Con un filo di voce

di Emanuele Kraushaar

pericolo

“A pensarci bene, questa città è un vero schifo” disse mentre ci avvicinavamo al cinema.
Se aveva deciso di fare un discorso, Mario le trovava tutte per portarlo avanti. E quella sera, prima del film, voleva parlare male della nostra città.
“Roma è un paesone di provincia, ecco cos’è! La differenza con un paese di provincia, sai qual è?”.
Io stavo zitto.


“É che qui ci sono migliaia di cinesi, rumeni, albanesi. E poi ci sono questi quattro ruderi in ricordo della cosiddetta gloriosa civiltà romana. Che differenza c’è tra gli antichi romani e i nazisti? Nessuna, te lo dico io: con i leoni o con le camere a gas il succo non cambia!”.
Mi portavo dal lavoro un gran mal di testa e la sola idea di entrare al cinema con Mario, che probabilmente avrebbe continuato a spezzoni il suo discorso, mi faceva rabbrividire.
“Ma la specie che sopporto meno sono proprio i romani: i romani doc. Quelli di generazione, per intenderci. Quelli sono i peggiori!”.
Pagammo il biglietto.
Durante il film non aprì bocca. Neppure tra il primo e il secondo tempo. Quando ci salutammo sotto casa sua, disse con un filo di voce: “Tra due settimane parto per Zurigo, pare che solo lì abbia qualche speranza. Ho messo in vendita la casa per pagarmi le cure”. E la strada di ritorno mi sembrò una lunga striscia di buche e sporcizia.

14 pensieri su “Con un filo di voce

  1. Roma è un paesone di provincia.
    Canneto sull’Oglio cos’è allora? Un posto per galline che beccano le croste di polenta o di “perpetue” che vanno a messa tutti i giorni per salvarsi dai peccati. Scandolara Ravara un villaggio a forma di buco-di-culo dove non esistono ruderi storici e la nebbia se la inghiotte sempre. Cos’è allora Viadana che però lì c’è la ricchezza e i cimiteri hanno la stessa foggia di un quartiere di nuova costruzione: da una parte le villette a schiera e dall’altra le ville dei signori (ci sono anche i loculi proletari, comunque).
    Perché Roma è un paesone di provincia?
    Per via dell’accento “grezzo”?
    Per via dei clochard che dormono qua e là per strada o nei parchi?
    Qui talvolta si è trovato un clandestino dormire in un casotto di campagna e accendervi dentro un fuoco che se moriva la colpa era del proprietario del fondo che non aveva chiuso bene il suo casotto per gli attrezzi
    Se Roma è un paesotto di provincia cos’è la provincia?
    E, rispetto a Roma, cos’è Zurigo?

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  2. chiedo scusa, mancano punti interrogativi che vi chiedo cortesemente di mettere alla bisogna.

    grazie

    b.

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  3. Caro Emanuele,
    con un filo di voce ti dico “bravo”, Dal pieno centro o dalla periferia estrema, che tanto è uguale.
    Un caro saluto,
    a presto

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  4. Caro Emanuele,solo poche parole per dirti: bravissimo! Tutta l’Italia appare un “paesone di provincia” quando ti rendi conto che per salvarti la pelle devi andare fuori, Zurigo o altrove, poco conta, e per farlo devi mettere in vendita la casa!La “sporcizia e le buche” sappiamo bene dove sono…vogliamo parlare di coscienze luride e disastrate?
    Grazie. Un cordiale saluto.Eleonora

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  5. Non toccatemi Canneto sull’Oglio. Il ristorante “Dal pescatore”, tra i miei preferiti, sta da quelle parti. Non si spende neanche tanto. 🙂

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  6. Peccato che questi commenti non abbiano centrato l’armonia e l’essanza di un così bel racconto.

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  7. con tutto il rispetto per lo scrittore Franz, direi che questo è uno scorcio di quotidiano come ce ne sono tanti in giro.

    mi fa venire in mente ciò che si legge in molti blog, ogni giorno.
    sulla vita di tante persone lontane anni luce le une dalle altre eppure con tanti punti in comune.

    e poi, una domanda: chi era Piera Donaggio?
    con permesso, faccio una ricerca su google….

    saluti!

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  8. Riguardo al commento # 5, è vero, sono caduto nell’OT come in tombino aperto, e me ne scuso. Il bozzetto di Emanuele ha il pregio di legare elementi eterogenei con estrema concisione: il degrado urbano, ciò che ciascuno chiama “la mia città” e che condiziona inevitabilmente la percezione di essa, il sentimento di speranza, di morte e la vendita della casa. Il risultato è un momento di Angst metropolitana, risolto con eleganza.
    Ho sempre apprezzato concisione e perspicuità.
    Un caro saluto.

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  9. Posso dire molto bella. Eppure solo abbozzata. Un respiro troppo corto. E poi, questa Roma così (non) descritta è più che altro un non-luogo. Uno come tanti. Vivo tra Roma, Avignone e Bruxelles. Non si pensi che altrove sia tanto diversa l’aria.

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  10. scusate, ma roma o avignone o bruxelles o la mia venezia fanno schifo, se sei malato. se la malattia è “quella”, poi, non ne parliamo. se stai male, e non solo fisicamente, non c’è luogo che ti paia bello ed ospitale. la tua città ti appare un mostro. e se ami qualcuno che sta male, tutto ti appare grigio e pieno di crepe. lo dice orazio e lo dice seneca, mica me lo invento io. quanto alla malattia, non serve me lo dicano due grandi così, come ci si sente.
    il racconto è bello e non parla di roma.

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