Italians-La peggio italianità

verdone_valigia
Il rumore non lo sento subito, me ne accorgo verso la metà del primo tempo. Che sia un disturbo dell’udito? Forse un virus? Una forma di otite?
Ma no, non è possibile, ci sento benissimo, distinguo perfettamente ogni parola degli attori, ogni suono proveniente dal sistema dolby, anche i bisbigli delle due ragazze sedute alla mia sinistra.
Alla mia destra, il mio amico Alberto tace, assorto nella visione. E’ stato lui a trascinarmi a vedere questo film, Italians. Io l’ho assecondato di buon grado, Alberto attraversa un periodo difficile, ho pensato che questa pellicola gli avrebbe risollevato il morale, perlomeno per un paio d’ore.
Ora però il rumore si fa più insistito, come un disturbo di sottofondo che si ripropone con una frequenza sempre più ravvicinata.
Mi volto di nuovo verso Alberto, adesso glielo chiedo. Anzi, no, me ne sto zitto.
Sul volto ha abbozzato un sorriso, mi spiacerebbe interrompere questo suo momento- sia pur fugace- di serenità.
Giro lo sguardo sulla sala, per raccogliere qualche traccia di perplessità, di fastidio, cerco di capire se altri si siano accorti del rumore. Eppure niente. Tutti impassibili.
Le due tipe alla mia sinistra continuano a discutere sull’angolo della mascella di Scamarcio, nella poltrona davanti una signora si gira verso il compagno sollevando rapidamente il capo, come a chiedere ma che mi hai portato a vedere?
Nella fila dietro di me qualcuno prorompe in uno sbuffo, seguito dal commento ebbasta con ‘sta pubblicità nei film!
In effetti sarà la quinta volta che presentano il marchio IVECO, a caratteri cubitali, sul fronte di un camion che attraversa un deserto, dopo aver inquadrato più volte telefonini con il marchio VODAFONE, nonché portatili ACER, per non parlare della FERRARI, che poi quella mica ha bisogno di pubblicità.
Sul resto del pubblico volteggia qualche gelida risata, certi aha aha trattenuti che potrebbero significare, vabbeh, il film è appena all’inizio, diamogli tempo di scaldarsi, che presto iniziamo a ridere sul serio.
Io però ho un bisogno disperato di condividere con qualcuno il ronzio che mi perfora i timpani. Possibile che nessuno in sala se ne sia accorto?
Che sia una congiura? Che siano tutti d’accordo per farmi uno scherzo?
Certo che non sono paranoico, però sfido chiunque capiti in una situazione come questa a non pensare, anche solo per un istante, a una colossale burla architettata ai propri danni.
Poi mi ricordo di avere una risorsa a disposizione, qualcuno che può aiutarmi a fare chiarezza. Isidoro, ma certo.
Mi alzo di scatto dalla poltrona, chiedo scusa ad Alberto, che non si scompone più che tanto, ritraendo solo le gambe per darmi lo spazio di passare.
Guadagno il corridoio laterale, risalgo a due a due i gradini fino a raggiungere l’uscita della sala.
Appena fuori, nello spazio comune alle altre sale, lo vedo subito, aggrappato al bancone della vendita di popcorn, mentre sporge l’occhiale verso il busto della ragazza dietro la cassa.
Isidoro è tale e quale a quando aveva 15 anni, più o meno l’epoca in cui raggiunse il metro e sessanta di altezza, per poi svilupparsi solo in direzione parallela alla terra.
Girava nella mia compagnia di vespisti di seconda mano, non si schiodava mai dalla sella del Px, che in quella posizione si figurava più o meno tutti alti uguali.
In questo momento del bisogno, sono pelosamente contento di aver mantenuto un’amicizia di facciata con il capomaschere del nostro multisala, o perlomeno di non averlo perso di vista. Del resto in una cittadina di provincia chi non fugge mica riesce a perdersi di vista.
Ciao Isi, gli faccio, senti, ho un problema con il sonoro del film Italians.
Lui aggrotta la fronte e gonfia il neo che campeggia su quella ruga corruscata.
Mi guarda con un’espressione preoccupata dietro le lenti spesse quanto il neo.
Poi mi fa ho capito, questa volta è successo a te, finora con Italians abbiamo avuto solo un altro caso come il tuo, e l’abbiamo convinto a rientrare in sala.
Mi lancia ancora uno sguardo obliquo, mi prende per il gomito e mi accompagna verso lo stanzino delle proiezioni dicendomi bon, visto che siamo amici e che sei una persona fidata, ti chiarisco il mistero.
Entrati nella camera delle proiezioni, Isi chiama il tecnico e gli fa senti, c’è questo mio amico che si è accorto di quell’interferenza nel sonoro di Italians.
Il tecnico suda come un porco, mentre alza l’ascella per allungarmi una cuffia mi arriva una zaffata nauseabonda, e comunque lo capisco, che in questo bugigattolo si crepa dal caldo.
Il tempo di sistemarmi le cuffie in testa e sono immerso nell’audio del film.
Adesso i rumori di sottofondo, che prima in sala mi arrivavano frammisti alle voci degli attori, sono chiaramente più udibili.
C’è un pianto a dirotto, come quello di un neonato disperato, quando a forza di urlare gli manca il fiato e fa una pausa silenziosa, prima di squarciare l’aere con un nuovo urlo.
Poi arriva un altro singhiozzo, che si avverte a tratti, più composto, e anche roco, come fosse quello di un fumatore accanito. Tra questi suoni ogni tanto si interpone uno squittio, come di ghigno di topo maligno, che in breve scompare, sommerso da un nuovo pianto in forma di ululato di lupo mannaro, prolungato all’infinito.
Mi levo le cuffie, poi le rimetto, per accertarmi che i pianti non siano frutto della mia fantasia, poi me le sfilo definitivamente e rivolgo uno sguardo interrogativo verso gli altri due presenti nello stanzino.
Spiegaglielo tu, che sei il tecnico, dice Isi.
Il plurisudato emette un sospiro umido e se ne esce con un ma non l’hai ancora capito?
Possibile che non distingui le voci?
Quello lì che sembra piangere mentre fuma non ti ricorda qualcuno?
Remo Girone, che fa il cameo a inizio film? provo io.
Bravo, proprio lui.
E quell’altro che piange come un bambino? Eh? Allora?
Ma sarà Castellitto, la butto lì.
Ebbravo il nostro orecchietto fine!
Però quello che pare un lupo scorticato non so proprio chi sia.
Ah, è il regista, Veronesi, ulula per tutta la durata del film.
E lo squittio? domando.
E’ di Scamarcio, è l’unica fonte sonora equiparabile a una risata.
Occhei, gli faccio, chiarito di chi sono i pianti, mi volete spiegare l’origine del fenomeno?
Oh ma è semplice, mi risponde alzando purtroppo le braccia, nulla di strano, è un fenomeno che ogni tanto capita con i film che vengono interamente ridoppiati. In certi casi, come questo, rimangono le tracce sonore di cosa fanno gli altri attori e lavoranti, mentre uno si sta doppiando.
Normalmente, durante le proiezioni in sala, queste tracce non si avvertono. Ogni tanto però qualcuno, come nel tuo caso, se ne accorge, e non chiedermi il perchè, si vede che avete l’orecchio sensibile per certe frequenze.
D’accordo, dico io, accetto la spiegazione, ma mi volete dire perché piangono tutti?
E’ una di quelle occasioni in cui fai una domanda e subito ti accorgi di conoscere già benissimo la risposta.
No, no, ragazzi, ho capito, dico un attimo dopo, per giustificarmi di fronte ai loro sorrisetti beffardi.
E vorrei vedere te, come ti sentiresti, dopo aver fatto una cagata del genere, precisa Isi.
I soldi, i soldi, i soldi, si limita a ripetere il tecnico, conta solo più la grana,e pensa che io me li devo sorbire tutti, con quest’ultimo però abbiamo proprio toccato il fondo, siamo alla peggio italianità.
Bene, a questo punto ne ho avuto abbastanza, anche perchè l’aria nello stanzino si è fatta irrespirabile.
Saluto Isi con una pacca sulla spalla e un grazie per avermi svelato il mistero, lui mi risponde sì ma statti zitto eh, mentre sto già trottando verso la porta della sala.
Scivolo dentro, nel buio, giusto in tempo per il finale del primo episodio.
Siamo su una nave della COSTA CROCIERE, difficile non capirlo visto che l’inquadratura si compiace di fissarsi sul logo della Compagnia.
Lo squittio di sottofondo si fa sempre più intenso, Scamarcio deve godere come un riccio, contento di stare sulla nave COSTA MAGICA, e copre anche il pianto di Castellitto.
Passo di nuovo davanti ad Alberto, lui risposta le gambe, io gli rifaccio scusami.
Sto per parlargli, per raccontare cosa mi è successo, ma lui continua ad aver stampato in faccia un sorriso composto. Mi pare brutto rovinargli questo momento.
Intanto inizia il secondo episodio, quello con Verdone.
Da subito distinguo un borbottio, come di caffettiera che erutta singhiozzi, e non fatico ad immaginare di chi si tratta.
Magari Verdone, rivedendosi in questa pellicola, ha pensato a quando era giovane, a quando recitava al fianco di Sordi, sia pure come sottospalla, ha pensato a quante promesse c’erano all’epoca, e poi ha pensato a tutta la discesa nel baratro compiuta con gli ultimi film, fino a quest’ultimo.
Sì, deve aver pensato anche a questo, prima di abbandonarsi a un lungo, inconsolato pianto.
Provo a concentrarmi sullo schermo, dove scorrono altre immagini di ACER computers, giacconi BELSTAFF, modem VODAFONE, inframezzate alle scene dell’episodio dove Verdone, per l’ennesima volta, interpreta la parte del professionista agiato ma depresso, con la personalità di un totano, di cui magicamente si innamora una ragazza di trent’anni più giovane, questa volta russa.
Ma ecco che in sala c’è una novità.
C’è subbuglio due file avanti, dove si è piazzato un gruppo di ragazzotti occupando tutta la fila. E’ una di quelle compagnie maschi da una parte e femmine dall’altra. Si alzano tutti insieme, vanno in soccorso di due ragazze che stanno singhiozzando, cercano di consolarle, ma quelle sembrano contagiare il resto della banda a tutti scoppiano in lacrime.
Più in là due fidanzatini si abbracciano prorompendo in un pianto a dirotto.
Un ragazzo con un grosso secchiello di pop corn si piega in due vomitandoci dentro.
Il trambusto cresce, dietro di noi sento uno scalpiccio, mi volto e vedo che intere file si stanno spopolando, tutti corrono verso l’uscita in preda a una crisi di pianto.
Accanto a noi scorrono ragazzi e ragazze, affranti, molti cingendosi per i fianchi, colti dalla più nera disperazione.
Che abbiano avvertito anche loro il pianto disperato di Verdone? Chi lo sa.
Nell’arco di cinque minuti la sala si è svuotata. Siamo rimasti solo io e Alberto.
Che facciamo, resistiamo fino alla fine? gli chiedo.
Oh, sì, certo, mi risponde.
Ma è da tanto che ti sei accorto di quel rumore?
Si volta sorridendo e mi fa: dall’inizio del film.
Intanto siamo alla scena finale, dove il nostro protagonista, indossando il suo bravo giaccone BELSTAFF da mille euro (il marchio bene in evidenza), spiega com’è fatta l’Italia a un gruppo di orfanelli russi, vestiti miseramente, ma in riverente ascolto dello straniero buono.
Vedete, dichiara, l’Italia è come se fosse divisa in tre, al nord ci stanno quelli che dicono cassoula, al centro ci stanno quelli che dicono oca ola, e al sud ci stanno quelli che dicono trigghie. Capito ragazzi?
Metabolizzo un attimo l’illuminante spiegazione che sancisce la nuova Italia federalista, poi mi volto verso Alberto.
E scoppiamo in una lunga, incontenibile, salvifica risata.

16 pensieri su “Italians-La peggio italianità

  1. verdone quand’era verde, forse. ma è da mo’ che non si può guardare. geniale la suddivisione nelle tre italie, veramente geniale. c’è anche un’italia che al film potrebbe dire mamma r”o carmine! mamma r”a sanità! avete riso, comunque. avete fatto il suo gioco: che gli frega perché. avite pavato ‘o viglietto. e tanto abbasta. questi sono i film che ottengono i finanziamenti pubblici.

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  2. In effetti, Italians è stato riconosciuto quale “film di interesse culturale nazionale” con delibera del 7 ottobre 2008 della Commissione per la cinematografia del Ministero dei Beni Culturali. Altri film che hanno recentemente ottenuto questo riconoscimento sono “Ex” di Fausto Brizzi, “Il grande sogno” di Michele Placido, “Io sono l’amore” di Luca Guadagnino (questi ultimi di prossima uscita), “Come dio comanda” di Gabriele Salvatores e “L’uomo che ama” di Maria Sole Tognazzi.

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  3. sì, proprio un bel resoconto, certo meglio del film… Mi fa apprezzare, per una volta, di essere un po’ sorda e di andare poco e niente al cinema…
    Ciao Paolo, un abbraccio!
    Aspetto nuove recensioni di film belle come questa.

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  4. Sì, davvero carino questo racconto-resoconto, e tutte quelle pubblicità, le marche sbattute in faccia, che assurdità –

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  5. QUesta gente (Veronesi & co.) sono considerati gli eredi di Age-Scarpelli-Scola-Risi-Monicelli…. La neo-intellighenzia di sinistra (?)
    Ezio

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  6. nell’Italia di Craxi venivano finanziati film di Marina Lante della Rovere, e cagate non dissimili da questa. I tempi,poi, non devono essere cambiati più di tanto. Quanto a Veronesi, che si da tante arie, non è migliore delle confezioni natalizie o ferragostane dei Vanzina. Evviva, evviva l’Italia!

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  7. Lucy, Achille, Frank, Ramona, Mauro, Ezio, Manuel i vostri commenti mi rendono felice, perlomeno ho trovato un ritorno per la spesa del biglietto!
    C’è ancora una questione(tra le tante), emersa anche nei commenti, che mi piacerebbe approfondire, magari in un post futuro.
    A mio parere ci sono pellicole come questa che vorrebbero staccarsi da un certo cliché (v. i cinepanettoni), restituendo invece un risultato ancora peggiore rispetto a quel cliché.
    Lo stesso discorso potrebbe essere traslato sui libri. E’ un terreno minato, lo so, però mi chiedo: quante gradazioni esistono per passare da un libro di puro intrattenimento a un libro di grande letteratura? E quante operazioni furbette si provano a fare, magari presentando libri che non sono altro che buone prove di genere come mirabolanti opere di ingegno narrativo?
    Eh?
    p.

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  8. caro paolo, ho risposto al volo per prima perché pensavo esattamente al corrispettivo letterario del fenomeno. vedo che ero sulla lunghezza d’onda giusta. il cinema lo perdono se mostra di essere intrattenimento puro (anche se qua di (in)trattenuto c’è solo un ma va’ m……): l’opera letteraria un po’ meno, specie se si o la spacciano per opera di elevato tenore. che almeno dichiari la sua appartenenza. in pittura le croste si riconoscono, nella poesia e nella narrativa idem, solo che non si può dire, o, almeno, non più di tanto. tema spinosissimo, attualissimo, un vero ginepraio.

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  9. Cara lucy vedo che siamo sulla stessa lunghezza d’onda e che condividiamo la passione per i gineprai!
    ciao
    p.

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  10. Bravissimo Paolo,
    sia lode a te,
    eccetto che m’è venuto mal di stomaco,
    ebbi n’intorcinìo de budella,
    al visualizzar la storia,

    se sapevo stavo, fuori, con Isidoro tutto il tempo,
    boiafaus :-))

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  11. No, ascoltate, bisogna dirlo chiaramente: questa qui è una performance eccezionale! Una recensione che supera, per intrattenimento, finezza, comicità dolceamara, e abilità narrativa, l’oggetto recensito! Complimenti Paolo, memorabili le figure di Isi, i vespisti e il tecnico, struggente l’amico Alberto, surreale la svolta dei ragazzotti che scoppiano in lacrime…Paolo for director, please!
    (non sto scherzando eh)

    un saluto,
    renata

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  12. Ahahah, Paolo, che risate! Bravo, bravissimo, ti prego di andare a vedere tutti i film brutti finti-belli e poi ripetere l’exploit. Per esempio, hai visto Rachel sta per sposarsi? Mi piacerebbe leggere la tua recensione… 🙂

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  13. @ Mario: cerea, oggi torino sarà più bella che mai, mi immagino l’umido che sale a leccare le pietre del centro…

    @Renata: arrossisco, anche per l’amico Alberto, che si commuoverà alla definizione di struggente.;-))

    @Anna: uhm, Rachel sta per sposarsi, temo che non riuscirò a vederlo, a meno che per miracolo non si materializzi in una dairettori del piccì. Perchè non lo recensisci tu?

    grazie a tutti voi
    P.

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  14. è estremamente liberatorio poter dare giudizi infondati. tipo: sapere che se mi butto dal quarto piano m’ammazzo, anche se non mi sono mai buttato. così evitare a priori certi film, certi libri. si risparmia tempo denaro salute.

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