BEHIND BLUE EYES

Tuttocchi.

E dita lunghe. Troppo lunghe. E tua madre pianse. Per come eri: uno sgorbio sputato da Schiele. Come una. Creatura aliena che covava urla in utero: sei sorta. Come la paura. Sei sorta come chi spalanca: le prime pupille. E la potenza che piange: costretta in un corpo piccolo. Troppo piccolo. Per occhi troppo grandi. Troppo freddi. E non capivi il perché delle tue percezioni e proporzioni [ sicuramente sbagliate, anche se tutti – ora – sembrano: sorridere ].

Tuttocchi che.

Te ne se saresti accorta – dopo. E ti piaceva quella corona, forse di carne, quella culla mobile, quella cella di rumore che si chiama diaframma. E ti faceva fare: forte forte il tuo farti parola. Piccola tu che gridavi e guardavi. E non avresti smesso più. Di dividere [ strida e strada ] per declinare i tuoi organi. E si liquida: un occhio pigro. Un nervo che non risponde – come si deve. E cercano di correggere. E ti chiudono la metà del mondo che avevi appena assaggiato. Sembri Capitan Harlock [ anche se non sai – non ancora – chi sia ] con la tua benda di bimba. Anni: tre. Costretta a comandare un occhio che proprio non ne vuole sapere di ubbidire… E mentre.

Mentre i cuccioli coetanei pensano solo: quanto siano piacevoli le pozzanghere. Mentre tu: sillabi già. La tua ambliopia strabica. E convergente: mo-no-la-te-ra-le. Anni dopo: anni cinque. E arriva il tuo quotidiano. E leggi: il tuo primo giornale. E devi ridurre l’occhio ribelle: piegarlo nell’alveare dell’articolo. « Sbarra tutte le consonanti della cronaca! ». « Sbarra tutte le vocali dell’oroscopo! ». E si sbarra il codice del tuo futuro /d/i/scrivere [ e sarà pioggia di perché. Solo a posteriori ]: frantumi le frasi e cresci – tuttocchi. Tutta friabile, alla ricerca di UN SOLO termine. Che non troverai. E no. Non: UNA SOLA visione/versione dello stato. Delle cose. E perdi: la stereopsi. E perdi: il senso di profondità. E di tridimensionalità delle immagini [ e anche questo te lo diranno: solo – dopo… ]. E come andare: a fondo? Non ti resta che scavare sotto: la superficie.

Un occhio per vedere vicino, un occhio per leggere lontano, una pinna di qua e una pinna al di là. Mai insieme. Mai un’unica immagine fusa: nel cervello. In cranio [ capriole cadaveri delle tue visioni/visuali ]. Le tue retine scelgono: un autonomo vedere – senza alcuna intenzione di interagire. Come Cézanne [ e non ti consola ]. Come rimedio: atropina. E sei: allergica. Sei mesi al buio. E qualcuno melodia Milton: on * her * blindness. E ti stringi al suono [ e sempre sensi sviluppati – a forza. I tuoi amori anomali, il trono del timpano, i tuoi angeli in accordi minori. Freddi. Anche quelli. ].

Sei mesi dopo: la pupilla lascia spazio al pervinca pallido. Come te: che ancora non ci credi. E recuperi: la vista. E rimani: duplice polifemo. Fissazione eccentrica. Un occhio per vedere vicino, un occhio per leggere lontano, una pinna di qua e una pinna al di là. Mai insieme. Come dire: mai un punto [ fermo ]. Per la messa a fuoco. Come dirti – come sei: insana come un pesci.

E ancora.

Allungando arti e collo di cigno [ calda carogna consunta ]: saranno comunque freddi. I climi chiusi tra le tue ciglia. E saranno sempre. Ruoli da cattiva: i caratteri scritti per te, parti per la tua pazzia in copie di copione. Perché tu sei sempre. Aliena tuttocchi. Anche quando il Molto Saggio amico e poeta [ che si senhala e si sa ] ti ha detto. Che è semplice e che non capisce: « non lo vedono? Basta guardarti in bocca: tu non sorridi, tu snudi i canini. Sempre.» – sai bene sarà solo. Il colore dei tuoi cerchi congelati – a confondere. A colpire. Tutti.

E nessuno. Per fissare i frattali – le frattaglie. Dopo le ferite inferte: dal carico doppio. E appendi il peso. Al collo di una bottiglia: un occhio ne fa cravatta, un occhio sa. Sarà il tuo cappio. E ridi [ ancora ] a mezza bocca. Metà cinica e metà candida. Un ginocchio sano e un ginocchio bionico. Strappati legami e legamenti. Niente rotule, niente menischi. Due chiodi. In chiesa preghi: manca. A terra. Diritta: si piega. Dama e Cavaliere insieme. Qualcuno ti investe? Per dirti. Chi sei. E come si deve. Perditi pure la sfilata * dei carri *. Perditi applausi e fischi. E non perderti mai:

un momento di luce. Dove? Centro.

***
Nessuno che conosca.

No. Non uno capace di.
capire come: capire cosa.
costi essere costa essere
essere [ corpo ] cattivo
essere [ trazione ] triste

al chiuso e al di là
oltre occhi oltremare
[ interno iride indaco ]
Nessuno sente come si sente
chi si sente odiato: è sempre
l’essere accusato – di dire
e di dire. solo. di falso dire.
Pur: i miei sogni
non sono – come vuoti
non come compare
come sembra sia
la mia facoltà di.
[ pensiero cosciente ]
Occupo ore, solo. da solo:

il mio amare è la vendetta
mai libera [ di ]. libera da
Nessuno sa quale sentire
quando [ se senti questi sensi ],
per dove per come: io sento
li sento. e ti. e vi. e biasimo.

[ nella bocca buia bloccata nel blu ]
Nessuno trattiene – a lungo
il dente in testa la sua rabbia.

A fondo – non uno si ferma.
Non una fitta [ la mia ]
Nessuna ferita [ mai ]
è chiara. e non traspare
e non fosse. non emerse
Nel quando: se stringo il pugno,
rompi – ripara [ mi ] apri le dita
e prima dell’uso
e prima dell’urto
e prima che perda
la grazia – il mio ghiaccio granito

[ dietro e dentro: pupille pervinca ]
se sorrido: portami pessime nuove
prima – che possa: ridere. ridere forte.
prima che mi comporti: da puro. folle
se ingoio un che. e di tossico

[ devi ] caccia le dita in gola
[ fallo ] ficcami due dita dove
la mia gola – rigetta il rifiuto
se tremo, ti prego: sacrifica la/ne
cerchia il caldo per me, copri e chiudi
lascia che mi confini – la tua zimarra.
Non uno. Nessuno capace. Non si coglie.

il male che porta l’essere [ quello cattivo ]
il triste essere: umano che spugna e spurga
è nel retro. Rovescio del blu. Bulbi di vetro.

[ Behind Blue Eyes, Who, 1971. Ten years after. ]

9 pensieri su “BEHIND BLUE EYES

  1. insana come un pesci. davvero interessante questo viaggio di te bambina, se ho ben interpretato. tante cose belle tutte fratturate. (orrendo l’accostamento canzone dei limp bizkit/kurt cobain. cioè quando parte a cantare e c’è l’immagine sovrapposta voce di dust faccia di cobain ho avuto un brivido.)

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  2. Gli occhi sono per gli umani quello che le ali sono per i volatili. I mezzi per entrare nel mondo e fare poi strada.
    E la vedo, la bambina bendata, conformare la sua sensibilità (dato che la vista è il più acuto dei sensi, e gli occhi tra gli organi i più sensibili) alla disimmetria, e poi alla dissonanza, e alle asprezze, eccetera.
    La sensibilità rimane, si forma in quegli anni in cui è indifesi.
    Grazie Chiara, leggerti è bellissimo. “Ci vediamo”

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  3. @ Alessandro:
    Sì,Ale: il te/tu è l’io/me. Quanto a Kurt/dust: ovunque sia – è solo Kurt.

    @ Viola:
    “emigranti della risata con i chiodi negli occhi” [ Faber ]
    e ancora e sempre – ti abbraccio

    @ Liliana:
    tu sai. E sai sentire [ e quindi: conoscere ] me. Perché tu sai sentire, Liliana, “gli altri dentro di te”. Tu senti: la Rabbia – appesa al gancio di un perché. No, non sbagli. Tu senti.

    @ Roberto:
    I close my eyes and wait to hear the sound
    I close my eyes and wait to hear the sound
    of someone screaming here

    chiudo gli occhi in attesa di sentire – proprio qui –
    il suono: [ uno qualunque ] …
    chiudo gli occhi in attesa di sentire – proprio qui –
    il suono: [ qualcuno urlare ] …

    Grazie a te, Roberto. A tutti. Al tutto che.

    e con Ozzy chiude. Occhi stanchi…

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  4. continuo ad apprezzare come tu riesca a contenere in forme dotate di una loro strategia strutturale limpida e trasparente alla comunicazione e implose di rimandi e allusioni che le rendono opache e conturbanti alla rappresentazione tu riesca a contenere un universo di piena ebollizione del lato *Furie* *Erinni* dell’intelletto, lato che condensa strati di emozioni/vissuti compressi come vene metallifere fra arenarie e rocce eruttive per futuri scavi di minatori in cerca di preziosi

    MBertasa]

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  5. Questi versi – risuonano, rotolano – una festa (nel nero fuoco pupillare dove precipitano i ghiacci) di ritmi e nomi arrovesciati, aperti e squarciati – rinati.
    Anche loro, [si] prendono alla gola nel tremore.
    Che poi tra i canini, nel tintinnare di uno splendore, si rilascia una lama di luce.

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  6. @ Mario:
    Per la comprensione del mio complesso/compresso – grazie! – a chi [ Obvia Mens ] conSente
    lo scavo di ricerca
    lo scavo di salvataggio

    @ Dani:

    Be hind [ Who killed Bambi? ], “she tells her side, nothing to hide…
    Lady sings the Blues”.

    Bacio di Dama
    [ scolpito. Dentro. SCARlatto ]

    @ Marco:

    Tutto.
    Per quella “lama di luce”. Tutto. Per le “pupille in fiamme”. Tutto.
    Nel miocardio di metallo.
    “My heart is true as steel”… “Say what you feel, born with a heart of steel”
    Dal Bardo al Blood [ of the Kings ]

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