NABABBO NATALE [ è inutile sai, il male che fa… ]

Stimato Santa,

posso capire che, dopo secoli di servizio, essere un Claus come tanti – non sia: facile. E non credere sia felice di averti sostituito in toto. I tuoi protetti palesano richieste assurde… Il taglio del personale ci ha danneggiati entrambi, credi. Come tutti gli anni ho confezionato con cura: armi più potenti, per distruggere più popoli; messe in scena tutte nere da gustare col terrore; morse salde e maglie strette, incubi solidi e corpi cinici. Come ogni anno ho chiuso bene ogni sacco di polvere – perché fosse davvero – un bianco fondale [ che tu sai la cocaina è per la mala arte è medicina ]. Mai come quest’anno ho eretto patiboli e postriboli, ho emesso pericoli e piattole, nuove piaghe e necrosi e povertà: di spirito, di stomaco. Con la mano rapace ho creato un tronco nero senza luci e senza radici, senza sensi sacri, senza sorrisi a sorpresa. Volevo fosse un anno memorabile, un natale davvero esecrabile e da mesi mieto con cura, cancello la speranza, spacco il soldo e felpo la lingua: la mia squadra si moltiplica nello squallido, prolifica nel putrido, manovra il marcio e mi soddisfa di strage in strage…
Eppure, mi manchi. Eri un buon nemico. Ora non mi diverto più. Chi mai posso colare nella triste cortina se nessuno raggia gioia? Chi mai posso cremare nel fallimento se nessuno crede con forza? Devo ammetterlo: ora che mi arriva [ anche ] la tua posta – leggo tutto, realizzo poco. Non è mio compito, non ho il talento per quelle “piccole cose”… Cosa mi rappresenta una preghiera per i fratelli lontani? Che regalo sarebbe: un abbraccio del padre? Perché chiedere la giustizia? A che pro perdere e perdersi – nelle pale dei mulini? E papiri su papiri che chiedono e chiamano i passi per la pace [ il perverso vizio di proteggere i bambini ]…
Io fabbrico fornaci fantasma, appendo cappi nel cielo per un sublime suicidio; io avvicino l’apocalisse, zinno lo zolfo, paupulo il potere di pochi potenti persecutori… Non posso proprio capire la tua metà di mondo, non posso gestirla, non la capisco! Ho promesso loro anestetici angoli per asfissiare e sintetici simulacri per lo strazio, ma ancora: ti piangono, ti plaudono. Capisci? È deprimente. Mi deprime. Sono depresso. Scoppiasse l’ira, almeno avrei un copioso conflitto di sangue… E invece? Ho offerto odio puro, odio rapido, odio sterile. Nulla. Soldi sporchi, soldi facili, soldi senza scrupoli. Nulla. Non li vogliono. E mi sento inutile. Quante volte puoi pugnalare un uomo morto? Sono candidi cadaveri. E mi molestano. Molestano me, capisci? La monade mignatta, il principio primo del male scientifico, del male matematico! Loro mi ignorano! Sono la Subdola Serpe e non mi cagano…
Continuano a pesare le parole e i pensieri, continuano a camminare altre strade, a cercare destini diversi. Sarà un natale magro? I miei pochi grassi porci finiranno infilzati da tutta questa ostinazione ossuta? Forse i miei gretti grassi maiali, anche quest’anno, schiacceranno la tua fedele tribù di tediosa fratellanza… Ma la tua tribù ha gli occhi tristi. Ora che tu non sei più. Ora che non doni più – né presenti, né futuri.

Alla prossima, Santa!
Con accresciuta avversione
e adulta antipatia,

Nababbo Natale

8 pensieri su “NABABBO NATALE [ è inutile sai, il male che fa… ]

  1. – Non hai ancora scritto la lettera a Babbo Natale?
    – Si mamma, tieni.

    Ci sono ricordi che restano sopiti in qualche cassetto della memoria, prima di sgorgare e riaffiorare sulle sponde dei nostri pensieri. Ricordi di un Natale con colori sgargianti e risate, dolci dall’aroma orientale e risate, nastri luccicanti e risate, neve candida tutta intorno e… risate. Sono ricordi che scaldano la fronte come un’influenza di cui non esiste vaccino, ricordi a cui non saremo mai abbastanza immuni da riuscire a cancellarli [per sempre] dalla nostra mente.
    E nel frattempo, cos’è successo? E’ sopraggiunto l’inverno sulle nostre illusioni, e tutto ha portato via, come un fiume in piena. Via. Da me, lontano. Tutti quei colori, quei dolci. Svaniti. Non resta più niente. Ora c’è soltanto più un Natale di nastri, neve e… gridate. Ma i nastri, ora, sono sulla vostra bocca, e vi impediscono di emettere anche il più piccolo suono. Nessuno vi ascolta, mentre la neve poco per volta vi si accumula addosso, sempre più. Siete solo dei pupazzi, dei burattini i cui fili vengono mossi da mani esperte e silenziose, ma sono gli sguardi a tradire quei gesti immobili. Avete scritto la vostra lettera a Babbo Natale? Siete stati buoni, o siete soltanto scappati dalla vita?

    D

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  2. E quali ricordi – restano: delle/nelle lignolae figurae? Marionette o burattini [ e si sceglie il puparo – padrone ]? Il “Master of Puppets” è scelto o ti sceglie? Si Senhala: iMMobili. Il criceto nella solita ruota [ nella vuota nota ], nel solito perimetro di chi paupula. E non vive, si lascia vivere. E lascia che sia. E allora: lasciate che siamo.
    In quella Lettera Mundi/monda.

    Chi, Daniele, i [ pochi ] chi come te – non dimenticano.
    Ricordano di ESSERE, di ESISTERE. Altro e oltre le brutte figure, le pessime copie. E a tutto l’iMMondo che ” non vuole avere a che fare ” – consiglio vivamente di non prestare attenzione al suono in sottofondo [ che cresce ]: “Those who laugh and crowd the path and cut each other’s throats, will fall like melting snow. They’ll watch us Rise with Fire in our eyes: they’ll bow their heads, their hearts will hang low. And we’ll laugh, and they will kneel, and know this Heart of steel was too hard to break, too hard to hold”…

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  3. Grazie Paolo

    e magari – fosse – migliore: il mio tessuto/testo deve ancora afferrare la maglia/magia semplice [ e “arrivare” a tutti ]. Parafrasando il Faber: quello che non ho… è una sintassi piana 😉

    Ti abbraccio nell’a presto, ti abbraccio nello squarcio [ cut-up ]: Subrubea Subsonica

    Si sveglia che fa buio ormai d’abitudine
    La notte le regala un’aria più complice
    Detesta il vuoto dei rumori della realtà
    [ l’aurora sogna ]
    – Che nel suo corpo ha bisogno di espandere
    Ma col volume a stecca può sopravvire
    [ l’aurora sogna ]

    Forse è così, io vivo fuori tempo;
    è vero ciò che sento sotto pelle,
    è come una costante sensazione di mancata appartenenza
    che suona
    e vedo le tue mani allontanarsi
    alla deriva delle cose che non ho,
    cose che non avrei potuto avere mai, e cose che non so,
    le cose che non ho sono ciò che sono e non chiedono scusa.
    [ Guardale a fondo: non cerco una scusa!].

    Sogna una carne sintetica, nuovi attributi e un microchip emozionale. Sogna di un bisturi amico che faccia di lei qualcosa fuori dal normale. Qualche gelato al giorno forse la nutrirà. Non crede nell’amore: in cio’ è molto semplice. Come si chiama questa voglia di vivere – Che nel suo corpo ha bisogno di espandere?

    Forse é perché sorrido fuori tempo, non riesco ad adattarmi e galleggiare, persa dentro guai di cui non provo neanche più a trovare un senso, ti cerco e vedo:

    la muta del serpente nasconde il tuo vero nome. Di chiacchiere suadenti sono già stata a lezione! Baciando la fiducia, con un rasoio a due lame, hai fatto molta strada, sacrificato persone. Tutta la tua arrogante danza – danza: la sicurezza di chi è sempre a tempo! Il giusto slalom sfavillante e attento di chi da sempre intona l’ultima parola
    [ esige – impone ].

    Lei senza più mangiare lei senza più dormire

    Lei senza più dormire lei senza più mangiare

    Liberi tutti Liberi tutti Liberi, liberi, liberi Liberi tutti Liberi tutti Liberi tutti Liberi, liberi, liberi Liberi tutti

    Da ciò che uccide te e tutto ciò che ho intorno, dall’uomo che non è padrone del suo giorno, da tutti quelli che inquinano il mio campo: Io mi libererò

    [ perché ora sono stanca! ]

    Sogna una carne sintetica, nuovi attributi e un microchip emozionale, occhi bionici. Più adrenalina, sensori e ciberbenetica neurale. Sogna: labbra cromate, ricordi seriali. Emozioni. E un nuovo impianto sessuale.

    Ma non rinuncerò ai miei relitti, alle mie cose che non ho e non le tradirò – cose che so Non dimenticherò la nostra strada e ciò che siamo, questo no non credo cambierò – cose che so –

    Sogna: le stesse facce che ogni giorno fanno male. Le stesse voci recitanti giudicare. Posa l’orecchio sul bicchiere e sente il mare. Ma non il suono della musica che piace a lei.

    La solitudine che indossa è più normale

    Di una prudente saggia e isterica morale

    Lei senza più dormire lei senza più mangiare
    Sogna e nei suoi sogni sa cercare senza paura:

    un’esclusiva felicità

    *

    Durante questo tempo

    Ho vomitato rancore

    Ho ricucito i pezzi

    Ricominciato a sperare

    Avevi tutto quanto

    Anche il mio sogno migliore

    Hai preso ciò che serve

    Senza ritegno nè onore

    Lei senza più mangiare lei senza più dormire Liberi tutti Liberi tutti Liberi, liberi, liberi Liberi tutti Liberi tutti Liberi tutti Liberi, liberi, liberi Liberi tutti

    Lei sogna.

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  4. Il male nasce sempre dove l’amore non basta.
    [ Hermann Hesse ]

    Grazie a te, Fabrizio, presenza presente, anima attenta. Qualcuno mi disse di non arrabbiarmi più – ma di distendere un “manto d’amore” – che [ in genere ] le personae non lo sopportano… l’Amore

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