di Alberto Accorsi
Noi che
La città ce la portiamo appresso
fatta di cellulari e di computers
come una roulotte con tanto di cesso
Noi che ci sentiamo a casa nostra in ogni luogo
in aereo in treno in ascensore purché ci sia il logo
« C’est la Mort qui console, et qui fait vivre;
C’est le but de la vie, et c’est le seul espoir
Qui, comme un elixir, nous monte e nous enivre
Et nous donne le coeur de marcher jusqu’au soir;»
Perché poveri pur sempre siamo
con poche cose, una borsa, due chiavi, un manico
d’ombrello
nella mano.
Elevazione
Davanti a me
in tre
i due piccoli si rincorrono
poi si arrestano all’improvviso;
Lei al centro li trattiene
dopo li spinge
insomma un bel daffare!
Un pezzetto di pane è per terra.
allora
Lei si ferma, lo raccoglie e lo posa
delicatamente
sul muretto.
Riprende il cammino
il suo volto si vede appena
coperto com’è da un velo bianco
i bimbi si rincorrono
ma Lei
cerca di trattenerli ancora.
Orizzonti
Come al solito,
di metonimia in metonimia
mi trascinavo
metaforizzando l’assenza.
Ma quel mattino, dopo lo sparo ,
mi piacque assaporare
l’attonito silenzio:
dall’Imperatore ci andai …
ma portai con me
Tiberio, il tribuno.
E che dire della sera?
fu ancora più strana:
tra le camere colorate della cascina – senz’acqua
mi aggirai curioso bambino
avvolto nell’aria dolciastra
con un piccolo bicchiere
divino.

Sprazzi del quotidiano vivere, slanci ironici e quanto mai carichi di un senso utile ad affrontare il vivere di ogni giorno, ma trasfigurato da sensi altri, più profondi. Grazie della lettura.
Adonai
Apolide
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