“L’IDDIO RIDENTE” di Luigi Di RUSCIO

liddio651

1.
vengono alla superficie pensieri neri tenebrosi
volare dalla finestra
inabissarmi in quell’albero di ciliege
che nasce sotto casa
splendente
luminoso nelle primavere
improvvisamente senza un segnale fiorisce
grappoli di vita felice
inizia così la stagione
dove nessuno immagina di dover morire
*
5.
giuravo che avrei smesso di scrivere
e ricominciavo come niente fosse
con tutte le poetiche e le ideologie
e le stesse parole che spudoratamente
saltano da tutte le parti
*
6.
dal giorno in cui mi hanno fatto nascere
non sono stato più io
persi l’intelletto
e non fui più capace di ritrovarlo intero
mi mangio tutte le cioccolate e i meloni
le parole e i passi falsi
non posso dirti dove sono stato
perché non sono ancora ritornato
*
41.
in questo mattino luminoso
è come se lo stesso iddio
venisse a visitarmi
entrando dalla finestra spalancata
*
81.
con la fine degli umani
i grattacieli si copriranno
improvvisamente di licheni spumosi
gli asfalti inizieranno fioriture
che richiameranno gli insetti più luminosi
nessun gatto
rischierà di venire castrato
nell’universo rimarrà lo spendente ricordo
di essersi visto con l’occhio umano
*
107.
con la meraviglia
di essere ancora vivo
la meraviglia di tutte queste esistenze
i libri accavallati sugli scaffali
tutto quello che sono riuscito a scrivere
le idee continue che germogliano le une sulle altre
come i licheni di Sbarbaro
che nascono dove ogni altra vita è negata
*
108.
mio padre era muratore
e quando vedo i muri delle chiese
non penso a Dio
ma ai muratori e a mio padre
ed ora tocca me a diventare un padre
dopo essere stato figlio per troppo tempo
con una identità irrepetibile
come i piccoli segnali luminosi
pronti a sparire per sempre
*
251.
Quando faccio passeggiate con mia moglie faccio sempre in modo di
raccogliere un pezzo di carta o una bottiglia, lasciare la strada più
pulita di come l’abbiamo trovata, micidiali i sacchettini di plastica tra
le fratte, lasciare più pulita la montagna che avete visitato, la spiaggia
che vi ha ospitato, fare sempre qualcosa per la salvezza del mondo
per la salvezza delle anime ci pensa Iddio.
*
253.
tutto ad un tratto il sottoscritto
riesce a scorgere il sorriso d’Iddio
la pietà di Dio
poi ancora la gioia di Dio
mettendomi a ridere come un matto
ritrovandomi intero dentro nella grazia di Dio
godere in pace la sua gioia
essendo noi uomini i creatori del Dio
e ogni uno di noi ha il Dio che si merita
*
300.
Mi venne idea di trovare lavoro nel manicomio di Fermo e per poco
non rimanevo interratto. Fermo aveva il manicomio più importante
della regione Marche, come matto o come guardiano di matti un
pasto lo avrai di sicuro. Per carità non mi date lo riso scotto condito
con la pura conserva. Per carità non mi date il caffelatte sputacchiato.
Comunque risultai non abbastanza matto per essere internato e abbastanza
matto per andare sciolto. Per le discese e le salite di Fermo
che nonostante tutto facevo correndo e sulle mura ghibellini di Fermo
mio padre trovava capperi sbalorditivi e dopo la pioggia mura piene di
lumache, dopo la morte di mio padre non ho più mangiato lumache e
i capperi delle mura fermane non furono più colti.

Luigi DI RUSCIO
L’Iddio ridente
prefazione di Stefano Verdino
ZONA 2008
pp. 128 – EURO 14
ISBN 978 88 95514 77 2

Editrice ZONA

17 pensieri su ““L’IDDIO RIDENTE” di Luigi Di RUSCIO

  1. Con Remo Pagnanelli,prematuramente partito per un insondabile altrove, Luigi Di Ruscio è la grande voce assente, l’ombra della Diaspora marchigiana. E’ incredibile che un poeta (e un narratore indimenticabile – cfr. ‘Palmiro’-) non abbia la visibilità che merita. Mi rendo conto che è proprio la sua scrittura, così non facilmente codificabile,così estranea ai vezzi di una classe impiegatizia di letterati, a farne un oggetto alieno, ‘petroso’,uno che non ha ceduto a mode ecolaliche e postmoderne, uno di cui puoi dire che è un lirico, un civile, un memoriale, aperto alla prosa, uno che ha avuto il rifiuto per la rima in una realtà troppo, troppo educata e raffinata. un poeta vero, anche con forti pungoli (o zeppe) d’ideologia, ma che candidamente può nominare anche Dio. Molti avranno strorto ( se non turato) il proprio bel nasino adriatico leggendo versi irriducibili, inclassificabili ( sfido chiunque a definirlo: materialista? realista? comunista? o in preda a una qualche naiveté di ritorno? civile? o vezzosamente ‘incivile’ ?postumo? postmoderno? arretrato?),fortunatamente, Luigi di Ruscio dal suo eremo nordeuropeo ha continuato a inviarci messaggi in bottiglia colmi di pregnanza e umanità. Sfortunatamente,i compilatori di canoni o antologie a la page (a la quelle?)lo hanno snobbato, inseguendo ‘bibliografie consolidate’ e poterini accademico-editoriali nel gioco mai chiuso del do ut des.
    ….a proposito di 300. Quando vivevo nelle marche, da ragazzo,anch’io avevo l’abitudine di raccogliere i capperi che fiorivano tra le mura di Urbino. Li facevo in salamoia,e ne ero fiero. Anni dopo, e dopo anni all’estero, rientrato in Italia e stabilitomi a Roma, iniziai a raccogliere i capperi che affioravano dalle mura,nel lungotevere. Un giorno di giugno(era il 2002) ne raccolsi una busta intera. erano enormi. ma non ebbi il coraggio di metterli sotto sale. La sola idea di ingerirne uno mi faceva star male. erano putridi,corrotti, frutti di un universo contaminato e orrendo.

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  2. Caro Says intanto ti ringrazio però vorrei fare una chiarificazione. Ammettiamo per puro caso che avessi avuto un buon successo con le prime raccolte, ammettiamo che subito avessi trovato editori milanesi che stampassero le mie poesie, ammettiamo pure che la miseria non mi avesse scaraventato in Norvegia. L’isolamento di qui ad Oslo con una moglie attivissima che mi ha liberato da tutti i lavori domestici non conoscendo la lingua italiana non si intromette in quello che scrivo. Infatti esiste una specie di censura famigliare, se le mie poesie fossero in norvegese ci sarebbero stati i rimproveri di mia moglie; Ma che scrivi? Ma che figura mi fai fare con i vicini di casa. La raccolta di oggi “l’iddio ridente” l’ho cominciata a scrivere negli anni ottanta, nel frattempo ha cambiato titolo continuamente, poesie scritte e riscritte continuamente. Insomma per una poesia come la mia dovevo essere sbattuto nel posto giusto. Poi avvenne un miracolo: Internet, dove ho piazzato poesie e l’editore dell’editrice Zona per puro caso ha scoperto le mie poesie e subito ha preso contatto con il sottoscritto. Io non sapevo neppure che una casa Editrice Zona esistesse. Sono stato trovato anche da uno che a maggio stamperà un mio grosso romanzo. E’ stato come mettere manoscritti nelle bottiglie e gettarle in mare, cosa poi che un tempo volevo fare. Debbo ringraziare quelli che hanno ignorato e rimosso il sottoscritto senza di loro gli ultimi libri non avrei potuto scriverli. Infatti ora con questi se pur limitati successi scrivo molto poco, però il materiale accumulato in tanti anni è più che sufficiente. Buone Feste a tutti. Luigi Di Ruscio

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  3. “e le stesse parole che spudoratamente
    saltano da tutte le parti”

    “le idee continue che germogliano le une sulle altre”

    mi piace un poeta che ricorda
    con questa semplicità
    che cosa sia essere poeta
    un poeta che in pochi versi
    scrive quattro volte luminoso/i
    un poeta che pensa al sorriso fecondo di grazia
    di dio

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  4. Faccio anche mio il commento 6 e dico che Luigi è un grande poeta e narratore anche nei commenti.

    Felicitazioni per il volume di poesie e per il prossimo romanzo in uscita.

    Carissimi saluti a Luigi di Ruscio e un grazie di cuore a Giovanni.
    jolanda

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  5. proprio l’altro giorno sono stata a fermo: dà un po’ di mal di mare con quella luce assordante che c’hanno messo in cima e i tornanti venendo dalla mezzina, ma poi è arancio caldo e paesana se la guardi passeggiando, coi portoni bassi, l’incavo delle colline su cui galleggia la luna – “inabissarmi in quell’albero di ciliegie”, mettermi a ridere come una matta, raccogliere “capperi sbalorditivi”, non buoni o grossi, ma proprio da lasciare stupiti ed euforici: interessante che lo scenario di questa poesia sia proprio un luogo perduto, restituito solo grazie alla lontananza, e il protagonista un io così bello nella sua interezza e meraviglia, raggiunte proprio attraverso la follia, la distanza.
    grazie (e non solo dalle marche)
    r

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  6. “non posso dirti dove sono stato
    perché non sono ancora ritornato”

    poesia dunque sempre in viaggio quella di luigi di Ruscio, in continua ispezione e testimonianza della realtà, alla quale non si deve chiedere altro da se, di diverso da quello che da.

    Grazie a Giovanni per la bella scelta di testi
    e all’autore per tutto

    Saluti cari
    Antonio

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  7. Pingback: Poesie di Luigi Di Ruscio « Il nome della rosa

  8. Ringrazio tutti gli intervenuti, e l’ospite, naturalmente, coi suoi versi che fluttuano tra memoria, riflessione spesso ironica e irridente ai luoghi comuni, passione civile, sguardo di rara acutezza e limpidezza sul mondo.

    Giovanni

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  9. Scì va vè però Luì è sempre di una grandissima finessa soprattutto perchè non se capisce mai se ce porta tutti per cu… oppure proprio se sbaglia… Le poesie non se discute ma li commenti adè geniali. Luì, dico a te, quillu non se chiama Says de cognome, io me ce chiamo Says e me sa pure tu.

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  10. Non riesco a capire cosa sia questo SAYS, è una persona?
    Per piacere fatemi capire, luigi di ruscio

    Caro Alessandro Seri, io e te ci siamo incontrati, mi hai regalato una tua raccolta, dovrei venire in Italia a maggio, se mi inviti vengo a leggere 2l’iddio ridente” a Macerata, buon natale a tutti, luigi di ruscio

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  11. di ruscio, sei troppo forte, mi fai una tenerezza, te e i tuoi versi! vedi: abbiamo tutti lo stesso padre, un certo signor says, che poi è vero, che ce l’abbiamo tutti lo stesso padre e che sia un padre che “dice” è scritto dappertutto, fin dall’antichità di noè.
    un abbraccio.
    lucy

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