Per Gaza

Il rosso e la neve
Nello splendore del supplizio*
di Adam Vaccaro

Qui è ormai tutto bianco
come una perfetta notte
di Natale mentre una fitta
si conficca nel costato
di questa impotenza
che può solo pensare
al rosso che cola
tra i muri massacrati
di Gaza

*

Qui da noi il padrone è una stella
che ci impone la misura della terra
della farina dell’acqua della dignità
che ci invade e distrugge le case

che ci affama e fa piovere bombe
nel nome di Davide e di Israele
che chiude il cerchio glorioso
della bestemmia Gott mit uns

su noi che non abbiamo più voce
in questo dominio del mondo
sommersi dalle mille voci
che del tempio fanno mercato

su noi resi ciechi e muti dall’oro
che scorre nelle reti e nei nervi e
comanda sapiente voce o silenzio
che non rompa la pace dei servi

o silenzio del dio dei popoli
tra scoppi di brindisi e bombarde
nell’impronunciabile nome YHWH
di un dio che ormai è solo tra gli eserciti

*

e voi qui ancora al caldo della favola di lana
del lupo e dell’agnello – di una stella che brilla
di dollari e uranio minacciata da un esercito
insensato di fame e stracci – di una stella

supernova del pensiero unico dominante di
una destrasinistra che balla abbracciata alle
stesse bugie e bolla da antisemita chi
rifiuta macelleria e storia che fa della speranza

umana una tomba, che rovescia la clessidra
e fa dell’Olocausto un grande ombrello
per coprire meglio tutte le vergogne, che
compra silenzi e falsità di politici e media

O Obama Obama, tu quoque!, ci dici
anche qui yes we can, incurante di quanto
verdelatte ti ha versato la lobby di Sion?, o voi
re della parola, poeti di lumini accesi

e voi che beati nuotate nel mare di cose
appesi alle code dei saldi – bambini dietro
aquiloni d’affari d’oro – non siate troppo disturbati
da bambini sventrati o ammutoliti di terrore
sulla striscia di Gaza

* * *

Ballata dei massacrati di Gaza
di Ennio Abate

Fratelli umani
Israeliani
nostri ben educati carnefici
per l’amara e breve vita
che lasciammo
nell’unico modo da voi consentito
non incolpatevi.

Ad esploderci
correndo incontro al piombo fuso
che per il futuro suo Bene
regalaste dai cieli a Gaza l’ingrata
fummo noi, da soli.

E voi Europei, brava gente
non affrettatevi.
Aspettate che il lavoro ben fatto
sia ultimato:
mamme e sorelle nostre
debitamente sventrate, i bimbi
fantocci impalliditi,
abbruciati i vecchi come tronchi
secchi,
gli arti troppo svelti dei giovani
divelti.

Alle rovine di Gaza l’ingrata
veniteci dopo
religiosamente silenti
come ad Auschwitz
i turisti svagati e compunti.

Veniteci dopo e comprate
le reliquie di Gaza l’ingrata:
i bambolotti insanguinati,
le coperte
da sporcizia escrementi e freddo
solidificate,
eppure intatte, di allora.

E le pietre, le povere fionde, le terribili
armi di distruzione di massa
con cui fingemmo di offendervi
classificatele meticolosamente
in lindi musei della memoria.

Imperdonati, a perire ci avete condotto.
Perdonatevi da soli, se potete.

* * *

Perché taci su Gaza?
di Donato Salzarulo

Perché taci su Gaza? Perché non
provi a sparpagliare il coro di corvi
gracchianti dietro ai carri armati?
Perché non esprimi ad alta voce
il tuo dissenso?
Sei colomba
del disarmo, lontanissima
da chi è sempre pronto
a legittimare, a giustificare la guerra,
a giudicare argomenti convincenti
gli assassini, le stragi, i bombardamenti.

Perché l’esercito potente,
superpotente dei superpotenti,
l’esercito di un popolo ammassato
nei campi di concentramenti e
un tempo quasi sterminato,
dovrebbe avere sempre ragione?
È forse infallibile il Governo
che lo manda? È sempre nel giusto?

Perché schierarsi coi massacrati di oggi,
mostrare simpatia, compassione,
alleviare il dolore della loro
condizione dovrebbe suonare
razzismo antisemitico?
Tu
non sei il Presidente dell’Iran,
né il capo di Hamas. Tu sei
una spettatrice televisiva,
una colomba che non teme
di volare sulle sofferenze ingiuste,
sulle esistenze distrutte, sulle vite
uccise, non risparmiate.

Che uomo è chi ordina bombardamenti
per essere rieletto a febbraio?

Trasformare corpi di massacrati
in volantini di propaganda. Se
questo è un uomo. Nella terra dell’Utile
e dell’Interesse fare di ogni vita
merce di scambio. Se questa
fabbrica di morte è la missione.

Vuoi sapere, da quando
hai visto la foto sui giornali,
vuoi sapere il nome della bimba
la cui mano solo affiora dalle macerie
sotto cui un assassino l’ha sepolta. Vuoi
sapere quanti come lei sono morti,
come si chiamavano e che età
avevano e come vivevano
e quali erano le loro storie.

Un cardinale ha definito
Gaza “campo di concentramento”
e il coro dei corvi ha gracchiato
per zittirlo. Un politico ha detto
che sembrava una “spedizione punitiva”
piuttosto che una guerra
e ancora il coro di corvi ha gracchiato
per zittirlo.
Anche tu temi
d’essere zittita? Anche tu pensi
che il Governo d’Israele abbia
sempre ragione nei secoli
dei secoli e così sia?

No. Tu credi che il terribile
Novecento abbia insegnato
a tutti un semplice principio:
chi pratica la distruzione dell’altro
prepara la propria.
Vuoi sapere, da quando
hai visto la foto sui giornali,
vuoi sapere il nome della bimba…

* * *

Le lezioni dei bambini di Gaza
di Michael Rosen

A Gaza, bambini,
imparate che il cielo uccide
e che le case fanno male.
Imparate che la coperta è fumo
e che la colazione è polvere.

Imparate che le macchine fanno le capriole
i vestiti diventano rossi
gli amici si trasformano in statue
i panettieri non vendono il pane

Imparate che la sera è un fucile,
che i giocattoli bruciano
che il respiro si può fermare,
potrebbe toccare a voi.

Imparate:
se vi mandano fuoco
non se lo potevano immaginare:
non muore solo il soldato
anche voi e chi gli sta a lato.

Non c’è dove correre,
non c’è dove andare
non vi potete nascondere
in casa a tremare.

Imparate che la morte non è la vita
che l’aria non è pane.

La terra è per tutti – avete diritto a
non essere morti
La terra è per tutti – avete diritto a
non essere morti
La terra è per tutti – avete il diritto a
non essere morti
La terra è per tutti – avete il diritto a
non essere morti

* * *

Fosforo bianco
di Denise Levertov

Sentito per caso nel sud-est asiatico

“Fosforo bianco, fosforo bianco,
neve meccanica, dove cadi?
Cado imparzialmente su strade e tetti,
nel folto dei bambù, sulla gente.
Il mio nome richiama mari copiosi
nelle serate di pioggia,
ogni goccia che colpisce la superficie
suscita la risposta luminosa
di milioni di alghe.
Il mio nome è un sussurro di lustrini.
Davvero!
Ognuno di essi è un disco di fuoco.
Sono la neve che arde.
Cado
dove gli uomini mi mandano a cadere,
ma io prediligo la carne,
bella liscia e compatta:
la decoro di nero e cerco l’osso.”
(dalla raccolta Footprints (1972), traduzione di Pina Piccolo, rivista da Gigi Campolo)

* * *

Fosforo bianco
di Lucia Tosi

il passato che non passa*,
l’insidia più tenebrosa:
scheletro nell’armadio
fantasma del genocidio
(le parole che non ti ho detto
le carezze che non ti ho fatto)
sospiri pianti lamenti
errori orrori e colpe
idoli idee idiozie
sadici ossessi e boia
non sono più disumani
del nostro presente opaco
che fugge i proiettili del passato
per gettare in pace le sue bombe
intelligenti che bruciano la carne
e lasciano integri i vestiti.
“i figli degli assassini
non sono assassini, sono bambini”.
quei bambini, elie* caro, sono uomini
che hanno dimenticato
il loro tremendo passato.
il passato non può,
neanche se vuole,
passare.

* Gian Enrico Rusconi, 1987
** Elie Wiesel, che scrisse il virgolettato

* * *

Boicottiamo Israele
di Giulio Stocchi

Bere mangiare sedersi
Ogni giorno a tavola godere
Il calore di una casa il sorriso del tuo bimbo
Come negare che questo è un diritto
O meglio per tanti un sogno frantumato
Tra le macerie della casa e la povera
Testa sfondata del bimbo ucciso
Insieme al diritto e al sorriso
Alle parole stesse con cui Israele un tempo pianse
Marchio di vergogna e di bestemmia
Oggi sulle sue bandiere di vittoria oscena:

I miei occhi si consumano per tanto lacrimare
Sotto la verga del suo furore
Ritta Livni La Macellaia Santa
Abita presso le nazioni non trova riposo
E m’ha circondato di un muro perché non esca
Levatevi gridate di notte spandete come acqua il vostro cuore
E vecchi giacciono e fanciulli in terra nelle vie sotto la verga del suo furore

Nota
Fonti:

I Lamentazioni, 2, 11
S Lamentazioni, 3, 1
R Giulio Stocchi
A Lamentazioni, 1, 3
E Lamentazioni, 7, 3
L Lamentazioni, 2, 19
E Lamentazioni, 2, 21, 3, 1

5 pensieri su “Per Gaza

  1. Bello, l’insieme. Bisognerebbe farne una plaquette, poesia civile, anche se di questi tempi non è molto gettonata, e, che so, magari arrivasse a Gaza (e anche dall’altra parte del muro)

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  2. Raccogliere tutti questi pensieri in una plaquette affinchè siano diffusi il più possibile mi sembra un’ottima idea . Alcuni sono estremamente toccanti( Perchè Taci è struggente) in questa società di immagini ancora di più abbiamo bisogno di parole scritte; le immagini oramai scivolano su di noi senza alcun effetto. Insomma facciamo qualcosa . Parafrasando una battuta di Brecht mi viene da dire: facciamolo quello che si deve fare!
    Sono troppo sconvolta da un senso totale di impotenza.
    Grazie a tutti gli scrittori.

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  3. Il poeta va dove la sofferenza per la prevaricazione del più elementare diritto umano si fa storia di sangue e orrore.

    Che si faccia dono agli assassini di un coperto per la loro tavola : una scarpina insanguinata, un nastro per capelli, un libro bruciacchiato, due occhi che non vedono, due mani che rovistano la pietas che non trovano più, e mille, mille pezzetti di corpicini innocenti per le loro notti che mi auguro insonni per tutto il tempo che rimane.

    Grazie a te, Giorgio, per questa ulteriore riflessione.
    jolanda

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  4. Grazie a Giorgio Morale per aver riportato la voce di chi all’ingiustizia e all’orrore non si può rassegnare!
    Sottoscrivo le parole di Jolanda, di mio aggiungerei una bevanda: sangue, sangue e ancora sangue!
    Eleonora.

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