Lucia PINTO. Poesie

amore

D’altro canto

Pure le nuvole hanno le lune in petto
e bocche appese come cristo ai muri
per tutte quelle volte che si stendono alle foglie
per tutti i gusci che s’ammalano di neve

Pure le nuvole hanno le lune in petto
e tralci tesi a trappole di tuono
semi cremisi
fionde di galaverna
dalla chimera livida del vuoto

E baci profilati
doppio taglio
bislunghi sulla notte
che allaccia il giorno al giorno

*

Neo-plasma

Ecco il mio sangue
Quando si è fatto
non aveva dose per me
(tira vento là fuori
e un’auto passa troppo in fretta
)
Avevo tredici anni una volta
e non volevo morire
(mangerei un gelato
vedo solo le ringhiere
)
Mentre mi entravano nella carne
io stavo a cavallo
Dovevo liberare il mio popolo
(ci sono ombre sui vetri
non li ho puliti bene)

Il mio
neo-plasma era il cancro
degli altri
Io poco c’ero
E tutta
E il sangue entrava
(le forchette stese
mi ricordano i letti in fila
le briciole

un passaggio)
Ecco
Io non ricordo
Ma c’era un passaggio

*

Da un cielo sotto al cielo

Ho visto colare
da croste di malta
giù per i fili
( nelle bolle senz’aria )
una lava policroma e sfaccettata

Un mancare di carne
nella materia sterminata
Un utero abissale
fecondato dal silenzio
concepire parola
Un senovalle capace
nutrire il figlio muto
d’un dolore esaudito
a cui tornare

*

Canti diluvi d’astri

Foglia di vetro
spingi
Canti diluvi d’astri

Roco miraggio
che colore viene
dalla febbre lenta
di quest’ora a mezz’aria?
Cosa credere
di quest’indugio
acceso
fondente
estivo dalle pene?

E ti avvicini
lastra di fioritura

*

Lilia

Quando il silenzio canta
le forme mute
del dilungarsi sghembi
su te che te ne vai

…e il gioco delle mani fermo
alla tua angelica dismisura

Che non so spingermi
fino al cielo adesso
ne spintonarmi in terra

Intermedia di foglie e fogli
persisto in me
come nel più terribile dei crimini

*

Dentro i ciuffi di granturco

Si è posato
sulle zolle dei miei segreti
il tuo fiore spregiudicato
delle minuzie
Il tuo fiore che non era un fiore
ma la laguna dipinta
nel tuo cuore dal mio fiore
che non era un fiore
ma la rètina piumata
di mille prismi
ancora prima dell’erba estate

*

Stella filante

Insetto cannibale
morte narrata che ci sottende

Dalla fratta in basso
io l’ho irretita

Morte non vuol morire
un cercatore d’oro
fino all’ultimo sangue

Ma stella filante
lei non la comprende

quando avviluppa frutice
la guarda
Vita le resta vita
fino in fondo

In fondo
il cielo

*

Solo le betulle si piegano

Spregiudicata insaputa
ironica gioventù mia madre
Scolpita miniatura
in ogni corsa

Isola bardo
sul raccordo delle infermità
L’intradotto fracasso
del legame

E l’oculo lucente
mi svincola in un grumo
Io poco vedo e sento
E non so amare

*

E tu mi ridi

Oh come il nostro sasso si mantiene
e muove all’aria

E la misura
(disgiunte rose)
indietro

Stellari
e ci han deriso
E invece tu
mi ridi
in questa duratura co-incidenza
Cade la cura
ruzzola
della mancanza tua
Scomposto
e ti raggiri

Proprio
mi tieni

a nastro

io t’ allento
per gioco

*

Love itself

Se salisse
salisse
come un corallo febbroso
come la criniera
ritrosa
dei misteri
come un rimbosco
di corrente

e farcisse
farcisse
dentro
il barbaglio
ogni
sonorità

E poi s’aprisse
s’aprisse

come l’alghe sfatte
al profumo del mare
Mare d’ambrosia
Mare di mitocondri
Mare di trementina
in un bricco di cielo

E dal bricco colare
colare
Se scendesse
scendesse

voluta nel fondo
del fondo
del fiato

Strènua
raminga
acqua assetata

sotto
uno
scudo
di suono
umano

*

Semplicemente

La spuma sul tuo petto
non aveva pena

Ma le carezze degli uomini
sono ubriache

impastate di trionfi
premunite di leggi
brucianti di smentite

Non sarei mai venuta nel centro tuo nudo
col mio fragile sorriso
e col desiderio infantile d’essere anche un po’ vecchia
accorpata al mio passato
e senza voglia di dimenticare

Io abbracciavo solo l’infinito…
e ti sei ritrovato nel mio abbraccio

Tu cercavi nell’infinito
e hai visto me
che intrecciavo rame e canapa
in lampade per le mie notti

Una frangia d’astri
ha asperso l’aria di un profumo antico

Del tuo essere stato
del mio aver voluto

e lo abbiamo respirato tanto forte
da vedere gli aliti sospingere le stelle

*

Vorrei piangere

Vorrei piangere con Te
di lucciconi sul cuoio
di ciò che è stato
Ed odorare
con la premura
di ciò che sa restare
l’amalgama del cielo con la pelle
Vorrei piangere con te

No
non fare l’isola del lungo istante
Oasi staccata
Le braccia larghe dentro un salvagente

No
Stretta e annegata
in questo breve immenso
che dalla pianta
rimonta nelle tempie

*

Lucia Pinto nasce a Torre Annunziata (Napoli). Lavora  come grafico pubblicitario, con esperienza teatrale e di pittura. Ha pubblicato di recente la sua prima raccolta poetica Amare, null’altro (Lietocolle, 2008)

13 pensieri su “Lucia PINTO. Poesie

  1. Poesia che vede, che cerca, che desidera, che ricorda, che immagina, che nasconde e che rivela; una poesia che a volte sembra formarsi mentre la leggiamo (Ecco/ io non ricordo/ Ma c’era un passaggio)…una poesia ‘visiva’ e al contempo pensosa, in un cammino consapevole e personale di ricerca.

    Antonio

    "Mi piace"

  2. Grazie, Lucia, per avermi segnalato questa pagina che davvero valeva la pena esser letta, e considerata.
    I tuoi versi ..se posso dire , li ho in-seguiti con lo sguardo, visualizzandoli li ho vissuti nei vari spazi temporali cui accennano. Poesia viva dunque, che ha carattere.

    Un abbraccio
    Rina

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  3. Ciao Lucia, ben RI-trovata. Le tue parole, lo sai, hanno qualcosa di magico e restano tali anche in altro (non) luogo. Come già commentato, i tuoi versi dimostrano quanto sia vicino la riflessione filosofica con il poetare. Un forte abbraccio, Antonello

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  4. La poesia di Lucia Pinto ha una caratteristica spiccata: quella di suscitarmi un’autentica emozione! Ella mi sorprende sempre, specialmente nei virtuosismi degli attacchi e delle chiose. I suoi versi (sembrano essere per me) epidermici, spontanei, sempre modulati. Tratta la parola con vero candore… è appassionante, a volte sa impennarsi lasciando il suo segno indelebile, altre volte involandosi nel suo significato… in una lirica esemplare… dalle cromìe commisurate del pensiero.

    meteosès

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  5. Io leggo nei versi di Lucia il tentativo, riuscito e sofferto , di far prender corpo al proprio “sentire” allontanandosi da forme espressive precostituite. Oltre questa riconoscibile ,originale, “tracciabilità” della sofferenza nei versi di Lucia convive un senso autentico di tensione alla vita e di riflessione esistenziale quasi all’approdo.Un saluto ammirato.

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  6. Ho da poco incontrato Lucia alla Fiera della piccola e media editoria a Roma e sto iniziando a conoscere la sua poesia. Leggendo i commenti arrivati sino a qui noto che i suoi testi generano reazioni in qualche modo contrastanti (il che è bene); da un lato non sono semplici formalmente né sentimentalmente scontati (è vero: bellissimi i viruosismi degli attacchi), dall’altro esprimono una sensibilità che si sente viscerale e sorgiva. Trovo questa unione di elementi il punto forte della poesia di Lucia; una natura fatta allo stesso tempo di aria e di lava, che si esprime attraverso forme non scontate, nelle quali convivono leggerezza e concentrazione.

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  7. Ringrazio davvero tanto Giovanni per l’ospitalità e tutti gli amici che con occhio paziente e cuore aperto, si sono soffermati alle mie divagazioni.
    Il confronto amorevole nel rispetto di ogni sensibilità, credo fermamente, sia la ragione fondamentale, per cui valga la pena di fermare, ancora, qualche respiro su carta.

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  8. Grazie a te, Lucia, per essere qui. Concordo conte sulle ragioni del confronto.
    Un caro saluto
    Giovanni

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  9. …ti ritrovo POESIA….ritrovo la tua forza e la tua tenerezza….ritrovo l’impeto e la resa…quando a tarda sera sento solo il tuo silenzio e il senso….

    grazie!
    ri

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