PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 90

Egregio Direttore,
è la prima volta che scrivo a un giornale, e sarà anche l’ultima: sto morendo di AIDS, e con la testa piena di pidocchi.

La prima cosa posso ancora accettarla, in fondo il rapporto non protetto con quella prostituta non me l’aveva ordinato il medico; ma la seconda proprio non posso mandarla giù, ancor prima che di AIDS mi fa morire di rabbia.
È andata così. Qualche giorno fa mi sentivo meglio e sono sceso a fare quattro passi. Senza accorgermene mi sono allontanato da casa, quando a un tratto mi son mancate le forze; così che per tornare indietro sono salito su un autobus. Era uno di quei mezzi lerci, coperti di graffiti, stipati di una folla di tutti i colori. Proprio accanto a me c’era un tizio alto, con le treccine, che parlava forte scuotendo la testa; e ad ogni scossa ne cadeva all’intorno una strana pioggia. Ho pensato subito a che cosa potesse trattarsi, ma incastrato com’ero non potevo sottrarmi in alcun modo. Fatto ritorno come a Dio è piaciuto a casa mia mi sono messo a letto distrutto, senza nemmeno la forza di farmi uno sciampo antiparassitario, e forse di qui non mi alzerò più.
Le scrivo per chiederle di fare una campagna di stampa per migliorare l’igiene dei mezzi pubblici, e per un maggiore controllo su chi se ne serve; non siamo tutti bestie, che diamine!
E se poi fosse possibile senza troppo disturbo, sarebbe magari anche il caso di fare un po’ di attenzione alla mercanzia che oggi si trova esposta sui viali; personalmente sono andato per una vita con le prostitute senza prendermi mai nulla di serio, al massimo il buon vecchio scolo.
Grazie per l’attenzione e addio.
Un affezionato lettore, fra non molto ex-

15 pensieri su “PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 90

  1. Fulminante! E comprendo le ambasce del caso: i pidocchi si vedono, che diamine, un po’ di decoro anche in limine mortis!

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  2. Caro Roberto,
    da giovane, una vita fa, cercavo per principio di epater les lecteurs, ovviamente hypocrites.
    Oggi, quelle rare volte che capita, si tratta di effetti collaterali, dei quali ovviamente mi scuso.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  3. Pingback: Lettera al Direttore « Nutrire il corpo e l’anima

  4. Cara Stella Maria,
    quello che hai dato tu non è esattamente il taglio a cui avevo pensato io. Ma forse il buono di certe “provocazioni” è proprio quello di farci mettere in moto, prima ognuno per suo conto, per giungere poi a un confronto.
    Grazie e ciao,
    Roberto

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  5. Ma sì, vasche di antiparassitari alle frontiere: nuotare, prego, prima di entrare a casa nostra.
    E case chiuse, controllate ed esentasse, con merce di prima qualità, sana, massima riservatezza.
    Complimenti, Roberto.
    Un caro saluto
    Giovanni

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  6. Roberto, questa volta mi lasci perplesso. Se ti fidi, posso assicurarti che uno che sta per morire, tutto può avere in testa tranne che scrivere simili cazzate e mescolare un’AIDS da rapporto non protetto (non si muore più da noi di AIDS, ci si ammala, ma muoiono solo quelli senza soldi), con i pidocchi presi su un autobus, all’indignazione da benpensante d’antan.

    Uno così, se sa di dover morire, e deve fare qualcosa, si compera al mercato nero una 22 e, avendo ancora forze da spendere, va a cercare il ‘negro con le treccine e i pidocchi’ e gli spara, se ritiene di dover fare qualcosa. Uno così non si espone al pubblico andando a raccontare, a un direttore di giornale qualunque, le sue condizioni, mettendo sulla lettera nome, cognome e firma.

    Questa volta l’apologo paradossale è a sua volta un luogo comune, più banale del luogo comune che avrebbe voluto, o dovuto, portare sugli altari della riflessione.

    Blackjack.

    PS: ma visto che mi hai stimolato a scrivere tutta questa pappardella, hai sicuramente e comunque raggiunto il tuo obiettivo, caro Roberto 🙂

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  7. Caro BJ,
    esatto, in cauda hai centrato il punto: come ci sono reazioni da muscolari o da frignoni di fronte ai casi gravi della vita,
    così ci sono reazioni diverse di fonte alle loro simulazioni rappresentate dai post, con le quali i redattori a volte (come in questo caso) si danno la funzione del “buttadentro”.
    Esempio: chi ha parlato di “negro”?
    Il tuo commento, non il mio post.
    Grazie e ciao,
    Roberto

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  8. Se ti fidi, posso assicurarti che uno che sta per morire, tutto può avere in testa tranne che scrivere simili cazzate
    infatti roberto ha detto che c’aveva i pidocchi, che fanno parte del “tutto”, avoja se ne fanno parte!

    io credo che un morituro sia il personaggio giusto per fare il moralista, soprattutto se è morituro per incontinenze varie. a volte siamo disturbati dai dettagli (la pagliuzza) che infastidiscono il nostro tranquillo quadretto idillico. naturalmente i disturbi sono sempre causati da qualcun altro. meglio se straniero e colorato.

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  9. Cara Lucy,
    morituri siamo tutti, solo che per alcuni la scadenza è se non più certa più certamente imminente, e non è differenza da poco.
    E’ comunque vero che a volte le pagliuzze disturbano più delle travi (non a caso ho scelto i pidocchi, che non solo si vedono ma anche si sentono), e penso che ciò possa accadere in ogni momento dell’esistenza.
    Definire moralista uno che afferma “sono andato per una vita con le prostitute senza prendermi mai nulla di serio, al massimo il buon vecchio scolo” mi sembra poi un poco ardito. Al massimo si tratta di uno che ha elevato a morale il proprio comodo: ed è più o meno quello che facciamo tutti.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  10. nella mia vita né breve né lunga sono stata vicina, aimé,a tante persone che sapevano di avere poco tempo, alcune senza colpa altre che se l’erano andata a cercare come il personaggio di questo racconto, ma tutti/e, nella loro condizione ultima mi hanno insegnato che la morte imminente abbatte tutti i muri non ultimo quello dell’ottusità del “ben pensare”

    F&R

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  11. Cara F&R,
    prendo atto della tua esperienza, più consolante della mia.
    Grazie e un caro saluto,
    Roberto

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  12. bello il post sembra una cosa che scrissi e che era una lettera di suicidio, alcuni commentatori si preoccuparono seriamente e alla fine chiusi il blog per tranquillizzare una commentatrice (che saluto con affetto) che s’era presa un coccolone. quel giorno ero pure depresso e veramente desideroso di ammazzarmi. a me piace morire! soprattutto farlo sembrare un incidente per non traumatizzare le persone che mi voglione bene, nonostante sia un inutile incidente e il bastone della vecchiaia dei miei. però bello il post. io ho sempre la paura dell’aids, di trasmetterlo, insomma a uno che non può curarsi o che ha moglie e figli. immagini? un marito malato di aids? insomma è bello fingere e parlare di morte. è il coraggio etico, ricorda simone weil, no?
    bravo roberto!
    ciao a tutti!

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  13. Difatti, Roberto, il succo del commento precedente era tutto nel PS e ciò che ho scritto prima altro non era se non un modo, come un altro, per lanciare qualcosa che mascherasse la sostanza. Mannaggia a te: mi becchi sempre 😉

    Blackjack.

    PS: hai ragione, tutto poteva essere (quello alto con le treccine)!

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  14. Caro Fabrizio,
    sempre che ci si arrivi, c’è chi dice che ormai manca poco.
    Nell’attesa un abbraccio,
    Roberto

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