Giorno della memoria: tre problemi

Giorno della memoria
di Stefano Levi Della Torre

La “Giornata della memoria” non può seguire un corso lineare. Mentre si estingue la generazione dei testimoni, cambiano gli interlocutori, la loro ricezione e le loro domande. Ci rivolgiamo soprattutto ai giovani, alle scuole, e con l’immigrazione cambiano la composizione culturale, le mentalità e le sensibilità delle società europee. Si infiammano i rapporti tra maggioranze e minoranze, e le rispettive pretese identitarie entrano in competizione. La stessa integrazione degli ebrei, già tradita dalle persecuzioni del xx secolo, si misura ora coi problemi dell’integrazione di altri gruppi e di altre comunità. Le memorie competono con le memorie, e lo statuto di “vittima”, che è andato crescendo di peso nell’immaginario simbolico, è sempre più conteso per la sua valenza identitaria e politica. Continua a leggere

Da “Essere senza destino”, di Imre Kertész

Romanzo proposto in Italia con un titolo di sapore nietzschano, che fa risaltare l’ambiguità di significato di sostantivo e infinito, Sorstalanság fu scritto tra 1961 e 1973. Non si tratta di un lavoro strettamente autobiografico; le vicende degli ebrei ungheresi durante la guerra servono da spunto di una rigorosa riflessione filosofica sulle rotture della storia del ‘900.
Inizialmente non ammesso alla pubblicazione, il libro uscì in Ungheria nel 1975, senza trovare riconoscimento critico.
27 anni dopo fruttò a Kertész il Premio Nobel per la Letteratura (2002). Tra le motivazioni, l’espressione della “fragile esperienza dell’individuo contro la barbarica arbitrarietà della storia”.
Le difficoltà di resa linguistica di una prosa personalissima fu la causa di una tormentata storia di traduzioni. Sorstalanság fu tradotto due volte in tedesco, nel 1990 (Mensch ohne Schicksal) e nel 1996 (Roman eines Schicksallosen). La versione italiana (1999) si basa sulla seconda tedesca. Anche la prima traduzione inglese, dal titolo Fateless (1992), non piacque all’autore, e nel 2004 se ne preparò un’altra (Fatelessness).
Il film tratto dal romanzo esce nel 2005. Continua a leggere

“Premio Internazionale Mario Luzi” – IV edizione 2008/2009

Un Premio di poesia che guarda al futuro
Anche una sezione per la poesia inedita


Alto Patrocinio del Presidente della Repubblica

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Dopo il grande successo delle scorse edizioni torna nuovamente il “Premio Internazionale Mario Luzi” (http://www.marioluzi.it) che apre ufficialmente il suo nuovo bando pubblico articolato in sei sezioni: Poesia edita, Saggio edito, Poesia internazionale, Benemeriti della Repubblica, Poesia inedita e Poesia per le scuole. Continua a leggere

“Vento forte…” al Nord

Milano
Le radici sono nel sud – L’Irpinia con gli occhi di un paesologo
Giovedì 29 gennaio 2009, ore 20.00, via Paladini 8.
Franco Arminio, paesologo, poeta, videomaker e scrittore, presenta il suo ultimo libro Vento forte tra Lacedonia e Candela (Laterza) insieme al critico Marco Belpoliti. Nella serata verranno anche proiettati video che raccontano in modo impassibile e divertente l’Irpinia orientale, una regione dimenticata d’Italia. Continua a leggere

Una settimana psicoterapeutica

di Mauro Baldrati

occhio1La settimana bianca incombe.
Io non scio, il mio ruolo è di assistenza logistica. La macchina, soprattutto, portare i figli sulle piste, riportarli in albergo. E guidare “fin lassù”, cioè Folgaria, perché una mamma non se la sente e viaggerà con noi. Sono soprattutto un autista e un trasportatore di sci, scarponi, bacchette e borse.
Il progetto iniziale era per me fascinoso. Dovevamo essere tre famiglie, tre mamme ed io, sia perché è necessaria la mia assistenza, sia per smaltire giorni di ferie arretrate che il mio datore di lavoro, il Comune, sulla scia dell’esaltazione tecnofobica derivata dalla demagogia di Brunetta, ci obbliga senza appello a consumare entro giugno. Continua a leggere

Viva la scuola. 5 in condotta? Sì, a Gelmonti

Mentre prosegue la battaglia delle iscrizioni (la Cgil impugna la circolare del ministro che non rispetta la legislazione vigente: vedi qui, qui, qui), il ministro propone telecamere (ma attenti al garante della privacy e al portafoglio), task force e 5 in condotta per contrastare violenza e bullismo nelle scuole. E sul 5 in condotta scoppia il caos (a es. qui, qui, qui). Dubbi sull’utilità (qui, qui, qui, qui, qui), dubbi sulla legittimità del decreto. Vivalascuola propone un articolo del pedagogista Daniele Novara, che ringraziamo per la gentile concessione.

Prevenire il bullismo
di Daniele Novara

Dall’insegnante giudice al gruppo classe mediatore di conflitti
Come pedagogista mi interessa sempre capire cosa si può fare sul piano operativo per attivare dei processi di cambiamento.
L’educazione in effetti si occupa di cambiamenti: per vivere in una società complessa come la nostra bisogna continuamente adeguarsi alle nuove sfide. Rispetto al problema del bullismo, quindi, la domanda che mi pongo e che, immagino, si pongono anche gli insegnanti, è la seguente: cosa si può fare? Continua a leggere

I domatori di stelle

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di Luigi Dell’Aglio

Parla Buscema: «La matematica è l’arte di immaginare che apre strade anche all’uomo comune. Credere? Può essere d’aiuto nella ricerca»
«La matematica è l’arte di immaginare e di dimostrare, cogliendo le invarianti più astratte della realtà. Procedendo solo con un pensiero astratto e con le sue conseguenze logiche, ci si allontana infinitamente dalla realtà ma per trovarsi, alla fine, nel cuore stesso della realtà. Ecco il prodigio della matematica, arte di trasformare, in maniera analitica, l’impossibile nel possibile». Questa è oggi la scienza di Euclide e Leibniz, secondo il professor Massimo Buscema, computer scientist di grande successo, che ha conseguito fama internazionale con nuovi modelli e algoritmi di intelligenza artificiale, alcuni dei quali confluiti in 14 brevetti internazionali. È fondatore e direttore del centro di ricerche «Semeion» ed è il secondo tra gli autori più prolifici, a livello mondiale, nel campo delle reti neurali artificiali (fonte: GoPubMed 2008). Consulente di New Scotland Yard, con il Progetto Central Drug Trafficking Database ha fornito alla più famosa polizia del mondo il know how per scoprire le rotte del traffico internazionale di droga dal momento dell’entrata e della capillare distribuzione sul territorio britannico. Continua a leggere

Il mercante di utopie, di Anna Sartorio

Recensione di Alberto Pezzini

Il mercante di utopie (La storia di Oscar Farinetti, l’inventore di Eataly) – Anna Sartorio – Sperling & Kupfer – pagg. 273 – euro 17,00

Questo è un libro scritto con dei sogni. Nel senso che Anna Sartorio ha usato qualcosa più simile ad una bacchetta magica che ad una penna. O ad un computer. Per i giri delle frasi, e per le parole che ci sono nelle pagine. Le parole, si sa, sono come pietre. Oppure rune dentro cui scavare e cercare un significato alternativo. Come guardarsi dentro un sogno, appunto. In un’altra dimensione. In uno specchio fatto di tradizione, colline, terra da mangiare quasi, e sogni. Oscar Farinetti non è persona normale. Nel senso che non è uomo di terra e basta. E’ uomo di nuvole, spiriti che arrivano da lontano, ed una dose enorme, ma enorme di fantasia. Accanto al fiuto terragno per gli affari c’è una zona molto profonda da cui Farinetti deve trarre le sue visioni. Nasce come elettrodomesticaro ma già con qualcosa che lo divora da dentro. Sartorio ci parla di una scimmietta che sta tutta una vita a cissare (in piemontese cissa chi ti tormenta) l’uomo, quasi fosse il suo daimon, un minuscolo spiritello capace di indirizzare Farinetti sempre verso nuovi lidi. E’ uno spirito inesausto il suo, che non si accontenta mai di dove è arrivato. Ricorre addirittura a dei binocoli ad infrarossi per cercare di bruciare la concorrenza. Continua a leggere

CONTENITORE A TEMPO ARRESTATO di Giulio Mozzi

viaggi_tempo_4 [ Pubblico qui il racconto Contenitore a tempo arrestato di Giulio Mozzi. Fu scritto su richiesta del “Corriere del Veneto”, dorso regionale del “Corriere della sera”. Ad alcuni narratori fu chiesto di immaginare il Veneto del Tremila.

Domenica primo febbraio pubblicheremo il terzo racconto di Giulio Mozzi. f.s.]

 

di Giulio Mozzi

 

“Ma è sicura?”, disse il professore.

L’uomo dei servizi si irrigidì.

“È sicura”, disse.

“Posso entrare?”, disse il professore.

“Prego”, disse l’uomo dei servizi.

Il professore entrò nella stanza. Era piccola. Quattro panche, un tavolo. Nessuna finestra. Nessuna grata per l’aerazione.

Respirò a fondo. L’aria sapeva di polvere e di chiuso.

“Ma non è che soffochiamo, poi, qui dentro?”, disse il professore”, voltandosi verso l’uomo dei servizi.

“Quanti sarete?”, disse l’uomo dei servizi.

“Undici”, disse il professore. “Me compreso”.

“Mm. Vi metto un aeratore”, disse l’uomo dei servizi.

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La carità delle parole

di Saverio Simonelli

Sto leggendo Il Libro di Mio fratello dello scrittore basco Bernardo Atxaga, cinquantasettenne, un’attività collaterale di giornalista, in ogni caso unanimemente la voce più autorevole di quello spicchio d’Europa. Dice: uno scrittore basco, e subito chi ascolta immagina passamontagna e bandiere di rossi accesi, bombe annunciate e sequestri; al limite una natura impervia e aspra, coste rocciose da contendere al vento. C’è poi il rischio che un’attenzione frettolosa, come accade per tutte le minoranze lo assimili, Atxaga, ai tanti, troppi obiettivi di una ricerca snob, forzatamente alternativa, a caccia dell’eccezione di prammatica al mercato piatto dei best seller.
Penso a questo aprendo la copertina e subito mi imbatto in una poesia d’epigrafe che inizia con un titolo che mi insospettisce per la sua convenzionalità: Morte e vita delle parole. Ci siamo, mi dico, mi attende la solita menata nostalgica e ombelicolare dell’ennesimo relitto d’Europa. Continua a leggere

Ingrid, la fede e il perdono

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Di Ingrid Betancourt

Ho scoperto la fede in Dio durante la mia prigionia. Fino ad allora, la mia fede era basata sul ritualismo: come molti cattolici, andavo a messa, pregavo, ma la mia conoscenza di Dio era molto limitata. Quando mi sono ritrovata nella giungla, ho avuto molto tempo e per unica lettura la Bibbia,. Ho avuto il piacere, in sei anni, di leggerla, di meditarla. Se avessi avuto altre cose da fare, avrei fatto altro, perché si è sempre pigri per riflettere sull’essenziale. Continua a leggere

Dialoghi d’amore 4: tendenza Marie Claire

di Antonio Sparzani

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Ecco a voi un dialogo d’amore e politica frammischiati inestricabilmente, così come quasi tutte le pagine di quell’inimitabile romanzo di Manuel Scorza (Lima, 1928 – Madrid 1983) che è La danza immobile (Feltrinelli, Milano 1983). Quello che vi trascrivo qui è il capitolo 5, che si intitola così:
ACCANTO ALLE DALlE, RICOMPARE LA SCONOSCIUTA

Scesi per rue Cuvier. Perché non visitare il Jardin des Plantes, dove avevo contemplato l’indimenticabile spirale? Penetrai fra la folla di madri e di bambini che, terminati i loro giochi, stavano rincasando. Nel centro del maestoso edificio centrale scorsi la Vergine della Scienza fiancheggiata da medaglioni di pietra con le effigi dei saggi che imperituramente avevano lì svelato tanti enigmi della scienza. A sinistra: Guy de la Brosse, Facon, Buffon, Cuvier, Geoffroy Saint-Hilaire. A destra: Lamarck, Brugnias, Jussieu, Havy, Gay-Lussac. Le strade parallele o convergenti al Jardin portano i loro nomi. Senza fermarmi a guardare la statua di Buffon, avanzai per l’avenue Cuvier, parallela al Grande Viale Centrale, ombreggiato da platani, freschi e profumati come d’estate. Continua a leggere

Macchie, di Andrea Sartori

Sento che crescono, germogliano, sbocciano, fioriscono. Sono loro a fermentare dentro di me, non corpi estranei, bensì mie parti, originariamente e da sempre in mio possesso, miei attributi, modi. Le sento, in corrispondenza dei nei che mi punteggiano la schiena, penetrano la cute, entrano dentro i polmoni. A macchia di leopardo si diffondono in superficie e dentro di me. Io sono un leopardo. Il mio corpo è la mia bestia, l’animale selvaggio sono io stesso, lo ha detto il dottore. La loro logica di macchie è contraria al mio pensiero. Avrei dovuto aspettarmelo: è la vita che lotta con se stessa, che va contro il suo impulso, ma non annientandolo, poiché lei è più sottile, e lo alimenta in altra direzione.

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“Giorni manomessi” di Roberto CECCARINI. Recensione di Antonio FIORI

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Roberto Ceccarini
Giorni manomessi
L’Arcolaio, 2008
Prefazione di Giacomo Cerrai

Meglio non ci poteva introdurre, Giacomo Cerrai, alla poesia di Roberto Ceccarini, a questo suo tentativo di “misurare per quanto possibile il mondo, organizzarlo quel tanto che basta a renderlo percorribile…di dare un nome alle cose, rimontandole, con un atto di speranza e di fiducia che i giorni manomessi non siano infiniti”(dalla Prefazione). Cerrai ben soppesa il ‘noi’ ed il ‘tu’ della prima sezione, quella dedicata alla guerra partigiana, la guerra sparita, trovandoli entrambi spersonalizzati, abitati da un anelito di oggettivazione, senza alcuna intenzione “di appropriazione indebita del vissuto” altrui, laddove lo stesso padre del poeta è presente con estremo pudore. Ma sottolinea anche “una identità a volte perplessa, a volte impotente”, presente nelle altre sezioni, certamente le più private e liriche della raccolta.
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