Senza luce, di Luigi Bernardi

senzaluce«Fabbricare i gusti del pubblico è una faccenda pericolosa: distorce la visione delle cose, capovolge le cause con gli effetti, crea ogni sorta di alibi. E chi lo fa spesso vive soltanto in funzione degli alibi che riesce a raccattare, con la stessa disinvoltura con la quale raccoglierebbe i punti spesa dei supermercati, getterebbe il pacchetto di sigarette vuoto alla fermata dell’autobus […]. Fabbricare i gusti del pubblico è la negazione dell’arte, della stessa cultura: è tirannia mascherata dalle pretese del mercato, qualcosa di così assolutamente ostile da chiudere ogni via di redenzione».
Ho letto tutto di Luigi Bernardi che, per me, non è precisamente un estraneo, ma una persona dalla quale ho avuto la fortuna di imparare molto. È vero: Luigi e io siamo amici. E questa, dunque, sarà una recensione difficile ma sincera. 
Senza luce
è, a mio avviso, il romanzo più bello che Luigi Bernardi abbia mai scritto. Mi detesterà, ora, visto che anche degli altri sono stata – a ragione – entusiasta. Ma stavolta non c’è dubbio: Senza luce si piazza senza alcuno sforzo in cima alla classifica. È il classico romanzo in cui ogni tassello s’incastra alla perfezione accanto agli altri, con una fluidità e una naturalezza che rendono la trama assai più che verosimile.
Nell’hinterland di Bologna un anziano squilibrato si affaccia alla finestra e comincia a sparare sulla folla. Le forze dell’ordine, per annientarlo, decidono di togliere l’energia elettrica a tutto il quartiere. È in questo contesto che si dipana la trama. La narrazione segue con sguardo spietato le vene che si diramano nel corpo della storia.
Bernardi isola quattro nuclei, quattro microuniversi le cui esistenze, malgrado l’incertezza delle forme, la confusione, le ombre indistinte che caratterizzano il buio, esplodono, con un nitore accecante, in tutta la loro tridimensionalità. Nemmeno un millimetro di animo umano resta intrappolato tra le pieghe dell’oscurità, la scrittura di Luigi Bernardi è assolutamente disambiguante.
Mario, dirigente comunale tenta di sedurre Federica, ausiliaria del 118 e sua vicina di casa. Umberto, docente universitario inventa un gioco familiare – a suo parere innocente e innocuo – che travolgerà lui, la moglie Giuliana e i loro due figli. Loretta ha un bar nel centro del paese e lì conosce Ivano, appena arrivato e apparentemente pieno di risorse. Nel frattempo Domenico, scrittore dalla personalità tormentata e figura tragica per eccellenza del romanzo, si prepara a portare a termine il suo piano. Nulla è, però, innocuo in Senza luce, a differenza di quanto crede Umberto. Le conseguenze pesano come ombre mai scacciate e che il tempo ha inevitabilmente ispessito. Nemmeno l’oscurità è innocente.
«All’assenza di luce si coniuga spesso quella dei suoni: è l’universo intero a precipitare nel coma».
Ma il coma è una condizione che dovrebbe avere una durata limitata. Dal coma ci si dovrebbe risvegliare, oppure morire. E Bernardi descrive proprio questo: uno stato di sospensione temporanea che avrà il suo culmine in un finale tanto agghiacciante da essere decisamente credibile. La realtà supera la fantasia? Nel caso di Senza luce no, è la fantasia a farsi realtà.
Senza luce è, inoltre, un romanzo sensuale. Lo è perché la scrittura dell’autore abbraccia i cinque sensi, compresa la vista. Suoni, sapori (come durante la cena di Mario e Federica, consumata quasi del tutto in silenzio),  profumi (come gli aromi che si mescolano sul corpo di Loretta e che inebriano Ivano), sensazioni tattili (le mani di Domenico che prima accarezzano Anna, e poi, quando il suo corpo muore, gli oggetti inquietanti che lei gli ha lasciato in eredità). Tutto si fonde, tutto diventa vivo malgrado il coma.
Ed è proprio per questa ansia di vita che alcuni dei personaggi del romanzo di Bernardi scelgono, alla fine, di uscire di casa, di inoltrarsi nel buio, stufi della sospensione prolungata del sentire. Desiderano andare incontro a una rinascita, inconsciamente certi che l’oscurità sia diventata, per loro, un abbraccio rassicurante.
Ma non si vive senza luce, Domenico ne è sicuro. C’è anche lui, quella sera, quando Federica respinge Mario, Giuliana fugge da Umberto e dai figli, Ivano ritrova Guidino (il fratello di Loretta) e tutti insieme convergono verso la piazza del paese, attratti da un’alternativa, da una seconda possibilità. Domenico c’è, ma è nascosto, e medita.
«Domenico pensa a come si potrebbe raccontare una storia così, una storia senza luce. Il buio non consente la descrizione, le parole hanno bisogno di luce, di materia sulla quale riflettersi. Il buio è l’immagine piatta di un’assenza, presuppone l’oscuramento di qualcosa che comunque c’è e si potrebbe rivedere da un momento all’altro, se solo tornasse la corrente: è un pieno che si è svuotato pur mantenendo inalterato il proprio contenuto».
A questo punto il lettore prova un senso di straniamento: sente, per istinto, che ciò che pensa Domenico è vero. È d’accordo con lui. Ma poi capisce che l’autore ha fatto esattamente il contrario: ha raccontato una storia senza luce, oscura (nelle diverse sfumature semantiche che il termine può assumere), scrivendo come se avesse puntato alle nostre spalle un enorme riflettore che ci ha permesso di seguire gli eventi fino alla loro fatale conclusione.
Luigi Bernardi, fondatore dell’indimenticabile e indimenticata Granata Press, saggista, scrittore, editor, talent scout e molto altro, ha scritto – con Senza Luce – il suo più luminoso romanzo sul destino.

Luigi Bernardi, Senza luce, Perdisa Pop, pagg. 176, Euro 14,00.

11 pensieri su “Senza luce, di Luigi Bernardi

  1. Quando si scrive di un amico, o comunque di una persona cara, è sempre in agguato il rischio dell’enfasi, o della recensione troppo affettuosa ecc. Qui invece sei riuscita a rendere molto bene l’idea dell’opera, la storia, l’atmosfera.

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  2. Esatto, Mauro. È per quello che l’ho dichiarato sin dall’inizio: Luigi è mio amico. (Tanto lo sanno tutti).
    Quanto al resto: ho scritto solo ciò che pensavo, né una parola di più né una di meno. Ultimamente ho ridotto al minimo le recensioni, e se scelgo di farne una è perché sul serio ne vale la pena.
    Grazie, carissimo.

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  3. Gran libro. Il miglior romanzo di Bernardi, e una delle cose migliori uscite quest’anno. Corale e sintetico, perchè centrato sul mistero. Sincronicità e coincidenze, la regia occulta del caso, un noir che snobba l’artificio per mettere la vita in primo piano.

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  4. Sono d’accordo, Valter. E felice che tu condivida. Sì: un noir che non è un noir, un libro cui andrebbe stretta qualsiasi etichetta di genere.

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  5. Leggo solo ora, dopo aver recensito Senza luce.
    dico solo questo.
    questo, per me, è il momento più soffocante dell’anno, per via del lavoro.
    ma ho chiesto io a stefania nardini di scrivere di Senza luce sul Corriere nazionale.
    io, a differenza tua gaja, non conosco bernardi e non ho letto nulla di suo.
    è stata una grande sorpresa.
    tanto la storia, ben architettata, quanto la scrittura.
    senza fronzoli, secca, ma, come dici tu gaja, sensuale.

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  6. Felice che tu condivida, Remo.
    Luigi è un grande scrittore e un grande narratore. È ora che tutti lo conoscano *anche* per questo (benché alla gran parte del pubblico dei lettori questa sua dote sia più che nota). Quindi ben vengano tutte le recensioni possibili.
    abbracci.

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  7. L’ho terminato da poco. E’ bello, indubbiamente, e amaro. E’ anche assai coinvolgente, si fa leggere tutto d’un fiato, per vedere come va a finire. La fine però mi ha lasciato un po’ allibita: ma come, già finito? Termina così? e il povero gatto Napoleone?
    gatta susanna

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  8. Lo leggerò sicuramente, in primo luogo perché me ne ha veicolato l’essenza lo scrittore stesso durante la presentazione e poi perché, l’uomo, al di là delle parole dette o scritte, mi è parso di tale spessore da avere *qualcosa* da dire, di autentico e pregnante e la mia generazione era e resta quella per cui il *messaggio* è il significante della letteratura tutta.

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