Il quaderno di geografia di Pinocchio, di Nadia Agustoni

Stupirsi d’essere così contenti
e cominciare a prendersi cura
della felicità.

La vita è luminosa se puoi vivere
senza pensare che gli altri abbiano ragione.

Burattino è essere sufficiente a se stesso.
I fili sono parte del burattinaio, non entrano
nella vita del burattino perché egli o ella
è l’intensità dell’infanzia che non sa cosa
ci sia oltre e non può far di se stesso una
politica o uno scopo utilitaristico, perché
il burattino sa che la geografia – scienza o
materia da lui prediletta – è un’indagine
della potenzialità, un’evocazione fantastica
e umana.

da “Il quaderno segreto di PINOCCHIO” e dal quaderno “C’era una volta PINOCCHIO”

La geografia è apprendere senza complessi e rimpianti quello che nessuno potrà portarti via.

da “La geografia dei burattini”

Dicono che ho il temperamento del bugiardo e che il mio naso diventa lungo per questo, ma la verità è che ho un naso necessariamente da esploratore – e molto a punta – perché sono irriverente delle convenzioni. Prima che altri lo facciano di sproposito e per evitare loro il dispiacere di nominarmi, nel mio quadernetto di geografia metto degli appunti e ne ometto altri. L’umana trascuratezza nei confronti dei burattini ormai è troppo nota per pontificarvi sopra, ma vale la pena di prendere atto che questi mestieranti, costruttori di fili, pur essendo in buona parte incapaci di badare a se stessi, non perdono occasione per cercare di estendere i loro domini e di attribuire vari tipi d incapacità a una specie che non conoscono ma che pretendono di descrivere senza minimamente cambiare punto di vista. Essendo un noto burattino non sopporto i burattinai e qualunque cosa se ne dica, è più esistenziale un burattino, che un tipo che parli più volte al giorno del clima o di amenità che non sono neanche un riempitivo. Rigirando il mondo a mio piacimento ho appreso la geografia di cui forse sono l’inventore universale.
Questa geografia utile, ma non utilitaristica, né revocabile con squadra e riga e matita dai poteri in voga, è un fatto incontestabile nella vita di miliardi di persone, siano o meno burattini. Non pretendo mi crediate, ma un po’ di benevolenza non guasterà né lederà le vostre mancanze di tenditori di fili e mi sia perdonata la ripetizione, ma è palese che amate essere tessitori occulti e che siete errori ortografici nel manoscritto della vita.
La prima cosa che la geografia insegna è come camminare.
In tal caso gioverebbe moltissimo essere figlio di un ciabattino, perché le scarpe sono essenziali come la provvidenza per piccarsi di circumgeografare un territorio.
Pochi sanno che i burattini sono forti camminatori e che per questo imparano i nomi di tante cose e ricordano ogni singolo filo d’erba e impronta e vedono perfino la traccia in cielo che lascia l’uccello nel suo volo, una traccia che non ha termine o inizio, ma è un’ombra spaesata – non ha terra.
Un burattino è un ceppo, è un cominciare che dice che non esistono cose morte, ma ci sono cose che evitano la confusione dell’uomo e solo pochi burattini e quasi mai si rivelano o annunciano la loro presenza in contesti non amicali, in spazi che sono non-territori.
La geografia dei burattini è molto di più di linee e mappamondi, è un insieme di sistemi, è una metamorfosi, è un crogiolo di possibilità, è una sintonia di ritmi, di spiegabile e di inspiegabile e forse soprattutto è una variabile, un calcolo per moltiplicazione e una proliferazione di curve ben oltre i meridiani, i paralleli e i poli.
Geografia è geoterra e grafia di segni che possono portarti ovunque se non dipendi da un atlante per cercare il tuo paese dei balocchi o il tuo teatro senza biglietto o un posto dove crescono alberi di monete e semplici mele o dove vi sono dei buonissimi asini sfortunati o mari con maree e con balene molto più tolleranti di un comune maestro di scuola.
Lo studio veridico dei fatti terrestri mi ha predisposto a essere un miglior Pinocchio dei Pinocchi possibili, praticamente tutti i Pinocchi che Geppetto sognava in segreto perché facessero ardere la sua miseria. Pinocchio è l’incertezza e la contentezza, è chi usa segnali di fumo contro un mondo che vuole i burattini bambini e nega ai bambini di essere bambini. Pinocchio anche se è solo di legno trova insopportabile un paese che non ha fantasia, non ha un albero della cuccagna, non ha una giostra e non ha qualcosa di nuovo ogni giorno come è per le cose vive, che non cedono un palmo di terra e non cedono un palmo di cielo. Avessi incontrato almeno un pazzo tra di voi, ma invece no, solo eccentrici e stupidi e indefessi dell’automortificazione. Altri forse, avrebbero pensato che non è male l’idea di prendere e lasciare secondo il caso e Rimbaud che incontrò almeno la mia ombra e vide crescere i deserti, pensò fosse un vero peccato che invece di una fatina non avessi una penna o una matita o un gessetto per diventare un miglior tiranno di nessuno, un affabulatore di spiriti liberi e un reo confesso di preferire un gatto e una volpe bugiardi a un cagnolino qualunque.
I re magi per me avrebbero copiato il prodigio del fuoco. Vi consegno la geografia di tutti i bambini e di tutte le bambine incoerenti e impudichi; vi do una maschera perché so che desiderate almeno una volta poter non pagare niente e sgattaiolare via prima che finisca la festa per fondare con altre maschere una comune del mattino così felice, che ogni gattabuia impallidirà e avrà l’opportunità DI RAVVEDERSI, APRIRE I LUCCHETTI E ANDARSENE A SPASSO NEL SOLE.
Se la fata Morgana mi avesse conosciuto, non avrebbe perso tempo con un Artù qualunque, con le Ginevre e i Lancillotti e con quel Merlino che usava la magia per fare i re; avrebbe capito di avere a che fare con uno che può insegnare a tutti a non infoltirsi e a camminare in punta di piedi sulle linee del vento, fino alla fine, quando sulla terra si disegna uno spazio smisurato e incredibile.

(Scotland April 2001. Questo racconto è stato letto nell’ambito della prima Biennale di Arte e Anarchia del 2001)

12 pensieri su “Il quaderno di geografia di Pinocchio, di Nadia Agustoni

  1. Questo racconto è apparso nell’ultimo numero (dicembre 2008) di Metromorfosi. Un grazie a Francesca Matteoni, Emanuele krausaar e ovviamente a Anna Lamberti Bocconi e a Lpels.

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  2. “Essendo un noto burattino non sopporto i burattinai”.

    Neanch’io…

    Ottimo, Nadia, continuano a stupirmi le molte corde della tua scrittura.

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  3. grazie Giorgio.

    è un racconto del 2001 scritto, mentre ero in Scozia, per la Biennale arte e anarchia ideata dalla rivista A parte.

    c’era già l’interesse per le favole.

    un saluto

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  4. Questo pezzo per me è veramente esaltante, tanto leggero e nello stesso tempo tanto acuminato come lo sono solo le idee totalmente libertarie e originali. Nadia Agustoni si conferma per me ogni volta che ne leggo qualcosa come una che non ha paura di niente: e intendo proprio come artista, non come persona, che non la conosco. Il racconto di questo Pinocchio è così profondo, così che se ne frega di tutto, così allegro e serio insieme che mi rende entusiasta nonostante il peso interiore della mia vita. Viola ha detto che è un Pinocchio-Bodhisattva, io aggiungo che è un Pinocchio-Zarathustra. Saggio, esaltato, folle non perché ha perso la ragione ma perché è costitutivamente al di là di ogni convenzione e insegna la libertà a partire dal centro del suo solipsismo e della sua diversità. E’ una scintilla nell’anima che chi ce l’ha ce l’ha…
    Mi piacerebbe sinceramente fare di lavoro – con una piccolissima paga da parte dello Stato italiano o mondiale – la promotrice di questo burattino, portarne il verbo a destra e a sinistra, insomma partire in missione apostolica con queste parole per tutte le campagne, montagne, spiagge e città.
    Approfitto per comunicarvi le scuse di Nadia, la quale mi prega di dirvi che ha problemi al PC e non riesce più a leggere i commenti. Ma voi mandateli lo stesso, tanto prima o poi si aggiusterà! Gliel’avrà gufato il Sistema… 🙂

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  5. Pare un problema col nuovo pc, ma vedremo, ora cmq in qualche modo son sul sito e vedo tutti i post storti o con pezzi bianchi ma ci sono.

    Ringrazio Anna per la lettura, troppo buona.
    anche io porterei Pinocchio in giro e in confidenza siamo anime gemelle.

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  6. davvero brava, Nadia – notevole prosa – appare sapienziale, felicemente nata da una cultura anarchica che resta forse l’unica seria alternativa valoriale – una forma arguta e appassionata e straniante di il/luminismo libertario – complimenti
    p.s. Pinocchio, come certe cose di Walser, è una sorta di opera/figura aperta, che offre infinite possibilità di ri/scrittura & ri/lettura
    ciao, e.

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  7. Ti ringrazio Enrico,

    si la cultura anarco-libertaria è custode di valori che pochi hanno colto. E’ spesso fraintesa invece.

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  8. Complimenti per la tua interpretazione.

    Tra Stanislanski e Bertold Brecht io personalmente preferisco il secondo.

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