«Un’arte», poesia di Elizabeth Bishop

elizabethbishop-olderTra le tante segnalazioni di natura letteraria che circolano su Facebook mi capita a volte di imbattermi in autentiche chicche che rappresentano per me una vera e propria epifanìa.
È il caso di questa poesia, magistralmente tradotta da Marilena Renda. L’autrice è Elizabeth Bishop, poetessa entrata da tempo nel novero dei grandi.
La pubblico qui perché non credo esista luogo più adatto per apprezzarne l’intensità e il canto potente che i suoi versi sprigionano.
Ringrazio ancora una volta Marilena Renda per l’elegante traduzione.

L’arte di perdere non è una disciplina dura
tante cose sembrano volersi perdere
che la loro perdita non è una sciagura.

Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta la tortura
delle chiavi di casa perse, delle ore spese male.
L’arte di perdere non è una disciplina dura.

Esercitati a perdere di più, senza paura:
luoghi, e nomi, e destinazioni di viaggio.
Nessuna di queste perdite sarà mai una sciagura.

Ho perso l’orologio di mia madre. Era
mia ed è svanita – ops! – l’ultima di tre case amate.
L’arte di perdere non è una disciplina dura.

Ho perso due vasti regni, due città amate,
due fiumi, un continente. Mi mancano,
ma non è mica un disastro averle perdute.

Nemmeno perdere te (la figura, la voce allegra
il gesto che amo) mi smentirà. È chiaro, ormai:
l’arte di perdere non è una disciplina dura,
benché possa sembrare (scrivilo!) una sciagura.

20 pensieri su “«Un’arte», poesia di Elizabeth Bishop

  1. One Art
    by Elizabeth Bishop

    The art of losing isn’t hard to master;
    so many things seem filled with the intent
    to be lost that their loss is no disaster.

    Lose something every day. Accept the fluster
    of lost door keys, the hour badly spent.
    The art of losing isn’t hard to master.

    Then practice losing farther, losing faster:
    places, and names, and where it was you meant
    to travel. None of these will bring disaster.

    I lost my mother’s watch. And look! my last, or
    next-to-last, of three loved houses went.
    The art of losing isn’t hard to master.

    I lost two cities, lovely ones. And, vaster,
    some realms I owned, two rivers, a continent.
    I miss them, but it wasn’t a disaster.

    —Even losing you (the joking voice, a gesture
    I love) I shan’t have lied. It’s evident
    the art of losing’s not too hard to master
    though it may look like (Write it!) like disaster.

    fra le mie preferite della Bishop, e qui in un’attenta traduzione.

    grazie
    lisa

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  2. Sergio, sono rimasta *folgorata* dalla traduzione di Marilena appena l’ho letta.
    Facebook, a volte, regala delle autentiche meraviglie. Basta avere occhi per vedere…
    Grazie, il tuo commento è *estremamente* gradito!

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  3. l’arte di perdere non è difficile da imparare, perché, in fondo lo sappiamo, niente di quanto possediamo è nostro per sempre. Continueremo a perdere, ma a trovare anche, oggetti e situazioni e incontri … fino alla fine. Di questa poesia amo la leggerezza, come d’un gioco di spoliazione che fa soffrire, ma, se s’impara bene, rende anche invulnerabili. Pregevole la traduzione!
    piera mattei

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  4. Sai, Piera, proprio perché la perdita è insita nell’uomo, l’essere umano cerca sempre qualcosa che “resti”. E ogni volta che si rinnova la delusione (o che si conferma la certezza) è un colpo al cuore.
    Quindi forse perdere è davvero un’arte che va imparata… soprattutto in certe circostanze.
    Grazie di cuore di essere intervenuta. Un abbraccio.

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  5. Che belle le poesie e gli autori che sanno scoprire la dimensione orizzontale dell’accettazione. Nell’ultimo libro di Lodoli l’accettazione arriva dopo 70 pagine di malinconia ridondante. Qui, invece, è speranzosa e chiara come, appunto, un orizzonte. Grazie Gaja, t’ho citato Lodoli perché ricordo di averlo incensato con te, ma quest’ultimo libro(Sorella) non m’è proprio andato giù 😛

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  6. MIchele, non ho letto “Sorella”, ma credo che le “modalità” di incastro di certi temi siano necessariamente diverse tra una poesia e un romanzo. Poi, de gustibus non est ecc ecc.
    Detto ciò, ti ringrazio molto per la lettura e non posso – visto che hai citato Lodoli – ribadire che, a mio avviso, “Diario di un millennio che fugge” (e non solo quello della produzione lodoliana!) è uno dei libri più belli degli “ultimi” anni.
    abbracci!

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  7. Leggendo mi è venuto in mente di segnalare, per chi non la conosce già, un’altra bella poesia americana sul tema “della perdita”. Si tratta di “The Ball Poem” di John Berryman, poeta statunitense nato e vissuto negli stessi anni della Bishop.
    Purtroppo in questo momento non trovo la traduzione, e quindi riporto il testo originale.
    Tra l’altro “la perdita”, si può dire, è il centro di tutta l’opera di questo poeta…

    The Ball Poem

    What is the boy now, who has lost his ball,
    What, what is he to do? I saw it go
    Merrily bouncing, down the street, and then
    Merrily over–there it is in the water!
    No use to say ‘O there are other balls’:
    An ultimate shaking grief fixes the boy
    As he stands rigid, trembling, staring down
    All his young days into the harbour where
    His ball went. I would not intrude on him,
    A dime, another ball, is worthless. Now
    He senses first responsibility
    In a world of possessions. People will take balls,
    Balls will be lost always, little boy,
    And no one buys a ball back. Money is external.
    He is learning, well behind his desperate eyes,
    The epistemology of loss, how to stand up
    Knowing what every man must one day know
    And most know many days, how to stand up
    And gradually light returns to the street
    A whistle blows, the ball is out of sight,
    Soon part of me will explore the deep and dark
    Floor of the harbour . . I am everywhere,
    I suffer and move, my mind and my heart move
    With all that move me, under the water
    Or whistling, I am not a little boy.

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  8. L’amore è perdita, spogliazione: è ricchissimo quando ha donato tutto.
    [ Karl Gutzkow ]

    E – spogli di tutto – si veste il senso nudo, il corpo-parola imperativo [ (Write it!)/(scrivilo!) ].
    “Gli occhi sono chiusi. Il pensiero muto. Non hai più nulla da dire, né da dare, è solo corpo, puro e semplice, impuro e molteplice corpo che resta, tutto intero, nel gesto del sottrarsi” [ Marco Rovelli, corpo esposto ].

    Sì, PERDERE è un’Arte. Come perdersi per trovarsi: nella noce rossa/nella voce di testa.
    E grazie Gaja: per ritrovare/riportare parole che non si perdono più. E aggiungi anima.

    Chiara

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  9. Frank: “No use to say ‘O there are other balls’:”

    “A dime, another ball, is worthless. Now
    He senses first responsibility
    In a world of possessions. People will take balls,
    Balls will be lost always, little boy,
    And no one buys a ball back. Money is external.
    He is learning, well behind his desperate eyes,
    The epistemology of loss, how to stand up”

    Non so come ringraziarti per questo dono meraviglioso. È una poesia stupenda. La riprenderò anche altrove. Non conoscevo John Berryman, se non di nome. Grazie di cuore.

    Chiara mia: come al solito illuminante! Ti rubo tutte le citazioni. L’anima arriva a chi un’anima l’ha. A te.

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  10. Gaja: E già: no use to say “O there are other balls”…In italiano The Ball Poem la trovi in “Canti Onirici e altre poesie” di Einaudi, fuori catalogo ma rintracciabile, credo, piuttosto facilmente (tant’è che l’ho comprato due volte, ma continuo a smarrirlo); in inglese, invece, nei vari Seleted e Completed Poems.
    Mi fa piacere che ti sia piaciuta 🙂
    Saluti

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  11. Grazia di Gaja: sono io che sempre “rubo” da te. Il buon regista educava: “RUBATE! RUBATE! GUARDATE E RUBATE! RUBATE IL GESTO LARGO! RUBATE L’ESITO DELLE CIGLIA! RUBATE E FATE: VOSTRI – I REGALI DELL’ALTRO”.

    Ti abbraccio l’anima. Che sempre tu.

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