“Vento forte…” al Nord

Milano
Le radici sono nel sud – L’Irpinia con gli occhi di un paesologo
Giovedì 29 gennaio 2009, ore 20.00, via Paladini 8.
Franco Arminio, paesologo, poeta, videomaker e scrittore, presenta il suo ultimo libro Vento forte tra Lacedonia e Candela (Laterza) insieme al critico Marco Belpoliti. Nella serata verranno anche proiettati video che raccontano in modo impassibile e divertente l’Irpinia orientale, una regione dimenticata d’Italia.

Cologno Monzese
Martedì 27 Gennaio 2009, nei locali della scuola elementare di Viale Lombardia, alle ore 18.00
Franco Arminio presenta il suo ultimo libro Vento forte da Lacedonia a Candela. Seguirà un piccolo rinfresco.

Asti
Mercoledì 28 gennaio 2009, ore 20.00
A cura di Nomadi e stanziali, presentazione del libro nella storica sede del Diavolo rosso.
A seguire piatti della tradizione irpina.

Torino
Arminio, Borriello, Forlani, tre libri per una sera
Sabato 31 gennaio 2009, ore 18.00, librairie de la francophonie, via San Massimo 9/A.

* * *

Vento forte tra Lacedonia e Candela
di Emanuele Trevi

Ecco un prosatore di livello eccelso, uno della stirpe dei Manganelli, dei Parise, dei Celati. Non si ha paura di esagerare, quando si sono lette le prime settantaquattro pagine del nuovo libro di Franco Arminio, Vento forte tra Lacedonia e Candela (Laterza «Contromano», pp.187, euro 10,00), il quarto dello scrittore irpino nato nel 1960, di poco posteriore a un altro esperimento memorabile, Circo dell’ipocondria. Non è che, dopo pagina settantaquattro, il libro di Arminio perda la sua bellezza. I suoi Esercizi di paesologia, come li definisce il sottotitolo, continuano a disegnare una geografia minuziosa e onirica come un paesaggio di Osvaldo Licini.

Ma in ogni scrittore che aspira a una vera grandezza (e Arminio è fra questi) albergano varie, molteplici, discordi anime. Solo gli sciocchi, per dirla con Montale, ne hanno una sola – e anche «paura di perderla». In Arminio, per esempio, c’è una vera anima nera, un plumbeo deposito saturnino, un’ipocondria di autentica marca leopardiana, perché capace di farsi metafisica, vision du monde. Altre tonalità del suo spirito sono meno disperate, più aperte a un’idea di futuro possibile…
(continua qui)

* * *

Viaggio di un poeta nelle terre del vento
di Marco Belpoliti

… Arminio se ne esce ogni giorno e va a visitare, o più spesso a rivisitare, una serie di piccoli borghi compresi in quella sella montuosa che si trova tra Campania, Basilicata, Puglia e Molise. Da questi pellegrinaggi dell’anima scaturiscono brevi prose di grande intensità, e insieme ironiche, sarcastiche, malinconiche. Il ritratto di un’Italia assente dai teleschermi e dalle cronache dei giornali, eppure presentissima nella vita di molti. I piccoli paesi, i minuscoli paesi tra l’Appennino e il mare, dalla Liguria sino alla Calabria, s’assomigliano tutti o quasi, nonostante le differenze di lingua, costumi, modi di dire e di vivere. Sono luoghi dell’abbandono e dello smarrimento. Vivono di se stessi, della memoria e soprattutto dell’oblio. Arminio con una prosa esatta e cruda li fotografa, e nell’istantanea di parole che scatta, di solito nell’arco di due o tre pagine, include se stesso: è sempre dentro il riquadro mai fuori. Patisce in prima persona questa Italia minima e minore che è il paese da cui proveniamo e verso cui, nonostante le grandi città, le metropoli diffuse, andiamo noi tutti. Anzi, questa Italia è l’esatto rovescio dei non-luoghi che abitiamo ogni giorni di più: luoghi vuoti, dimenticati, assurdi. Un libro splendido che dice tutto e di più sulla nostra umanità residuale.
(continua qui)

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Una «marcia da fermo» in un «chilometro quadrato di argilla e ansia»
di Andrea Cortellessa

Una «marcia da fermo» in un «chilometro quadrato di argilla e ansia». È la vita, è la scrittura di Franco Arminio: crocifissa in un territorio descritto ormai, si può dire senza iperbole, in ogni centimetro. È un territorio reale e circostanziato, tra l’Irpinia, il Cilento e la provincia di Foggia. Ma è anche un territorio fantastico: che coincide col corpo e l’immaginazione di quest’autore che a sorpresa, sei anni fa, riuscì a raccogliersi in un libro-libro, un libro splendido, Viaggio nel cratere. Il «cratere» era quello, fisico e soprattutto psichico, lasciato dal terremoto dell’80.

Ma assomiglia a un cratere anche questa scrittura: che si avvita su se stessa, si ripete, si dettaglia sempre più con un accanimento che (date le fissazioni di questo virtuoso dell’ipocondria) si deve dire terapeutico. Un quieto vortice, una trivella che scava lenta ma implacabile nei sedimenti delle nostre abitudini percettive, dei nostri presupposti sociologistici, dei nostri aggiornatissimi luoghi comuni. Pare un cratere anche perché è segno tangibile di qualcosa di catastrofico che è già successo. Non propone ricette, non ha soluzioni: il peggio non si può evitare perché è già qui – forse da sempre…
(continua qui)

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Il cuore caldo e spaventato degli uomini
di Andrea Di Consoli

Dopo Viaggio nel cratere (Sironi, 2003) e Circo dell’ipocondria (Le lettere, 2006), Franco Arminio manda alle stampe Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia (Laterza, 186 pagine, 10,00 euro), un libro che segnerà in profondità le sorti della grande letteratura di “strapaese”, e le sorti della letteratura per frammenti, antiromanzesca e antiborghese (“Il paesologo non ama il narrare disteso, ma la smania aforistica, la frase singola, spaiata” scrive Arminio nel piccolo zibaldone finale dove, tra l’altro, ci sono immagini e intuizioni di superba bellezza: “Tre luoghi aperti nelle mattinate dei paesi: il bar, il Comune, il cimitero”; “Quasi ogni mattina vado a trovare qualche paese come si va a trovare un vecchio zio, vado a vedere che faccia ha, a che punto è la sua malattia o la sua salute. Vado per vedere un paese, ma alla fine è il paese che mi vede, mi dice qualcosa di me che non sa dirmi nessuno”, ecc.).

Un libro, questo, che è tante cose: uno zibaldone di pensieri, un libro di viaggi, un reportage, un diario, una miniera di soggetti, di figure, di profili, di oggetti, di scenografie urbane, un epicedio, un lamento, un momento di gioia mal trattenuta, un referto inesauribile di paure e di pietà. Franco Arminio, che è nato, e da sempre vive a Bisaccia, nell’Irpinia sbilanciata verso la Lucania, visita in questo libro i suoi paesi (Conza, Greci, Vallata, Aquilonia, Flumeri, ecc.), facendo anche alcune sortite “fuori casa”: in Val Germanasca, nel Cilento, e nel Salento. Ma le pagine più belle sono dedicate proprio alla sua Irpinia, ché Arminio, come egli stesso scrive, appartiene solo al suo paese, è “un dente dentro la bocca del cavallo, un mattone dentro un muro”…
(continua qui)

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Caro Franco
di Giorgio Morale

Caro Franco, ho finito di leggere Vento forte tra Lacedonia e Candela, partecipe della rabbia e della pietas leopardiana del tuo sguardo e colpito dal quadro socio-politico che ne emerge: assalto devastante al territorio, cemento selvaggio sulle campagne, demolizione del Belpaese, nessuna azione umana che ponga riparo a disastri naturali come quelli del terremoto, incuria quando non colpa e complicità degli amministratori, latitanza dello Stato, menefreghismo della popolazione, emigrazione e abbandono come unica soluzione, desolazione di chi resta.

Con ciò però siamo ancora ai margini del tuo libro, che riceve sostanza dalla presenza del protagonista-voce narrante, dell’io il cui vissuto e la cui percezione trasformano un viaggio-inchiesta che potrebbe sembrare di tipo sociologico in un reportage sullo stato dell’io e della condizione umana oggi…
(continua qui)

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