A un terzo dei mille – di Paolo Viglianisi

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[Con un capitolo del libro.]

Recensione da Tempo e Natura – 12.12.2008

L’EPOPEA DI UN BASTARDO A UN TERZO DEI MILLE” di PAOLO VIGLIANISI [Minimal Narrativa]

di A. Jocchi

Il passaggio per la Fiera della piccola e media editoria (svoltasi a Roma a inizio dicembre) ha sicuramente garantito maggior visibilità a questo piccolo grande romanzo (così come a molti altri che indubbiamente meritano) e anche una certa rinomanza, per cui il contributo che sto per dare io sarà solo il fiore all’occhiello di questo iter. La circostanza offre anche l’occasione per poter parlare di un fenomeno concreto ma ignorato dai più, com’è quello dell’editoria indipendente; essendomi trovato ormai a leggere una quantità accettabile di opere proveniente dalla categoria, posso affermare con serenità ed onestà che l’editoria in questione non ha nulla da invidiare a quella di maggior livello, sia per qualità che per cura, impaginazione e altri fattori di secondo piano. L’unico punto interrogativo è rappresentato dalla reperibilità e dalla visibilità; ma per questo, come per molte altre cose, basta un po’ di buona volontà, perché ormai tra internet e riviste specializzate nulla più ci è precluso. Perciò colgo l’occasione per dare un caldo invito ad interessarci un pizzico di più a questo fenomeno che non merita per nessuno motivo il poco spazio che gli è stato riservato. Dopo questa parentesi, è importante cominciare parlando dell’autore, Paolo Viglianisi. Dalla mini-biografia del retro del libro, molto dettagliata, l’autore è un dirigente d’azienda di una certa importanza con la passione della scrittura e questo è il suo esordio letterario; è nato a Palermo, è vissuto per un po’ in America ma ha scelto come città d’adozione Roma, dove vive da molti anni. Ed è proprio a Roma che si svolge l’azione principe del romanzo, quella che dà luogo a tutta una catena di avvenimenti inaspettati, rocamboleschi, tragici, grotteschi che offrono l’opportunità all’autore di dimostrare bravura e ingegno, l’acqua della vita per un testo simile. Infatti sono proprio qualità come queste a regalare un sorriso al lettore che lo accompagnerà fino alle ultime pagine: l’umorismo lieve e caustico con cui Viglianisi cosparge gli avvenimenti e l’intreccio rendono il tutto più appetitoso e interessante, per una storia che già di per sé, nella sua particolarità e arguzia, di interesse ne suscita, e parecchio pure. È come se l’autore s’infilasse veramente nelle vite di (principalmente) tre uomini, rendendone con assoluto realismo la desolazione, la solitudine, i malaffari, le relazioni e quant’altro. Così si tracciano le vicende di Rosario, palermitano, sicario di professione e asceta letterario, il perno e il personaggio centrale dell’opera; Luigi, impiegato trentenne che mal tollera il proprio lavoro, coltiva l’hobby della scrittura e finisce troppo spesso nel letto di Giulia l’adulterina, altra figura chiave. Infine troviamo le forze dell’ordine, rappresentate in primis dal commissario Scaldaferro, anche lui desideroso di entrare nel letto della suddetta Giulia, e gli immancabili carabinieri dell’immaginario paesaggistico italico, con le figure marginali di Testi e Siani. Ma, vi starete chiedendo, cosa c’entrano questi personaggi apparentemente così differenti tra loro? Una buona domanda: la risposta è contenuta nel romanzo e nella fantasia dell’autore che, con sapiente uso dei tempi drammatici, dirige ognuna delle sue creature (artisticamente parlando) facendole sguazzare tra morti ammazzati, aziende agricole e adultéri e spostandoli in luoghi sempre diversi. L’azione è divisa tra Palermo, di cui ci viene offerta una descrizione particolareggiata e realistica, Roma, che aleggia in quell’alone indefinito proprio delle città metropolitane, e la campagna attorno Talamone, nella Maremma toscana, inaspettato rifugio per un “bastardo” che di misfatti ne ha combinati, volente o nolente, ma che, comunque, si conquista un posticino nel cuore del lettore, grazie alle palpitazioni amorose di cui è vittima e a un destino che tanto crudele poi non è.

5. LUIGI ALL’UFFICIO

<>, così lo tampona Luigi al quarto sospiro. Collega sì, muro del pianto per l’intero ufficio postale no.
Perché tutti sentono il bisogno di confidarsi con lui offrendogli le proprie viscere interiori e si aspettano solo per questo di essere immediatamente consolati ? Come se bastasse la semplice dimostrazione di fiducia del depresso di turno a renderlo capace di saggezza nei campi più vari – la dieta nel caso specifico di Luca.
<> continua il ciccione (sì è un ciccione merdoso), notando di non avere ancora l’attenzione piena del suo consigliere non volontario.
Ma Luigi non si gira nemmeno verso di lui. Quella volta Luca deve trovarsi un altro muro del pianto perché la ripartizione delle energie mentali è già decisa: dieci percento per le Poste italiane, sessanta percento alla sua gloria letteraria, trenta percento al ripasso delle sue prodezze sessuali con Giulia.
Per fortuna che c’è dell’altro a movimentare l’ufficio. Come Sandra, che col suo trucco e i suoi vestiti sempre un po’ troppo forti sparge letteralmente chiazze di colore per tutto l’ambiente. Come diceva un’altra collega – una che all’ufficio postale di Grottaferrata aveva lavorato temporaneamente solo pochi mesi – Sandra non è una cattiva ragazza. Soltanto che dovrebbe fare di ogni cosa il cinquanta percento di quello che il suo carattere le suggerisce: con la metà del profumo, la metà del trucco e con metà dei volumi sarebbe di certo più aggraziata.
Se poi ridesse e parlasse anche la metà di quel che fa, probabilmente risulterebbe perfino affascinante.
Sandra ha trentacinque anni e non è sposata. Questa sua condizione la diretta interessata la esibisce ora come scelta di vita, ora come testimonianza del destino avverso che le ha sempre spinto incontro uomini interessati soltanto a una veloce tastata di quelle natiche sempre ben sottolineate dal vestiario.
Luigi non si sente particolarmente attratto da Sandra. Certo gli accade talvolta che una zaffata di profumo o un reggiseno particolarmente esuberante attirino la sua attenzione, ma in generale calcola che per quella femmina non spenderebbe più di cinque minuti di corteggiamento.
In ogni caso quella donna rappresenta un personaggio importante nell’ambiente in ufficio. E’ tale il suo bisogno di attenzione e apprezzamento che qualsiasi conversazione con lei plana in pochi minuti sul fisico e l’erotico, e non c’è modo per i maschi dell’ufficio postale di sottrarsi prima di aver elargito un complimento o simulato una avances scherzosa. Questa sua debolezza la conoscono tutti, e una volta Luigi e Luca hanno persino pensato di farle sperimentare una sorta di sciopero bianco non rivolgendole la parola per un intero giorno. Non hanno poi però fatto lo scherzo perché hanno convenuto che sarebbe stato troppo crudele – magari sarebbe finita dallo psicanalista.
Non può dirsi brutta Sandra. Il fisico è ancora modellato a sufficienza e sia la statura che il volume del seno comunicano buona salute e una certa atleticità. Il volto è invece schiavo del trucco e Luigi, quando la pensa a fine giornata intenta a rimuovere gli strati coprenti che correggono occhi, ciglia, guance e labbra, prova un certo imbarazzo. O meglio, sa che proverebbe imbarazzo se dovesse assistere a quel rituale di smantellamento. Basta questa consapevolezza per impedire ogni possibilità di intimità vera con quella femmina.
E poi c’è la perla più rara di quella galleria umana, Maurizio Marrone.
Naso lungo da Cirano, capelli brizzolati e occhi piccoli che si illuminano solo quando si parla di soldi. Troppo facile etichettarlo contadino rozzo e avido, preoccupato solo di salvare la roba. Tanto più che Maurizio è un dirigente dell’ente poste e vanta una laurea in legge gentilmente concessa dall’università La Sapienza di Roma. Luigi lo guarda sempre con interesse quando si muove all’interno dell’ufficio postale. Dà dei passetti rapidi e controlla nervoso i suoi servi, cioè i dipendenti, tra i quali lo stesso Luigi (che per colpa di un’inspirazione volubile e di una concatenazione di molteplici sventure ancora non riesce a campare dei suoi scritti).
A volte gli piacerebbe infilare la matita appuntita dentro uno di quegli occhietti d’animale, ma più d’ogni altra sevizia vorrebbe acchiappare una mazzetta di banconote da cento e dargli fuoco con calma. E poi, sempre calmo, mettersi lì accanto a gustarsi la reazione del dottor Maurizio Marrone.
Un attore di teatro, questo aveva pensato di lui Luigi quando lo aveva conosciuto, perché non gli pareva possibile che esistesse davvero una tale caricatura d’avaro. Il quale non solo esisteva, ma gli sedeva addirittura nel mezzo della vita essendo il suo capoufficio. Nonché causa primaria del suo inizio d’orchite.
La corporatura di Maurizio Marrone è massiccia , il busto lungo e quasi imponente, le braccia sicuramente sproporzionate. Per arraffare meglio. Le gambe sono invece un po’ corte, e questo a Luigi non sembra appropriato perché è convinto che prima o poi dovranno servirgli per scappare dalla furia di qualcuna delle sue vittime. Gli occhietti piccoli sono di un marrone comune, ma ciò che li rende speciali è la capacità di illuminarsi repentini quando della carta moneta entra nel campo visivo (anche gli assegni circolari e i sacchetti di spiccioli vi accendono lo stesso lampo di cupidigia).
Hanno fatto degli esperimenti lì in ufficio, tutti d’accordo: gli sono andati vicino con qualche scusa tenendo in mano qualche mazzetta o anche solo poche banconote, e tutti hanno constatato come la testa di Maurizio Marrone avesse uno scatto e si sollevasse con un movimento secco quando intuita la presenza dei soldi nelle sue vicinanze.
La faina, la merdula, lo schifoso. Questi sono tutti suoi sinonimi dentro l’ufficio. È Giulia a sibilare con maestria riconosciuta i graziosi aggettivi al di là della parete a vetri della stanza. E lui ricambia ignaro quei sorrisi parlati, visibilmente soddisfatto perché certo con quella piccola biondina vorrebbe rotolarsi in un letto piuttosto che discutere di vaglia, conti-correnti e chiusure di cassa.
Giulia lo odia con metodo e lo apostrofa con regolarità, senza mai mancare un’occasione – e senza mai scordarsi di assumere un’espressione adorabile mentre lo fodera d’insulti. L’effetto è terapeutico per tutti gli altri impiegati, Luigi incluso. Si è portati a sopportarla meglio, quella creatura spregevole, dopo aver sentito Giulia all’opera.

3 pensieri su “A un terzo dei mille – di Paolo Viglianisi

  1. HO letto e riletto il testo, letteralmente, centinaia di volte, ma l’imperfezione mi era sfuggita. Lo stesso ai revisori di bozze. Se ci sara’ una seconda edizione del mio libro, correggero’ in ‘viscere emotive’. Grazie.

    Paolo Viglianisi

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  2. Ciao Franz,
    grazie per aver segnalato questa recensione del libro di Paolo Viglianisi .
    Ci terrei a precisarne la fonte: il sito http://www.tempoliberoenatura.it al quale collaboro (vi ho pubblicato anche una recensione al tuo “Era mio padre”, quando hai ritirato il premio a Palmi).
    Buona giornata ed una caro saluto, tramite te, a Fabry ed ai partecipanti a LPELS che conosco.
    Titti

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