FINE DEL 2008

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FINE DEL ‘68

Ho contemplato dalla luna, o quasi,
il modesto pianeta che contiene
filosofia, teologia, politica,
pornografia, letteratura, scienze
palesi o arcane. Dentro c’è anche l’uomo,
ed io tra questi. E tutto è molto strano.

Tra poche ore sarà notte e l’anno
finirà tra esplosioni di spumanti
e di petardi. Forse di bombe o peggio,
ma non qui dove sto. Se uno muore
non importa a nessuno purché sia
sconosciuto e lontano.

 
Eugenio Montale (da Satura)

16 pensieri su “FINE DEL 2008

  1. “Se uno muore
    non importa a nessuno purché sia
    sconosciuto e lontano.”

    Quanto sopra continua a valere malgrado televisione ed internet, anche perché, a fronte del bombardamento mediatico, l’individuo si ritira in un’interiorità peraltro sempre meno intima.
    In ogni caso auguri, davvero.
    Roberto

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  2. Vero Roberto, non bisognerebbe dedurre l’urgenza delle proprie azioni dal bombardamento mediatico. Altra cosa è rifugiarsi nell’imbuto del privato, illudendosi che non ci sia un mondo e riducendo la realtà a un sogno o a “niente altro” che uno spettacolo.

    Per rallegrarsi di veder passare il mondo forse occorrerebbe essere uno gnostico dell’Adelphi… Per fortuna o sventura non ci riesco, temo di essere rimasto, in questa strana fine dell’anno 2008, gravemente cattolico. Non a caso, mi viene in mente di non essere… un’isola*.

    Auguri di buon anno a tutti, alla luce del Natale, nonostante tutto.

    Gianni


    *NESSUN UOMO E’ UN’ISOLA
    Meditazione XVII, sulla malattia e la morte (estratto)
    di John Donne

    Forse quello per chi suona il campanello è così malato da non sapere che questa campana sta suonando per lui: e io forse mi posso credere di stare ben meglio di quanto sto, che cotanti mi circondano, e costatano le mie condizioni, lo potessero aver fatto suonare per me, senza ch’io lo sappia.

    La Chiesa è Cattolica, universale, e così lo sono tutte le sue azioni; tutto quanto fa appartiene a tutti.

    Quando battezza un bambino, quest’azione mi riguarda, poiché proprio questo rilega quel bambino a questo corpo che è anche la mia testa, e s’innesta a questo corpo cui sono un membro. E quando sepellisce un uomo, quest’azione mi riguarda; l’umanità intera è di un autore solo, ed in un solo volume; quando muore un uomo, non si strappa un capitolo dal volume, anzi lo si traduce in una lingua migliore; e ci vorrà che tutti i capitoli vengano così tradotti; Dio impiega parecchi traduttori; certe parti sono tradotte dall’età, altre dalla malattia, altre dalla guerra, altre dalla giustizia; ma la mano d’Iddio si trova in tutte le traduzioni, e la sua mano rilegherà tutte le pagine cosparse per questa biblioteca dove riposeranno tutti i libri aperti gli uni per gli altri.

    Per conseguenza, la campana che suona per una predica non chiama soltanto il predicatore ma anche tutta la congregazione, dimodoché questa campana ci chiama tutti; ma quanto più a me, che sono portato così vicino alla porta dalla malattia.

    (…) Chi è che non alza gli occhi verso il sole quando questi spunta? Ma chi è che non toglie lo sguardo da una cometa quando essa accade? Chi è che non tende l’orecchio per udire una campana che suona per qualche occasione? Ma chi è che la può distogliere da quel rintocco che sta faccendo passare un pezzo di lui stesso al di fuori di questo mondo?

    Nessun uomo è un’isola, intera per se stessa; ogni uomo è un pezzo del continente, parte della Terra intera ; e se una sola zolla vien portata via dall’onda del mare, qualcosa all’Europa viene a mancare, come se un promontorio fosse stato al suo posto, o la casa di un uomo, di un amico o la tua stessa casa. Ogni morte di uomo mi diminuisce perché io son parte vivente del genere umano. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te.

    John Donne, Devozioni per occasioni di emergenza, Roma, Editori Riuniti, 1994.

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  3. Grazie, Giovanni, per questi versi, mi sembrano proprio necessari.

    un carissimo saluto e un augurio di pace per te, per tutto il mondo.

    jolanda

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  4. A quarant’anni da quella fine d’anno, tutto sembra mutato. Non però allo sguardo senza tempo del poeta, che sembra parlar d’oggi.

    Grazie Giovanni, auguri a te e a tutti

    Antonio

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  5. votato, o condannato, a parlare del futuro, lo scrittore o il poeta, quando veramente grande, veramente vate ci mostra dal suo oggi la condizione costante dell’uomo, escluso pochi e insignificanti dettagli. un augurio a tutti voi, scrittori e poeti, di saper far cantare la vostra voce e di saper donarla a chi non l’ha e forse non l’avrà mai. fate cantare lo spirito che è in voi e poi andate notando…
    un abbraccio grande a tutti e un, non sapete quanto, caldissimo GRAZIE!
    lu

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  6. Ma vi immaginate davvero se dovessimo stare male per ognuno che muore sconosciuto e lontano? Io se mi ponessero di fronte all’alternativa di sacrificare la vita di 100.000 sconosciuti lontani piuttosto che la vita di una persona che amo, direi “che muoiano i 100.000 altri”. E così funzionano le persone umane medie. Altrimenti tutta l’umanità sarebbe già suicida.
    Montale non fa moralismi, dice la verità e basta. E allora prendetevi un panettone buono, magari di pasticceria, siate contenti mentre lo gustate, che ogni cosa buona è preziosa e fa meglio al mondo che il compianto per i morti. “Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti” (G. Cristo)
    Vi va bene il sistema del mercato? Vi va bene usare la benzina? Allora tenetevi le guerre senza compianto, perché fanno parte del sistema.
    Vi va bene l’umanità? Allora tenetevela un po’ bella e un po’ orrenda senza compianto, perché questa è la realtà delle cose.

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  7. Il pensiero di Antonio è lo stesso che ho fatto io, leggendo questi versi. Non li conoscevo, ma mi sono venuti i brividi pensando a quanto siano attuali, nonostante i cambiamenti della società e del mondo in toto.
    Grazie
    auguri a tutti

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  8. La felicità
    di Jorge Luis Borges

    Chi abbraccia una donna è Adamo. La donna è Eva.
    Tutto accade per la prima volta.
    Ho visto una cosa bianca in cielo. Mi dicono che è la luna, ma
    Che posso fare con una parola e con una mitologia?

    Gli alberi mi fanno un poco paura. Sono così belli.
    I tranquilli animali si avvicinano perché io gli dica il loro nome.
    I libri della biblioteca sono senza lettere. Se li apro appaiono.
    Sfogliando l’Atlante progetto la forma di Sumatra.

    Chi accende un fiammifero al buio sta inventando il fuoco.
    Nello specchio c’è un altro che spia.
    Chi guarda il mare vede l’Inghilterra.
    Chi pronuncia un verso di Liliencron partecipa alla battaglia.

    Ho sognato Cartagine e le legioni che desolarono Cartagine.
    Ho sognato la spada e la bilancia.
    Sia lodato l’amore che non ha né possessore né posseduta, ma entrambi si donano.
    Sia lodato l’incubo che ci rivela che possiamo creare l’Inferno.

    Chi si bagna in un fiume si bagna nel Gange.
    Chi guarda una clessidra vede la dissoluzione di un impero.
    Chi maneggia un pugnale prevede la morte di Cesare.
    Chi dorme è tutti gli uomini.

    Ho visto nel deserto la giovane Sfinge appena scolpita.
    Non c’è nulla di antico sotto il sole.
    Tutto accade per la prima volta, ma in un modo eterno.
    Chi legge le mie parole sta inventandole.

    )*

    Buon anno!

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  9. Se uno muore
    non importa a nessuno purché sia
    sconosciuto e lontano.
    E’ una tremenda verità.
    Grazie
    Giovanni
    e ancora auguri!

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  10. Ma no, non del tutto: l’era globale ha aggiudicato meglio i ruoli.
    Ma si può essere lontano vicini anche a chi si ama e NON si conosceva (V.Sereni docet)

    AUGURI molto cari di Buon Anno a voi LPELS,MPia Q

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  11. @7 (Anna L.B.) Concordo, con un distinguo. Dire che nascite e morti di sconosciuti mi toccano non è fare del sentimentalismo. E’ anche questa una verità di fatto. A considerare la specie umana, la sua propensione alla distruzione, di se stessa e di ciò che la circonda, e poi la durata inconsueta dell’infanzia, cioè il tempo in cui un essere umano è indifeso e bisognoso di cure, il fatto che ci sia, la specie umana, oggi, è piuttosto sorprendente.
    La storia umana mi pare una sfida alle probabilità di sopravvivenza della specie.
    Ha ragione Montale, se uno muore
    non importa a nessuno, ma la morte, se la si sa, tocca ognuno, anche le persone “medie”. Poi però ci sono anche quelle “estreme”, che fanno cose che non ti aspetteresti.
    E, proprio a dirla tutta, non per tutti la Morte è morte.
    Un caro saluto e un augurio a tutti (proprio a Tutti). E un pensiero particolare a Fabrizio, e a Don Mario, che non conosco personalmente, ma che è anche parte del mondo di chi frequenta questo sito.

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  12. Oggi anche la poesia è impotente, inacapace di dar conto della tragedia. Solo la prosa, l’informazone, può testimoniarla.
    Testimonianza di una infermiera; brano tratto dall’ecuadoriano El Comercio on line, giornale di centro, che ha ripreso dal Guardian:
    “En el hospital Shifa, de la ciudad de Gaza, no hay suficiente espacio para los pacientes. Heridos y muertos aguardan afuera. Un hombre desesperado buscaba a su familia. Ahora está llorando, abrazado al cadáver de su hermano.

    Y una madre encontró el cadáver de su hijo. Adentro, faltan médicos y hasta vendas. DesdeJordania ha llegado sangre para transfusiones. El equipo de este hospital ya está obsoleto. No hay electricidad buena parte del día. Y es que muchos generadores están a punto de fallar. Cada media hora hay bombardeos.

    El primer día solo murieron policías de Hamas. Ahora hay muertos civiles. Y ahora ya no se ven policías. Tampoco hay ventanas intactas en el centro. Es como vivir a la intemperie. No hay familia que no haya perdido un miembro. The Guardian”

    E dopo la prosa, l’unico commento giusto credo sia il silenzio consapevole.

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  13. che ognuno nel suo microcosmo d’affetti si sforzi d’essere felice, agiato, comodamente trascinato dalla sua quotidiana rincorsa del benessere materiale ed affettivo è ovviamente normale, e ci si dispera per gli incovenienti quotidiani, si bestemmia nel traffico andando al lavoro, …: è la routine, è la “nostra” singola ed unica vita … ma ben venga la riflessione sui 100.000 che muoiono lontano, ben venga la lotta, la parola, la sensibilizzazione, ben venga l’accendersi l’animo per quello che è fuori dalla nostra misera scatoletta, diversamente non ci accorgeremmo che quelle lontane realtà possono rimbalzarci dietro l’angolo e divenire noi stessi i lontani 100.000 per qualcun altro.

    Sereno routinario 2009 a tutti.

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