Viva la scuola. La scuola che verrà

Inizio d’anno nel caos per la scuola, e la circolare del ministro non migliora la situazione. Oltre a essere confusa e ad avere vizi formali. Anzi Mario Piemontese dimostra che la circolare è fuorilegge. Intanto si simula il caos che verrà, si riflette sul tempo pieno (qui) e sulla valutazione (qui, qui, qui). Si parla anche del ministro che verrà… mentre la scuola si riorganizza: a Milano, a Bologna, a Firenze, i precari

Voglio fare la maestra
di Donata Glori

Passo spesso per un’ ottimista ai limiti dell’ottusità, questa volta non è così.

Complici malattia e vacanze a sprazzi ero riuscita a tenermi un po’ fuori dall’assillo dell’ orribile Controriforma Gelmini-Tremonti-Brunetta-Aprea-Cota e dagli scenari che si aprono per il nuovo anno per godermi Natale, famiglia e amici.

Sono rientrata molto sfiduciata, sento che ho consumato quasi tutte le energie di cui sono capace per contrastarla, per cercare forme di opposizione ma devo ammettere che sono stanca.

Stanca di vedere quello che i più non vedono o fingono di non vedere: la distruzione della scuola pubblica.

Questo anno giungo alla fine di un ciclo con due classi in cui insegno italiano, inglese e arte, un ciclo bellissimo, vorrei dare ai miei alunni tutto quello che ho lasciato in sospeso in questi anni, rimandato, loro mi hanno dato molto, così come i loro genitori. È stata un’esperienza che mi ha stimolata a fare sempre meglio, ad allungare lo sguardo. Ho condiviso questa bella esperienza con una collega con cui lavoro da 10 anni, ma anche con altri due maestri che si sono alternati per l’area antropologica, con tutti loro ho condiviso e condivido aspettative e impegno, differenti abbiamo sempre cercato e trovato forme per scambiarci sapere e le migliori modalità possibili per fare al meglio il nostro lavoro. Il tempo ci è sempre parso poco per confrontarci e allora via alle telefonate chilometriche.
Sappiamo tutte che il tempo fino a giugno volerà, non potremo dare quello che abbiamo in mente, ma useremo il tempo come risorsa come bene da non sprecare e nello stesso tempo da non forzare per concederci pause relazionali. Per arrivare a fine anno sapendo che non tutto quello che avevamo in mente saremo riuscite a passare ma molto avremo dato e ricevuto per quello che potevamo: senza rimpianti per i bambini e le bambine che sono cresciuti e devono andare oltre com’è nella natura delle cose ma anche con la consapevolezza di essere stati una parte importante della loro crescita.

Un altro ciclo ci aspetta e personalmente già mi sorprendo a pensare ai libri per i più piccoli, a cercarli nella mia biblioteca personale, a pensare a come vorrei organizzare lo spazio aula, l’angolo lettura, quello laboratorio per i materiali. Non si è mai imparato abbastanza.
Sono pronta per un nuovo inizio. Poi penso Da sola?, con una classe sola? Io che amo la diversità e ho sempre avuto classi numerose perché offrono più possibilità, che ho amato subito il modulo perché mi offriva nella stessa giornata la possibilità di sperimentare alcuni passaggi in maniera molto spesso del tutto differente. Quasi sempre da una classe all’altra scoprivo come proporre meglio alcuni passaggi di grammatica, riflessioni su un testo, come rendere al meglio l’efficacia di un brano. In tanti anni mai sono riuscita a fare lezione allo stesso modo nelle due classi parallele a me affidate.
Da sola? Tutte o quasi le discipline? Senza compresenza e senza confronti?
Chi mi aiuterà a sciogliere i dubbi, ad entusiasmarmi per un progetto? A guardare con occhi nuovi ciò che mi sembra già saputo? A rivedere i miei giudizi nel valutare un alunno?

Queste domande mi fanno affrontare l’inizio del 2009 con grande preoccupazione e sgomento. A volte mi pare un vero incubo la distruzione sistematica della scuola pubblica che si sta operando.
Internet mi ha finora aiutato a comprendere meglio quello che accadeva altrove e a volte mi ha sollecitata a pensare che contrastare si poteva, per mesi ho cercato di dare il mio contributo per tessere sul nostro territorio una rete di consapevolezza che aiutasse a divulgare conoscenze e contrastasse le menzogne del governo sulla scuola, ho tenuto contatti a volte produttivi e a volte deludenti ma ora sento la stanchezza.

Non ho voglia di stare sempre sul campo di battaglia, ho voglia di stare con i miei alunni, di occuparmi della vita, di non sprecare le mie energie, mi sento lacerata tra due necessità: non c’è un altro tempo per cercare di cambiare le scelte sul bene pubblico che è la nostra povera scuola, non c’è un altro tempo per dare ai miei alunni il meglio che so.
La voglia di mollare e starmene un po’ tranquilla a “fare” la maestra è tanta.

Oggi ho portato ai miei alunni il testo di De Andrè Le nuvole è stata una splendida discussione, poesia pura come a volte può accadere, sono tornata a casa contenta, ma domani c’è l’interclasse e non posso non preparare un documento contro l’assurda valutazione in decimi.
Credo che ancora una volta cercherò di tenermi in bilico tra due necessità, ancora una volta non potrò sceglierne una ed escludere l’altra, mi consola che non sarò la sola a farlo, chissà quanti maestri e soprattutto mastre staranno esercitando equilibrismi impensati in questo momento.
Facciamoci coraggio. Buon anno a tutti!

* * *

La scuola del futuro
di Enio De Marzo

Questo, per noi docenti, è davvero un anno eccezionale. Dopo anni, ma che dico, decenni di sterili discussioni, il governo ha finalmente cambiato la scuola. Certo, ci sono state proteste, scene di disperazione da parte non solo degli insegnanti, ma anche del personale non docente e persino degli studenti. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta: il nostro paese ha una scuola al passo coi tempi. E i risultati si vedono.

È il primo giorno di scuola. Vengo accolta in atrio da una miriade di bandierine colorate raffiguranti le tante fondazioni che hanno preso a cuore l’istruzione pubblica: c’è quella nota azienda di software e quella dei cioccolatini che tanto piacciono a mio figlio. Finalmente entro in una sala docenti degna di questo nome: pulita, piena di coloratissimi manifesti, moderna, con un bellissimo schermo luminoso con gli orari e le aule dove tenere la lezione. I docenti sono tutti sorridenti, consapevoli della missione di cui sono stati investiti. Certo, siamo molti meno dell’anno scorso: soprattutto non ci sono più quei precari* che ogni anno venivano a chiedere l’elemosina nella nostra scuola, sempre lì a lamentarsi e a far chiasso per nulla. La loro eliminazione ha comportato dei costi, questo è vero, ma in fondo non è così male lavorare in classi di 35 studenti, anche perché sono tutti uguali, grazie al grembiulino, e opportunamente terrorizzati dalla prospettiva di ripetere l’anno con un bel cinque in condotta in pagella.

Entro in classe. Non ci sono più le scritte sui muri né poster o bigliettini. Come in aula prof, tutto è al suo posto: la cattedra, il registro, il calendario ministeriale, il crocifisso, la foto del nuovo presidente della Repubblica. Un docente, che probabilmente non ha capito che i bei vecchi tempi (almeno per lui) sono finiti, mi fa notare che, visto il sovraffollamento, potrebbero esserci gli estremi per una denuncia. Mi parla della 626 e di altre leggi comuniste. Ma come può essere credibile con quella barba, quegli occhiali, quell’antica giacca che sa tanto di sessantotto?

La prima ora è offerta da uno degli sponsor più apprezzati dagli studenti: una azienda di cosmetici. Gli alunni ascoltano con attenzione lo spot trasmesso su un enorme video al plasma, attaccato a quella stessa parete che fino all’anno scorso ospitava una polverosa lavagna. Finita la pubblicità, si discute sull’efficacia di un certo tipo di crema necessaria a debellare quella vera e propria peste bubbonica che si abbatte sui loro giovani visi: i brufoli.

Si passa alla lezione canonica. Siamo in Lombardia e grazie al federalismo ho il privilegio di insegnare: “lingua e letteratura lombarda”. Sono emozionatissima. Purtroppo una parte della classe, decisamente minoritaria, disdegna questa nuova materia: sono i soliti contestatori, lo si capisce dal look volutamente alternativo. Ma con l’arma del cinque in condotta sono in grado, finalmente, di riportarli rapidamente alla ragione.

La fine della lezione viene annunciata da una suadente voce femminile, preceduta da un simpatico “dlin-dlon”. Passo nella classe accanto, una prima. Ci saranno almeno quaranta studenti, tutti con addosso quei bei grembiulini firmati, gli stessi che ho comprato a mio figlio. Si discute della necessità, soprattutto per le ragazze, di mantenere la linea: per sfondare in questo mondo, come è noto, bisogna sempre mostrarsi carine e disponibili. La lezione viene interrotta da una circolare del Consiglio di Amministrazione Scolastico. Faccio notare ai ragazzi e soprattutto alle ragazze come a portare il foglio non sia il solito bidello meridionale con gli zoccoli ai piedi, ma una specie di modello, giovane, bello e sorridente. Ne approfittiamo per fare la sua conoscenza. Ci racconta che fino all’anno scorso era uno steward di Alitalia, ma per fortuna è rientrato in una serie di tagli, grazie ai quali ora è qui con noi, in questa grande famiglia. La nota del Consiglio di Amministrazione dice che per il pomeriggio è prevista una convention di alcune aziende locali, con vendita di prodotti al dettaglio. Siamo tutti invitati, compresi i genitori. È la prima di una lunga serie di iniziative che la scuola ha organizzato per interagire con le forze economiche del territorio.

L’intervallo è – come dicono i miei studenti – un vero sballo. Ci sono diversi gazebo, dove si vendono, a prezzi stracciatissimi, popcorn e hamburger, patatine e bevande energetiche**. Una musica di sottofondo ci accompagna per una buona mezz’ora. Come sono lontani i tempi in cui l’intervallo si consumava in dieci minuti… che quando cominciavi a goderteli arrivava sempre quell’orribile suono della campanella. Adesso, invece, c’è quella voce suadente a invitarci a rientrare in classe.

L’ora successiva è a disposizione. Ne approfitto per attaccare sul mio armadietto il calendario che il ministero dell’istruzione ha regalato a tutti noi docenti, con le foto delle più belle ministre del governo, davvero tutte affascinanti. Incontro il Dirigente Scolastico, bello, giovane e gentile, non come quei pachidermi che affollavano la scuola italiana fino all’anno scorso. “Noi abbiamo una missione”, mi dice con voce ferma. “Dobbiamo formare la classe dirigente di domani”. Parliamo della scomparsa del precariato, delle lotte dell’anno passato, degli scioperi. “Brutta gente, brutto periodo. Ma per fortuna tutto è finito. Ora possiamo lavorare senza problemi!”.

La giornata volge al termine. All’uscita mi vengono incontro alcune giovanissime ragazze pon pon, che offrono gratuitamente bibite a tutti. Vado a casa davvero soddisfatta.

Il pomeriggio mi telefona il coordinatore di materia, il quale, non trovando più un importante documento in tutto quell’ordine, mi invita a raggiungerlo per dargli una mano. Poco male. Per fortuna abito vicino.

La sera, prima di coricarmi, mi chiama il dirigente per invitarmi ad una cena del Consiglio di Amministrazione. Non esito un attimo, sebbene mio marito sia un po’ contrariato. Ma la carriera è carriera! Alla cena un consigliere ci prova. So benissimo che il mio futuro lavorativo dipende dal giudizio del Consiglio e dunque sorrido, anche se vorrei scappare.

La mattina dopo mi alzo presto, anche se ho dormito solo poche ore. Non ho il coraggio di guardare in faccia il mio compagno né la mia allo specchio. Arrivo a scuola un po’ in ritardo e tutti mi guardano male. Non sorrido, non ho più la forza di farlo.

Entro in classe e comincio la lezione. Improvvisamente dai video sui muri parte una musica assordante. Mi sono dimenticata degli spot. Divento viola dalla rabbia. Gli studenti non capiscono. La ripresa della lezione è difficile e quando un ragazzo, nel tentativo di raggiungere la porta per recarsi ai servizi, inciampa sullo zaino di un suo compagno rovinando su un altro, esplodo: “BASTA!”. Non ce l’ho con loro, ma certo che la classe è poco sicura, come aveva detto il collega comunista. Non posso fare a meno di ripensare alle sue parole, a quegli strani termini: 626, sicurezza, diritti… Fortunatamente la solita voce suadente avvisa tutti della fine dell’ora.

Esco più stanca e depressa di quando sono entrata. Anche nell’altra classe devo aspettare tre minuti prima che lo spot cessi di trapanarmi le orecchie. Non ce la faccio più.

L’intervallo è un incubo. La musica è più alta del solito*** e l’odore di olio fritto riciclato mi fa venire il vomito. Esco per fumarmi una sigaretta da sola, ma subito vengo abbordata da una ragazza con tailleur e spilla d’ordinanza che mi offre tutta una serie di cosmetici per la pelle. Devo fare davvero schifo.

Le ultime ore sono un incubo. Un bidello entra, tutto sorridente, per annunciare alla classe il ballo di inizio anno: “siete tutti invitati. Naturalmente anche lei, professoressa!”. Mi sento male. Chiedo scusa ai ragazzi e mi reco in Segreteria per chiedere di potere uscire un’ora prima. “Sta scherzando? Lei è tenuta a stare in classe, costi quel che costi. Se torna a casa, non solo non le paghiamo la giornata, ma mette a rischio anche la sua carriera in questo istituto. I bei tempi dei fannulloni sono finiti!”. Sbatto il registro sulla scrivania e me ne vado… Esco dalla segreteria in un inferno di luci e suoni. La voce suadente sul sottofondo si mischia con quella del dirigente che urla qualcosa contro di me. Mi metto a correre. Scendo rapidamente le scale. In atrio scanso un paio di colleghi che mi chiedono che cosa sta accedendo. Salto gli stornelli, apro con forza la porta e mi riverso in cortile. Dribblo gazebo e rappresentanti per raggiungere il più presto possibile l’uscita. Ce l’ho fatta: sono libera!****

Note di Paolo Fasce
* I precari della scuola nel nostro paese sono una parte consistente del corpo docente (più di uno su sei) mentre ancora più grave la situazione negli altri ambiti. Gli ATA (amministrativi e bidelli) sono per il 50% assunti ogni anno con contratti a tempo determinato. Nel gennaio 2009, per rendere visibile il fenomeno, la Rete Nazionale Precari della Scuola ha promosso una iniziativa su tutto il territorio nazionale e in tutti gli ordini di scuola, consistente nell’indossare un badge sul quale era scritto: “Docente Precario dall’anno scolastico XXXX/XX” con sottotitolo “Si sta come d’autunno sulle cattedre i professori”.

** Poi si chiede alla scuola di fare educazione alimentare, educazione stradale, educazione alla cittadinanza. Tali messaggi non saranno mai recepiti in quanto discrepanti rispetto a quello implicito, ben più forte, veicolato con la presenza di distributori di bibite e merendine la cui qualità nutrizionale è perlomeno discutibile.

*** È la sensazione, più o meno, che ho avuto la prima volta che sono entrato in una stazione ferroviaria, recentemente. I vecchi (e silenziosi) cartelloni pubblicitari sono stati sostituiti da schermi piatti che emettono pubblicità all’unisono e con volumi alti invitano, vita natural durante, a consumare. Temo, quindi, che le fantasticherie di Enio non siano poi così irreali.

**** Il racconto può sembrare eccessivo, ma in un articolo intitolato “Caro libri, la ricetta di Confindustria: inserire la pubblicità nei testi” leggiamo qualcosa che non può che essere prodromo di quanto vaneggiato da Enio. Anche in questo caso abbiamo un messaggio ambiguo. La scuola che esplicitamente si sforza di formare uno spirito critico (nelle intenzioni e nelle modalità didattiche dei docenti) e che implicitamente lo nega accettando pubblicità all’interno dei libri di testo.

* * *

Rane bollite
di Michele Corsi

… Cari partiti e sindacati e, come si diceva una volta, sinceri democratici. Non pensate che se il movimento della scuola sarà sconfitto, anche voi, e i vostri progetti, faranno una brutta fine? Noi ce la stiamo mettendo tutta. Siamo ripartiti ora, e in molte città si sta organizzando una campagna di preiscrizioni che dimostri in maniera chiara che i genitori vogliono la scuola del tempo pieno e del modulo, vogliono le compresenze e una scuola di qualità. Siamo una rana che è stata gettata sull’acqua bollente, e che è balzata fuori mentre stivali ferrati vogliono schiacciarci. Siamo molto contenti dei complimenti che ci fate, sì, siamo stati bravi, ora però vorremmo che muoveste rapidamente il culo e che ci deste una mano. Magari aiutando a estendere questa campagna anche nelle città dove il movimento non c’è. Così forse quel qualcuno con gli stivali scivola e si rompe qualcosa, o si tira addosso l’acqua bollente. Non che sia facile nemmeno per noi: inutile negare che ci sia un momento di stanchezza. Però meglio cercare di non farsi acchiappare e continuare a saltare di qua e di là, che starsene calmi e rassegnati dentro a un pentolone facendo finta di non sentire la temperatura che sale. Meglio una rana che salta, che cento bollite.
(vedi qui)

* * *

Confronti
“Il tornitore alla Ferrari ha il sorriso e la dignità di dire al figlio che cosa fa, l’impiegato al catasto, i professori, i burocrati no”
(
on. Renato Brunetta, vedi qui)

“Voglio fare la maestra”
(Donata Glori, vedi qui)

* * *

La scuola si racconta: qui e qui.

Un numero di Nuvole sulla scuola.

* * *

Una sintesi dei provvedimenti del Governo sulla scuola qui.

Spazi in rete sulla scuola qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi qui e qui.

Inoltre ricordo che circola in rete un appello contro il maestro unico e un altro a sostegno della scuola pubblica.

C’è un appello anche per l’università qui.

Un appello di docenti e formatori nel campo dell’educazione linguistica sulla valutazione degli apprendimenti qui.

Un appello per il diritto alle prestazioni sanitarie urgenti agli stranieri (compresi i bambini) qui.

Segnalo anche un appello per il diritto alla tutela della salute per i dipendenti pubblici qui.

Le leggi contestate: la legge 169 (ex dl 137), dl 133, mozione Cota.

9 pensieri su “Viva la scuola. La scuola che verrà

  1. Seguendo vari dibattiti su questa sciagurata vicenda della riforma, mi hanno impressionato gli interventi di vari esponenti della sinistra istituzionale (leggi: PD): politici, commentatori a vario titolo ecc. Affermano che al riforma è profondamente sbagliata perché taglia fondi e posti di lavoro ecc. E fin qui sono argomenti condivisibili. Poi però dicono che bisogna introdurre più meritocrazia, perché non è giusto che un insegnate “bravo” sia valutato come un suo collega “meno bravo”. Se capisco bene, mi sembra una follia. Chi e come valuta la bravura degli insegnanti? E l’insegnate “meno bravo” come si sentirà ad essere considerato tale? Qui ci sono docenti, mi piacerebbe sentire le opinioni. Mi pare che quando arriva un procedimento devastante, come questo, chi dovrebbe opporsi con forza è invece ricettivo alla devastazione e finisce per applicarne le regole intrinseche, cercando magari di “contenere” qualche danno. Ciò dimostrerebbe che le aggressioni portate avanti col massimo della prevaricazione ottengono sempre e comunque un risultato. Per dire, attacchiamo con cento per ottenere sessanta.

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  2. mauro baldrati ha ragione. da questa torta piena di roselline, bigné, meringhette colorate, bonbons al cioccolato taglio una fettina, quella relativa alla scuola che conosco di più: il liceo scientifico. la riforma paventata si è rivelata nei fatti – leggi: decreto – molto meno agghiacciante. cosicché credo (lo vedo dagli umori che circolano) ci saranno gli effetti indicati da mauro b. nel suo commento. vale a dire una messa in atto dei processi di cambiamento, che appaiono meno devastanti di quanto si temeva, aiutati in ciò da dirigenti scolastici assolutamente meri esecutori dei diktat dei vari governi e, purtroppo, da colleghi che, scampato il pericolo della perdita del posto di lavoro (non ho fatto ancora i conti del monte ore) si adegueranno agli ordini di scuderia.
    resta la questione spinosa degli incentivi a quelli che lavoreranno di più o meglio. io un’idea ce l’ho, non uso neanche il condizionale, su come andrà a finire…e questa l’è una di quelle cotali taccherelle che qui si taccion per lo migliore.

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  3. sul merito sono completamente d’accordo con Mauro; chi valuta e che cosa? La mia esperienza mi dice che saranno sempre coloro che non recano disturbo e che sanno vendere fumo ad essere “gratificati”. Io, per esempio, sono un’insegnante di scuola dell’infanzia con tre figli: questo è un merito o un demerito? Non è nulla? Ma se l’avere tre figli mi impedisce di fatto di frequentare un qualunque corso finirà per avere vantaggio su di me una collega che magari ha più tempo. Per il tipo di lavoro che svolgo l’avere cresciuto dei bambini, con tutta l’esperienza che comporta, non conta?
    Se poi, come pare accadrà, i dirigenti finiranno per scegliersi il personale avremo insegnanti “eletti” a cui basterà frequentare il corso giusto per avere un aumento di stipendio.

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  4. l’altra questione è che tra di noi ci sono DA SEMPRE i rastrellatori folli di tutti i progetti progettini e corsi corsetti corsettini. che a fronte di un nulla di contenuto (in alternativa: superman/woman), portano a casuccia un paio di stipendiucci in più all’anno. e buttali via! se invece sei un pollo come me (o vecchia gallina) ti fai un mazzo tanto per studiare come innovare nell’insegnamento, a fronte di più di un centinaio di ore di studio e sperimentazione necessari ti viene detto che i fondi te ne riconoscono comunque solo 30 (circa trecento euro netti!). poi sul tuo lavoro sulla valutazione, per es., ci campa un intero istituto per anni. eh, ma la gloria: vuoi mettere?

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  5. Grazie, Mauro, per gli spunti. D’accordo con te sul “merito”, fra l’altro, come dicono Lucy e Marcella, le ipotesi fin qui fatte mi sembrano peggiorative più che risolutive.

    Sul metodo “attacchiamo con cento per ottenere sessanta”, mi pare che le cose stiano anche peggio: attaccano con cento e fanno finta di accontentarsi di sessanta, mentre in realtà sono fermi al cento.

    Insomma, il governo mente o per ignoranza o sapendo di mentire, agitando ad arte le parole più in voga: basti dare un’occhiata alle seguenti recenti falsità:

    http://www.retescuole.net/contenuto?id=20090119121041

    Per non parlare di palesi ignoranze/incompetenze: studiare Inglese è popolare allora si dice ‘Aumentiamo l’Inglese a scuola’, quando l’Europa è ormai orientata allo studio di due lingue comunitarie; proprio oggi il Ministro dice ‘Facciamo fare più sport ai ragazzi come contrasto al bullismo’, peccato che con i suoi provvedimenti la valutazione degli insegnanti di Educazione Fisica non concorrerà alla media dei voti e quindi questa materia, che già è la cenerentola della scuola italiana, sarà ulterioramente svalutata… sì, c’è anche questo nella scuola che verrà.

    E le televisioni applaudono e tacciono.

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  6. Purtroppo per ciò che riguarda il merito cercheranno di applicare il “pay for performance” americano, in soldoni promuovi che sei bravo, sforna certificazioni e pseudocompetenze (e pseudodiplomi) che ti diamo il soldino (il solito piatto di lenticchie) e il brutto è che ci sarà qualcuno, nelle scuole, che applaudirà. I collaboratori, le figure ex strumentali, i volenterosi non mancano mai. Manca però la collegialità, la condivisione, uno spirito di categoria e di corpo che ridia senso alla pratica educativa.
    Quando vedo nei collegi quella massa di pecoroni (e pecorone) che compulsivamente alzano la mano (neanche fossimo in palestra) allora capisco perché sono tornati di moda i progetti di “educazione alla legalità”. E’ uno splendido paese.
    alex

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  7. uno dei tratti distintivi dei docenti è la fretta con sbuffo. c’è sempre qualche, purtroppo, signora che ha figli e marito solo lei: fatalità il pomeriggio in cui c’è collegio o consiglio di classe. ecco fatto il gregge. (credo sia così anche in parlamento).

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  8. E’ vero Lucy, parole sante. E’ una prassi (quella della assenza “dei meritevoli”) tollerata dai dirigenti il cui unico scopo non è, ovvio, migliorare i servizi, ma avere mano libera sulle decisioni che riguardano il fondo di istituto. Se vogliamo misurare il degrado dell’istituzione scuola basterebbe invitare qualche studente a spiare dal buco della serratura uno dei nostri collegi dei docenti. La Gelmini non ha fatto altro che dare la spallata finale a un mondo del tutto prossimo al suicidio didattico e culturale. Apocalittico? Non credo, da quello che leggo degli altri colleghi, anche grazie a Giorgio Morale. Ma la maggioranza se ne accorge?
    alex

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