Il gusto relativo

comune_di_bologna

di Mauro Baldrati

Potenza della pubblicità?
Persuasione occulta?
Il nostro gusto è plasmabile?
Da un ufficio della nuova sede del Comune di Bologna, che i dipendenti chiamano L’Inferno di cristallo, si vede un capannone del vecchio mercato ortofrutticolo, una copertura con linee curve, come onde nere, o gobbe nere, poiché è interamente coperto di bitume.
Quando entrano i cittadini, che riceviamo per rispondere ai loro quesiti di carattere urbanistico, la battuta ricorrente è: “mamma mia che panorama!” seguita da una smorfia, o un sorriso ironico. E’ l’unica struttura rimasta in piedi del mercato, che è stato raso al suolo per fare posto alle torri di cristallo e acciaio.
Un giorno ero alla finestra, in compagnia di un geometra più anziano di me, uno studioso, un sapiente come può esserlo solo un geometra, ottimo disegnatore e fine incisore, e anche un esperto d’arte. A una mia osservazione sulla creatura gobba, ha allargato le braccia. “Be’ sai com’è, lo vogliono restaurare perché è di Nervi.”
L’ho guardato strabiliato: “vuoi dire che quel coso è… di Nervi? Quel Nervi?” e ho guardato il capannone con intensità raddoppiata, triplicata, decuplicata.
Pier Luigi Nervi, l’ingegnere. Ha progettato un sacco di roba in giro per il mondo, ma soprattutto la sala delle udienze del papa, la famosa “Aula Nervi”, dove RAI 1 mostra il papa che riceve i fedeli.
Uno che ha una sala col suo nome in Vaticano.
Avete presente il Vaticano? E’ il supermassimo dei massimi. Cosa sono il Cremlino e la Casa Bianca a confronto col Vaticano? Delle bocciofile. E Buckingam Palace? Il negozio di un rigattiere. E tutti i sultanati del mondo arabo, coi loro ridicoli bagni d’oro massiccio e le barchette ormeggiate a Cannes o a Portofino? Cianfrusaglie, paccottiglia. Ma li avete letti i libri di Maria Bellonci? La Corte del papa era la più importante del mondo. Quando i principi, i re, erano finalmente ammessi alle feste del papa, ed entravano nei saloni, e vedevano i cardinali che danzavano con le dame dell’aristocrazia rinascimentale, e ruotavano leggiadri facendo aprire le vesti rosse, abbassavano lo sguardo perché capivano che lì c’era la vera ricchezza, il vero stile.
Se uno ha una sala col suo nome in Vaticano deve essere a sua volta il supermassimo dei massimi. E quel capannone gobbo era stato pensato, progettato dal supermassimo dei massimi.
tettoia Così ho iniziato a guardarlo con occhi diversi, e appena avevo un minuto libero andavo alla finestra a contemplare il capannone gobbo. Quelle linee mi evocavano un oceano nero, che il grande progettista aveva immobilizzato in una struttura dinamica, l’onda immobile che si porta dentro il movimento, un’energia eterna, in divenire, imprigionata nella materia plasmata dall’uomo, il padrone della terra.
Alcuni giorni dopo ne ho parlato con un altro geometra, anche lui un sapiente ma più giovane, più aggiornato dell’altro, più moderno, uno che conosce a fondo tutte le normative che regolano l’uso del territorio, ma anche la tecnologia informatica, elettromagnetica, nonché finanziaria, economica. Quando gli ho riportato le parole dell’altro geometra, e gli ho palesato il mio stupore, e anche la mia ammirazione, ha ridacchiato. “Macché Nervi” ha detto. “E’ una diceria. L’hanno pensato per qualche tempo, ma non vi è una sola prova che quel bagaglio sia di Nervi.”
“Ah” ho fatto, basito, depauperato.
Sono tornato nell’ufficio delle informazioni e ho contemplato per l’ennesima volta il capannone gobbo. Macché oceano. Era uno dei tanti casoni degli anni Cinquanta, archeologia industriale forse, quando si stendevano tonnellate di bitume sulle coperture di cemento armato.
Peccato. Sarebbe stato bello se fuori dalla nostra finestra avessimo avuto uno dei prodotti del supermassimo dei massimi. Se mi concentravo potevo immaginare, sotto al tetto a onde nere, il papa che riceve duchesse e regine del Rinascimento con antichissimi gioielli, inginocchiate mentre gli baciano l’anello.
Invece è solo un parcheggio.

(Le foto: in apertura, la nuova sede del Comune di Bologna; all’interno, la presunta tettoia Nervi)

8 pensieri su “Il gusto relativo

  1. Questo fa capire come siano influenzabili i gusti e le scelte, se mai ce ne fosse bisogno. Anche così si è formato il nostro sentire, fin dall’inizio. C’è qualcosa di prodigioso però in questa capacità di vedere il bello: “le onde del mare”, in una comunissima cosa fra altre. Pare bella anche a me.
    Complimenti per le foto.

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  2. La tettoia a onde curve mi pare ‘na cosa comune come copertura di di tante industrie italiane dagli anni’ 40.
    Mi sembra mica Nervi.
    Di coperture curve se n’intendeva parecchio.

    Però l’inferno di cristallo è più brutto, orca!
    Cosa ci fanno quelle psuedotettoie sospese tra ‘n’edifizio e l’altro?
    Il parasolino?
    Bleaaccch!!!

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  3. Grazie Paola e Mario. Mario: quelle che chiami pseudotettoie in effetti hanno prodotto una infinità di commenti e battute. Sono enormi strutture in metallo che hanno unicamente una funzione estetica, essendo, tra l’altro, aperte.

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  4. A me emotivamente non dispiacciono quei tetti catramati a onde. Comunque mi pare che se ne vedano ancora, almeno io ne ho già visti, chissà dove, dai treni… Hanno assorbito come caratteristica estetica il fatto di essere “dimenticati”.
    Per quanto invece riguarda le pseudotettoie al gratin, invece, mi fanno venire in mente una scultura orribile subito soprannominata “la branda”, che campeggiò per diverso tempo di fronte alla Stazione Centrale qui nella bella MI e poi fu tolta a furor di popolo.

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  5. Non sempre il nome è segno di garanzia, vicino a casa mia c’è una chiesa disegnata da Alvar Aalto il cui tetto rappresenta le onde del mare, onestamente, è veramente brutta.

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