PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 89

Raggiunto il suo culmine di colpo la tempesta cessò. Onde compiacenti sospinsero Erre su di un’isola dotata di tutte le comodità e fecero incagliare la sua piccola imbarcazione da navigatore solitario, carica di ogni ben di Dio, a poche bracciate dalla spiaggia.
Erre pertanto non se la passava affatto male, peccato solo che l’urto avesse messo tutti gli apparati di comunicazione della sua barca fuori uso; di modo che ben presto l’isolamento incominciò a pesargli.

Erre allora imboccò il classico filone dei naufraghi modello: disegnò una mappa dell’isola, con la rappresentazione di ogni elemento utile a localizzarla, corredandola di un ritratto di se stesso intento a raccogliere frutti. Ma non aggiunse una parola scritta: perché avrebbe dovuto? Perché mai i raccoglitori del suo messaggio in bottiglia avrebbero dovuto conoscere le tre – quattro lingue in cui lui era più o meno in grado di esprimersi? Meglio affidarsi alla potenza dell’immagine, pensò.
Potenza infida, infidissima. Mesi dopo la bottiglia venne raccolta e stappata, il messaggio che conteneva srotolato e disteso; qualcuno suggerì che si trattava di una richiesta d’aiuto, ma gli si diede sulla voce: era sicuramente un nuovo modo di diffondere l’arte, quella che sembrava una mappa non era che un grazioso quadretto, il quale, incorniciato e appeso a dovere, avrebbe fatto la sua bella figura.
Così Erre rimase sull’isola, dove si andava a letto presto e si conduceva vita sana. D’accordo, continuò a scrutare l’orizzonte e a tendere l’orecchio; ma senza confessarselo a poco a poco si abituò.

8 pensieri su “PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 89

  1. – “Ehi, dalla gondola, qual novità?”
    – “Le vent se lève !… Il faut tenter de vivre!”

    Lo so, cara Lucy, che le gondole vanno a remi, anzi a remo, e non a vela.

    Grazie e un caro saluto,
    Roberto

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  2. Roberto, chissà perché qualcuno deve sempre farsi salvare da qualcun altro. 🙂

    Blackjack.

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  3. Ciao Roberto, bellissimo apologo. Anche l’idea che la richiesta d’aiuto venga scambiata per un innocente quadretto, da appendere a qualche parete. Non è forse questo il destino di alcune opere d’arte, che scaturiscono dall’urgenza primaria di coincidere con se stessi? In fondo R. potrebbe considerasi ugualmente salvato, seppur nella forma inattesa dell’abituarsi alla propria condotta di vita. Singolare declinazione dell’imprevisto, della mano che ti soccorre e t’afferra prima che ti sfracelli: essa è già lì, nel ritmo dei gesti consueti, nell’intercalare delle pause che scandiscono le parole comuni e il respiro. Per accorgersene occorre forse la sottile pratica della mistica quotidiana, quale si offre, ad esempio, allo sguardo del poeta.

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  4. Cari amici,
    grazie a tutti. In realtà Erre è solo (certo meglio che male accompagnato), non solitario, quindi di un’isola tutta per sé non sa che farsene (lasciamo stare il mare aperto: è una specie di autostrada, chi ci abiterebbe?). E poi su quella benedetta isola non si trova assolutamente del sughero con cui foderare le pareti della capanna: e lì, fra la risacca e i versi degli animali, di notte non c’è verso di riposare, assai peggio che nei luoghi della movida da cui Erre si è sempre tenuto alla larga.
    @ Blackjack: bisogna avere pazienza, Erre non è mica un uomo che non deve chiedere mai. Lui chiederebbe sempre, e qualche volta pure darebbe.
    Ancora grazie e un caro saluto,
    Roberto

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