RASOTERRA. “Il nuovo terrorismo? La crisi. Ovvero la paura in dosi massicce.” di Davide Sapienza

alberi-innevati

di Davide Sapienza

Da anni ammiro una scritta in vernice bianca all’entrata della galleria di Toline del Lago d’Iseo che recita (tutto maiuscolo): PIU’ MISERIA PER TUTTI. No, non sono un economista, un analista politico, un opinionista, un guru della finanza, un esperto di tuttoniente. Ammiro Mourinho, e non sono neppure io un pirla. Come voi, del resto, anche se pare che ai media piaccia immaginarci così, viste le dosi da cavallo di paura massiccia che stanno rifilandoci ogni giorno.
Ho alcuni indicatori, ad esempio il mio reddito e le mie spese; ho amici che fanno lavori diversi dal mio, anche nell’industria, da operai, e sentivamo tutti che qualcosa stava per cambiare. Si capiva che le “regole” del mercato non avevano una corrispondenza reale con le nostre esistenze. Si chiamava, e si chiama, economia finanziaria. Ed era – ed è – una diavoleria escogitata da menti raffinate che invece di creare ricchezza, si sono applicate (in tutti i sensi) a piazzarsi nei paraggi di chi la ricchezza materiale la creava all’unico scopo di “gestirla”.
Un’interessante variazione evolutiva che avrebbe fatto felice Darwin – magari oggi invece dei coleotteri e delle piante potrebbe studiare queste variazioni cerebrali con altrettanto interesse visto che a queste persone tale variazione evolutiva della specie ha portato denaro senza contenuto – ricchezza materiale senza lavoro, ché il lavoro nobilita l’uomo eccome, ma questi di nobile e di lavorativo hanno poco o niente.
Arrivato “il crollo” (delle borse, attenti: una delle più grandi follie escogitate dagli Umani), ecco che dopo la caduta del muro di Berlino, Tangentopoli, la globalizzazione anni novanta, Al Qaeda e Il Meteo, arriva ora sul mercato Spaventiamoli 5.0, un sistema operativo maneggevole e facile da installare nelle menti ormai ammorbidite dall’ipnosi collettiva, visto che gran parte dei media sono proprietà di grandi gruppi industriali (e non da oggi).
Così, per continuare a farci vivere nella paura, la Crisi è diventata un’arma infallibile. Cerchiamo pure di evitare il qualunquismo – anche se aver visto le mie montagne assaltate dagli sciatori urbani per tre giorni mi ha lasciato molto perplesso sul concetto di “crisi” – ma c’è di che rimanere sconcertati perché guardando “la gente” in faccia pare che sia avvenuta un’altra evoluzione degna di essere consegnata agli studi antropologici.
Vi spiego come l’ho vista. Tante persone ripetono, come ipnotizzate, quasi in stato di sonnambulismo, quello che i giornali e le tv emettono a ritmi martellanti (a proposito: si diceva “ponte rovinato dal maltempo”, son stati tre giorni di cieli blu e sole splendente – anche questo è terrorismo). Ma io dico che il realtà non ci crediamo. Vero, migliaia di esercizi commerciali chiudono, migliaia di posti di lavoro spariscono.
Eppure puzza tutto di “disastro annunciato” (soprattutto nel settore industriale) – prima il “decentramento”, poi la “globalizzazione”, quindi la drastica riduzione del potere d’acquisto, infine la “disoccupazione”. Un giochetto pericoloso per la stabilità sociale, ma non dimentichiamoci che siamo nella Terra dei Cachi, dove sui giornali si stampano – senza vergogna – interviste a Licio Gelli e a Francesco Cossiga, così, giusto per terrorizzarci.
Forse noi italiani ne abbiamo viste troppe – e non solo durante la nostra vita, ma anche in quelle precedenti che si perpetuano in ognuno di noi, tanto da avere la memoria genetica a soccorrerci – per credere seriamente nel Crollo. Poiché il crollo è dato in natura e natura noi tutti siamo. Se cade un metro di neve, forse l’albero non crolla o forse si. Se la fa scivolare sui rami, forma disegni bellissimi che pian piano liberano l’albero che ce la fa, e che nel tempo si riprende – pronto ad affrontare il prossimo inverno.
È dato in natura, e anche se non ci piace sentircelo dire, noi abbiamo un mezzo importante per arrivare all’inverno preparati: la volontà e il libero arbitrio, la capacità di scegliere. Ora l’inverno sta arrivando e si tratta di una meravigliosa stagione per covare e riflettere, come licheni posati sotto gli alberi o abbracciati ai tronchi, cerchiamo di guardare in questo lungo silenzio bianco e impariamo a chiamare il “maltempo” semplicemente per quello che è: “un evento naturale che ci permette di ritrovare le risorse per vivere”. Guardiamo oltre il nostro naso: è lì che “la crisi” cambia nome e diventa “opportunità”.

15 pensieri su “RASOTERRA. “Il nuovo terrorismo? La crisi. Ovvero la paura in dosi massicce.” di Davide Sapienza

  1. opportunità di capire che possiamo farcela senza le borse e, magari!, senza le banche, senza la tv e senza i dibattiti critici della crisi, senza i mezzibusti che fra un po’ tuoneranno “italia nella morsa del gelo”, dopo l’italia in preda al maltempo, l’acqua alta, le piene, e poi a seguire la siccità (ma come, non aveva nevicato tanto, piovuto tanto?).
    ssssssss!
    non abbiate paura!

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  2. grazie Lucy.Non avere paura non significa essere irresponsabili, solo liberi. Liberi nasciamo e dobbiamo sempre ricordarlo. Dav

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  3. Credo che il titolo dica tutto.
    POi siamo passati da una MIlano con il cor in man a una MIlano con il cuore nella Borsa.
    Una trasformazione epocale: almeno per me che sono più attento alla natura degli uomini che a quella, da caino ad abele per non parlare di Eva, non credo molto a quella umana.
    Ma Spapienza, nomen omen, come al solito fa riflettere senza genuflettere, fa pensare senza costringere al depensato, al quotidiano reteirato rateizzato gioco di esistenze obliterate.
    come credere in uno stato o alla stampaglia che pubblica interviste a gelli?
    come credere in una democrazia che chiama stragi di stato Piazza della Loggia o Piazza Fontana.
    Disobbedienza civile. ma non alla Casarini, alla Thoreau.

    gian paolo serino

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  4. che onore avere Gian Paolo Serino, amico prima, collega poi, fratello di carta comunque. Mi permetto di invitarvi su Satisfiction, il nostro laboratorio letterario comune. Dav

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  5. che bello rileggere cose che si sapevano già dieci anni fa, si è più forti. ripenso al sit-in dei gay, ripenso ai programmi mediaset all’anestesia delle menti, alla (ridaje) dittatura elettrica al romanzo che non pubblicherò mai e che precorreva l’angoscia che ha lasciato il posto all’attesa della fine. ovatta neve rumori attutiti. sempre più silenzio. morte. liberazione. gioia essere quello che si è quiete

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  6. Cari amici,
    capiamo finalmente perché gente come Pound è stata messa prima in gabbia e poi in manicomio criminale?
    Siamo fritti, e forse nessuno avrà più i soldi per comperarci e gustarci.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  7. Intervento molto interessante e bellissima foto!
    Qualche giorno fa leggendo sul Corriere Della Sera online: “produzione industriale in Italia -6,7%”,la prima cosa che ho pensato è stata: beh, almeno la nostra terra respirerà un po’ meglio con meno inquinamento… Certo, è una tragedia per chi perde il lavoro, c’è chi sta male, ma personalmente credo che in passato, nella nostra storia, ci siano stati momenti di gran lunga peggiori.
    Mi capita di pensare che questa possa essere l’occasione per migliorare, per essere meno egoisti e più solidali con gli altri… l’occasione per tirare fuori il meglio che si ha dentro.
    Almeno me lo auguro, non vorrei invece che la gente si incattivisse…

    Davide, proprio in questi giorni mi è tornato in mente il libro di Rebecca Solnit “Speranza nel buio”: chissà che nell’oscurità non germogli una piantina rigogliosa e fioriscano inaspettate e sorprendenti nuove energie creative… alla faccia dei catastrofisti e dei Signori del “Tallone di Ferro”, come dici tu parafrasando London.
    A proposito di London, veramente bello e interessante il reportage su “Vela e Motore”!

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  8. Ecco:
    la recessione, cioè si recede, si va indietro, e certi non sono mai andati avanti.
    Alcuni, probabilmente tantissimi, che negli USA avevano un lavoro che pareva sicuro ora dormono nell’auto o intende improvvisate come terremotati: e quello dovrebbe, o doveva, essere il paese dove ognuno ha una opportunità di fare fortuna, il paese ove nella costituzione è contemplato il diritto alla “felicità”.
    Meno male che qui in Europa almeno questa grandiosità, (o bestialità infantile che sia, per me) non è scritta.
    L’FBI ha arrestato un tale, a Manhattan, avrete letto, l’ex direttore dell’autorevolissimo NASDAQ, che aveva truffato i suoi clienti per 50 miliardi di dollari.
    Adesso è già fuori, dietro cauzione mi pare, di cinque milioni di dollari.
    E non esistevano leggi per fermare questa gente.

    Che si deve pensare, se questi Usa sono stati e sono il modello per i nostri governanti, che devo pensare se Walterino, già detto “il buonista”, copia We can per fare cassetta, e fa l’amerikano.
    Cosa cazzo hanno in testa?
    E’ stupidità mista a patologia?
    Avidità di potere e ambizione smisurata?
    O si deve aggiungere altro?
    MarioB.

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  9. è mancanza di idee, è incapacità di pensare al mondo se non in termini di “crescita”, di “consumo”, di “cose”. chi meglio del modello americano? perché faticare se basta guardare di là dell’oceano e copiare. se ci danno cose noi compriamo cose, se un governo, invece, cominciasse a promuovere arte bellezza ambiente umanesimo noi spenderemmo i denari in questo. non nel televisore al plasma, nel viaggio a sciarmelsceìc, e ci sarebbe prosperità ugualmente e forse un po’ di giustizia e di pace. forse no, ma a me va di pensare così, così “sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte”.

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  10. Divertente, anche perché quella scritta l’ho letta pure io percorrendo la strada del Lago. Ora, rileggendo le lodi di questo divertente e bellissimo articolo, mi viene da ridere ripensando che, per anni, molte, troppe persone, hanno lodato le analisi economiche dell’Economist (covo di incompetenti finanziari che non ne ha mai indovinata una), oppure le previsioni del FMI (covo di creatori del debito) o i rating di Goldman e Lehman e Merryl Linch (covo di bidoni bancarottieri). La verità finanziaria trasformata in oro colato, erano le loro parole. Ah, vero: ora non esistono più, ma era sufficiente che parlassero male dell’attuale governo e la loro attendibilità era garantita. Oh, sembrerà strano, ma è così pure adesso: parlano male di Berlusconi o di Tremonti? detentori della verità; dicono qualcosa di ‘poco piacevole’ sul centro sinistra? mentitori asserviti ai grandi poteri.
    Come i Magistrati che ora indagano sulla, oramai perduta, superiore moralità della sinistra: sorretta, all’epoca, e salvata dai silenzi di ‘culo di pietra’ Greganti; abituato a ben altra obbedienza si fece un baffo delle minacce di Di Pietro.

    Ciò che mi meraviglia, di queste lodi, è che sono aggrappate, disperatamente aggrappate a un’idea che non esiste più e non riescono a trovare uno spiraglio per concretizzarsi, diventare reali, uscire dal cassetto dei sogni e trasformarsi in qualcosa di concreto. Qualcosa che possa essere spiegato, a tutti, e compreso.

    Grande condanna la nostalgia… e quelli che continuano a dirti ‘bravo: così si dice!’.

    Blackjack.

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  11. Oh, Davide: sia chiaro, nulla di personale con il tuo divertente e simaptico articolo e poi, uno che cita le scritte sulle gallerie del mio lago preferito, ha sempre ragione 🙂

    Blackjack.

    PS: poco prima o poco dopo, se non ricordo male, ce n’è un’altra che incita Simoni, il ciclista. Una divertentissima nemesi. Come dire: più miseria per tutti e pedalare.

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  12. scusate se non ho risposto prima. Ieri ero proprio sul lago d’ISeo, andavo a Brescia, e poi non son riuscito a rispondere già ieri sera. Volevo riflettere. Intanto ringraziare per aver contribuito tutti con spunti molto efficaci alla riflessione. Ho parlato a pranzo oggi con un amico rimasto senza lavoro, e domenica ero sulla neve a fare scialpinismo con un altro in cassa integrazione. Eppure la cosa strana é che condividono questa idea, questa sensazione strisciante che sia un film già visto, un film scritto sempre “da altri”. Oggi hanno arrestato l’AD di Total per tangenti (ma che stupore!) e io continuo a sentire le cose che sentono questi amici. Che qualcosa non quadra: che fa comodo terrorizzare i lavoratori, togliergli anche le ultime certezze, far sì che si debbano azzuffare per l’ultimo osso. Una brutta brutta sensazione. Vi ringrazio tutti per le parole che avete voluto aggiungere alla mia piccola riflessione.
    dav

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