TU NON DICI PAROLE di Simona Lo Iacono

tu-non-dici-paroleBronte, 1638. Periodo di malcontento popolare e di Santa Inquisizione. Francisca Spitalieri è un’esposta dotata di una peculiare caratteristica: ama le parole belle. Parole liturgiche e dell’offertorio, sentite in convento, che “ruba” e ripete di continuo pur non conoscendone il significato. Parole che re-interpreta, ammaliata dalla loro austerità e musicalità. Questo suo amore, però, viene considerato anormale. Per questo motivo, e per altre circostanze a esso legate, viene messa a giudizio dal Santo Uffizio. Francisca è la protagonista di “Tu non dici parole” (Perrone, 2008), romanzo d’esordio della siracusana Simona Lo Iacono, magistrato e dirigente del Tribunale di Avola. Una storia tragica, dolente; ispirata da personaggi realmente esistiti e caratterizzata da visionarietà artistica e grandissima teatralità; “messa in scena” con un riuscito impasto linguistico imperlato di espressioni in latino, in volgare e in dialetto siciliano.

“Tu non dici parole”. Un titolo molto evocativo. Da dove nasce?
– Da una poesia di Pavese, tratta da “La terra e la morte”. Non dire parole è più di un silenzio. È una privazione. Quando mancano le parole è perché la vita non si manifesta. Perché la bellezza cessa di stupire. Una fine. Chi scrive, invece, compie un atto vitale, scaglia continuamente parole contro la morte.

La storia del romanzo si incrocia con quella dell’Inquisizione in Sicilia. Che tipo di ricerca hai svolto per ambientarla?
– Ho consultato carteggi processuali. Materiale d’archivio. Tra essi il “Codice rosso di Sortino” (che raccoglie gli antichi editti e divieti dei signorotti del 1600) mi ha consentito di creare intorno alle udienze (i costituti) della Santa Inquisizione un’atmosfera corposa. Satura di imposizioni.

Che relazione c’è tra “parola” e “processo”?
– Una relazione sacrale. Basti pensare che l’antico processo romano affidava all’uso rituale di alcune formule l’effetto traslativo dei contratti o delle successioni ereditarie. Sbagliare nella pronuncia di una sola sillaba equivaleva a perdere il processo. Nel diritto primitivo la parola è ciò che rende le cose vere, esistenti. È attraverso il suo suono che i concetti astratti si materializzano e che acquistano identità.

Il processo” tornerà nelle tue opere future?
– Sì. Il processo è una metafora della vita. Dell’approccio conoscitivo attraverso cui filtriamo il rapporto con gli altri. E con noi stessi. Oltre al processo giuridico esiste un processo nascosto, che viene celebrato nei nostri cuori e in cui siamo spesso guidati da un pre-giudizio (inteso come anticipazione di una valutazione). Quello alle streghe è un processo allestito contro ciò che non accettiamo. Che, come le streghe, sovverte le nostre certezze. E che condanniamo per paura.

Massimo Maugeri

da “La Sicilia” del 27/12/2008post collegato a quest’altro su Letteratitudine

5 pensieri su “TU NON DICI PAROLE di Simona Lo Iacono

  1. “parole contro la morte”, certo è la forza fondamentale della scrittura. Contro la morte dell’individuo e di una cultura. Occorre per questo grande rispetto delle parole, anche se talvolta ci turba il sospetto di stare spargendole al vento.
    Prestissimo leggerò il tuo libro e allora ne parleremo insieme e ne scriverò certamente su Lucreziana 2008, la mia rivista on line che con l’inizio dell’anno si è proposta di restare in speciale ascolto della voce delle donne nella letteratura e non solo, anche nell’arte e nella scienza. A prestissimo!

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  2. Un carissimo saluto a Simona Lo Iacono, che ho avuto la gioia di presentare a Siracusa a Palazzo Vermexio nel dicembre 2008…La parola come passione, come amore che salva la vita e può anche perderla.
    Saluto anche Piera Mattei, che avremo l’onore di ospitare proprio nel salotto letterario di Simona…

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  3. Ho recensito questo bel romanzo altrove e ne sono contento ed orgoglioso. Un po’ meno lo resto nel constatare che non ha ancora ottenuto il successo nazionale che si meriterebbe. Dicesi ”longseller”? Almeno questa fine sarebbe giusta per l’ottimo esordio di Simona Lo Iacono. Chi la dura la vince.

    Salutoni da
    Sergio Sozi

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  4. Aggiornamento di ottima natura: ”Tu non dici parole” di Simona Lo Iacono ha vinto il Premio Vittorini – Opera Prima 2009. Congratulazioni!

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