi) è di per sé una volgarità. Se commento in un certo modo non è perché sono insensibile allo scempio, ma perché, in quanto carnivoro, uccido ogni giorno e mi sento colpevole. Il punto va posto qui.

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  15. @ 16

    Anch’io sono campagnola, ma non mi sembra di aver detto una cosa “volgare”

    la volgarità sta nella crudeltà per la crudeltà.

    Ti dichiari sensibile alla causa, bene, avresti potuto dire questo senza andare a trovare alternaive. E se ti senti colpevole per l’uccisione di altri animali, basta non farlo più. La questione non è tra te e me, e neanche tra chi mette per ultimo le virgole o i punti.

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  16. io mangio poca carne e non mi pento né mi dolgo. so cosa succede a ciascuno degli animali citati prima di arrivare sporadicamente sulla mia tavola, ma lo scempio a qualunque titolo di cetacei, una specie superiore (sì, sono volgare e razzista) è un’altra cosa. ed è cosa da stupidi perché la pagheremo presto.

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  17. “…lui la chiama ragione e se ne serve solo
    per essere più bestia di ogni bestia.”
    (Goethe – Faust)

    La violenza può essere giustificata solo dalla necessità, e dovrebbe valere per qualunque forma di vita – nessuna esclusa; ma in particolare per quelle a noi più vicine, che sentiamo tali per la loro capacità di soffrire, come in questo caso. Quella gente che assiste immobile, impassibile alla strage, non è parte integrante di quelle scene d’orrore ma costitutiva, e ci dice molte cose.

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  18. Credo che il commento di Giovanni contenga ed esprima il senso più profondo del post, a iniziare dalle ragioni che mi hanno spinto a pubblicare questa oscena sequenza. E’ da quella “impassibilità costitutiva”, in primo luogo, che spunta la “radice” dell’orrore, perché è la stessa che ci contraddistingue, oramai a livelli di irreversibilità, di fronte a ogni aspetto e a ogni manifestazione del “vivente”: come se la ferocia fosse iscritta a caratteri indelebili nel paesaggio che il nostro sguardo e i nostri passi attraversano. La folla che assiste (si noti il gran numero di bambini e adolescenti presenti), priva di ogni emozione, è il *colpo* più deciso inferto sull’agonia di corpi inermi.

    E questo, il voler ricondurre l’attenzione su questo processo di “naturalizzazione del disumano”, non significa affatto, dal mio punto di vista, sottacere tutte le altre forme di violenza che ogni giorno scateniamo, tanto per restare all’interno del tema, sul mondo animale.

    Nel caso servisse (se non altro serve a me), sono uno che si batte da sempre per una “carta dei diritti” di ogni specie e forma vivente: la ritengo l’ultima possibilità rimasta(ci) per dare ancora un senso all’etica, vale a dire all’unica linfa capace di alimentaredi senso il nostro essere “qui”. E il “qui” è tutto ciò che ognuno di noi pensa possa/debba essere.

    fm

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  19. Il punto è sempre il solito: se parliamo di diritti degli animali c’è chi ribatte: ma dai, allora i bambini? E così via. C’è sempre di peggio, per cui è inutile battersi per qualunque obiettivo. Ovvio che questa posizione porta all’immobilismo e alla sterilità. Oppure il punto è un altro: se parliamo di balene e Carlo Canella dice, ma allora i polli, i conigli? Potrebbe volere dire – sono ottimista – che anche i polli e i conigli hanno dei diritti. E’ cioè un discorso al rialzo, e non al ribasso. Sì, hanno dei diritti, e come. Gli allevamenti intensivi sono degli orrori sulla terra e andrebbero aboliti. Con una riduzione sensibili dei consumi di carne migliorerebbe il pianeta e anche la nostra salute, credo che questo sia ormai riconosciuto da tutti. Gli allevamenti intensivi verrebbero superati. Nel caso delle balene si andrà verso l’estinzione della specie, coi massacri indiscriminati dei giapponesi, dei danesi e dei norvegesi (perché devo forse fare una correzione: sono stati i norvegesi a non firmare il protocollo sulla regolamentazione della caccia; il che è ancora peggio, perché anche i danesi partecipano), quindi i giapponesi farebbero bene a smetterla con “la passione” per la carne di balena, come, per esempio, “la passione” per il corno di rinoceronte che aumenterebbe la potenza sessuale, e “la passione” per la bile dell’orso (questi dovrebbero essere i cinesi), ottenuta tenendo legato un orso per tutta la vita con una sonda che gli succhia la bile, e molto altro ancora.

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  20. Ne è venuta fuori una discussione interessante, sia in termini di ragione e, ancor più, ragionevolezza (per non dire sensibilità) connaturata all’uomo (e dall’altro lato quell’oscura bestialità che pure lo contraddistingue), sia per quanto riguarda l’ecosistema, le abitudini alimentari e lo sperpero di risorse.

    Sono molto concorde con Mauro Baldrati, nell’ultimo commento, quando cerca di dirimere un eventuale corsa al rialzo nella ricerca dei diritti di altre specie viventi. Non si tratta di questo, quanto dell’arbitrarietà nell’uomo o, peggio, nel suo ridurre tutto a merce monetizzabile. TUtto vero quanto dice sugli allevamenti intensivi. In effetti, quando ArciGola nacque, diversi anni fa, prima di diventare un business colossale, cercava proprio di combattere questi principi e lo fece quando da Slow Food si inventò l’arca del gusto. In parte lo fa ancora con Terra Madre, ma ad un certo punto i compromessi diventano stringenti.
    Interessandomi anche di vino e gastronomia, non posso che assistere sconcertato a veri e propri scempi e forzature innaturali. E’ giustificata per forza la ricerca e la salvaguardia di cibi “genuini”, non perché siano di nicchia e roba per ricchi (purtroppo i farmer market e non solo, per un microbusiness creatosi intorno si sentono legittimati ad innalzare i prezzi), ma perché sono la testimonianza concreta di un modo di lavorare la terra e di vivere la natura senza contraddizione. Se si spingesse verso questi esempi, salvaguarderemmo biodiversità, spese dei cittadini (ci potrebbe essere il famoso km zero) e eviteremmo sprechi inutili. Andrebbe abolita ogni forma di coltura e allevamento intensivo-industriale.

    Quanto invece pertiene all’uomo in qualità di “parte costitutiva” della strage, ricordo un anno fa una mail di Giuliano Mesa che si diceva alquanto perplesso della storpiatura – quasi etimologica, aggiungerei – della parola umanità e, contestualmente, disumanità: non sono termini oppositivi, ma sfumano mostruosamente uno nell’altro. Quasi che tutto sia una variazione della bestialità.

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  21. vedo che anche Beppe Grillo si occupa della cosa.
    è chiaro che in questo campo, come forse in ogni campo dell’umano, le contraddizioni si sprecano. a mio parere, in certi casi, il criterio migliore è il buon senso. e il buon senso dice che il massacro in questione è inaccettabile. che poi ognuno debba farsi un esame di coscienza sulle infinite forzature presenti nella propria vita è un altro discorso. a volte mi chiedo se sia giusto ammazzare una zanzara: anch’essa fa parte di un equilibrio biologico ed è un essere vivente. se si prendono per il verso giusto, sono problemi che aiutano a sviluppare una sana creatività.

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  22. Impressionante! Ricordo un romanzo dei primi del 900, che nasceva da un’inchiesta, “Giungla” di Sinclair Lewis, ambientato in gran parte nei macelli di Chicago: a tratti insostenibile… E su un giornale di ieri ho letto di 16.000 specie a rischio di estinzione. Sperpeco e disumanità si danno una mano. Mi pare importante il tema posto da Luigi, di un uso diverso delle risorse, ai fini della salvaguardia del pianeta e della nostra stessa specie.

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  23. Ceronetti dice che tutto quello che non si mangia fa bene alla salute, “l’occidente che mangia” è un’altra delle sue caratterizzazioni.
    La gola è il primo peccato, è tradizione dei Padri sostenere che chi non controlla il proprio ventre difficilmente può controllare le altre passioni.
    Quello che vediamo in quelle orribili foto è frutto del ventre ipertrofico del moderno, lo sono le porcilaie e i pollifici come qualsiasi altro sfruttamento industriale della morte degli animali da tavola.
    Quello che hanno certe specie è la rarità, e insieme una spiccata propensione a mostrare quando soffrono, si direbbe che l’indifferenza verso le specie popolose si possa scalfire grazie al sacrificio di quegli animali che riescono a mostrarsi come umani e dunque ad intenerirci.
    Ma sembra vano, la crudeltà cresce in misura pari, se non superiore, alla capacità di documentarla, di mostrarla nel suo orrore, l’orecchio della pietà ha un omeostato che si adegua, opponendo cerume indifferente, al crescere dei decibel di mostruosità che questo mondo produce.
    L’altra sera ho visto la puntata di report sulla pesca; la pesca industriale sta distruggendo rapidamente le risorse marine mondiali, da lavoro a meno del dieci per cento dei pescatori e, oltre a fare fatturati stratosferici, riceve sovvenzioni miliardarie. La pesca tradizionale muore di fame, non riceve un soldo e, cosa incredibile, produce, in peso, la stessa quantità di pesce di quella industriale, ma limitata alle taglie conformi e alle specie permesse.
    Gli sforzi economici e politici vanno al contrario di come dovrebbero, mi chiedo se non sia la loro natura stessa ad essere ostile alla natura.

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  24. Per me gli animali sono tutti uguali, perché uguale è la sofferenza e la paura, anche se diversi sono i livelli di intelligenza. Una gallina, un topo o un pesce non hanno meno capacità di soffrire di un delfino o di un cane. Gli uomini, tutti noi, possiamo decidere di prenderci cura degli animali, invece di massacrarli. Non riusciremo ad evitare tutto il dolore animale, ma almeno quello provocato dalla nostra specie.
    Non uccidiamo, non commissioniamo morte e sofferenza, cerchiamo di impedire che altri uomini uccidano i nostri fratelli minori.

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  25. ho mancato l’apostrofo nel commento sopra.

    Ho visto anch’io la puntata di Report. E’ bene che certi argomenti abbiano una diffusione maggiore, cosicché possano colpire la sensibilità della gente e indurla verso acquisti più consapevoli, prima che sia troppo tardi.

    Che il Mediterraneo abbia una fauna deturpata ormai è noto da tempo agli esperti, mentre non sembrano preoccuparsene minimamente chi commercia in pesce.
    I pescatori di pesce spada nello stretto di Messina non sono solo un’idea e una visione romantica del pescatore, ma rappresentano un monito e una forma rurale che è l’unica praticabile per salvare il pianeta. Questi principi dovrebbero essere applicati in ogni sfera del commercio e del lavoro umano, onde evitare la scomparsa di specie, la riduzione drastica delle risorse.
    Non esiste contemporaneamente l’ecocompatibilità e lo sviluppo, come invece talvolta dei politici insieme a grandi imprenditori vogliono far credere. Bisogna operare una scelta e il giudizio critico dei “consumatori” è fondamentale per smascherare l’inganno.
    Non sprecare è la prima regola.

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  26. Premesso che condivido l’orrore per quelle scene e ritengo si dovrebbe fare ogni sforzo per far vergognare di Danesi di tale “tradizione”, e tutti quanti noi per il consentire certe condizioni di allevamento e macello degli animali, mi interrogo sul grado di responsabilità “cosmica” dell’uomo in tutto questo, intanto perché sviluppare una sensibilità biofila invece che una durezza necrofila mi appare come un insieme di eredità e circostanze formative fortunate non tanto facilmente generalizzabili, ma soprattutto perché l’uomo stesso emerge da un “creato” entro il quale la sofferenza si inscrive nel vero centro dell’immane gioco, dove la complessità e sensibilità degli organismi comporta dei vantaggi, talvolta crudelissimi, sulle specie meno differenziate, ma sono pagati da una proporzionalmente maggiore esposizione alla sofferenza. Non dimentichiamoci che in natura la morte violenta, assolutamente incurante del dolore arrecato, è la regola (assieme a quella per fame) e quindi almeno un po’ di questa angoscia la potremmo sicuramente scaricare su Dio. Forse un mondo nel quale il massimo dolore percepibile non superasse quello di un pizzicotto non sarebbe neppure possibile, oppure sì, o forse risulterebbe terribilmente insulso. Vi è il sospetto di una compromissione molto profonda fra la bellezza e sofferenza.

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