PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 92

Nella vetrine si vede il libro del noto scrittore sulla vita bassa, e di “vitabassa” parla il noto poeta alla radio. Erre guarda e ascolta con leggera costernazione, mentre senza quasi rendersene conto si stringe sempre di più la cinta, e si tira i calzoni sempre più su.

Tutti, nella sua famiglia, son sempre stati fatti come delle colonne di tempio, anzi per meglio dire come dei cotechini. Niente punto vita e tutti visceri, in cui sussurrano e gridano i morti, lanciando maledizioni ed emettendo condanne. Per di più, nell’anatomia immaginale di costoro, i visceri tendono sempre a salire, rubando spazio al cuore, che non può battere libero il tempo presente, ed ai polmoni, impossibilitati a respirare il vento che soffia dal futuro. E con i loro visceri sale virtualmente il punto vita, giungendo in prossimità della gola, come il pelo di un’acqua melmosa e diaccia che stia per inghiottire un naufrago; e intorno alla gola, o quasi, si stringe la cinta come nodo scorsoio.
Tutto questo Erre lo sa, nondimeno si permette un’aria costernata quando vede i ragazzi in una danza indolente andarsene a scuola, a scuola!, coi pantaloni abbassati e il cavallo sotto il ginocchio.
Il giusto mezzo, per tutti, almeno come possibilità, esiste ancora?
Be’, non per niente lo si chiamava “aureo”: come l’età dell’oro di cui si favoleggiava, e che forse non c’è stata mai.

13 pensieri su “PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 92

  1. sembra facile, individuare il punto vita…
    che poi, una volta individuato, non bisogna costringerlo nè troppo in giù nè troppo in sù…;)
    (la giusta misura la conosce solo dio)
    Ben tornato Roberto!
    C.

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  2. Cara Carla,
    punto vita… o punto di unione, come direbbe Castaneda?
    Nel caso di Erre, in realtà, la cosa è stata almeno in parte risolta con l’aiuto di un ottimo sarto.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  3. Ecco: l’ottimo sarto del signor Erre è stato rimedio assoluto, (o relativo), perché la natura matrigna la si corregge; l’uomo da sempre lo fa, ad esempio uno perde il pelo in capo e c’appiccicca sopra ‘na copertura similpelosa al teflon di color caprone sardo, ecco.

    Io preferisco, di per me, la vita alta:
    na volta ho parlato con Mario Soldati, nel 1961, lui era sempre elegantissimo, ma amava la moda “classica” cioè di ciaquantanni prima: faceva caldo, era in camicia, un camicia a righe fitte miste, polso alto a tre bottoni, con cravatta in tinta quasi unita bluscuro, indossava un paio di superbi calzoni bruni gessati a vita altissima, ovvero, sopra la cintura, la linea di “vita” vi erano altri tre bottoni, una costruzione sartoriale che tendeva a dave anche al corpo maschile una certa finezza sinuosa.
    Portava anche le bretellle, Soldati, di quelle americane.
    Lo trovai elegantissimo e originale davvero.
    Invece ‘sti abbelinati col culo quasi de fora, per via di sbracamento a strascico, per non dire di strappo peronale o tibbico o femorale, per fortuna stanno decrescendo in numero.
    Mi pare così a Torino.
    La loro vista m’induce in tentazioni maligne, cioè al cazzotto in testa.:-)

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  4. Caro Mario,
    anch’io prediligo la moda del fuori moda, tanto tutto ritorna (speriamo non per sempre però, speriamo che prima o poi questa giostra si fermi… il più dolcemente possibile).
    Quanto ai cazzotti in testa agli sbracati non me li posso permettere, salvo girare provvisto di scalotto d’epoca per raggiungere la necessaria altezza da cui calare il colpo.
    Cerea nè,
    Roberto

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  5. Caro BJ,
    ricordi?
    “Ohi vita, ohi vita mia”:
    e se fu al 5% prima o poi viene il momento che si vorrebbe aumentare la dose. Troppo spesso invece non piove sull’asciutto.
    Riabbraccio,
    Roberto

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  6. nonostante le feste non ho perso il punto vita riacquistato in un paio di mesi di fatica immane. mi interesserebbe di più però fare il punto sulla mia Vita: quello, ecco, mi sfugge. non so a voi…

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  7. Cara Lucy,
    quanto al punto sulle nostre vite, credo che questo per molti sia un momento di particolare armonia: fra i guai privati ed i guai collettivi, in nobile gara per rafforzarsi a vicenda 🙂
    Cari saluti e auguri,
    Roberto

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  8. come diceva totò:
    “malcostume, mezzo gaudio”?
    😉
    auguri! (io per me son qui che fremo perché questo 2008 se ne vada e si porti via tutte le sue carabattole: non lo rimpiangerò. vado però, ‘nzesamai, a rileggere il venditore d’almanacchi…)

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  9. Cara Lucy,
    altro che 2008 e 2009! Il timore è proprio quello che si finirà per rimpiangere, come li chiamava Altan, i “caldi anni di m**”.
    Risaluti,
    Roberto

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  10. Caro Roberto,
    insomma, la vita a vita alta strozza, la vita a vita bassa è oblivia. Non c’è scampo.
    Permettimi. Con tutta la sua cialtroneria etnografica, Castaneda ha condizionato un’intera generazione. Ma non si può partire da qui. Tanto vale ricuperare elementi più rispettabili, come il funambolo di Nietzsche.
    Guarda, il passato, la tradizione, la lingua che usiamo sono un peso, tanto più in Italia, dove i letterati non hanno mai toccato il ventre, salvo forse negli ultimi tempi, con operazioni di superficiale sincretismo che quel peso mettono momentaneamente da parte: dove ti porta il cuore, amori adolescenti e lucchetti, colpi di spazzola, gialli di terza mano tra Porsche e Ducati.
    Eppure, senza quel peso, non si trovano le parole. Quelle a cui, gira e rigira, la generazione a culo in fuori torna, o tornerà. Anche lì si chiede rispetto, anche lì trovi ascolto. Se azzecchi il tono.

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  11. “…i visceri tendono sempre a salire, rubando spazio al cuore, che non può battere libero il tempo presente, ed ai polmoni, impossibilitati a respirare il vento che soffia dal futuro….”

    La vita bassa ci mostra questo e non solo, che la vita alta (di un gessato), forse, solo nasconde.

    Grazie, Roberto, un caro saluto.

    Giovanni

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  12. Cari Roberto e Giovanni,
    grazie per essere andati particolarmente vicini a quello che almeno voleva essere il merito del mio intervento.
    E’ proprio vero: si tratta di tono, di taglio, di stoffa (a proposito: detesto il gessato).
    Un caro saluto,
    Roberto

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