35 pensieri su “A Gaza è un lento morire in vano ascolto

  1. bene hai fatto, caro francesco, a richiamare l’attenzione anche qui su questa tragedia dell’insensatezza. Il silenzio di questa comunità virtuale a cui apparteniamo (forse) è dannatamente imbarazzante, e non ci fa onore…
    un saluto

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  2. Caro Giacomo, mi piace pensare, e credere, che a questa “comunità virtuale” né io né tu apparteniamo. Almeno non a quella che mareggia felice e spensierata tra il vuoto cosmico di facebook e la fiera del nulla di blogbabel.

    Ti abbraccio.

    fm

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  3. che desolazione, che rabbia, che impotenza. Leggo gli articoli dei giornali di stamattina, sento freddo. Siamo una nazione inerme, volgare, priva di un benchè minimo slancio. Non me ne frega più niente della sinistra italiana, voglio solo cercare di capire da dove nasce tutta questa indifferenza.

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  4. due cose. la prima: la ripetizione ossessiva di parole d’ordine, “conflitto israelo-palestinese”, come se questo fosse un “conflitto” normale, tra pari, o parti che si contendono o che avanzano pretese su un’altra terra, trascurando il vizio di fondo, immutabile e schifoso, dell’occupazione israeliana; si dice “missili palestinesi”, e non si citano le nuove armi che, come in Libano, prendendo la palla al balzo, si stanno sperimentando sul terreno fertile della mancanza di un’informazione giornalistica degna di questo nome (si veda ad esempio il sito http://www.newweapons.org/?q=node/71), o più semplicemente gli Apache.
    la seconda: l’indifferenza non è soltanto riconducibile all’informazione stereotipata e vuota, è ormai forma mentale generalizzata; io non so a chi dare la colpa; non parliamo della sinistra del Palazzo, è più un’assenza generale di senso critico, penso che all’italiano interessi l’agiatezza di vita, come elargizione dall’alto, che tutto il resto, e considerando che “questo mondo”, intendo il mondo del wellfare state forte, le pensioni sicure, la sanità pubblica, il lavoro fisso, ecc., sta lentamente ma sensibilmente declinando, l’italiano medio non sarà più il borghese piccolo che invidia il borghese grande, ma il paria, inebetito e obbediente al regime consumistico, che si sentirà escluso dal mondo, il suo piccolo e anelato mondo di consumo, godimento, tv e, appunto, indifferenza.

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  5. Lettera di Mustafa Barghouti

    Ramallah, 27 dicembre 2008.

    E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua. Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? E i bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano? Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l’elettricità in sala operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili – ma come si chiama, quando manca tutto il resto?
    E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa. La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili – e d’altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che chiacchierano di Palestina, qui all’angolo della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale, una forza combattente? – se nei documenti ufficiali siamo marchiati come entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancro di Israele? Se l’obiettivo è sradicare Hamas – tutto questo rafforza Hamas. Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l’esercizio della democrazia – ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa. Non è il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. (…)

    http://georgiamada.splinder.com/post/19452739

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  6. Lettera di Mustafa Barghouti

    Ramallah, 27 dicembre 2008.

    E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua. Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? E i bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano? Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l’elettricità in sala operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili – ma come si chiama, quando manca tutto il resto?
    E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa. La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili – e d’altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che chiacchierano di Palestina, qui all’angolo della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale, una forza combattente? – se nei documenti ufficiali siamo marchiati come entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancro di Israele? Se l’obiettivo è sradicare Hamas – tutto questo rafforza Hamas. Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l’esercizio della democrazia – ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa. Non è il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. (…)

    http://georgiamada.splinder.com/post/19452739

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  7. Pingback: Imperfetta Ellisse

  8. Con l’articolo mandato ai giornali europei, ripreso qui da Marotta, Barguti accusa, ancora una volta, gli Israeliani di essere “cattivi” e gli Europei di non mandare soldi e aiuti ai Palestinesi.

    Retorico e vacuo, farcito di sinistri luoghi comuni (il Muro, la complicità della sinistra, la miopia della destra e, naturalmente, la cattiveria dei sionisti, eccetera) non dice nulla del nodo della tragedia costituito dal fatto che la popolazione di Gaza è stata sequestrata da una banda di estremisti islamici che lanciano missili sulla vicina popolazione civile di Israele e sono sostenuti finanziariamente e militarmente dall’Iran.

    Dopo la presa del potere dei suoi amici di Hamas nella striscia di Gaza ( giugno 2007), circa mille missili e obici di mortaio, dissimulati in scuole, case e moschee, hanno preso deliberatamente di mira la popolazione civile di Istraele ( uomini, donne, vecchi e bambini). Il suo voler tenere insieme i comunisti e i fondamendamendalisti di Hamas ( «Harakat al-Muqawama al-Islamiya» , letteralmente Movimento di resistenza islamico), responsabili della tragedia di Gaza, è un esercizio che allontana dalla verità e dall’attribuzione delle responsabilità, che non sono sempre e solo di Israele, ma anche dei Palestinesi che non meritano il lugubre predominio di Hamas, responsabile della fine della tregua.

    Invece di andare a lavorare, gli amici di Barguti hanno introdotto in Palestina gli attentati suicidi sul modello dei pasdaran iraniani e una interpretazione ideologica e crudele dei concetti coranici di shahada e di jihad applicati alla prassi del terrore. Barguti non dice niente degli imprenditori politico-religiosi di morte che hanno preso in ostaggio i Palestinesi, bombardato Israele e allontanato le possibilità di pace.

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  9. Vorrei aggiungere che non sarà la retorica vetero-comunista e “anti-imperialista” di Barguti a evitare la guerra. Forse l’Anp potrebbe potrebbe arrivare a un accordo serio. I Palestinesi devono riuscire a controllare i terroristi di Hamas e di altre bande con l’aiuto del mondo arabo. E’ questa anche la speranza dello scrittore istraeliano Abraham B. Yehoshua, del quale ricordo qui quanto detto al Corriere della Sera del 29 dicembre:

    “Ciò che sta avvenendo in queste ore nella Striscia di Gaza era quasi inevitabile. La brutalità con cui Hamas ha posto fine alla tregua non ha lasciato altra scelta a Israele.
    Se non quella di ricorrere alla forza per porre fine ai massicci lanci di razzi (una settantina al giorno) sulle comunità civili nel Sud del Paese. Ma, per quanto la distruzione di centri di comando militari e l’eliminazione di alcuni capi di Hamas possa risultare efficace, la tranquillità non sarà ristabilita se Israele non proporrà subito generose condizioni per una nuova e prolungata tregua.

    Oltre a trattative indirette per una rinnovata interruzione delle ostilità le autorità israeliane dovrebbero rivolgersi ai cittadini della Striscia di Gaza, lanciar loro un appello che provenga direttamente dal cuore. Dichiarazioni ufficiali non mancano, ma mai i leader israeliani si sono rivolti alla popolazione palestinese.

    Ciò che io propongo qui è un appello che il primo ministro Olmert dovrebbe rivolgere con urgenza proprio ora, mentre il fuoco divampa su entrambi i lati del confine, agli abitanti della Striscia di Gaza. Mi rivolgo a voi, residenti di Gaza, in nome di tutta la popolazione israeliana.

    A voi, uomini e donne, commercianti, operai, insegnanti, casalinghe, pescatori. Gente di città e di paese, residenti in villaggi e in campi profughi. Prima che vi siano nuovi spargimenti di sangue, prima che altri, voi o noi, conoscano devastazione e dolore, vi prego di darmi ascolto. Vi chiedo di far cessare la violenza, di aiutarmi a convincere i vostri leader che ci sono altri modi per stabilire rapporti di buon vicinato. Le nostre città sono contigue alle vostre. Dietro il reticolato che le separa vediamo operai e contadini che lavorano la terra, camion che trasportano merci, bambini che vanno a scuola. E lo stesso è per voi. Potete scorgere facilmente i nostri agricoltori nei campi, i bambini che vanno a scuola, le casalinghe che escono a fare la spesa. Saremo vicini in eterno, le cose non cambieranno. Voi non riuscirete a cacciarci da qui, a cancellare la nostra esistenza, e nemmeno noi la vostra (e neppure lo vogliamo). Per parecchi anni abbiamo mantenuto rapporti attivi. I vostri operai arrivavano a lavorare nelle nostre fabbriche, nei nostri campi. Non solo in centri a voi vicini ma anche nelle grandi città – a Tel Aviv, a Gerusalemme, a Natanya.

    I nostri commercianti e industriali si recavano da voi per acquistare prodotti agricoli, erigere nuove fabbriche alla periferia di Gaza. Per parecchi anni abbiamo mantenuto un articolato sistema di scambi che ha portato beneficio a entrambe le parti. Tre anni fa abbiamo evacuato i nostri concittadini, smantellato le nostre basi militari e raso al suolo, su vostra richiesta, i pochi insediamenti che avevamo nella Striscia di Gaza. L’occupazione di quella regione è completamente cessata. Ci siamo ritirati oltre il confine internazionale riconosciuto da tutto il mondo: quello antecedente la guerra del 1967. Credevamo che dopo questo sarebbe iniziato un periodo di sviluppo e di ricostruzione. Che avreste ricostituito un sistema amministrativo e che, un giorno, a tempo debito, vi sareste ricollegati, tramite un corridoio sicuro, ai vostri confratelli in Cisgiordania per creare uno Stato palestinese indipendente che noi tutti crediamo e vogliamo che sorga e che ci siamo impegnati a riconoscere in ambito internazionale. Ma anziché l’agognata tranquillità sono arrivati razzi che hanno seminato distruzione e morte nelle nostre città e nei nostri villaggi. Anziché opere di edilizia e di ricostruzione abbiamo assistito a un riarmo senza precedenti. E quelle armi sono state puntate contro di noi.

    C’è tra voi chi ci spara addosso razzi e granate in cambio di somme di denaro elargite da Stati e organizzazioni che vogliono la nostra distruzione. E voi, gente di Gaza, pagate le conseguenze delle nostre reazioni con la sofferenza e la distruzione delle vostre case. Non vogliamo combattervi, non vogliamo tornare a governarvi. Ce ne siamo andati per non tornare più. Sappiamo che sarete voi, civili innocenti, donne e bambini, residenti dei campi profughi, operai e commercianti, a pagare il prezzo di un’eventuale, malaugurata guerra.

    Ma dovete capite che non abbiamo scelta. Non possiamo continuare a sopportare i lanci di razzi Qassam sui nostri cittadini indifesi. Sta a voi, cittadini di Gaza, appellarvi ai vostri governanti perché mettano fine al lancio di razzi e accettino una vera tregua, prolungata, durante la quale verranno aperti i valichi di confine, sarà permesso il passaggio di merci e, col tempo, gli operai di Gaza potranno tornare a lavorare in Israele. Invece di manifestare a favore di irrealizzabili sogni di distruzione e di vendetta, uscite nelle strade e chiedete la fine della violenza, chiedete che i vostri figli, e i nostri, possano vivere sicuri su entrambi i lati del confine. Chiedete la vita e non la morte”. ABRAHAM B. YEHOSHUA
    Traduzione di A. Shomroni

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  10. sono molto addolorato per quanto accade. Dov’è l’Europa, dov’è la Nato. Cosa fanno gli Zapateri o i Veltroni di turno? Possibile che tanti innocenti non trovino voce? possibile che non si possa fare nulla? personalmente delegittimo il governo israeliano, invoco le sue dimissioni. invito tutti a bombardare di mail o lettere l’ambasciata israeliana a Roma.

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  11. De Martino, un intervento come il tuo era prevedibile, anche se me lo aspettavo con un’altra firma. Se l’articolo di Barghouti è “retorico e vacuo, farcito di sinistri luoghi comuni”, il tuo pesca a piene mani nell’unica *informazione* propagandistica che passa il convento: quella alla quale attingono i vari pagliara del giornalismo da operetta che caratterizza questo paese.

    Vedi, a me Hamas sta sulla uàllera più di quello che tu possa mai immaginare, esattamente come tutti gli integralisti, di ogni genere, natura e provenienza, come tutti quelli che, nella ricerca della verità, si limitano alla conta dei morti o del numero dei razzi, tralasciando le ragioni profonde (della tragedia) e finendo invariabilmente per portare acqua al mulino delle loro *unilaterali* (pseudo) certezze.

    Detto questo, quella che tu chiami “banda” è un governo democraticamente eletto dal popolo, diretta emanazione di un movimento alimentato ad arte (prova a pensare da chi) e cresciuto a dismisura nella desolazione e nella terra bruciata fatta intorno ad Arafat e a Fatah. Non ti piace? Nemmeno a me, ma per ragioni diverse dalle tue. Pensa che strano: in Palestina scelgono liberamente quella “banda”, da qualche altra parte mandano al governo un’altra “banda” di integralisti pluri inquisiti in doppiopetto firmato…

    Il Muro è un luogo comune, De Martino? No, è lì, costruito, col suo immenso carico di vegogna, col contributo del silenzio complice della *democratica* civiltà occidentale. Le centinaia di risoluzioni ONU violate dal governo israeliano sono un luogo comune? Mesi di apartheid e di embargo disumano nella striscia di Gaza. sono un luogo comune? Esseri umani ridotti a frugare nella spazzatura in cerca di cibo, sono un luogo comune? La disperazione senza speranza di chi vede morire i propri figli, è un luogo comune?

    Quanto poi all’articolo di Yehoshua, digli di mettersi d’accordo con il suo governo: non più tardi di qualche ora fa, i capi hanno fatto dichiarazioni, nette, che vanno nella direzione diametralmente opposta.

    fm

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  12. Pace per tutte le vittime, nessuna pietà per chi ordina il crimine.

    Non riesco a dire altro,oggi.

    ti abbraccio, Francesco.
    jolanda

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  13. Sì, ho capito : ce l’ha con il Muro…

    Bello, Marotta, il discorso di John Kennedy a Berlino, rivisto in luce dei fatti non più recenti in Palestina. Suggestivo anche il sottofondo musicale, ma forse altri avrebbero preferito “O bella ciao”, se non l’accompagnamento dei Pink Floyd (The wall, naturalmente, 1979).
    Bello anche continuare a sognare un mondo senza muri, magari fatto solo di ponti color arcobaleno, come nel mondo delle fate, perché no ?, oppure tipo Mulino Bianco come nella pubblicità.

    Peccato che come testimonial contro tutti i muri, comprese le brutte ma talvolta purtroppo necessarie « barriere difensive » che hanno salvato tante vite umane, figuri proprio il Kennedy immaginario della sinistra veltroniana italiana, sa, quello giovane, buono e bello – non quello reale dell’intervento militare in Viet Nam per combattere il comunismo.

    A parte gli spettri del passato, vorrei aggiungere che più che alla « pesca » addirittura “a piene mani nell’unica *informazione* propagandistica che passa il convento”, il mio intervento nasceva da una libera valutazione dei fatti, da un lungo soggiorno in Medioriente e da un recente viaggio che ho fatto, insieme ad altri giornalisti ( e a mie spese ), al confine della striscia di Gaza.
    Non ho visto nessun “Muro”, eccetto una minima parte ( un 6% ) del tracciato costituito da brutto muro in cemento di qualche km da Gerusalemme a Tel Aviv, resosi necessario per impedire ai cecchini di sparare sugli automobilisti; per il resto si tratta di una barriera elettronica, una rete con varchi aperti qua e là, rivelatasi utile per impedire l’ingresso di uomini-bomba che hanno ucciso centinaia di bambini, donne, ragazzi, uomini, colpiti nelle discoteche, nei ristoranti, sugli autobus.

    Quanto alla sua domanda (“La disperazione senza speranza di chi vede morire i propri figli, è un luogo comune?”), direi proprio di no, perché veder morire i propri figli è orribile, o perlomeno così è nella maggior parte dei casi – a meno che non si sia adepti di qualche cultura di morte o setta islamista radicale tipo Hamas. Dicono di amare la morte ed è vero, basti osservare l’educazione all’odio a cui sottopongono i bimbi e le bimbe nelle loro scuole, tv e moschee. Non tutti vengono addestrati a diventare terroristi-suicidi ( per colpa del « Muro », naturalmente), la maggior parte solo a buttar pietre e a odiare gli ebrei.

    Quello che è un luogo comune è esibire i poveri bimbi morti in un blog, pescando davvero « a pieni mani », direi quasi alla capitan Findus, nella propaganda antisraeliana per provocare facili emozioni e avallare la propria ideologia. Quello che trovo non solo « sinistro » ma ripugnante è l’ uso ideologico dei poveri morti, peraltro strategicamente previsto da Hamas.

    Da Hamas che, come forse saprà, si serve dei Palestinesi come di scudi umani. In modo da impressionare le anime sensibilili, specialmente quelli di poeti e poetesse, specialmente se Europei, erranti e disponibili. Basta con i piagnistei ed il mettere in piazza il bilancio delle vittime come argomento. L’Europa latita, ha osservato giustamente qualcuno, perchè ha paura del fondamentalismo e non intende confrontarsi con esso. Appena dietro Hamas c’è il « risveglio islamico », l’Iran e la sua minaccia atomica, il che oltre che molto pericoloso per tutti dovrebbe gettare una qualche luce su quello che, per tranquillità, continuiamo a chiamare « conflitto israelo-palestinese ».

    E’ molto difficile strappare una qualche triste verità all’immondo. Molto più facile fare del terzomondismo spettrale, dando la colpa sempre e solo a Israele, invece di cercare di strappare una qualche verità a questa immondizia di guerra.

    E’ difficile credere che si possa arrivare non dico alla pace, ma perlomeno a una tregua. Molto dipende dai paesi arabi.

    Capisco chi come Barguti vorrebbe essere l’ultimo baluardo della democrazia e dell’ « anti-imperialismo », finendo invece col fomentare fomentare solo l’astio verso Israele e allontanando la possibilità di pace. Non sarebbe la prima volta che accade, anche la nonna sa che le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni.

    Quanto all’articolo di Yehoshua ( « digli di mettersi d’accordo con il suo governo: non più tardi di qualche ora fa, i capi hanno fatto dichiarazioni, nette, che vanno nella direzione diametralmente opposta »), non lo conosco personalmente. Forse ci leggerà.

    In ogni caso, qualsiasi cosa abbiano dichiarato « i capi » ( vale a dire i governanti dell’unico Stato democratico di quella regione) non credo proprio che lo scrittore israeliano abbia voglia di farsi una nuotatina nel Mediterraneo, incalzato dai Qassam di Hamas & C., insieme ai suoi concittadini.

    Grazie dell’ospitalità e auguri per un sereno 2008, nonostante tutto.

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  14. De Martino, i poeti e le poetesse sono, e saranno sempre, meno pericolosi dei “portatori di verità”, quelli che camminano senza ombra di dubbio, quelli che, con l’occhio umido del carico di visione che li accompagna, sono perennemente in diretta con lo spirito santo, al quale danno del “tu”, in ogni frangente della loro giornata. La differenza, l’unica, tra loro e i fanatici di hamas è che (almeno per il momento) non tirano razzi…

    Parli di ideologia (degli altri), e ogni parola che usi ne è impregnata in ogni sillaba.

    Solo una cosa, e spero tanto tu la capisca, perché discutere con te dello specifico del post è come cozzare contro un muro (ma solo un 6%, mi raccomando): quando scrivi un’infamia come questa

    “Quello che è un luogo comune è esibire i poveri bimbi morti in un blog, pescando davvero « a pieni mani », direi quasi alla capitan Findus, nella propaganda antisraeliana per provocare facili emozioni e avallare la propria ideologia.”

    te la ficchi direttamente in quel posto che tu sai e ce la tieni per tutto il 2009, con tutti gli auguri del caso.

    fm

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  15. GLI ANALI DELL’ODIO

    “Corpo di mille bombarde! Che se li ficchi in quel posto i suoi post!” commentò capitan Findus. “Sììììì” gridarono tutti i compagni barbuti di hammazz sollevando in aria i kassam “Viva don Marotta!” …

    Capisco l’occhio “un po’” umido o inumidito da tanta vaselina terzomondista, però continuo a pensare che sia ignobile agitare i poveri morticini in quel post. Porta sfiga, non crede ?

    Non vorrei dovermi sorbire anche le sue lagne ficcate fuori e dentro lo specifico del… post. Ah, ecco gli anali dell’odio ! 🙂 Vede, potrebbe cozzare contro un muro e farsi male per tutto il 2009.

    P.s. Per essere una vera poetessa ( non dico “in diretta con lo spirito santo” come Marotta ) forse occorrerebbe avere un cuore d’acciaio ( e un post dal ciglio meno umido del suo ).

    In ogni kaso, non me ne voglia, Marotta, tenga pure il resto e non faccia il maschiaccio come i suoi fratelli- feti allucinati di Hamazz.

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  16. Eppure basterebbe poco, davvero poco. Aver visto nascere un bambino, averlo stretto tra le braccia. Ad esempio. O aver sentito una sola volta un brivido, anche impercettibile, inspiegabile. Al saperne uno solo, in qualsiasi luogo, costretto in condizioni di non-vita. Oppure, ancora più semplicemente, basterebbe essere stati bambini. Almeno per un giorno. Ecco, basterebbero gesti elementari, umani. Come questi. Per capirlo. Altro che viaggi, filologie, teologie.

    Per capire che cosa?

    La più umile delle verità… Quella che nessuna folgorazione sulla via di Damasco potrà mai darti. Tanto meno il più cieco dispregio, l’odio di ogni diversità e di ogni valore altro, mascherato da cultura. Da prodotto di superiore civiltà.
    … Che le povere creature della foto, ricomposte in quei sacchi anonimi, sono palestinesi come ebree, italiane, ruandesi, sudanesi, georgiane, afgane, cinesi, polacche…
    A te l’intera eternità a contemplare i tuoi mistici paradisi di sepolcri imbiancati. A me l’inferno di questa vita. La sua insondabile terrestrità e finitudine. La sua bellezza e la sua devastazione quotidiane.
    Tanto mi basta. Se mi ha insegnato a vedere, a pensare e a capire tutto questo.

    Con sincera pena.

    fm

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  17. “Siamo a quota 320 morti,
    più di un migliaio i feriti,
    secondo un dottore di Shifa il 60% è destinato a morire nelle prossime ore,
    nei prossimi giorni di una lunga agonia.”

    Sono dati che parlano da soli, come l’immagine tristissima di quei giovani corpi. Il nostro codice penale sancisce un principio di civiltà valido, a mio parere, anche per questa ennesima strage, ritenendo non sussistere la legittima difesa quando questa non è proporzionata all’offesa. (art. 52 C.P.). Non vi è pertanto alcun dubbio che la reazione israeliana sia un atto criminale, al pari di molti altri. Per non entrare nel merito delle ragioni palestinesi, note a tutti.
    Grazie, Francesco, per questo post.
    Giovanni

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  18. Niente “viaggi, filologie, teologie”, solo sentimentalismo, coazione, autoinganno e l’esibizione delle foto-simbolo dei poveri morti ammazzati come argomento.

    “Sono palestinesi come ebree, italiane, ruandesi, sudanesi, georgiane, afgane, cinesi, polacche”, scrive Marotta in una sfilata ecumenica tesa e magnetica. Con l’aggiunta di un richiamo alla Legge fatto da Nucis [ “Il nostro codice penale sancisce un principio di civiltà valido, a mio parere, anche per questa ennesima strage, ritenendo non sussistere la legittima difesa quando questa non è proporzionata all’offesa. (art. 52 C.P.) ]

    “Ennesima strage” ( “ennesima”, come nei romanzi polizieschi). Nessuna considerazione per lo Stato d’Israele, condannato a subire violenze, soprusi e aggressioni, dagli attentati suicidi agli attacchi missilistici da Gaza, in una sofferenza di uomini, donne, bambini in angoscia. A fronte dell’esibizione della foto-simbolo che gira su internet e fin nell’infosfera, gli strumenti di morte, la perfidia terroristica e gli apparati bellici di Hamas forniti dall’Iran scivolano su uno sfondo indistinto, opaco.

    “Siamo a quota 320 morti, più di un migliaio i feriti,secondo un dottore di Shifa il 60% è destinato a morire nelle prossime ore…”, riferisce Nucis. Ciò che interessa nel dare questi numeri è il richiamo all’oggettività di ” dati che parlano da soli, come l’immagine tristissima di quei giovani corpi”. E’ un richiamo che parla alla pancia e assume i caratteristici tratti di un’accorata allucinazione psicotica.

    Il sentimento “espresso” nella realtà non mediata scade nel sentimentalismo e nella crudeltà che è nel sentimentalismo. Se non nella necrofagia di una sinistra terzomondista che, non vivendo sotto i razzi di Hamas, sembra ben contenta di additare, ancora una volta, Israele come il male. [“Non vi è pertanto alcun dubbio che la reazione israeliana sia un atto criminale, al pari di molti altri”.”]

    Il diritto alla sicurezza di Israele viene bollato come l’eterna bugia di uno Stato criminale, “spropositato” nel reagire militarmente alle aggressioni. Che i poeti di buon cuore di una classe letterata italiana, medio-italiana, ci spieghino – oltre a esibire la loro “sincera pena” – cosa dovrebbe fare Israele. Date le premesse, una nuotatina nel Mediterraneo, naturalmente [“Per non entrare nel merito delle ragioni palestinesi, note a tutti”.]

    Piombo fuso non solo sui bambini, ma – perlomeno così pare – anche nel cervello e il cuoricino dei nostri poeti “in diretta con lo spirito santo” & con “la più umile delle verità…”. Quella “verità” che immediatamente si deduce “dalle povere creature delle foto”.

    Spiace doverlo dire, ma la credenza nella “sincerità in sé” , quasi sempre è una stronzata. Specialmente se si accompagna all’ideologia terzomondista, a una visione del mondo da sfigati e alla propaganda palestinese. Ecco dei poeti sedotti dalla barbarie e arruolati da Hamas tra le vittime del vittimismo organizzato.

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  19. Alle mie parole civili, De Martino, controbatti con altre offensive e liberticide del libero pensiero. Io non sono entrato nel merito delle tue affermazioni, che pure non condivido minimamente, nel tono e nella sostanza; ho espresso semplicemente il mio punto di vista. I “valori” desumubili dal tuo discorso sono facilmente intuibili, e non sono certo il presupposto ideale per continuare questo o altri discorsi. Di fronte all’intolleranza, alla volgarità e alla provocazione mi fermo, richiamandoti allo spirito di questo blog, indicato nella colonnina di sinistra dell’home page.

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  20. Caro Giovanni,

    spero che non vogliate costruire un Muro fra voi e me.

    Tanto più che non credo di aver usato ” parole offensive e liberticide del libero pensiero”. Tuttalpiù qualche espressione scherzosa, un po’ pungente…

    Grazie comunque per il richiamo allo spirito* indicato nella colonnina di sinistra dell’home page.

    P.s. A proposito di “spirito” mi viene in mente che il nostro collega Antonin Artaud ( “Teatro della crudeltà”, ecc.) diceva che quando leggeva la parola “spirito” sentiva odore di cacca. Insomma, l’odore del “famoso abisso Kah-Kah” !
    Mi scusi la citazione poetica, spero non contrasti con i valori certamente più alti, se non moralmente superiori e per niente volgari, del Suo rispettabile blog. E’ l’argomento guerra che è ostico e immondo, mi scusi ( se lo spirito glielo permette, magari ponendo su di lei e tutti noi poveri peccatori le sue ali benedette, grazie).

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  21. La tregua non serve, dichiara il ministro. Quattrocentodieci morti e duemila feriti non sono abbastanza. Hanno bisogno di più sangue, di altri bambini e neonati morti, di giovani vite spezzate. Entreranno nella città assediata e passeranno tutti a fil di spada, lanceranno i bambini sulle picche. Piangere non basta. Pregare non basta.

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  22. Cara Pamela,

    Piangere non basta e bollare Israele come mostro assetato di sangue non è vero ed è improduttivo ai fini della pace in quella regione.

    Non credo di usare “parole offensive e liberticide del libero pensiero” se critico chi si ritiene moralmente superiore solo perché capace di commuoversi.

    L’etica naturale non basta. Occorre anche comprendere le ragioni di questo orribile conflitto.

    Mi pare che criminalizzare Israele non sia una ragione ma una passione che potrebbe accecare la ragione, portarci a schierare indirettamente con gli strateghi di Hamas accecati dall’odio razziale e non ad aiutare le ragioni dei Palestinesi.

    E’ facile, persino narcisistico e consolatorio assumere una posizione di pacifismo ad oltranza e fare la morale. Più difficile, in coscienza, è mantenere un certo equilibrio tra le ragioni di chi da mesi è costretto a vivere nei rifugi al riparo dei missili Kassam e le ragioni di chi è tenuto ostaggio in una striscia di terra che potrebbe rifiorire se in pace con i vicini invece di diventare un avamposto dell’Iran e del jihad.

    Se mettiamo da parte la geopolitica e il nostro schieramento politico, ci accorgiamo che a soffrire, in questa guerra, così come in ogni altra guerra, è sempre la povera gente. Ma commuoversi non basta e fare i terzomondisti ad oltranza non aiuta Israele, non aiuta i Palestinesi, che a loro volta potrebbero aiutarci.

    Quanto al pregare, non basta, è vero, ma forse potrebbe essere utile se non a guarirci dal male, perlomeno a pacificare le nostre menti e a salvarci dalla disperazione nostra e di questi brutti tempi.

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  23. Sig. De Martino, dov’è che abita lei? Ah, volevo ben dire, Milano.
    Che ne direbbe se, magari non subito, fra qualche anno, un nemico x assediasse la sua città, la bombardasse dal cielo e dalla pianura, per eliminare fisicamente un certo numero di politici? Naturalmente ci sarebbero i soliti effetti collaterali: grembiulini insanguinati di bambini milanesi, tra cui magari i suoi figli. I grembiulini starebbero larghi ai bambini perché, anche se crescono velocemente, sarebbero magri e denutriti a causa dell’assedio.
    Ha mai provato a guardare i suoi figli negli occhi e a dire loro che non c’è niente da mangiare? Ha mai provato a mettere in tavola dei piatti vuoti? Ha mai visto un suo figlio morire per mancanza di medicinali e cure adeguate? Bombe su gente denutrita, bombe su rispettabili milanesi costretti a frugare nella spazzatura per cercare cibo. Si sa, certi politici sono pericolosi ed è più sicuro eliminarli fisicamente. Pazienza per le centinaia di milanesi morti, per le migliaia di milanesi feriti, tanto stavano già morendo di fame. Pazienza se le strade diventano fiumi di sangue, il nemico potrà navigarle facilmente con le sue barche.
    Non c’è bisogno di tregua, dice il ministro nemico. Si può tranquillamente continuare ad uccidere centinaia e ferire altre migliaia di civili milanesi, camminare sui cadaveri, trasformare la grande Milano in un mattatoio a cielo aperto. Forse più sicuro ancora sarebbe evitare di lasciare qualcuno vivo, in futuro potrebbe ricordare e magari diventare un pericoloso uomo politico. Questo è l’unico modo intelligente e saggio di affrontare le questioni.
    Nel frattempo noi possiamo piangere, piangere morti che ancora non sono stati uccisi, bambini che non sanno di dover morire nei prossimi giorni, gente come noi, che ancora respira e cammina, ma ha paura. Sarà molto utile a pacificare le nostre menti.

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  24. Mi sono astenuto dal commentare l’argomento e continuerò a non farlo; mi limiterò a un’unica constatazione: in Italia, quasi sempre, quelli che distribuiscono lezioni di vita sugli argomenti più disparati, sono spesso persone che hanno vissuto e continuano a vivere all’interno di un ‘piccolo mondo antico’ costruito alla bisogna.
    Non si sono mai allontanati dalla loro parrocchietta, si muovono all’interno di gruppi consolidati e omogenei, raramente hanno dubbi, quasi sempre conoscono a malapena dieci parole in inglese e le altre lingue non sanno nemmeno cosa siano, se togliamo un po’ di francese e un latino esibito a mo’ di spada; anche se il tedesco è assai di moda, ultimamente. Oh, è vero, hanno studiato un sacco e letto un sacco di libri.

    Troppo!

    Blackjack.

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  25. Grazie al dolore,
    alla disfatta
    della coscienza,
    grazie alla deflagrazione
    dell’orrore,
    grazie al flasch
    del silenzio muto
    che nel buio
    di ognuno di noi
    ha smarrito la ragione.

    Grazie alle lacrime distratte,
    all’odio del cuore
    che ci tinge le illusioni
    per domani
    dove la speranza
    fugge come vento.

    Grazie a noi: momento
    di ombra al sole
    che non conosce il perdono,
    nè la la malvagità.

    Grazie al lamento
    senza parole,
    all’indifferenza
    che ci acceca,
    alla disumanità più bieca:
    quella di oggi,
    la più vasta
    che il mondo affaticato
    abbia conosciuto
    e che, esausto,
    chiede tregua
    dalla notte dei tempi.

    Grazie a chi grida
    al cielo: “perché!”
    a chi, in minuto,
    ci abbrutisce
    con il disprezzo
    della vita
    qui e nell’al di là,
    dove la dignità
    aspetta risposte
    innocenti.

    Grazie alla mente
    che forgia ogni “io”
    senza tormento,
    per essere finti “iddio”
    pazzi di gloria,
    pagina di storia
    sempre uguale
    per volere,
    – casomai dopo –
    il bene, l’amore
    e – ora e sempre prima –
    il male!

    © Gaetano Calabrese, commosso, stordito,
    orridamente colpevole testimone umano!

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  26. anni fa, ormai, vidi un film di Andrei Tarkovskij,tra tutti i suoi che ho amato, che mi colpì e mi mostrò quale è il mpstro che sempre si aggira tra noi e non ha nome che UOMO. Il film in questione era Andreij Rublev. La disgrazia è la stessa sia che si chiamino mongoli, sia che si chiamino palestinesi, americani israeliani.Non c’è un nome che possa dire ciò che Erode iniziò in una campagna di sterminio poi continuata non troppo tempo fa. Se gli uomini non sanno e non sapranno difendere l’unicao vero valore IMPORTANTE per il futuro,l’unica ricchezza: i bambini, è meglio che questo pianeta scompaia, una volta per tutte.La barbarie resta la medesima e non importa gli abiti che indossa.fernanda f.

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  27. mi scuso per gli errori di battitura precedenti,ma penso che si capisca in ogni caso .
    Questa (http://www.youtube.com/watch?v=ju5-bTzYgRQ) la scena del film, a cui mi riferivo: mostra ciò che è rimasto dopo il passaggio di Gengis Khan.La rovina e l’altissimo numero di morti non è diverso, visti i mezzi di cui allora disponeva,da quelli che si raggiungono oggi. Il dialogo è sottotitolato,ma, come tutto il film,la cosa che resta evidente è che non c’è popolo sulla faccia della terra che possa dirsi estraneo a queste manifestazioni di violenza, e che nemmeno gli animali più feroci hanno mai dato prova di tale efferato inutile comportamento. Solo gli “uomini morti” possono uccidere i mortali: non hanno ancora capito che tutto il loro potere è niente e che nessuno ha il primato su questa piccola zolla persa nel cosmo.Sono caduti imperatori e re,tiranni, despoti,la storia raccoglie questi racconti, ma nessuno, a quanto pare, legge le memorie di questo popolo martoriato, e intendo l’intero popolo della terra, non solo di questa o quella nazione. Cicli e ricicli di violenza si abbattono attraverso la follia dell’ignoranza di un potere ottuso,cui seguono piccole tregue e poi ancora le stesse identiche barbarie.Ripeto:se gli uomini non cesseranno di giocare con la vita di altri come loro,MORTALI, allora è meglio che il pianeta scompaia, perchè fino ad oggi non hanno dato prova di avere un grano di sale nella loro dispensa e non hanno progredito di un millesimo di millimetro da ieri,qualunque sia la data che lo definisca. fernirosso

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  28. A quanto pare BJ conosce vita, frequentazioni, viaggi, studi di tutti i commentatori che sono intervenuti. Sfera di cristallo? Nel mio caso la sfera ha bisogno di una spolveratina.
    Sono sicura che esistano giramondo poliglotti privi di comprensione per quello che vedono e ascoltano, se manca la compassione e il riconoscimento di un’uguaglianza tra gli uomini. Probabilmente sono viaggiatori nel tempo, provengono da un secolo lontano.

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  29. Se siamo capaci di tollerare, giustificare, spiegare, argomentare le stragi di innocenti allora siamo in grado di tollerare, giustificare, spiegare, argomentare quella che chiamiamo storia senza il pericolo di impazzire.
    questi bambini insacchettati non sono solo vittime della ferocia, del male, della paura, della prevaricazione, della violenza, non sono solo effetti collaterali di una “guerra difensiva”
    questi bambini insacchettati sono il simbolo della nostra sconfitta
    questi bambini insacchettati non mi faranno dormire e il mio inevitabile sonno sarà la conferma della mia sconfitta.
    Questo bambino insacchettato potrebbe essere mio figlio questo bambino insacchettato potrebbe essere mio figlio questo bambino insacchettato potrebbe essere mio figlio questo bambino insacchettato potrebbe essere mio figlio questo bambino insacchettato potrebbe essere mio figlio questo bambino insacchettato potrebbe essere tuo figlio
    Dovremmo smettere ogni parola, dovremmo reimparare a ringhiare come cagne contro chi osa avvicinarsi ai nostri cuccioli
    questi bambini insacchettati non mi faranno dormire.
    La fu

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  30. ho da poco postato sul mio Blog LUCREZIANA 2008 un commento a un articolo comparso su la Repubblica, il 4 gennaio, a firma di Adriano Sofri. Un articolo appassionato che vuole anche essere razionale, assolutamente non di parte.
    Cosa dire invece dell’appello di Yehoshua? Da ogni espressione trapela il cittadino di una nazione ricca che parla, con condiscendenza, dei suoi vicini (vicinissimi) poveri (i vostri operai a lavorare nelle nostre industrie…i nostri commercianti da voi…). Non è questa la realtà che finché non sarà sanata spingerà al conflitto? Intendo sanata con altri mezzi che la spaventosa violenza di Piombo Fuso. piera mattei

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  31. Ho pubblicato sulla mia pagina di facebook delle foto sui bambini di Gaza vittime delle bombe israeliane…… sono state rimosse. Nessun Commento (non volgare).
    Adesso ho inserito un link ad un sito “Massacre of Gazan Children – allvoices.com.”
    Sono in attesa di eventuali reazioni.
    Saluti

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