Siamo i Fangio della cultura che non paga #2

BLOB DELL’IMBECILLITA’, DELLA MANCANZA DI SOLIDARIETA’, DEL CINISMO.

di Franz Krauspenhaar

[Prima di Natale ho pubblicato su Nazione Indiana un pezzo che forse avrete letto. “Siamo i Fangio della cultura che non paga.” Lo potete eventualmente leggere o rileggere qui. Qui su Lpels pubblico ora un blob folle e disperato di interventi particolarmente demenziali – a mio, ma certo non solo, siamo in tanti- modo di vedere. Un parata di interventi “mostre”, scritti da “mostri letterari” e anche umani, gente che, se fosse minimamente spettacolare, sarebbe stata forse cinematografata da Dino Risi in una versione “intellettuale” del suo famoso film sul cinismo civico, e non solo, degli italiani. Non cito gli “autori”, non separo un intervento dall’altro: leggete tuto come una poltiglia indifferenziata di cazzate sulla cresta dell’onda di merda che ci affogherà. FK]

Mi sa che per l’ italietta non c’è speranza…Te, Krauspenhaar che sai il tedesco, non potresti provare a proporti anche sul mercato letterario germanico?E’ vero che bisogna avere i ’soldi’ per scrivere, ma anche la fortuna di far parte di una cerchia di ‘amici’ che si autosostengono. insomma potrai anche essere un bravo scrittore e avere i soldi, ma poi l’ultimo scoglio, tipico italiano, è la ‘parrocchia’. restii come siamo al totalmente altro, abituati al ‘e tu? chi saresti?’ oppure al ‘non sai chi sono io’ noti spesso una preclusione al non amico analogico. Per non parlare poi di quando in cinque o sei blog ritrovi gli stessi autori, bravi non c’è dubbio, ma come una reta fitta fitta che rendono la blogosfera piccola piccola e poi lo stile? libero: o scrivi quel cazzo che ti pare in un blog che nessun incula o scrivi come dico io o non ti pubblico in un blog che conta. ed è giusto che sia così. ad esempio, per me, fossi un editore o un amministratore, pubblicherei solo ciò che non su può né leggere né scrivere.via… è come il principio olografico: in una porzione d’universo è racchiuso l’intero universo. oppure il sacrosanto frattale: non è cambiando dimensione che si smette d’essere inconsciamente italiani.Ah, si certo, Pontiggia… Stiamo parlando veramente di Grandi Autori! Sia chiaro, io preferisco il Faletti di D’Orrico al Saviano di Nazione Indiana. Tanto non leggo nessuno dei due. Ma il primo almeno non mi ammorba. E il secondo libro lo ha pubblicato. E il terzo… Senza rompere le scatole a nessuno. Solo ai suoi lettori.Che lagna! Quanti sono i lettori in Italia? Duemila? Cinquemila? Un Istituto Tecnico all’assemblea di Istituto! Se piaci ai loro rappresentanti ti siedi sul palchetto dell’Aula Magna…Un autore è un professionista della scrittura, che è capace anche di dare un valore aggiunto. Quando leggo simili scempiaggini avrei solo voglia di prendere tutti quei libri che mi hanno deluso in quanto lettore e rimetterli al mittente, cioè all’autore e chiedere il rimborso del prezzo di copertina.Dopo questo tuo commento, Franz – che si aggiunge alle già tante calunnie e porcherie che hai detto sul mio conto in pubblico -, per l’ennesima volta ti sei messo in mostra per quel che sei in realtà. Ma ciò non è importante, non per me: lo è invece per te, perché simili parole, degne di uno scaricatore di porto, mettono ottimamente in nuce le tue qualità non solo di sédicente scrittore ma di uomo anche, sprofondato nella propria bile. Buon pro ti faccia.Ci sono ottimi scrittori, poco tromboni o nulla affatto: si prenda l’ottimo Umberto Eco, ad esempio. O si prenda Giorgio Faletti, che vende milioni di copie: e ci si interroghi sul perché. Forse perché un Faletti ti restituisce un thriller che ha un sapore commestibile, a differenza di tanti thrilleristi italiani che al di là della solita trita storia splatterosa non sono capaci di andare. Si consideri l’Alta scrittura di Aldo Busi. E si consideri l’enciclopedica statura culturale di Roberto Calasso. O si prenda anche Andrea Camilleri, per quanto a me non piaccia. Tutti questi sono autori che arrivano alla gente e ai critici. E che vanno al di là delle Alpi e degli Appennini, e al di là del Mediterraneo.Andrea di Consoli scrive una lamentela abbastanza simile a quella di Franz Krauspenhaar qui:Visto che ci siamo, perché non dare uno stipendio fisso a ’sti poveri blogger troppo critici che si fanno il mazzo gratis per star dietro agli uzzoli di chi si pensa e si scrive scrittore a caratteri cubitali?
Ecchediavolo! Mo’ si fa un bello sciopero dei blogger, dei critici e dei semplici lettori opinionisti e non si pubblicizza più un emerito BIP né in bene né in male.

PURE NOI VOGLIAMO IL SALARIO GARANTITO. UGUAGLIANZA PER TUTTI O PER NESSUNO.

Krauspenhaar oramai è diventato non solo discutibile, ma non per le sue opinioni buone e cattive al pari di altre centinaia pronunciate – da chi vicino al suo modo di vedere -, bensì per il comportamento che tiene in pubblico: arriva ad esternare pubblici insulti in maniera che si può soltanto definire filo-nazistoide. Ci sono molti modi di censurare e Franz ne è ottimo esempio, e oggi lo ha dimostrato per l’ennesima volta;: alla prima critica che gli si è stata mossa contro ha subito sparato:

Iannozzi andrebbe appeso per le palle, una volta per tutte. Sulla pubblica piazza.

Quando mi riferisco ai “blogger fanfaroni” mi riferisco non solo a lui, però. Lui è la punta dell’iceberg. Ma sotto di lui (come entità del danno) ce ne sono molti altri, meno stupidi, o meno matti.

Iannozzi, ti farei dare una scarica ad alto voltaggio ai coglioni, se fossi un delinquente.

Ma Nazione Indiana tace e acconsente. Si rende complice dunque delle parole di Krauspenhaar.

Ci dovrebbe essere un limite a tutto: Franz Krauspenhaar questo limite l’ha superato. Per simili insulti intimidatori, volgari e inaccettabili, filo-nazistoidi, non ci sono scuse che tengano. E’ a dir poco vergognoso. Quelle di Krauspenhaar sono minacce alla persona, bell’e buone. Non vedo come possano essere altrimenti giudicate. Roba da denuncia senza neanche pensarci su. Non un cane prenderebbe anche solo in considerazione la remota ipotesi di assolverlo dalle dichiarazioni intimidatorie che ha esternato.

Si ritenga dunque il signor Krauspenhaar un fortunato, nel vero senso della parola, perché con simili accuse non dovrebbe passarla liscia. Proprio no. Non si può pretendere che la società civile taccia di fronte ad accuse tanto violente e non comprovate. Si assuma le sue responsabilità, prima come uomo, poi come scrittore se lo crede.

Una critica alta, che ridimensioni finalmente molti autori sopravvalutati, nominati, recensiti, intervistati e interpellati troppo spesso.

Dico ciò con ironia. Forse in realtà i critici bookjockey sono quanto di meglio possano sperare molti.
Gli unici che riservano a tanti autori l’onore di una chiamata nominale nel campo della letteratura;
temo infatti che critici oh sì, “veri critici”, ricaccerebbero in poche settimane i loro nomi in semplici definizioni di filone, di scuola, scuoletta e quartierino.
Sì, sarebbe bello, dopo decenni di certa roba, passare finalmente ad altro.

In quanto al rischiare il tutto e per tutto, cosa intendi? rifiutare un invito a a una trasmissione radiofonica è un atto di così sconvolgente eroismo?

Non ho seguito se non la coda.
Dico che l’autore si piace troppo in quanto tale.
Dico che qui si considera la scrittura un atto sacro et supremo, ma altrove, cioè in altri luoghi della società, non è così: contano altre cose.
Dico che tutto questo è liceo, dove ti dicono che la curtura è il massimo e dunque tu, per tutta la tua vita di scrittore pensi che sei all’apice dell’umano, anche se nessuno se ne accorge.
E che ciò ti deve assere riconosciuto…
ma dato che non avviene quasi mai, allora il mondo è sporco cattivo e ignorante e le case editrisci sono vendute e pensano solo a produrre soldi…
si sappia finalmente che le cose stanno estattamente in questo modo.
Se ne prenda atto.
E si smetta di fare la lagna.
Benvenuti nel post borghese e nel post liceo.
Benvenuti nel mondo di Maria de Filippi, che coincide, quasi in toto (solo da noi) col mondo tout court.

Dovrebbe mettere in moderazione le accuse e le minacce nazistoidi di Krauspenhaar.

Bene.

Riterrò NI tutta colpevole al pari di Krauspenhaar.

io scrivo più o meno quello che penso.
non pretendo che sia la verità.
la verità non esiste, in nessun campo.
mi sono laureato con 108/110.
ho anch’io fatto il liceo, certamente.
sarebbe bene – ma dico tanto per dire – che lo scrittore smettesse di considerarsi il custode delle cose alte e si vedesse per quello che ormai è, un marginale di cui a nessuno frega nulla se non vende almeno qualche decina di migliaia di copie.
è una condizione comune talmente ovvia che non varrebbe nemmeno la pena di parlarne, se ancora non ci fosse in giro così tanta gente incapace di dirsi a chiare lettere che qualità e cultura sono diventate problemi esclusivamente personali, privati, ctonii (bel termine liceale).

Quello che il ’signor’ franz dice di voler fare a Iannozzi, a lui non si potrebbe fare, e non per mancanza di elettricità.
Aproposito, ti rifaccio la domanda: ma questo pezzo è tuo? sicuro? tutto tutto tuo? da quel poco che ho letto sul tuo blog… magari, sai….

Franz non è un signore. C’è questa precisazione da fare.
I suoi deliri nazifascistoidi, per l’ennesima volta, sono diventati una hit del web: [ Segue un link a un sito/blog]

Più Krauspenhaar attacca con furia nazista e censoria, più si fa del male: ne tenga conto Krauspenhaar e ne tenga conto chi gli tiene bordone credendo di fargli un piacere, perché a sostenerlo nel suo terrorismo webbico come solo risultato ottenete di squalificarlo sia dal punto di vista umano sia da quello artistico – se ce n’è uno nel caso di Krauspenhaar.

Krauspenhaar dovrebbe come minimo chiedere scusa in pubblico al sottoscritto e in ginocchio. Questa sua ultima bravata, se non ve ne foste resi conto, è d’una gravità immane. Siamo di fronte a del vero e proprio terrorismo webbico, che sicuramente lo squalifica come autore, come uomo, come tutto.

Divertitevi, voi che ne siete capaci.

[Nota: la mia battaglia contro gli imbecilli, i mancanti di sensibilità sociale, i saccenti, i “leoni da tastiera”, non finisce di certo qui. FK]

26 pensieri su “Siamo i Fangio della cultura che non paga #2

  1. Bianca Madeccia

    Io non credo affatto sia una battaglia di retroguardia. Credo sia una battaglia di civiltà, dato che all’estero si riceve un assegno per ogni articolo o poesia pubblicata su rivista. Non capisco perché giornali, enti, associazioni devono continuare a prosperare sul lavoro non pagato. La scrittura, incredibile ma vero, in determinati contesti, è un lavoro e va retribuito come tutti i lavori. Un buon articolo d’inchiesta, ad esempio, costa settimane di lavoro: ricerche, spostamenti, telefonate, libri, fotocopie. Vedersi poi offrire somme ridicole dopo, quando va benissimo, sei mesi, è umiliante. Preferisco non scrivere. Non sono ridotta così male da dover giudicare la mia vita in relazione a quante volte in un anno la mia firma appare sulla carta stampata. Non dico, non pretendo, non oso ancora pensare di poter pagare il mutuo di casa con l’esercizio di vere o presunte abilità scrittorie perché ancora difetto di fantasia rivoluzionaria, ma, I have a dream: non doverci sempre rimettere di tasca mia. Troppo?

    "Mi piace"

  2. roberto rossi testa

    Caro Franz,
    sai che apprezzo la tua passione e le tue battaglie, anche se non condivido la tua scelta di tentare di vivere di letteratura, proprio perché invece condivido i giudizi sul’ambiente e non credo sia possibile cambiarlo in modi e tempi accettabili.
    Desidero attirare l’attenzione su un commento da te riportato, che mi pare indichi una delle chiavi della questione: “Forse perché un Faletti [ma potrebbe esserci anche un altro nome, rrt] ti restituisce un thriller che ha un sapore commestibile…”
    Ecco, vedi? Siamo dei cuochi. E nemmeno di grande ristorante, ma di tavola calda: l’importante è fornire qualcosa di commestibile, che possibilmente più lo mandi giù più ti tira su. E noi che ci credevamo…
    Le speranze non sono molte,
    comunque avanti,
    un abbraccio,
    Roberto

    "Mi piace"

  3. giuseppe catozzella

    Grande Franz, ho trovato molto divertente anche, questo blob. Mi accodo e, come tu forse sai, anche io penso che il problema, ahimè, è generalizzato, e riguarda tutto un Paese, tra i più ignoranti del mondo occidentale. E questo ce lo portiamo dietro da un passato di stenti e dalla mancata cosiddetta rivoluzione borghese. Tutti: classe dirigente, politica e plebe (!), si è qui molto ignoranti. Ricordo un saggio pubblicato da Einaudi l’anno scorso sull’argomento. Ne consegue che la cultura è solo una cosa pallosa, i libri vengono buoni quando si imbianca, gli “intellettuali” non servono, la cultura non serve. E chi ignorante non è, chi detiene posizioni di potere nell’industria culturale – direttori, capi servizio, caporedattori, ecc. – rischia di rientrare nell’altra grande categoria che pare formare il DNA di noi italiani: la corruzione. Dicasi un certo gusto per la via breve, per il minimo sforzo e la massima resa, per la chirurgica cancellazione del merito e dello sforzo, per l’omologazione, per la mediocrità. Così come mediocri, in molti casi, sono proprio coloro che detengono le cosiddette posizioni di potere nell’industria culturale, poiché le occupano senza meriti, ma per cosiddetta discendenza familiare o amicale. Avrei tanti esempi più o meno scandalosi da fare, dato che come sai lavoro per una enorme industria culturale, appunto.
    Ma: WE’LL NEVER TURN BACK, come dice Mavis Staples nel suo anacronistico – perché parla di protesta nell’epoca della dimenticanza! – ultimo cd.

    "Mi piace"

  4. mario pandiani

    “…Que ton vers soit la bonne aventure
    Eparse au vent crispé du matin
    Qui va fleurant la menthe et le thym…
    Et tout le reste est littérature.”

    Ma, diceva Léo Ferré che amava Verlaine, “tout le reste… tout le reste est chouette”.

    La prima cosa che ho pensato è che uno sciopero ha ragione di essere se è in grado di danneggiare in qualche modo l’ente contro cui è condotto.
    
Francamente non vedendo il danno, non capivo lo sciopero.
    Poi ho visto alcuni parassiti attaccare il cappello all’iniziativa mettendo in atto scenette “situazioniste”, termine usato perchè non ero presente, altrimenti qualche barone aveva un paio di denti in meno e un mal di testa in più.

    Per quanto riguarda Franz invece trovo la sua determinazione e le sue ragioni sacrosante, ha tutto da perdere in questa iniziativa e non troverà molta solidarietà, salvo tra noi sfigati che non abbiamo status di autore, ma ne sentiamo la sofferenza.
    Si, tutto da perdere perchè nessuno come i poveracci è così attaccato alla propria lisca e teme di perderla più di ogni altra cosa, persino la virtù posteriore è sacrificabile, ma non la presenza in certi luoghi.
    Tutto questo ha una spiegazione secondo il mio limitato punto di vista, anzi non è per nulla una spiegazione, è una sensazione, la sensazione che in Italia gli intellettuali negli ultimi decenni abbiano scavato un solco incolmabile tra scrittura “colta” e letteratura popolare, insinuando un senso di colpa rispetto al guadagnare molti soldi, trascurando il fatto che i più grandi libri italiani sono spesso popolari; Pinocchio, per non citare che un caso.
    Sento che sta (finalmente) morendo l’illusione sovietica dell’avanguardia stipendiata, giustamente sta morendo, perchè è una delle tante aberrazioni lascito di quella follia, daltronde la scelta che Franz ha fatto, e che ha raccontato più volte nelle sue necessità interiori e vitali, è altrettanto legittima, ma si scontra con un ambiente che tra urgenza espressiva e bisogno materiale ha creato delle isolette semigalleggianti che senza qualche aderenza affonderebbero, ma dall’altro lato sento che non verrà lasciata morire, perchè un ghetto è sempre inefficace socialmente.

    Ora, io spero che queste mie parole non vengano prese per una critica, diciamo, à la Iannozzì, ma come il rendiconto di coscienza delle sensazioni che ricevo.

    Anche questo pensiero mi viene, e mi viene perchè è stato evocato uno spettro, quello del professionismo in letteratura.
    Sono stato per anni un professionista, non della scrittura naturalmente, e ho capito che, (come Harvey Keitel in Pulp Fiction), essere un professionista significa “risolvere dei problemi a fronte di una parcella”.
    Allora mi chiedo perchè autori professionisti come Franz Krauspenhaar, Giuseppe Genna, Wu Ming, insieme ad altri, così bravi che non si offenderanno se Mario Pandiani non li cita, permettano che se un lettore come me, come altri non di bocca buona, esigenti in termini di energia, sincerità, ricerca e stile, per leggere una storia e non un pretesto per delle meditazioni, debbano comprare libri tradotti, di autori professionisti che scrivono superbamente e guadagnano molti soldi.

    Adesso scrivo rivolto in particolare a Franz, per l’affetto che mi lega a lui, perchè non sono riuscito a scrivere nulla sul suo ultimo libro, perchè scrive come…
    ecco, della Gibson Les Paul si diceva che aveva un suono bastardissimo, così scrive Franz, ha una scrittura bastardissima, forte, violenta, e fantastica, e perchè non ho saputo srivere nulla sul suo libro.
    Ho letto continuamente le recensioni, ma una sola mi ha folgorato, per l’affetto con cui era scritta, per la lucidità con cui vedeva il lavoro di Franz, per la bellezza di queste parole che mi ero copincollate nella memoria meditandole a lungo: “Fossi Franz, mi farei scemo, mi farei piccolo, mi innamorerei di una storia, anche non mia, e ci butterei l’anima…” e poi, se non sbaglio gli consigliava di staccarsi da “quella consapevolezza postmoderna”.

    Ho invidiato Franz per un amico così, poi ieri, leggendo l’ultimo lavoro di Roberto Calasso, “La folie Baudelaire”, ho trovato in quello che per me è il John coltrane della letteratura moderna (Baudelaire, non Calasso), alcune cose per cui penso che quel libro si debba leggere.
    Quasi automaticamente ho scritto a margine a matita “x Franz”.
    Una citazione da Baudelaire la riporto, anche per la straordinaria assonanza con la lettera di Raul Montanari :

    “Condannato di continuo all’umiliazione di una nuova conversione, ho preso una grande decisione. Per sfuggire all’orrore di queste apostasie filosofiche, mi sono orgogliosamente rassegnato alla modestia: mi sono accontentato di sentire; sono tornato a cercare un asilo nell’impeccabile ingenuità”

    Sono parole che, mutatis mutantis, ho sentito in un’intervista a Iggy Pop e che credo siano uno spiraglio di luce e sangue per la triste ed epica epoca che viviamo.

    Un abbraccio
    Mario

    "Mi piace"

  5. macondo

    Quando ho verificato (perché già lo sapevo)che la “mia” amministrazione comunale (come quasi tutte le altre, del resto) per la politica culturale aveva optato per la strategia di “fare le nozze coi fichi secchi” (le ragioni sono varie, anche di unz certa giustificazione: mancanza cronica di fondi per la cultura, cattiva gestione dei fondi stessi, disprezzo o sottovalutazione del lavoro intellettuale, ecc.), mi sono reso semplicemente indisponibile. E gli amici-conoscenti che hanno qualche incarico culturale hanno capito l’antifona, e hanno smesso di coinvolgermi. Invece con gli amici-conoscenti che scrivono poesie o romanzi “impossibili” e che si autopromuovono con presentazioni ecc. è (è stata) più dura, ma sono a buon punto. Perché c’è anche questo aspetto, fin qui sottovalutato: quello degli “amici” o “colleghi” con qualche addentellato nel campo delle istituzioni culturali che autopromuovono aggratis i loro scritti, e che, facendo il loro gioco, fanno anche quello al risparmio delle istituzioni culturali. Cmq mi sono eclissato con scelta personale, senza chiamare in causa o confidare sull’aiuto della “categoria”, perché sono mooolto scettico sull’ottenere risultati e solidarietà in un ambito così etereo e gommapiuma quale quello dei lavoratori intellettuali, soprattutto quando la stessa storia sindacale dei lavoratori manuali è fatta più di divisioni che di unioni.

    "Mi piace"

  6. Alessandro Ansuini

    comunque, per dare un crontributo serio, vorrei dire alcune cose. uno che fa lo scrittore scrittore, ossia che scrive e basta, il suo guadagno dovrebbe percepirlo dai libri. ora, in italia siamo pochi, parlo di abitanti, (non è l’ammerica) e quei pochi leggono pochissimo. la fetta è misera. di questa fetta misera, di un tuo libro, ti taglieggiano fino a darti il dieci per cento. cosa può fare un autore? vendere diecimilacopie? sono diecimila euro meno le tasse. ci campi? non credo.
    Ora, si chiede che a un autore, invitato, venga pagato viaggio e dato gettone. domanda mia: per cosa? per la sua bella faccia? voglio dire, qualcuno ha scritto, ti pagano se risolvi un problema o, nel nostro campo, se crei attrazione, ti rendi attrattivo, chiami gente. chi la chiama la gente? i tronisti, mica wuming. ci intendiamo?
    parlo di scrittore scrittore. l’unica alternativa che vedo per uno scrittore scrittore è farsi alzare il prezzo della sua percentuale.(ecco, qui ci vorrebbe un bello sciopero) o in alternativa buttarsi su lulù, ma se non sei famoso vendi 3 copie, se sei famoso 20.
    dunque, che fare? per prendere quei soldi non tramite scrittura ma tramite la propria presenza bisogna rendersi attraenti. per rendersi attraenti ci si contamina. fotografia, musica, immagini. tu sei uno scrittore, o un poeta, arrivi e fai uno spettacolo di un’ora. “spettacolo”. quello ti pagano. non la presenza. dunque cosa si puo’ fare, o ti contamini, e diventi un barnum, oppure scrivi, e chiedi più soldi.
    Le alternative non sono molte ragazzi, la democrazia tecnologica di internet ha prosciugato una vena già arida.

    "Mi piace"

  7. MarioB.

    “Dico che l’autore si piace troppo in quanto tale.”
    Questa cosa qui è il più gustosa, enigmatica sentenza che vedessi mai.

    Un mio amico imbianchino rumeno si piace solo un po’ in quanto tale, cioè come imbianchino, come rumeno forse un altro po’, non so.
    Però sa fare anche un po’ l’idraulico, e lì si piace meno, in quanto tubista.
    Io, in quanto bricoleur, me la cavo, quando sono in quanto tale.
    Come scrittore mi piacicchio, a volte no.
    C’è di meglio.

    auguri caro Franzone :-))

    "Mi piace"

  8. ms

    il mio amico mauro corona è un buon uomo, di cuore grande, geniale quando scrive del suo mondo. ma senza quell’aria maledetta, quel vestire da tamarro di montagna, quel fare il selvaggio dei boschi, sarebbe altrettanto ricercato?
    il buon aldo (busi)senza la sua finocchieria ostentata, il mettersi in mutande sul palco, il non sapere mai cosa cacchio ti può combinare nel corso di una performance, chi lo inviterebbe?
    da sgarbi ci si aspetta una dotta dissertazione o la bava alla bocca fra urla e insulti?
    e bastino questi come esempio di personaggi, ‘a prescindere’ dalla loro scrittura, che di libri possono vivere al pari di coloro che traggono fama e ‘passate’ tv per essere cabarettari o canterini.
    poi ci sono i ‘funzionali’: quelli che hanno una tessera politica, o una contigua, che si precipitano a presenziare ogni evento di parte, che quando parlano stanno in ferrea ‘posizione’, che li si può usare per un attacco al nemico. anche questi possono vivere di libri (più di inviti, gettoni, sceneggiature, programmi radio o tv ecc.). grazie al ‘principe’ che servono.
    poi ci sono gli ‘scrivani’ come franz (e me, e tanti altri) che non hanno una bastante coglioneria per autodefinirsi ‘grandi’ e mettersi in prima fila, che non sono capaci (o si vergognano) a/di fare i personaggi, che non sopportano i principi, che vogliono essere liberi di dirla o pensarla come gli aggrada, che una volta sembrano di destra e l’altra di sinistra (e perciò né quelli dell’una nè quelli dell’altra parte si fidano di loro), che vogliono mantenere la libertà di mandare a fare in culo chi gli pare. né guitti né servi insomma, solo scrittori che meriterebbero un po’ più di attenzione. almeno da parte dei lettori che non comprano un libro solo perché glielo ha detto Fazio o chi per lui.

    "Mi piace"

  9. franz krauspenhaar

    Grazie a tutti.

    Alessandro Ansuini: ma che discorso, parli di “bella faccia”. Non c’entra null la faccia. E’ una questione di dare e avere. Se io vado davanti a un pubblico, mi metto in gioco, do una parte del mio tempo, regalo qualcosa… regalo? No, no. Mi pubblicizzo? Certo. E allora?

    Ogni cosa deve avere il suo prezzo. Se Laura Pausini si va esibire da qualche parte pretende giustamente il suo gettone. Basato sulle sue quotazioni di mercato, che sono alte.

    Se io vado a una manifestazione letteraria chiedo il rimborso spese. Il rimborso spese, cazzo! Alessandro, il fottuto, immorale, squallido, disonorevole (per noi grandi artisti…) rimborso spese!

    Tutti piangono miseria; però per la sagra del pettirosso alopecio i soldi si tirano fuori. Per il concertone del 1 maggio, con quattro rockettari sfiatati i soldi, e tanti, ‘sto branco di porci li tira fuori.

    Ansuini, lasciatelo dire: sono quelli come te che fanno “violenza”. E ti ho detto tutto.

    "Mi piace"

  10. Alessandro Ansuini

    eheh, franz, non t’incazzare. tu mi stai dicendo come vorresti funzionasse io ti dico come sembra funzioni a me, nella realtà. tu questo rimborso spese lo vuoi per presentare un libro? non te lo danno. se vuoi che qualche comune, provincia, regione, privato mecenate tiri fuori dei soldi per averti lo devi intrattenere, vogliono pagare un lavoro. la pausini canta. d’altronde presentare un libro giova all’autore, chi può negarlo, ma il mestiere che dici che vuoi fare tu è quello dello scrittore. e gli scrittori non dovrebbero campare con la loro presenza fisica, ma con la loro scrittura. secondo me se sei bravo alla fine salta fuori, e allora nemmeno serve che tu vada a presentare il tuo libro. puoi essere pynchon e vedere de lillo due volte l’anno, senza fare nessuna presentazione. ma tu parli di entrare nel circo della sagra del pettirosso alipecio, non sono loro che vengono da te. e allora li devi intrattenere. quando dico intrattenere vuol dire sviluppare il testo associandolo a altre forme espressive. che ne so, quando vai a presentare il libro videoproietta questo corto di fangio, per dire. questa sola operazione garantisce una forma visiva altra a quella della parola, che annoia a morte, a quanto pare. sempre se vuoi farlo eh. non capisco di che violenza parli. io ti dico quello che a me sembra lo stato attuale delle cose, se non si campa coi libri si polemizzasse con le percentuali ridicole che vengono assegnate dai taglieggiatori. oppure si sviluppi, una volta che ci si affaccia a un pubblico, il proprio testo in una forma fruibile. ma poi non ho capito, se va a una manifestazione letteraria non ti danno il rimborso spese? ma dai. ogni festival anche minimo di provincia garantisce qualche soldo per le spese di viaggio degli autori, e spesso anche del pernottamento. se poi vuoi essere “pagato” torniamo al discorso che sto tentando di spiegare. ma forse non ci siamo intesi.

    "Mi piace"

  11. marino

    Alessandro, l’idea di dover intrattenere dici tu, invece di presentare – e solo – il proprio libro, e quindio di far conoscere la genesi delle proprie storie, il mondo dell’autore, per quanto sia difficile spiegarlo, soprattutto
    ai parlatori dilettanti come me abituati a parlare da soli,
    non fa incazzare, ma francamente, permettimi, irrita.
    Qui si sta lavorando per una rivendicazione, per chiedere che le librerie si accollino le spese e gli enti paghino la iurnata come la pagano allo spazzino e alla cantante.
    Nient’altro. Qui si lotta per il fatto che l’ente, dal momento in cui ti invita, abbia il dovere e l’obbligo di chiederti quanto gli verrai a costare e di spiegarti i tempi di pagamento.
    Tra l’altro in Nazione indiana si diceva una cosa molto giusta. Gli enti dovrebbero perdere l’abitudine di ospitarti in un hotel a quattro stelle, costo 220 euro a notte, come mi é successo parecchie volte, quando per le mie abitudini
    sarei stato meglio in un degnissimo hotel da 80 euro a notte
    e con l’idea di portarmi a casa il resto.

    "Mi piace"

  12. manuel cohen

    Caro Franz, questo campionario è una goduria. Devo dire che la tua genialità si manifesta a 360°, e te ne rendo merito. La polemica con quell’aceto di Iannozzi,poi, l’ho trovata davvero esilarante! Ti faccio un mare di auguri per un pirotecnico e produttivo 2009 !

    "Mi piace"

  13. franz krauspenhaar

    Non sempre ti pagano. Esempio: mi è stato chiesto di presentare Era mio padre in una grande città italiana. Però: niente vitto, niente alloggio, e solo 70 euro di viaggio (contro i 120 necessari). Se mi avessero coperto le spese di viaggio avrei accettato perchè amici in quella città disposti a darmi ospitalità per una notte ne ho. Ma non ho accettato.

    Scusa, ma io ho fatto anche il rappresentante: non è che per i miei giri dai clienti, su Lit.120.000 tra benzina, cibo e hotel io ne dovevo cacciare 70.000 di tasca mia. No, loro coprivano tutto. Il risultato non era garantito, trattandosi spesso di tentate vendite. In più c’era lo stupendio a provvigioni.

    Ora, tu sotto sotto difendi il sistema; e lo difendi facendo lo gnorri. Io devo portare il video, io devo fare il giullare. Eh no.

    Io presento un libro. Poi sì, le presentazioni spesso sono una rottura di coglioni. E allora? Siamo al circo? Io, per disposizione, cerco di non annoiare, di lanciare la battuta; con questo libro ho avuto una bella risposta dal pubblico. Ecco, semmai gli scrittori e i poeti imparino a non annoiare, a coinvolgere il pubblico.

    Questa storia della performance è una cosa in più, mica devo mettermi d’accordo per fare il performativo così mi pagano. Insomma, qui manca, nel tuo discorso, il rispetto. Per la mia e per l’altrui dignità.

    Se volete fare i clown accomodatevi. Io lo potrei pure fare, ma è una questione di principio e di dignità.

    Su Nazione Indiana Giulio Mozzi ha sbarazzato la questione parlando di “fiera delle banalità”. Beh, è lui banale. E scontato. E noioso. Fa finta di non capire che il discorso è ampio, molto ampio.

    Una mia cara amica ha risolto la questione dicendomi: “Tu devi scrivere, scrivi Franz, scrivi…” Sembrava l’esortazione a Cascella di “dipingere il vento” che facevano i venditori di Telemarket anni fa, quando di Cascella, veri e fasi, ce ne erano una marea. Io scrivo ma ho bisogno anche di un ritorno delle spese.

    Siamo veramente un popolo di coglioni, lo dico fin da quando ero FASCISTA.

    Caro Manuel (ero fascista da ragazzo per naturale avversione a ogni status quo, poi rinsavii) grazie per i tuoi auguri; spero di conoscerti e di fare buone chiacchiere con te; credo tu abbia molto da insegnarmi.

    Ciao Marino, un abbraccio e un augurio per il tuo nuovo libro in lavorazione.

    "Mi piace"

  14. Giocatore d'Azzardo

    Spesso gli ‘enti’ alloggiano gli ospiti in alberghi da 220 Euro a notte perché non ne spendono 220, ma se va bene 100 e rotti grazie alle loro convenzioni. Danno per scontato, in questo modo, di aver ‘fatto un regalo’ [l’alloggio nell’albergo di lusso] e aver saldato il loro debito nei confronti di chi presenta – a fronte di una loro richiesta – un libro.
    Su questo punto Franz ha, secondo me, tutte le ragioni del mondo, ma servirebbe una presa di posizione netta da parte di tutti gli scrittori; presa di posizione che vedo molto improbabile.

    Blackjack.

    "Mi piace"

  15. franz krauspenhaar

    Un grande augurio di buon Anno a Blackjack. Ci siamo scontrati, ma ha il senso delle cose, della realtà. Ha ragione: il problema sono gli altri.

    “L’inferno sono gli altri”, scrisse Sartre. E non aveva tutti i torti.

    Una piccola nota a margine: verso le 3 di domani mattina Primo dell’Anno una nuova puntata di “Siamo i Fangio della cultura che non paga”. Questa volta, un “horrorblob” con delle belle chicche prese da una discussione sanguinosa su Facebook. Grazie se leggerete e commenterete.

    "Mi piace"

  16. Alessandro Ansuini

    caro franz, cominciamo a intenderci su qualcosa, ossia: il discorso è molto ampio. permettimi di dire che parli di me non sapendo cosa faccio da anni che, credimi, se lo sapessi, ti scapperebbe da ridere nel dirmi che “appoggio il sistema”.
    Non mi piace parlare di me, mi annoio, ma se serve a non fraintenderci te le dico volentieri due cose, che forse non sono quelle che t’aspetti, ma tant’è, nemmeno io me le aspettavo quando facevo questi discorsi che fai tu ora. io non pubblico più con case editrici, né grandi né piccole, per principio. il mio principio cominciava col balbettamento che state facendo voi dello sciopero dell’autore. un balbettamento. ti incazzi con una libreria (ma ti rendi conto?) e non ti incazzi con il tuo datore di lavoro? Le sappiamo tutti le percentuali con cui si forma il costo di un libro, devo dirle? perché non chiedete, voi scrittori, il 30 per cento? chiedo è. hai il coraggio di dire che le prensentazioni sono la cosa più noiosa che esiste, ed è vero, e io ti dico che anche le letture di poesia sono la cosa più noiosa che esista, però vuoi essere pagato per ammorbare il pubblico. dico questo perchè, quando mi resi conto che il mestiere dello scrittore o del poeta in italia non viene cagato, ho intrapreso altre strade, sono fatto così. tu lo chiami fare il giullare, io non saprei cosa altro fare, mi piace fare fotografie, leggere, suonare e fare video. sarò fortunato che ti devo dire. non pubblico con case editrici ufficiali, ho una casa editrice clandestina con cui cucio i libri a mano da 6 anni, ho stampato qualcosa come 1500 libri. se non mi piacciono le letture di poesie, organizzo un festival di mio, non mi piace piagnucolare. se una cosa non mi piace la costruisco nuova come piace a me. ho organizzato svariati festival, quindi so anche come funziona l’approvvigionamento dei soldi e la sua distribuzione. per quello ti dico che non s’è mai visto che non danno il rimborso all’autore. ora, da organizzatore di festival, ti dico che se vieni a presentare il tuo libro non viene nessuno. oppure contiamo i tuoi amici. se vieni a fare una lettura con 18 percussionisti (l’ultima trovata di dome bulfaro che non è proprio un giullare) magari un po’ di interesse lo sollevi. e ti devo pagare anche i 18 percussionisti. non avallo il sistema, cerco di comprenderlo. dire la libreria non mi paga fa scappare da ridere. sei tu che vuoi spettacolarizzare il ruolo dello scrittore con un’apparizione. poi. sei carmelo bene? vedrai che puoi anche venire a presentare solo il tuo libro, interesse lo crei. non lo sei? problema. due anni fa ho avuto wuming2 a bazzano, al festival fatto da me, l’ho invitato con il suo ensemble (che comprende membri dei settlefish e dei massimovolume) per uno spettacolo di lettura e musica da fare all’interno di una cantina sociale del 1920. una cosa strafiga, mai ripetuta e mai fatta prima. sai quanta gente c’era? la stessa di quando faccio uno spettacolo io. se fai 50 persone è una festa. idem dicasi per brizzi e i fridax. voglio dire, scrittori abbastanza celebri che performano, mica per dire che tu non sei wuming. per farti capire come funzionano le cose, la realtà. tu mi dici, ma io voglio che siano interessati alla genesi del mio libro! e sti cazzi. non lo sono. e io non sono d’accordo, non avallo niente, ti dico che la gente sbadiglia. in funzione di questo c’è il discorso di chi invitare a un festival e chi no. io di mio ho sempre rimborsato tutti gli autori delle esibizioni, i poeti mai. perchè è un po’ la funzione dello scrittore, viene a parlare di sé, non è sufficente? ti do uno spazio. ti ospito e ti offro la cena. ti pare poco? se ti pare poco trovati uno spazio tuo e fai quello che vuoi. c’è possibilità, se uno ha fantasia. eccome se c’è. i poeti vengono in 50 quando li chiami, devo dare il gettone a tutti? parlo da organizzatore in questo momento. poi sono anche quello che ha fatto 200 interventi in tre anni, più all’estero che in italia, so come funziona anche stare dall’altra parte. e ti ripeto, non avallo un cazzo. e lavoro 48 ore a settimana. ora da quest’estate mi sono sono un po’ stancato, per problemi miei, ma non è che mi incazzo con una libreria perché non mi da il rimborso. se desidero un rimborso so chi chiamare e cosa devo presentare. prova, provate, voi scrittori e basta, a fare un’esame di coscienza e pensare che le vostre presentazioni annoiano. annoiano anche le mie, franz, non è una cosa personale fra me e te. prova a fare l’organizzatore di eventi e chiama gli scrittori che vengono lì a parlare del libro. poi mi dici come ti comporti, quando sei tu che devi amministrare un budget e far venire gente, perché, se non viene gente, mica te li ridanno l’anno dopo. poi c’era marino che faceva quel discorso dei 280 euro a notte per un albergo, che ne sappiamo di come l’organizzatore era d’accoordo con l’albergo? magari non ha speso 280, aveva unba convenzione. oppure. sai che spendono 280? digli che vai a dormire da un amico e ti metti i soldi in tasca. sollevate un problema che non è un problema, è aggirabile. però puntate i piedi. il giullare non lo faccio, dici. e non lo fare. scrivi allora. e siamo da capo.

    "Mi piace"

  17. sergiogarufi Autore articolo

    Alessandro, prima di tutto: voi scrittori? voi poeti? quand’è che diremo noi? noi che scriviamo? e punto?

    avanti: il 30%? è impossibile. è una lotta persa in partenza. tu mi dici di rinunciare al basico, al pane, per lottare per un companatico che non mi sarà mai dato? e con chi?

    per arrivare al 30% devi prima stare in un mondo nel quale si fanno le cose sul serio, non per finta. mi citi wu ming e altri che, bravi lo sono, ma non muovono le folle; muovono qualche appassionato, quindi non stupirti se il numero degli spettatori è lo stesso per quelli che vengono a sentire te o me.

    questa dall’annoiare è una scusa: ripeto, non ho nulla contro le performance. a te piace fare cose diverse, tutto qua. perchè le sai fare. buon per te. a me piace seguire quello che ho fatto, con onestà, credo. però pretendo pari onestà dagli altri.

    a me non va, te lo dico chiaro e tondo, mettermi 280 euro in tasca e dormire dall’amico… non è così che si risponde alla durezza del problema. io non voglio abbassarmi fino a questo punto. porca puttana, io pretendo il giusto. e lo dovrebbero pretendere anche gli altri.

    tu, è chiaro, hai fatto una scelta diversa; ti autoproduci, ti muovi su ambiti che sono contigui e diversi. dunque, bravo. ma non venirmi a parlare di noia: alle mie presentazioni ci si annoia, ma se si è lì per caso, e succede. perchè se si è lì per interesse, allora non ci si annoia. tutte le volte rimango a parlare con varie persone; perchè si sono annoiate? le sto calmando contro i reclami? sono venuti a sentire cosa c’era da dire all’impronta su un libro.

    io sarei ben contento di partecipare ad eventi che mettano insieme artisti di discipline diverse. lo spettacolo mi piace. ma cosa devo fare, passare col cappello dopo? non ho questa predisposizione. sono nato signorino, evidentemente. non ho voglia di correre, nè di sgomitare nella guerra dei poveri.

    non sono ricco di famiglia. vengo da tanti anni di lavoro. certa gente mi ha invitato a lavorare. beh, io invito loro affanculo. amdrò avanti fino alla fine, anche da solo. siamo soli, sempre più soli. mi vieni a parlare di mettersi in tasca i 280 euro. ma chi se ne frega?

    "Mi piace"

  18. Alessandro Ansuini

    intanto buon anno, che sennò ci avveleniamo il sangue e non è una cosa che si risolve adesso. guarda, già se campi con la tua scrittura, al giorno d’oggi, hai il mio massimo e assoluto rispetto. sono contento che ci cominciamo a capire. mi sembra giusto anche il tuo rifiutare i 280 euro per principio. però. c’è un però. il nodo cruciale mi pare sia la presentazione del libro che, secondo me, se non sei baricco, non chiama nessuno. da questo punto di partenza, vengono le conseguenze. che io ho provato a spiegare, che sono anche ragionevoli per chi organizza. piuttosto, la storia del 30 per cento, mi fa girare le palle. tu dici, impossibile. e perchè? perché se l’iniziativa viene da me e te non serve a un cazzo? può essere. io so che king in america ha sfanculato la casa editrice, ha pubblicato su internet e voilà, un milione di copie vendute. è vero, è l’america. qui abbiamo altri numeri. anche genna, che è un bravissimo scrittore e anche abbastanza famoso ha fatto il salto con internet, molto coraggioso, quante copie avrà venduto, una cinquantina? cento? pochi. ma almeno quei soldi se li è messi tutti in tasca, molto più onerevole che elemosinare il misero 7 10 per cento a quattro stronzi pieni di cocaina che vogliono mettere bocca nelle cose che scrivi.
    poi, la parte del capello, che mi ha fatto ridere, eheh. non devi passare col cappello. quello che io ti sto dicendo è che quando ti chiamano per presentare il libro, se tu volessi, potresti dire guarda che vengo con un quartetto d’archi che durante la presentazione ogni tanto fa un’aria. vedrai che i soldi saltano fuori. anche un teatro ti aprono. ma tu non vuoi questo compromesso dici, e io ti rispetto per questo. mi sa che però farai fatica a farti pagare da una libreria, o da un’ente, tutto qui. ora rilassiamoci che tanto non è che cambia un cazzo, così d’improvviso.

    "Mi piace"

  19. sergiogarufi Autore articolo

    beh certo. ma il quartetto d’archi è uno sbattimento e una spesa. ma ne riparliamo, chissà che non si possa fare qualcosa insieme.

    io l’anno prossimo ho parecchia carne al fuoco.

    un abbraccio e buon 2009.

    franz

    "Mi piace"

  20. Alessandro Ansuini

    vogliono una spesa. vogliono spendere dei soldi e dicono che la tua sola presenza non basta. questa è la dritta. e allora io vengo con un quartetto d’archi rispondi tu, fai la stessa identica cosa che volevi fare e sono tutti contenti. i maledetti compromessi, eheh.
    non lo proietto più il porno in centro, mi imbuco a una festa stasera, pare. se arrivo intero. adesso sono al lavoro, giusto per fare della poesia 🙂
    a quanto pare i progetti per il 2009 sono molti, da parte di parecchi autori, proprio adesso che io mi sono imbolsito 🙂 se ce l’a volontà si fa tutto comunque, sarebbe un enorme piacere per me.
    buon anno cari.

    "Mi piace"

  21. Antonio M.Logani

    Vecchi post e vecchi commenti…sempre attuali.
    É stato interessante leggervi. Sotto sotto si nota un accordo comune.

    Credo, ne sono convinto, che chi scrive lo fa innanzi tutto per ispirazione. Ma nessuno mai ha rifiutato pecunia. Molti sperano di riceverne tanta, altri sperano soltanto in una pubblicazione del proprio lavoro per avere la motivazione di scrivere ancora e poi spera, e chissá, arriverá anche per lui la tanto attesa pecunia.

    Se gli “editori che pubblicano gratis” facessero quello che fanno senza alcuna sicurezza di un “ritorno”, non esisterebbero “editori che pubblicano gratis”.

    Infine; é giusto che chi lavora, qualsiasi lavoro faccia (non hobby o volontariato), debba avere gratificazione personale e materiale per ció che ha prodotto.

    Oggi, 10 agosto 2009 alle ore 13, cosí ho scritto.

    Buon Natale.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.