Intervista a Paola Pace

Ama la poesia di Lorca, Esenin, Campana. È siciliana. Fa l’attrice, soprattutto di teatro – anche se i più la ricordano nei film Le buttane e I cento passi. Si chiama Paola Pace. Ma se vi capitasse di incontrarla provate a chiamarla Goliarda: si girerebbe e, con un sorriso, vi risponderebbe. Infatti Paola Pace è anche Goliarda Sapienza.
Lo è, ora, che sta provando, lo sarà dal 18 al 30, al Teatro di Documenti, a Roma. La voce di Paola Pace, regista e attrice, sarà quella di Goliarda. Perché questa scelta?
“Perché questa donna, morta nel 1996, è stata oltraggiata dalla vita. E la vita va spesso nel verso sbagliato. Così chi è nel giusto la paga. Goliarda è diventata famosa solo dopo morta, ed è stata rivalutata prima in Francia e poi da noi. Ecco, penso che basti. Io la riporto, diciamo in vita, col teatro. Il teatro è magia, e di Goliarda è giusto che si sappia”.
Goliarda Sapienza era siciliana come lei ed era attrice come lei. Poi scriveva libri. Vada oltre, Paola. Presenti Goliarda a chi non la conosce.
“Diciamo che è figlia del Novecento libertario e rivoluzionario. Nata a Catania nel 1924 ebbe due genitori particolari. La madre, Maria Giudice, una lombarda, fu la prima sindacalista italiana. Il padre Peppino Sapienza, catanese, veniva chiamato l’avvocato dei poveri. Dalla loro libera unione (libera in quanto ognuno dei due aveva avuto altri figli da precedenti relazioni) nacque Goliarda. Io credo che la vollero così, generosa e rivoluzionaria. E mai addomesticata”.
E qual è la grande caratteristica di Goliarda?
“La sua parola, basta leggere i suoi libri, L’arte della gioia in particolare, per rendersi conto che la sua parola era destabilizzatrice”.
Ci dica di lei, ora. Chi è Paola Pace?
“Direi una commediante senza casa e senza… certezze? Mi piace interrogarmi, sempre, andare a fondo”.
Le piacciono i perdenti?
“Assolutamente sì. Mi piacciono i perdenti, amo i talenti ingiustamente censurati, occultati, rimossi”.
Di Goliarda Sapienza si dice che fosse libera, un po’ pazza, generosa. Si riconosce? Non risponde ma risponde, Paola Pace, con un sorriso. Son sorelle, insomma.
L’arte della gioia: un libro di successo in Francia, poi ristampato in Italia prima da Stampa Alternativa e poi da Einaudi. Lei ne ha curato la trasposizione teatrale, la regia e il debutto è alle porte. Ma è ancora attuale il libro?
“Talmente attuale che solo adesso si sono sentiti di pubblicarlo. Prima era troppo in anticipo, precorreva i tempi insomma… come tutti i veri geni, Goliarda aveva una visione delle cose che non poteva essere accettata negli anni ’70; e poi il romanzo è anticlericale, ed pervaso da un erotismo allora inconcepibile”.
Della vita di Goliarda Sapienza cosa l’ha colpita di più?
“La storia dei gioielli che rubò alla contessa ricchissima che non voleva prestarle 100mila lire per fare le fotocopie del romanzo che aveva scritto e il conseguente carcere. Certo, patì la galera, esperienza che la portò a scrivere il bellissimo libro L’università di Rebibbia. Ecco questa trasformazione della merda (il carcere) in oro (il romanzo) è grandiosa, da vera alchimista”.
Ci racconti invece di una soddisfazione, grande, nella sua carriera cinematografica.
“Mi diverte ricordare il film Malena di Giuseppe Tornatore, che dopo avermi visto a teatro mi chiamò per una parte difficile, ma che non avrebbe avuto grande visibilità. Allora, io… dovevo picchiare Monica Bellucci; ci lavorammo giorni e giorni su quella scena, dico la verità, ero distrutta, dovevo dare un calcio, un pugno, anzi no: non dovevo dare un bel niente. Dovevo arrivare a un millimetro dal bel viso della Bellucci, e non sfiorarla mai, ed era difficilissimo. Certo, venivo dal teatro e avevo fatto arti marziali, ma era comunque difficile. Be’ successe che durante pausa di lavorazione Monica mi si avvicina e mi fa: Ti volevo dire che… sono felice di lavorare con te. Tu sei un’attrice bravissima, io soltanto una novizia”.
Ultima domanda, Paola. E se lo spettacolo si rivelasse un fiasco? La gente ha paura della crisi, magari non verrà a teatro. Invece di una rispostaccia arriva una risata. “La vita è tutto un fiasco, però io mi consolo: ci son certi fiaschi di Brunello di Montalcino che con la vita ti riconciliano”.
Dicono che anche Goliarda prendesse in giro la vita così. Tanto….

Remo Bassini

4 pensieri su “Intervista a Paola Pace

  1. e la magia di Paola è

    re – suscitare: l’eterno presente. Il dono di chi presta anima/corpo e il palco è il dove * la vita è creata liberamente *… e dalla Contrada del Caos abbraccio un’attrice. Vera!
    Chapeau!

    Chiara

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  2. Cari amici, grande Remo, adesso che il sipario si è chiuso e i clamori si assopiscono, ritorno alla vita normale. E’ stato bellissimo! La gente ha apprezzato, capito ed io sono commossa da questo, ci avevo messo l’anima ma fino al giorno prima non sai…non puoi sapere e il cuore batte forte nell’incertezza…ma quando il pubblico ha riso quando io trovavo una battuta divertente e ha fatto un silenzio carico di drammaticità quando avveniva il dramma, ecco lì ho sentito la sintonia perfetta e son volata tra le nuvole e l’ho vista Goliarda raggiante che si compiaceva…lei, che lo adorava il teatro…e mi sono sentita in pace finalmente ( e chiamandomi pace vuol dire che sono ritornata da me attraverso di lei ! )

    Un abbraccio a tutti

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  3. Paola Pace,un attrice eccezionale.Ho visto la sua ultima opera e ne sono rimasto affascinato,consiglio a tutti di andare a vederla a teatro.
    Bellissimo Blog
    Vincenzo

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