Un lavoro di 530 pagine

Alcide Pierantozzi, 23 anni, pubblica un lavoro di 530 pagine. Nella Breve nota giustificatoria si indicano l’attività intertestuale (sicuro, Pierantozzi?) della composizione e, almeno in parte, gli autori citati. Al recensore rimangono 2 scelte: dar conto del testo in scala 1:1 (impraticabile) ovvero comprimere gli almeno 3 intrecci principali e le 6 parti del volume in un brocardo (irrispettoso di 3 anni di lavoro). Resta però lo scetticismo di Italo Calvino per le opere-mondo, a suo dire conchiuse con La vita: istruzioni per l’uso di Georges Perec; e ci si domanda perché tanti autori italiani accedano alla realtà attraverso uno strumento così scoraggiante. Non saranno le citazioni da Derrida a salvare il mondo: né il romanzo.

134 pensieri su “Un lavoro di 530 pagine

  1. ra è (dovrebbe essere) comunicazione, e obbedire a certi obblighi di non ridondanza della comunicazione. Ma chi son io? Uno con la tastiera difettosa.

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  2. Letto il primo librino Pierantozzi, Dueinuno. Sarebbe geniale se non fosse esistito Lautreamont. Il libro-monstre nemmeno lo apro. La verità è che gli editori cercano il caso, non il libro, il diciannovenne prodigio, il Wladimir Luxuria per il braccio armato del circo mediatico che è diventata l’editoria. E così il ragazzino, che con l’umiltà di imparare e di vivere avrebbe potuto crescere, si brucia.

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  3. Ricevo via e-mail e informo:
    « Appello promosso dalla Segreteria Provinciale FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) di Modena. Hanno promosso un appello per tentare di fermare la proposta della Lega Nord di abolire le cure primarie ed essenziali agli immigrati sprovvisti di permesso di soggiorno (forse il più turpe dei provvedimenti che il governo sta prendendo). Per firmare, e leggere il comunicato della Federazione Italiana Medici Pediatri basta cliccare sull’indirizzo: <a href=”http://appelli.arcoiris.tv/salute” http://appelli.arcoiris.tv/salute»
    Angela Molteni

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  4. e che si bruci il ragazzino, si vive una volta sola. ed è anche troppo. se ogni tanto un giovane emerge. sarebbe pure ora di non dover aspettare 50 anni per entrare nel circolo dei letterati. e comunque il luxuria è sempre meglio del padre-padron. giusto Vbinaghi… qui giochi in casa!

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  5. Derrida non salverà più il mondo – è morto:-)
    e neppure il romanzo perché è il mondo che non vuole essere salvato da esso… ma non lo salveranno neppure recensioni come la tua… avessi almeno fatto il riassunto del romanzo evitandoci di leggerlo:-)

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  6. Bè chi ti dice di fare il recensore? oppure fallo per libri di 50 pagine. non conosco pierantozzi probabilmente manco mi piacerà se fa narrativa ma se uno vuole scrivere una recensione almeno si legga il libro. mah.

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  7. Trovo, in tutta franchezza, patetici i vostri attacchi a Pierantozzi. Ora, vbinaghi, considerare un “librino” Unoindiviso ce ne vuole… di coraggio, ce ne vuole… Dico. Penso. Come trovo un pò sciocco parlare di questo scrittore in termini di costruzione mediatica. Ma lo avete letto? Quale editore non costruirebbe un caso mediatico su una scrittura di quella portata???

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  8. Non avevo mai sentito parlare di questo pierantozzi, ho fatto una ricerca in internet e ho visto che si candida per il nobel, dice lui. eheh. ci sarà una gran fila per la svezia qui si candidano tutti 🙂

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  9. che ti devo dire giacomo non l’avevo mai sentito. anche lui come parente si candida per cambiare la letteratura. qui siamo tutti orecchi. 🙂

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  10. Non credo che avrò mai la voglia di affrontare questo mattone, ho da tempo rinunciato a Proust e debbo ancora finire Ulisse e L’uomo senza qualità. La giornata purtroppo è di ventiquattro ore… A ogni modo non mi sento di condannare uno scrittore in erba che dichiara di ambire al Nobel. Quanti di noi pensano la stessa cosa ma non lo dicono? Lo scrittore si trova al centro del mondo per definizione… Io piuttosto guardo con interesse a questi fenomeni “giovanilistici”. Dopo la scommessa di Mondadori adesso anche Rizzoli punta su un “ragazzino”. Bene, perché storcere il naso? Ci lamentiamo sempre che il nostro è un paese di nonni… Questi giovani hanno avuto a torto o a ragione una opportunità, un riconoscimento che per la stragrande maggioranza degli autori arriva dopo anni e anni di militanza, talvolta non basta l’intera vita. Qual è il problema? Fa parte del gioco: la competizione non è per tutti… La questione è un’altra: ora tocca a loro dimostrare che la dea fortuna non ha preso un abbaglio. E per sapere come andrà a finire dovremo attendere una decina d’anni: poi ne riparleremo.

    Pasquale

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  11. @Giulia
    “una scrittura di quella portata”
    Ripeto, rileggersi Lautreamont e i surrealisti, fino a Henri Michaux e poi chiedersi se una scrittura di quella portata è eversione o maniera. Il problema è che l’intrattenimento non richiede formazione previa e ognuno si diverte con quello che vuole, ma la letteratura e le pretese letterarie devono misurarsi con la storia letteraria. Altrimenti qualunque maestrino unico può fare bella figura con un bambino di sei anni dicendo di avere scoperto il teorema di Pitagora. Quanto ai casi letterari, da saviano a Moccia, quasi mai hanno a che fare con la letteratura, più che altro con la sociologia.

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  12. ai nonni in ascolto (che pensano: perché, i giovani esistono?): ho comprato ieri il libro di Pierantozzi, ho letto cinquanta pagine e, per ora, lo trovo pesante, a tratti il lessico è decisamente ampolloso, sforzato. tuttavia, data la giovane età, il ragazzo – poco più giovane di me – dimostra se non altro una vitalità notevole, encomiabile. come si dice, si farà – naturalmente se resisterà alle lusinghe del mondo mediatico che, visto da un certo punto di vista, riduce tutto a fenomeno mediatico, fenomeno da baraccone – ed è una faccia della “persecuzione gerontoelefantiaca” – bradipsichica aggiungerei anche. e questo vale anche per Saviano

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  13. il problema, iohannes, è che a una certa età non si ha tempo per nuovi “guerra e pace”; trovo comunque encomiabile la franchezza di non recensirlo se non lo si legge..con gli auguri che possa diventare comunque un Nobel.., V.

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  14. Io vieterei al Chouka di mettere queste “Postrecensioni” (nel senso che saranno le uniche recensioni dopo la scomparsa dell’umanità). Se potessi, ovvio. E direi anche a Binaghi: “Ma perchè chiamare l’autore “ragazzino”?” Magari Valter carissimo (e lo sai che per me lo sei) sei più ragazzino tu di lui!

    Osare con 530 pagine al secondo libro, e di questi tempi, è una cosa perlomeno simpatica. Magari il libro è anche molto valido. Prima leggere, poi giudicare (se è il caso). O no?

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  15. Il discorso di VBinaghi non regge per più ragioni: Pierantozzi non è un ragazzino su cui ha investito Rizzoli per fare il caso commerciale, anche perché è impossibile fare un caso commerciale con un libro così difficile e lungo sfiancante. D’altra parte Pierantozzi è uno dei pochi autori a cui si sta seriamente interessando l’Adelphi, e non è che all’Adelphi ci va uno che non sa come o cosa scrivere o uno che si presta ai casi commerciali. Poi L’Uomo e il suo amore fu strappato alla Einaudi Torino da Magagnoli quando ormai erano tutti certi che il librone uscisse nei coralli. Che poi Rizzoli ne abbia fatto un librone che a vederlo sembra Moccia è un altro discorso, e non gliene do mica merito; però non possiamo tirare in ballo certi luoghi comuni con Alcide Pierantozzi, perché poi basta leggerne due pagine per far crollare ogni chiacchiera a vanvera. Su Pierantozzi si sono espressi fior di filosofi, non ultimo Emanuele Severino, ed editori come Gallimard. Lautreamont che c’entra? Allora a questo punto anche il giovane Calvino non valeva granché, in quanto all’ombra di Borges, o il giovane Del Giudice, in quanto all’ombra di Calvino. Che dite?

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  16. “non è che all’Adelphi ci va uno che non sa come o cosa scrivere o uno che si presta ai casi commerciali.”

    Quindi Djece di Andrej Longo è un capolavoro.
    Ma poi è bellissimo il ragionamento: se lo vuole Adelphi allora è valido. Adelphi pubblica anche fior di cagate, a cominciare dai libri dell’insopportabile Calasso.

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  17. Severino di letteratura non so quanto capisca. Gli apprezzamenti pubblici e strombazzati, specialmente su grandi quotidiani nazionali e magazines, negli ultimi anni sono molto sospetti. Per dire Adelphi, che tu sembri idolatrare, ha “scoperto” pochi italiani e tutti dello stesso genere: Ferrandino, Niffoi e Longo, regionalismo stantio e bozzettistico che però ci pensa D’Orrico a spacciare per grande letteratura. Rizzoli ha pubblicato cose egregie e rischiose (Dies irae di Genna) e cose orrende (Rio di Colombati), ma ha preso anche dei bagni solenni, e temo che Pierantozzi sarà uno di questi, se non altro perchè il libro, che ho sfogliato in libreria, è impresentabile. La verità è che tra gli editors delle major ci sono personaggi che vogliono lasciare il segno nella storia delle patrie lettere, e imporre gusti e intuizioni personali ma senza una strategia riconoscibile. Quanto al “ragazzino”, caro Franz, non darei del ragazzino a Giordano anche se è giovane, perchè non presenta la sindrome di Peter Pan, non vuole saltare al post romanzo prima di averne scritto uno. Ne ha scritto uno interessante, magari non un capolavoro, ma con umiltà, ispirazione e artigianato. Questo fa un adulto. Il resto è boria.

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  18. a me il romanzo è piaciuto,però ci ho messo due mesi a leggerlo,trenta pag al giorno.in che senso impresentabile,valter? Ma non sarai un poco invidioso?Scherzo!!

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  19. No Viola. Io non concorro per il rinnovamento delle patrie lettere e non ambisco a situarmi tra gli epigoni dell’avanguardia. Gioco in un altro campionato: di semplice narratore. Potrei essere invidioso (del successo di) Giordano o di Avoledo, non di Pierantozzi e Moresco. E poi qui si parla più di editoria che di libri, mi pare.

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  20. Scusa Valter, ma non è che uno scrittore, di 23 anni, 48, 67, o 85, ha il diritto di scrivere come cazzo vuole lui? Anzi, come stracazzo vuole lui? (Così è più chiaro.)

    A me non interessa niente dell’umiltà, e dell’artigianato ancora meno. L’artigianato va bene per fare i canestri o i tavoli o gli gnocchi. Quello che conta è il risultato. IL LIBRO.

    Se ce ne fosse bisogno ti rinnovo la mia attestazione di affetto…

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  21. E io non ho diritto di avere intorno a scrittura, boria, editoria, artigianato e arte le opinioni (di solito argomentate) che stracazzo voglio?
    O dobbiamo farci piacere sempre tutto e tutti?
    Il libro è solo un oggetto. Può arrivare al cuore e cambiare la vita di un lettore o può essere una pippa da incorniciare. Non è la stessa cosa.

    L’affetto è reciproco.

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  22. Gentile Giovanni, lei scrive peste e corna di un libro che non ha letto. Benissimo: è il suo mestiere. D’altra parte la stroncatura è efficace. Nel senso della comunicazione: Alcide Pierantozzi, 23 anni, pubblica un lavoro di 530 pagine. Perfetto, lei il mestiere lo conosce e l’incipit funziona. Nient’altro da aggiungere. Una cosa però gliela vorrei chiedere: come mai invece, sulle pagine de L’indice ha portato alle stelle il romanzo dell’altro “ragazzino”? Se vuole sapere cosa ne penso io di quel “capolavoro” dia un’occhiata qui:

    http://latrappolamolisana.blogspot.com/2008/07/la-solitudine-dei-numeri-primi.html

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  23. scusate l’ingenuità: davvero c’è chi fa recensioni senza aver letto i libri che recensisce? grandioso! credevo fosse puro esercizio stilistico e invece c’è chi lo fa per davvero, cioè per finta, ma per davvero. e magari ci campa.

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  24. Ma che cazzo vuol dire semplice narratore? Come se Stephen King o Simenon o Ellis non fossero dei semplici narratori e allo stesso tempo dei grandi scrittori!!! E chissà quanti altri ne dimentico! Binaghi, quindi tu non concorri con Pierantozzi ma concorri con Lucarelli e Ammaniti, se ho ben capito? Ma che cazzo dici? E poi giustamente Pierantozzi non è un narratore, perché per te la narrazione consiste nel narrare cazzate di vita quotidiana. non so se ti rendi conto che c’è qualcosa che non va nel tuo ragionamento…

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  25. Lucarelli, Ammaniti e pure Giordano, come King, potranno piacere o non piacere ma sono indubbiamente autori di libri identificabili, che hanno un oggetto, quanto alle cazzate di vita quotidiana forse sono meglio di libri scritti solo con reminiscenze letterarie. Comunque basta.
    Secondo me chi voleva capire ha già capito. Io invece ho capito che in un paese dove lettori forti e critici non prezzolati scompaiono, le suffragette abbondano, e guai a toccargli il santino. Il buon Meister avrà anche evitato di recensirlo, ma nessuna delle suorine intervenute qui ci ha spiegato perchè invece si tratta di un grande libro. Si può dire in dieci righe? No? E allora forse non è questo che il diabolico Chouka intendeva? Che un libro che vuol essere tutto finisce col non essere niente? Buonanotte a tutti.

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  26. Tu Binaghi saresti un lettore forte? Sapresti inoltre riassumermi in 10 righe l’Ulisse di Joyce? oppure Moby Dick? o tanto per dire America di Kafka? o La cognizione del dolore di Gadda? Il libro di Pierantozzi, e ti rispondo da brava suorina, non è uno zibaldone di reminescenze letterarie. Riassumo in una riga: “La storia di un ragazzo albanese che nasce, muore e risorge”.

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  27. Dare un giudizio, spiegare perchè un libro merita grande attenzione è diverso da riassumere, così come da scioglieri in superlativi. Lettore forte? Si, direi di sì, visto che tra l’altro sono stato anche un lettore professionale, per agenzie letterarie e case editrici. Ma la lettura resta un lusso. In un paese dove si pubblicano cinquantamila nuovi titoli all’anno a volte il fiuto è essenziale, abbinato all’aurea massima di Manganelli:
    “Non l’ho letto e non mi piace”

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  28. Retour da una simpatica udienza di 6 ore appena (speravo di più: c’erano bei testimoni e un collegio difensivo da urlo, capitanato dal subcomandante Giuliano Pisapia), e costretto quindi a darne conto sul giornale per cui scrivo, dico soltanto: Pasquale Giannino santo subito! O al più presto, in ogni caso.
    In quanto a Pierantozzi, davvero dolente di contraddire una tua opinione che vedo peraltro assai condivisa: ho letto per intero quel libro (da cui la doglianza, come evidente).

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  29. Binaghi che cita Manganelli è come Totti che cita Pierantozzi (giusto per rimanere in tema).Non me ne vogliate.

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  30. Di Pierantozzi mi è capitato, giusto stamattina, di sfogliare Uno indiviso in una libreria. Non penso che lo comprerò mai: il poco che ho letto è eccitante come partecipare a un rosario con tutte suore ultranovantenni.
    Non me ne voglia Fabrizio e chiedo venia sin d’ora 🙂

    Blackjack.

    PS: sicuramente non mi ha invogliato a portarmi in casa un tomone da 530 pagine…

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  31. Ah, lo hai letto? Da quanto scrivi non si direbbe: devo riconoscere che ho preso un abbaglio.

    Grazie per il santo: alla prima occasione ti offro da bere.

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  32. Leggete (leggiamo) “Uno indiviso” e poi, leggete e rileggete (una lettura non basta) “L’uomo e il suo amore”. E poi apriamo la discussione, seriamente.

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  33. Ho mollato il romanzo di Pierantozzi a pagina 15. Spocchioso quanto un principe, il ragazzino è convinto di poter mettere un punto alla storia delle lettere e ripartire da zero. Non mi esprimo, invece, sugli sterminati giochi citazionistici e sulle sue assurde dichiarazioni filosofiche.

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  34. Mi sembra un gioco molto italiano quello di screditare partendo dall’eta’. Trovo ridicolo che nel nostro paese tutto si basi sulla data di nascita, e trovo altrettanto ridicolo che tutta questa invidia e acredine si sviluppi cosi, sotto pseudonimo. Detto questo, io ho letto tutto il libro in cinque giorni e l’ho trovato bellissimo, eccitante, eidetico, preciso e allo stesso tempo entusiasmante. Insomma, dovremmo cercare di guardare oltre il piccolo stagno di microeditoria invidiosa cui siamo invischiati.

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  35. Una lettura non basta?
    Di Omero, probabilmente.
    E “Unoindiviso” l’ho letto con molta attenzione, anche perchè mi era stato messo in mano da persona che stimo.
    Se non l’avessi letto e pesato, insieme ad alcune dichiarazioni pubbliche del Pierantozzi (su cui è meglio stendere un velo pietoso) non sarei mai intervenuto qua sopra. Vero è che non il tomone non l’ho letto e non m’invoglia, ma qui le uniche connotazioni positive del libro sono fatte di superlativi e gridolini. Neanche questi così motivanti. Comunque, giuro che se nelle vacanze di Natale non esce un nuovo Siti provo almeno a cominciarlo.

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  36. Pingback: Alcide Pierantozzi « Il nome della rosa

  37. Questa è bella davvero! (n.50)

    Postare la nota non significava “già” porre il libro al centro dell’attenzione (“critica” o meno che fosse) e quindi suscitare interesse, fargli comunque “pubblicità”?

    fm

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  38. Binaghi la cosa positiva di quel libro è come è scritto, la lingua che è usata. La struttura delle frasi, il lessico, l’esattezza. E non mi riferisco certo all’uso dei paroloni, perché non sono quelli che fanno la buona o la cattiva scrittura di un testo, ma appunto alla capacità di evocare immagini originalissime con un linguaggio tanto elegante. Se non convieni sul fatto che scrivere 600 pagine così perfette a vent’anni, cristo, vent’anni, è in ogni caso prodigioso, allora possiamo chiudere qui ogni discorso e ognuno a casuccia sua. Intanto il Pierantozzi si fa i suoi contrattucci con la Gallimard… Poi, per quel che riguarda le intenzioni filosofiche del testo, si può essere o meno d’accordo, ci mancherebbe. Ma abbiate un minimo di onestà intellettuale, perché se poi uno ha da ridire su “L’Uomo e il suo amore” voglio sapere cosa diciamo davanti a Piperno o a Colombati. Voglio saperlo.

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  39. Aggiungo che, da studiosa di filosofia quale sono stata, non condivido nulla del pensiero di Pierantozzi, che poi altro non è che il pensiero di Severino, e non sopporto la sua spocchia. Ma do a Cesare quel che è di Cesare.

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  40. Piperno e Colombati? Ecco, proprio lì ti volevo. Il peggio del peggio. Casi letterari inventati (ma uno almeno è un romanzo) da editors innamorati e da critici in guepiere. Quel che mi puzza di Pierantozzi è che ci sento la stessa gasatura artificiale. Se poi mi dici che per leggerlo devo sorbirmi citazioni di Severino allora chiudiamo il discorso. Io filosofia la insegno da quasi trent’anni e schivare allievi e fans di Severino è uno slalom in cui sono diventato fortunatamente esperto. A prescindere, tu credi che sia un grande merito letterario infarcire un romanzo di citazioni filosofiche, senza risolvere il pensiero nella fabula? Per me è una forma imperdonabile di dilettantismo, e se anche l’altra metà del libro fosse buona narrazione, sicuramente non vale la fatica. Dunque, un altro Perceber: solo in questo paese di droghe pesanti, dove si gioca a chi la spara più grossa roba del genere suscita brividi di eccitazione. Quanto ai contrattini con Gallimard e all’interesse di Adelphi, il secondo so per certo è bufala (non chiedetemi come, ma chiedete pure al giovanotto in questione e non oserà tanto), il primo probabilmente anche, se avete presente il calciomercato come funziona. Quello che è certo è che questo romanzo è in libreria da sei mesi ed è stato praticamente ignorato dal suo stesso editore.

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  41. Però di cosa stiamo parlando se tu il libro non lo hai letto? Che ne sai se il pensiero è infarcito o meno nella fabula?

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  42. Pensiamo tutti la stessa cosa, vero? VBinaghi è divorato dalla invidia, ma non invidia perché il Pierantozzi è giovane e già così stimato, o perché pubblica con una major come Rizzoli. Io penso invidia per il talento di Pierantozzi, che lui, almeno a detta di tutti, non ha.

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  43. Un bello scorcio d’italietta questo dibattito. Chissà perché gli attacchi più duri arrivano da chi il libro – questo libro – non lo ha letto, laddove leggere a casa mia non vuol dire limitarsi alla quarta di copertina e nemmeno abbassarci sopra lo sguardo tra una fermata e l’altra della metro. A casa mia leggere vuol dire sottolineare annotare meditare… e magari scriverci qualcosa. Entrando nel merito però. E soprattutto mandando a quel paese tutti i pregiudizi e la bile di cui siamo capaci. Che altro dire? A questo punto mi avete invogliato a leggerlo ‘sto libro. Rizzoli ringrazia.

    Cari saluti,
    Pasquale

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  44. Beh, per non stare lì a sgarabizzarmici sopra s’è bello s’è brutto, s’è così o colà,
    io me l’acquistai stamane alla cifra di € 15,30 in quanto io medesimo tenevo accorpato ‘ no sconto pregresso co ‘sta tessera Demonielli, che più ne compri tu, più ti tira giù. Robe da pazzi della modernità satanica limitrofa.
    Laonde per cui stanotte inizierò, compunto, la lettura.
    S’an pias nèn, lo rivendo al vecchio bibbliofilo di Piazza Madama, ecco.
    MarioB.

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  45. Se i fans di Pierantozzi sono come Corti (insulti a chi dubita, invidioso chi critica, incapace chi obietta) forse è un autore che fa male al morale. Il bello e il brutto della Rete è che qualsiasi sfigato può parlare di letteratura, anche se il primo (e unico) libro che ha letto e gli ha fatto bagnare le mutandine è diventato un must per il mondo intero.
    L’altro bello della Rete è che chi (dopo una vita di studi e letture) si permette di non unirsi ai gridolini delle fans e si firma con nome e cognome finisce in pentola insieme a un qualsiasi coatto del Web.

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  46. una vita di studi e letture non esclude che si possa essere tuttavia insensibili spocchiosi pieni di pregiudizi e offensivi come qualiasi coatto del web o qualsiasi sfigato che PUO’ parlare di letteratura grazie alla rete. lei da che parte sta, binaghi? dalla parte degli addetti ai lavori, suppongo. non è affatto cortese nell’esprimersi come si esprime, sa? e lo fa spesso. dovrebbe essere più generoso e tollerante proprio perché gli studi, di solito, aiutano a ridimensionare la realtà, e, soprattutto, noi stessi. ciò detto, indipendentemente dal valore o meno di pierantozzi.

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  47. Caro Binaghi, se le danno dell’invidioso è perché evidentemente lei dice le classiche banalità proprie dell’invidioso: vale a dire che il libro è ignorato dal suo stesso editore, quando invece, se da una parte non è affatto vero perché il libro di Pierantozzi lo sta leggendo praticamente chiunque ed è ovunque, dall’altra lei stesso sa che qualsisasi libro Rizzoli e Mondadori è in parte ignorato dall’editore, salvo poche eccezioni. Lei parla di (e pare snobbare) Gallimard quando io stesso ero presente a Torino durante un incontro con Pierantozzi quando Vincent Reynaud di Gallimard disse apertamente, con un accento marcatamente francese: “Mezza pagina del libro di Pierantozzi vale più di tutta la storia dell’editoria italiana”. Di cosa stiamo parlando? Lei parla di Severino come se fosse Raffaele Morelli, ma come si permette? Quali sono le sue competenze per dire quello che dice, per affermare (indipendentemente da Pierantozzi), quanto afferma?

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  48. “Valga per ora, lapidaria, una constatazione impressionistica: giudico questo libro uno dei più importanti comparsi in Italia negli ultimi decenni – insieme a molti altri, sia chiaro, poiché la prosa italiana è a mio avviso in una fioritura quasi senza precedenti, e comunque l’opera del ventiduenne Alcide Pierantozzi si inscrive di forza nel mio pantheon personale. Se non si ha timore di una strutturazione che esonda i canoni della leggibilità lineare, L’uomo e il suo amore è una lettura indispensabile, che strappa dal presente e dall’alienazione, apre orizzonti ossigenanti, costringe prima a pensare e poi a non pensare più.” Giuseppe Genna

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  49. @Giuseppe (Genna o non Genna)
    “Mezza pagina del libro di Pierantozzi vale più di tutta la storia dell’editoria italiana”
    Chiunque ha pronunciato una frase del genere è un cretino o (come credo) un buontempone in vena di battute, e lo direi anche se la mezza pagina fosse di Manzoni. Iperboli del genere servono solo a far abortire qualsiasi discorso serio.
    Io parlo di Severino come di un filosofo a cui a suo tempo ho dato credito di letture attente (fino a “La struttura originaria”) avendo addirittura seguito le vicende che lo hanno portato dalla Cattolica a Venezia. Come filosofo è un allievo discolo di Bontadini (che già era discolo di suo, rispetto alla metafisica classica) come corsivista onnipresente mastica lo stesso nichilismo con la dentiera da trent’anni, in originalità vale Alberoni e ho detto tutto. Lei se vuole si qualifichi.
    Infine, se Pierantozzi va così bene e tutti lo stanno leggendo, è inutile scaldarsi: il Pallone D’Oro, pardon il Nobel per la letteratura sarà suo sicuramente. Si diceva lo stesso di Perceber (o avete la memoria corta?) e a me risulta che non abbia fatto tremila copie in cinque anni.
    Perchè? Perchè queste chiacchiere esaltano le suffragette del Web ma poi libri illeggibili restano illeggibili.

    @Giuseppe Genna
    “costringe prima a non pensare e poi a non pensare più”
    Ce la fai a distinguere tra l’ellissi usata in una prosa letteraria (dove ha un suo effetto) e usata invece in sede critica, dove l’unico effetto è quello di chiudere la bocca agli altri o di farla aprire solo per ridere?

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  50. Binaghi, a quanto pare qui dentro l’unico intelligente sei tu, noi altri siamo tutti fessi e coatti. Sarai anche uno che ha letto milioni di libri, ma questo non ti autorizza ad aver ragione a tutti i costi. Il tuo dire è supponente e gonfio di astio. Dati oggettivi ne vedo pochi. Sei fuori strada.

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  51. Giannino, a me sembra di argomentare e dare riferimenti piuttosto che insuiltare gratuitamente come fai tu con me (ma è storia vecchia). I tuoi dati oggettivi sono: non piace a Binaghi (che mi sta antipatico) quindi piacerà a me, mo me lo compro. Fai pure, anzi, se vuoi compilare la lista aggiungici pure un migliaio di altre strenne natalizie tipo tutta la banda D’Orrico (Niffoi, Vitali, Cappelli, Piperno, Colombati) più i diari dal call-center, i libretti al femminile, la Santacroce in guepiere e com’è ovvio, i post-romanzi che tu non leggerai mai perchè sei di grana grossa, giuggiolone, ma in questo ti trovo quasi simpatico.

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  52. Quello che lei dice di Severino rispetto a Bontadini, mi permetta, è non solo errato, ma addirittura assurdo. Ora, è vero che Bontadini è stato il maestro di Severino – Pierantozzi stesso viene da una scuola neoscolastica: la Cattolica di Milano, ma le differenze tra i due sono enormi. Si pensi solo a quanto diceva Bontadini: “se Dio non ci fosse, il mondo [nel senso suddetto di Esperienza] sarebbe contraddittorio”, frase che è l’esatto contrario del pensiero di Severino, rielaborato ne “L’Uomo e il suo amore” da Pierantozzi dove per 600 pagine viene ribadita, ogni cinque frasi circa, l’espressione “secondo l’apparire”. Le dice niente Parmenide? Qual è la relazione tra Parmenide e Bontadini?

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  53. “Mezza pagina del libro di Pierantozzi vale più di tutta la storia dell’editoria italiana”.

    San Vittorini, ad usum Delphini
    San Pavese, che son ‘ste pretese

    (continua…)

    f.s.

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  54. @Andrea
    Facciamo l’esamino adesso?
    Mi facci il piacere, come direbbe Totò.

    “secondo l’apparire” ribadito a ogni pagina del romanzo?
    E la notte hegeliana dove tutte le vacche sono nere non c’è?
    Se non c’è querelo.

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  55. Potresti querelare la tua ignoranza, Binaghi. E con essa la tua incapacità di tacere davanti a tutto e tutti indiscriminatamente. Solo il tempo farà luce sulle nostre chiacchiere. Per ora si pensi solo che quando uscì Uno in diviso, nel 2006, a dispetto della foltissima rassegna stampa nessuno aveva capito nulla del “librino” di Pierantozzi, ma pare che a distanza di quattro anni tale romanzo sia studiato all’Università di Urbino e all’Università di Roma, e presso tutti i master di editoria in qualità di libro perfetto, e che ancora raccolga recensioni – ripeto: sono passati quattro anni. Accade talvolta che chi, in trent’anni di tentativi letterati non abbia concretamente risolto nulla, sollevi la bandiera bianca della modestia. A tutti piacerebbe un Alcide Pierantozzi che si chiami Andrea Rossi e che a vent’anni scriva una bella storia semplice da gustarsi sorseggiando un bicchiere di brandy, non darebbe fastidio a nessuno, soprattutto non ridurrebbe a zero il luogo comune che per decenni ha infestato il vostro ciarlare, cioè che la grossa editoria non pubblica romanzi alti. Quanto a Percebear non regge il paragone, proprio perché il libro uscì per un piccolo editore come Sironi, e la novità non sussisteva. Ai nipotini di Giulio Mozzi l’ardua sentenza.

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  56. Lei Cristina ha frequentato uno di questi master in editoria?
    Le auguro di scoprire altri dieci di questi talenti.
    Nei prossimi trent’anni.
    Io il consulente editoriale lo faccio sul serio, e non ho mai sentito tante stronzate e tante bufale come in questo thread.
    D’altro canto, come si sarà ben capito, di Pierantozzi m’importa pochissimo, come di quasi tutto quel che si chiacchiera in portineria. Quello che m’interessa e mi stimola a rompere i coglioni è il tono della propaganda pseudo-letteraria (in assenza di una critica degna di questo nome, ormai resa impossibile dalla quantità esorbitante della merce prodotta, e sostituita da strombazzamenti e peana di pennivendoli e fans).
    Però abbiamo capito che leggere Pierantozzi tomone significa beccarsi Unoindiviso, cioè romanzo e tesina di laurea pro-Severino pensiero, e quindi almeno una cosa in più oltre ai gridolini la sappiamo. Poi abbiamo capito che nelle Università italiane e nei master in editoria il libro perfetto è il Pierantozzi uno, alla faccia di Vassalli, Pontiggia, Pomilio, Calvino, Meneghello, Siti. E così abbiamo capito anche perchè barattare cultura letteraria con fregole generazionali porta alle riforme Gelmini.
    Quanto a me, io scrivo da dieci anni e ho pubblicato cinque romanzi con tre editori diversi, del cui valore non spetta a me discutere ma a chi li ha letti. Come lettore e revisore di testi godo della fiducia di un agenzia letteraria e di una casa editrice che si può definire tra le major. Tutto questo insegnando filosofia e storia in un liceo, dal 1987, perciò quando mi si parla di Severino e Derrida so di che si tratta, e ho una mia idea di cosa possa essere un romanzo quando ne implica la conoscenza. Sono moderatamente soddisfatto dei miei bilanci, lei può dire altrettanto, signorina Cristina?
    Soprattutto sono soddisfatto di non cedere, nè qui nè altrove, all’italico costume di salire sul caro dell’acclamato e di esibire come massima prova di coraggio la frequentazione di siti sinistresi per sparlare di Berlusconi. In Italia gli scrittori sono tutti pappa e ciccia e scambio di favori, guai a criticare o stroncare. Non gliel’hanno spiegato questo ai master, signorina Cristina? E soprattutto, se c’è un po’ di veleno da spargere, rigorosamente anonimi. Vede, almeno una cosa originale questo rosicone fallito gliela insegna.

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  57. L’agenzia letteraria di cui lei è consulente suppongo sia quella che, guarda caso, ha tra i suoi maggiori vanti Pierantozzi stesso. Non le ho assolutamente dato del “rosicone fallito”, ma i discorsi che lei fa sulla critica letteraria (genere in effetti mai esistito), che non dunque non esisterebbe più, non hanno senso in questo discorso. Lei sta parlando senza aver letto il libro in questione. Quando ne avrà lette anche solo le prime 40 pagine, saremo tutti molto curiosi di sapere cosa ne pensa. Ora come ora sono chiacchiere astiose a favore dei suoi gusti personali.Anche perchè finchè si parla di Pontiggia e Calvino siamo tutti d’accordo, ma se tira in ballo Siti io rivendico l’indiscussa superiorità di Pierantozzi; e non credo di essere la sola.

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  58. Bè, se Pierantozzi-Unoindiviso è meglio di “Troppi paradisi”, facciamo una cosa signorina “Cristina” (cuordileone, ma perchè non ti firmi col tuo nome e cognome?), se lei è un’operatrice del settore e per caso ha qualche mio testo in lettura lo respinga pure senza leggerlo. E se mi comunica privatamente chi è e per chi lavora le farò il favore di non mandargliene altri. Sapere di essere stato selezionato da lei mi risulterebbe imbarazzante.

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  59. Caro Binaghi, le dirò che lei mi è molto simpatico. Se fosse un ragazzino di quindici anni, le consiglierei di stampare i suoi commenti e di rileggerli in età adulta. Credo però che lei sia già abbastanza grosso e vaccinato per poter seguire il consiglio della “Cristina” anonima (internet non è un tribunale, e la maggior parte dei commenti sono anonimi). La cosa che più sorprende è la sua più che manifesta paranoia: addirittura dovrei respingere un suo testo, laddove io lavorassi presso un editore (??), perché ne dice di peste e corna su Pierantozzi, o su chiunque altro? Mi creda, a dispetto delle sue accuse infondate (e mi permetta, un po’ pretestuose rispetto alla letteartura), a decretare la scelta o il rifiuto di un testo sarebbe solo la qualità del testo stesso. Se un giorno i suoi testi non saranno accettati, sarà solo perché essi poco valgono. Ma questo è un discorso che vale per tutti, e che è inutile ribadire.

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  60. beh, il confronto tra un anonimo e uno che ci mette il nome e il cognome, e dunque la faccia, non è alla pari, su internet. non prendiamoci in giro, cristina. e soprattutto non facciamo un torto grave all’intelligenza di tutti.

    valter è fatto così: prendere o lasciare. io prendo, anche se su molte cose sono in disaccordo con lui; ma perlomeno ha il coraggio delle sue idee. e ha il coraggio di firmarsi.

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  61. Binaghi, mi accusi di insultarti? Mah! Da che pulpito… Di certo io non sono uno che dice alla gente sei un giuggiolone, né vado in giro ad affibbiare epiteti e dispensare giudizi: in questo sì, anch’io ti trovo simpatico, se non altro da un punto di vista del personaggio letterario che rappresenti. Ti ringrazio dei suggerimenti ma io alle strenne natalizie ci ho già pensato, e sono Il castello di Kafka e La filosofia contemporanea di Severino. A ogni modo, ove non fosse chiaro, c’è una sottile differenza fra il tuo approccio alla cultura e il mio: il tuo è basato sulle opinioni pregiudiziali che ti sei scolpito nel cervello; a me importa l’analisi dei fatti. Punto.

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  62. Tutta questa storia me ne ricorda malamente un’altra:
    ovvero circa due anni fa, o poco più, quando uscì il libro “Gomorra” di Saviano, scoppiò un’incredibile baruffa, un brutto canaio, specie sul blog Lipperatura, tra sostenitori, inneggiatori aprioristi di Saviano e suoi demolitori incazzati, fuori di biocca.
    Il fatto triste è che una minima percentuale dei commentatori assatanati aveva letto o, per lo meno, sfogliato il libro.
    E ciò è brutto, infantile, segno dei pessimi umori circolanti in questo paese.
    MarioBianco

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  63. a me il libro di cui discutete non è piaciuto, e l’ho letto tutto. e vi dirò perché non mi è piaciuto.
    1) Il libro sembra scritto da un autore in esilio, o che ha scelto di rimanere fuori dall’isola. è legittimo a questo punto chiedersi che vita vive Alcide Pierantozzi per autoetichettarsi da solo sotto il vasto insieme d “letteratura di regime”, tra Manganelli, Calasso e Magris. Che motivo ne ha? Secondo me le sue intenzioni sono false.
    2) Mettendo da parte le doti linguistiche dell’autore, che sono evidenti, tutto l’arracancamento filosofico è come inghiottito in un baratro che non arriva mai da nessuna parte. Invece di capire, io ho sentito in queste pagine solo un vuoto interminabile.
    3)Questa emorragia di parole difficili, che all’inizio può essere pure interessante, si dissangua ogniqualvolta entra l’autore con la sua spocchia principesca per mettersi sempre più fuori dall’isola. Sono sicuro che uno scrittore vero, a differenza di AP, racconta la sua storia senza misurarsi con un contesto letterario. Un lettore non specialista potrebbe chiedersi la ragione della sua lettura a ogni pagina.
    4) infine, che è la cosa peggiore, il libro è noioso.

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  64. Dunque, siete riusciti a farmi sentire in colpa. Mi sono detto: in fondo chi sei per far valere il fiuto di qualche pagina sbirciata e il solo libretto precedente per demolire un autore?. Andato, comprato, lette le prime cinquanta pagine. Lette? Sopportate, direi. Oltre a tutto quello che ha scritto Antonio qui sopra, aggiungo di andare a rileggersi la favola di Andersen: “il vestito nuovo dell’Imperatore”. Ci sono cose davanti a cui i più non osano criticare per paura di sembrare stupidi, visto che si tratta di prodotti inutilmente infarciti di cultura classica e reminiscenze universitarie che i più non possiedono. Poi ci sono i buontemponi che gli danno spazio. Lou Reed, musicista per cui nutro una devozione quasi omosessuale, una volta ha riempito quattro facciate di un sibilo elettronico e l’ha chiamato “Metal machine music”, e c’è pure chi l’ha comprato e ha fatto: “oh!”. Lui chissà che risate, mentre si tirava in vena i proventi del fake.
    Pierantozzi è studente di filosofia (ce lo spiega ad ogni pagina) non filosofo, per carità. E soprattutto possiede il talento letterario di un tacchino. L’esuberanza lessicale, il citazionismo, le circonlocuzioni sintattiche non fanno forma nè poesia. Che piaccia a Genna non mi stupisce: Giuseppe è un medium, entra in sintonia con la passione delle persone più che coi discorsi. Ma Genna è uno scrittore vero, eccessivo e narcisista finchè si vuole, ma di talento, Pierantozzi di questo passo non lo sarà mai. Ha cominciato col piede sbagliato: ma lo capisco, anch’io ho fatto le mie peggiori stronzate a vent’anni. Consiglio la stessa cosa che ho consigliato a me stesso: dieci anni di silenzio e poi ricominciare da zero. Adesso però gradirei che gli amici che mi hanno dato dello spocchioso pregiudiziale (Franz, Mario, Pasquale, con gli anonimi non parlo e credo siano tutti cugini del buon Alcide) facciano almeno quello che ho fatto io (cinquanta pagine del mattone) e poi abbiano il coraggio di venire qui a dire che è un capolavoro, o almeno un gran libro.

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  65. Accetto il confronto. A patto che il libro lo leggiamo tutto però. Anche le prime cinquanta pagine di Delitto e castigo sono una palla mostruosa.

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  66. “anch’io ho fatto le mie peggiori stronzate a vent’anni. Consiglio la stessa cosa che ho consigliato a me stesso: dieci anni di silenzio e poi ricominciare da zero”.

    …i vecchi tendono naturalmente a distruggere, per quanto è in loro, e a cancellare dalla vita umana la gioventù, lo spettacolo della quale abborrono. In tutti i tempi la vecchiaia fu congiurata contro la giovinezza, perché in tutti i tempi fu propria degli uomini la viltà di condannare e perseguitare in altri quei beni che essi più desidererebbero a se medesimi. Ma però non lascia d’esser notabile che, tra gli educatori, i quali, se mai persona al mondo, fanno professione di cercare il bene dei prossimi, si trovino tanti che cerchino di privare i loro allievi del maggior bene della vita, che è la giovinezza.[…]
    G.Leopardi, Pensieri, CIV

    da un’anonima, che non ci tiene a leggere mattoni, perché quasi sempre sono una fregatura, ma a cui non piace veder tirare mattoni spacciati per critica letteraria.
    stia bene, binaghi, e sia più buono.

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  67. Uhm, io però non ho mai detto che Pierantozzi ha il talento di un tacchino. Lo trovo un po’ offensivo. Ho espresso un giudizio più che motivato su quelle che sono le intenzioni e i limiti “filosofici”, appunto da studente di filosofia come tu dici, del suo testo (che comunque andrebbe letto fino all’ultima pagina). Per quanto riguarda il suo talento letterario, esso è indubbio, e mi pare che sia stato più che mai riconosciuto. Per questo gradirei che il ragazzo scrivesse una storia senza troppe pretese. Allora sì, caspita, che con quel talento linguistico che ha potrebbe scrivere un libro epocale. Così rimane, come tu ben dici, studente di filosofia (e ce lo spiega ad ogni pagina) e si porta addosso la croce del farci vedere quanto é bravo,come ogni ragazzino genialoide. Poi, io di solito le cose le analizzo a fondo e posso anche dire che, rispetto a Scurati e Colombati, il talento di AP è chiaramente più grande e più libero, coraggioso. Insomma, critichiamo quanto vogliamo ma abbiamo anche l’onesta’ di ammettere che siamo da un’altra parte. Quanto da me detto voleva essere un giudizio verso un autore che rispetto, e non un j’accuse immotivato. Saluti a tutti.

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  68. Prima non andava bene perchè non leggevo, adesso nemmeno se ho letto. Negatore della giovinezza, addirittura.
    Lucy, ma lei proprio capisce tutto a rovescio: qui non è la giovinezza il problema, ma la saccenteria. Cioè il suo esatto contrario: se noi siamo vecchi, uno che filosofa prima di guardare il mondo è decrepito. Leopardi ne nasce uno ogni tanto, e mi sa che se voleva citare un pedagogo della gioventù ha cannato maestro. Se non amassi i giovani non farei il padre e l’insegnante, ma amare non significa compiacere in eguale misura vizi e virtù. Stia bene anche lei, e impari a scrivere il cognome, che fa più credibile quando si vogliono impartire lezioncine.

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  69. Scurati per me è scrittore di valore, anche se non tutto quello che ha scritto è allo stesso livello Il sopravvissuto resta un ottimo libro. Colombati, per carità. Pierantozzi cinquanta pagine e niente più. Ognuno ha l’idea del talento letterario che vuole (per me la sua non è scrittura, sono fuochi d’artificio), ma rivendico il diritto di non procedere oltre se una lettura è mortalmente noiosa.

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  70. “anch’io ho fatto le mie peggiori stronzate a vent’anni. Consiglio la stessa cosa che ho consigliato a me stesso: dieci anni di silenzio e poi ricominciare da zero”.

    E la cosa dove ti ha portato,scusa? Perché uno dovrebbe seguire il consiglio?

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  71. Vb… me lo potevi dire prima… ecco perché all’inizio mi eri antipatico. io amo i velvet e lou reed. purtroppo non omosessualmente, magari un giorno, quando deciderò di iniziare a scrivere (per ora ho deciso di non scrivere più. sto male se non scrivo, sia chiaro, devo disintossicarmi da me, peccato che non ci sia qualcosa come il metascritturone….)

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  72. @Corti
    A scrivere avendo come prima intenzione la comunicazione e non l’esibizione di talento e cultura presunti.
    Con le debite eccezioni, un giovane è troppo occupato a capire qual è il suo posto nel mondo per riuscire a dire qualcosa di sensato sul mondo.
    E, cosa che la materna Lucy non mi pare aver capito, i giovani si aiutano soprattutto insegnandogli a distinguere tra fecondità e onanismo, non stracoccolandoli sempre e comunque.

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  73. la comunicazione? Ma che cazzo dici? Se tu fossi in grado di comunicare qualcosa avresti venduto milioni di copie

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  74. Come Moccia, Faletti, Liala, ma anche Topolino.
    E tu saresti l’estimastore del citazionismo filosofico di Pierantozzi?
    Ecco, Corti, pensa a quello che hai scritto, riportalo su un bigliettino e riguardatelo tra dieci anni.
    Vedrai che ti farà un altro effetto.
    E lo nasconderai ai tuoi figli.

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  75. sono ultracontenta che qualcuno mi pigli per materna, lo mostrerò ai miei studenti. come sempre, binaghi, vince lei, che capisce tutto e batte tutti sullo stress.

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  76. Hai ragione Anna, rettifico: le prime cinquanta pagine di Delitto e castigo – per me – sono una palla mostruosa. Attenzione, ragazzi, qui stiamo parlando di letteratura, qui non si tratta di risolvere un’equazione o calcolare un integrale. In quei casi non hai via di scampo: o ci azzecchi o canni. Qui stiamo parlando di questioni soggettive. Per anni ci hanno detto che Moravia era il più grande scrittore del Novecento… Quanto ha dovuto aspettare Carlo Emilio Gadda prima di essere riconosciuto fra i maggiori e più geniali scrittori europei?… Ciò che non va bene è l’attacco aprioristico. Specie se è offensivo. E permettimi Valter, tu non puoi dire di averlo letto il libro. Il libro ancora tu non lo hai letto. D’altra parte nessuno ti obbliga a farlo, ma nessuno ti autorizza a distruggere un autore rispetto a un libro che hai appena sfogliato.

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  77. Giannino, questa è bella. Io (che comunque avevo già letto il primo di Pierantozzi), ho fatto quel minimo atto di onestà intellettuale di andarmi a comprare il tomone e sciropparmi cinquanta pagine. Non è che voglio un premio, ma tu fai almeno altrettanto, prima di darmi dell’apriorista, e vediamo se a te vien voglia di proseguire. A me no. Io non sono e non mi sento un critico letterario, più che altro un moralista: detesto che si spaccino per capolavori assoluti delle cose che a voler essere benevoli sono sperimentalismi illeggibili e velleitari. E di Pierantozzi credo che ne abbiamo avuto più che abbastanza.

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  78. A quanto pare siamo nervosetti. Anna, cos’è questo Pfff? Ma tu il contesto del mio dire lo hai inteso o no? Debbo per forza aggiungere che Dostoevskij è un genio e Delitto e castigo è un capolavoro? Va bene, lo dico perché lo penso, ma ribadisco che l’inizio è palloso. Tu continui a guardare il dito anziché la luna: era semplicemente per dire che leggere il 10% di un libro (50 pagine anziché 500) non ti autorizza a stroncare l’opera. Ti autorizza a buttarla nel cesso, questo sì. Ma prima di stroncarla un’opera, devi leggerla tutta.
    In quanto a te, Binaghi, grazie per averci detto che sei un moralista: non ce n’eravamo accorti. Per tua informazione il libro l’ho comprato stasera e sono determinato a studiarmelo fino all’ultima virgola. Poi ci risentiamo.

    Buona notte

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  79. Ma perché questa storia dell’illegibile? Santiddio! Ma sarà illegibile per te. C’è una schiera di persone che adorano “L’uomo e il suo amore” e che non ne sono state per nulla tediate. E poi questo continuo ribadire che la scrittura di Pierantozzi “si spaccia per”, “vuole mostrarsi per”, quando se c’è una cosa giusta, forse la sola cosa vera, che è stata riconosciuta del suo romanzo è appunto la sincerità, la mancanza di artificio nonostante la “necessità” di forzare la lingua al massimo grado. Per intenderci, i tuoi pareri sono legittimi Binaghi, ma sono i tuoi, e restino tali. Se non ti interessa la sua scrittura, perché continui questa crociata contro Alcìde Pierantozzi e contro i suoi ammiratori? Non è ora di finirla?

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  80. Ma io veramente non ho fatto alcuna crociata. Ho espresso perplessità e poi un parere di lettura su un sito dove vengo spesso a commentare. E mi pare che sia un parere anche condiviso, seppure con diverse sfumature. Ma forse gli ammiratori di Pierantozzi non tollerano eccezioni e soprattutto ironie. Infatti il mio problema è proprio qui: dove finiscono i libri e comincia la mitologia. E tieni presente che continuo a rispondere a un thread, d’abitudine, quando ci si rivolge a me. Quel che avevo da dire l’ho detto da un pezzo.

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  81. Orsù,
    non guardiamo il dito, nè la luna,
    magari nel motore della mia vecchia Citroen,
    sì, che puzza da matti,
    io non ci ho mica tempo, per il dito, nè la luna,
    facciamo che guardare la minestra se ce n’è ancora per stasera,
    cazzo

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  82. “Con le debite eccezioni, un giovane è troppo occupato a capire qual è il suo posto nel mondo per riuscire a dire qualcosa di sensato sul mondo”

    …con le debite eccezioni, un non più giovane è troppo occupato a capire qual è il suo posto nel mondo per riuscire a dire qualcosa di sensato sul mondo.
    non lo dico io nè, lo dice il mondo “reale”, ogni giorno, ogni ora, ogni momento.
    e poi, sul “sensato”, si potrebbe star qui a confrontarci per un tot di tempo, direi infinito, se fossimo infiniti.
    oppure ce la potremmo sbrigare veloci veloci, direi un nanosecondo.
    boh! mah! chilosa?
    caro walter, io la pienzo sempre assai nè!
    bacio di pisènlove
    la funambola

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  83. @ Lamberti Bocconi

    E che faremo dei nostri bracci
    che non sollevano
    delle calcagna
    che non ci conducono via
    delle terghe scoperte e ignude
    dei cigli aridi
    senza lacrime,
    lacrimme d’ammore, no sputaccia!

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  84. Due cose veloci:

    1) dato che neppure io ho letto ancoa il libro, dirò che lo apprezzo proprio per le ragioni che danno fastidio a Valter. Perché penso che a 20 anni si debba essere stronzi, autoreferenziali, egolatrici, ambiziosi, esagerati, etc. etc. Che Pierantozzi ha tutto il diritto di credersi il nuovo Nobel della letteratura. Che poi lo sia o meno io non lo so, non l’ho letto. Ma da un ventenne non voglio moderazione. Ci penserà la vita a farlo a pezzi (anche se io non glielo auguro affatto, ben inteso).

    2) Delitto e castigo è una minchiata. Punto.

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  85. Mi spiace Gianni, a me la televisione dei libri mi fa un brutto effetto. Parlate di libri ma ci sono solo facce.
    Le facce degli scrittori si dovrebbero vedere il meno possibile, se no si confondono coi tronisti.
    Me lo spieghi a voce, che m’interessa.
    E comunque, la mia era una boutade.
    Lo capiscono tutti tranne Corti, che è troppo intellettuale e Severiniano per il pensiero divergente.

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  86. il pierantozzi ha un futuro roseo davanti a sè: è un minchione in compagnia di minchioni logorroici come proust e dostoevskji.
    ipsi dixerunt.

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  87. Corti, c’è abbondanza e abbondanza. Anche Giuliano Ferrara è abbondante, per dire. Ma sai che devi fare? Leggine uno dei miei romanzi, così poi parli di qualcosa che conosci, per una volta.

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  88. @Biondillo.
    Binaghi ha il merito di esser stato un “giovane maledetto” e mantiene lo stesso massimalismo ideologico (che poi sia moralismo, si sà, i giovani sono grandi moralisti), il tuo paternalismo conciliante, invece, è mediazione costruita ed è lo stesso meccanismo dal quale, proprio i giovani, dovrebbero provare una sana diffidenza. Io, da figlia, non perdonerei mai a mio padre di essersi fatto vanto d’essere un buon padre, lo dico io se mio padre è un buon padre o meno, non lui, pubblicando le sue mani in avanti.

    @Corti.
    Pierantozzi travestito. Se sei l’Alcide nazionale fatti sotto, se non lo sei lascia parlare l’interessato, avrà pur da dire qualcosa, o è già un giovane vecchio che sa come ci si comporti in società?

    @Binaghi.
    Smettila di perdere energie in queste seghe, e cerca di vendere più di Biondillo, onde evitare un paternalismo avvallato da vendite e dalla capacità di parlar bene di tutti (oh, tranne delle politiche becere, che hanno la stessa funzione, in questo, del parlar male della fame nel mondo).

    Ghega

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  89. 1) Non l’ho trovato nel luogo indicato da Biondillo quella gran minchiata di Delitto e Castigo. Peccato, mi incuriosiva il titolo! Cos’è? Un giallo?
    2)Andrea Corti: cosa vuol dire “genio lesbico”? è un po’ la stessa cosa di “genio etero”, solo un po’ più trasgressiva?
    3) Sono forti, vero, le mie battute?
    4) ciao Lucy! 🙂

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  90. Andrea Corti, vedo che hanno cancellato il suo insulto,
    naturalmente la cosa mi fa molto piacere, ha usato termini violenti contro una donna, una vera e propria vigliaccata, mi creda. Il fatto poi di dare dell’ignorante
    a Binaghi mi pare un’iperbole, insomma tacciarlo di tutto,
    ma non di ignorante. Colgo anche l’occasione per salutare e complimentarmi con la signora qui sopra che fa anche le battute. complimenti a entrambi.
    marino magliani

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  91. Delitto e castigo come La corazzata Potemkin?… La logorrea prussiana è un dato di fatto. Dopo la discussione sulla scienza, ancora una volta debbo dar ragione a Binaghi. Com’ è strana la vita!

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  92. ciao anna!
    ciao lucy!
    ciao ghega!
    una cara ragazza mi ha detto a proposito di “maschi”, sai, quando guardo un uomo nudo mi viene in mente un tramonto malinconico, ho riso per mezz’ora!
    121
    baci
    la funambola

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  93. Binaghi…mi è bastato questo Binaghi: “Alle ringhiere del metro accendo una sigaretta e mi fermo ad osservare la fiumana, come un cineasta in pensione. L’ora del tramonto rovescia sul corso casalinghe in libera uscita, drappelli impiegatizi e ciurmaglia adolescente in cerca d’amore. Comincia la ronda dell’eterna giovinezza che si prepara al rito notturno. Sciamano a gruppetti di tre o quattro, ostentando diverse divise e scuole di pensiero, promettendosi diverse nottate. Di che famiglia sei? Tribù ostili si squadrano da un capo all’altro del marciapiede. Di che serata sei? Anche molta sfiga in giro: tamarri troppo al verde, divise approssimate, ragazze quasi niente, mani in tasca a penzolare dai lampioni.”

    Contro questo, da Alcide Pierantozzi:

    “E lui tutto còlto da stupore quando diventa l’uomo che, ahi ahi, vuole affrancare l’Uomo! Come potrebbero degli scemi affrancare lo Scemo, Idio? È come credere che la Storia – corteo di abbagli – possa strascicarsi ancora per molto! Soltanto le verità che non consentono di vivere meritano il nome di verità. Sono verità inumane, verità da smarrimento e che si respingono perché nessuno può fare a meno di sostegni camuffati da slogan o da dèi. Ma per servirmi della fandonia, devo essere per forza ateo?”.

    Giudicate voi.

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  94. non ho ancora letto binaghi, né pierantozzi. i due morceaux non mi invitano alla lettura di nessuno dei due (mettiamo che io sia in libreria e apra, come faccio, entrambi i libri, uno dei, di ciascuno): e il secondo meno del primo, in tutta onestà.
    mettiamola così: è probabile che il pistolotto di 530 pagine non lo leggerò, fedele al mio pregiudizio che non è più tempo per romanzi fiume, ma è il caso di rispolverare voltaire: “non condivido nulla di quanto dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo”.

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  95. Ciao Fun!

    Corti ha scritto cose cattive? Alcide! Dietro la lavagna!

    @Biondillo.
    Perdona-perdona… il perdono non salva e non risparmia. Hai ancora qualche anno di bonus 🙂

    Ghega

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  96. Corti, da adesso in poi siamo veramente al ridicolo. Ti perdono solo se sei la fidanzata di Pierantozzi.

    Quanto al morceaux, nel mio vedo buona o cattiva (non spetta a me dirlo) narrazione, nell’altro declamazioni a effetto. Se vuoi rendere più simpatico il tuo pupillo prova con qualche scena di sesso.

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  97. Lucy, lei ci tiene a dire che non è pro nè contro Pierantozzi (che però non leggerà). però devo dire che la sua presenza in questo thread è martellante.
    Visto che non intende proteggermi da Corti, non è che mi sta facendo la corte?

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  98. E’ successo ieri a San Massimo Vercellese che un giovine di buona famiglia, però disperato, verso le ore 13,30, s’è tirato il Pierantozzi in testa, scopo sucidio, e si è procurato lesioni guaribili in giorni 7 + uno scazzo bestiale.
    Il tomo contundente risulta illeso, invece.

    Il mondo è maligno e crudele e D’Alema è il suo profeta!

    MarioB.

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  99. binaghi, io sono entrata in questa discussione perché volevo capire:
    a. se si possono davvero fare recensioni e commenti senza aver letto
    b. perché mai tutte le volte che x dice qualcosa di y che z non approva partono le prese per il q., gli insulti etc.
    c. se questo è in qualche modo legato a certe personalità (per esempio la sua, che è da combattente) o è il modo di trattare amichevolmente le questioni letterarie tra addetti ai lavori
    d. perché non sopporto le affermazioni categoriche in campo letterario

    non le faccio la corte. la sua scrittura, che non escludo di esperire, per il momento ha poco appeal. ripeto: lo stralcio di pierantozzi, ha ragione lei sulla qualità, mi induce a ben guardarmene. studenti “genialoidi” che scrivono in modo funambolico ne ho a bizzeffe e, mi spiace dirlo, le patrie lettere, causa mia, dovranno far a meno di loro.
    ripeto ancora: ciò non significa lanciargli mattonate, del peso più o meno del suo libro, e, soprattutto, dare del cretino a chi lo trova un genio.
    era prevedibile, come molte delle sue reazioni, che lei capisse che non sono né pro nè contro. non posso esserlo fin che non ho letto, ma mi sono, e scusatemi tutti della mia martellante presenza, accostata per capire se ci siete o ci fate. tutto qui. sono solo una *materna* lettrice, non ho il coraggio, né la stoffa, della scrittrice o della poetessa o della critica letteraria anche se scrivo in tutti e tre gli ambiti, senza aspirazioni o sogni.
    vale.

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  100. E chi doveva dirlo a me che avrei contribuito ad aumentare il numero dei commenti. Parlo per me, mi sembra chiaro : pur non avendo letto il secondo libro, posso invece asserire che del primo unoindiviso non sono riuscita a superare le 50 pagine. Chiedo scusa agli estimatori di Pierantozzi ma non ci ho trovato nulla di interessante per giustificare la lettura completa del testo.
    A me succede così, se un romanzo mi prende, mi bastano già le prime 20/3o pagine, altrimenti lo metto via.

    Un caro saluto a tutti, nessuno escluso.
    jolanda

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