Gianrico Carofiglio, Né qui né altrove / Una notte a Bari

Né qui né altrove / Una notte a Bari – Gianrico Carofiglio – Editori Laterza 2008 – pagg. 159 – Troppo pochi euro per tanta storia.

** * **

di Alberto Pezzini

Gianrico Carofiglio sa scrivere. E bene. Diciamo che in Italia è divenuto quello che Scott Turow – con Presunto Innocente – è stato negli Stati Uniti. Un narratore della realtà processuale dentro la realtà vera e propria. I due universi sembrano lontani, quello del processo e quello della realtà. Sono due mondi effettivamente distinti. Ma che poi finiscono per intrecciarsi. Con la teoria del testimone inconsapevole – secondo cui una persona che mente mentre testimonia non lo fa consapevolmente se segue un proprio inconscio sistema visivo interiore capace di deformare la realtà – ha creato la figura del legal thriller italiano. Che non può mai non essere autobiografico, peraltro. Solo che Carofiglio possiede una capacità di scendere dentro l’animo e nei luoghi che è anche tipica di un grande osservatore. E di uno che riesce a vedere anche dietro i lineamenti degli altri. Il problema più urgente salta fuori quando deve vedere dentro sé stesso. Ecco che allora quest’ultimo libro – in cui non c’è Guido Guerrieri, un avvocato onesto incapace di mentire – diventa un modo per confessarsi. E Carofiglio lo fa lievemente usando Bari, la sua città, per raccontarci pezzi e brandelli veri della sua vita. Ma soprattutto di sé stesso. Trovarsi dopo vent’anni, a volte, è drammatico. A volte traumatico perché ti sembra di vedere cosa si è fatto di te negli occhi degli altri. E’ come sentire una musica finalmente con delle orecchie diverse e che non sono le tue. Ti accorgi di troppe cose che non vanno bene. Tutto in una notte. Un incontro tra tre amici, una mangiata nella cucina di Bari che è pantagruelica con una sapienza culinaria allo spasimo dell’eccellenza. Un pescare poi nel fondo dell’anima laddove i ricordi stanno senza maschera. Vengono fuori allora i ricordi di una vita. Una vecchia libreria dove Carofiglio leggeva a gratis, e che poi viene chiusa all’improvviso. L’odore della focaccia, carnale, che vibra tra le pagine e ti pare di averne un cartoccio tiepido in mano. La prima volta che hai preso un sacco di botte. Anzi, quando sei stato pestato a sangue, senza una spiegazione, soltanto perché la prepotenza è cieca e non concede l’intelligenza né la civiltà. Poi hai mangiato quella sera ingoiando lacrime e pasta ed hai dormito con un mostro nel letto. Quello della paura. Che al giorno dopo diventa determinazione, forza, e ti vai ad iscrivere ad una palestra di arti marziali con cui la vita cambia.Scopri ad un certo punto che la tua fidanzata ti considerava soltanto un egocentrico senza bussola, una persona povera di sentimento. E lo diceva a quello che credevi essere uno dei tuoi migliori amici. Tutto in una notte. Qui Carofiglio, finalmente in prima persona, non si concede un solo sconto. Si lascia vedere non nudo, ma senza tema di essere riconosciuto. E’ lo scrittore che si toglie la maschera e si mette alla finestra. Tranquillo, ben sapendo che dal conflitto nasce l’equilibrio. Che bella è la sua scrittura. Questa, insieme alla realtà e non realismo delle sue storie, è la vera chiave capace di spiegare il successo di Carofiglio. La sua scrittura è colloquio umano, è conversazione interiore che senti tua. Vi ricordate quando da piccoli si aveva sempre qualche compagno il quale leggeva con le labbra i libri ? Li si vedeva quasi conversare con quel testo, quelle parole che avevano davanti agli occhi. Oggi capita a volte di vedere le persone anziane leggere così. Silenziosi sussurrano una conversazione leggera, che sembra fatta di filo ed aria. E’ un miracolo poter far leggere le persone in quel modo. Silenziose ed assorte in quel mare di parole semplici. Carofiglio, però, non usa soltanto parole semplici. Usa la vita per i propri libri. E questo li rende come la focaccia. Capaci di livellare le distanze sociali. I libri di Carofiglio sono un motore di uguaglianza nel senso che tutti possono farlo partire. Come la focaccia a Bari che resta un ricordo tattile, materiale, soprattutto se dentro ci metti la mortadella. Tenete presente che c’è da crederci perché i sapori del meridione sono frustate addosso, chè posseggono la forza del mediterraneo. E’ bello poter avere avuto la possibilità di scendere dentro l’anima di Carofiglio tutto in una notte. E scoprire che un’anima ha dei luoghi e degli spazi più profondi che non il buio della notte quando lo attraversi. Qui Carofiglio ha avuto il coraggio di dire basta alle ombre che gli danzavano dentro e le ha fatte morire alla luce della propria personale presa in carico. E’ un libro malinconico, struggente, fatto di mille parole che non si trovano nei libri aulici. Le parole sono davvero un tesoro se le si sa usare. Il bello è che sanno dire molto quando possono anche divenire spiacevoli per qualcuno. Anche perché una scrittura troppo castigata non lascia segni e non scalda le papille della commozione.

Un’altra pagina di vero. Un’altra bellissima rielaborazione della propria vita. Senza veli.

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