AMBIENTE. L’urgenza dei temi ambientali.

DAVOS – Come era prevedibile, nelle conversazioni qui a Davos la crisi finanziaria e la crisi economica globale predominano su ogni altra cosa. Il cambiamento del clima merita un’attenzione quanto meno identica, non solo per l’enormità del problema, ma anche perché le soluzioni alla crisi economica devono in primis essere sostenibili da un punto di vista ambientale.

Il cambiamento del clima terrestre non è una questione che concerne il solo ambiente: ha implicazioni economiche sempre più profonde ed è un fattore che contribuisce a creare le situazioni sullo sfondo delle quali scoppiano i conflitti. Gli scontri per accaparrarsi le risorse disponibili si stanno intensificando ovunque e sempre più popoli sono costretti a trasferirsi. Il nostro ininterrotto ricorso ai combustibili fossili non danneggia soltanto l’ambiente in sé, ma è ormai all’origine dell’assetto politico, sia a livello internazionale, sia nell’ambito dei singoli Paesi.

Invece di combattere per conquistare l’accesso a un giacimento di petrolio o di gas, dovremmo fare a gara per potenziare e sfruttare sapientemente le energie rinnovabili, quali l’eolica, la termale e la solare. La tecnologia per riuscirci esiste e migliora di continuo, ma il mercato è ancora troppo limitato e gli investimenti dipendono ancora troppo dall’instabilità dei prezzi del petrolio.

È assurdo continuare a perdere tempo e trastullarci in mille discussioni mentre il mondo si surriscalda, sia politicamente sia letteralmente, mentre si moltiplicano le prove dell’impatto negativo dei combustibili fossili sulla vita, sulla salute del pianeta e sulla sicurezza dei generi alimentari. Ci serve niente di meno di un equivalente verde globale del Piano Marshall, che includa necessariamente un aiuto finanziario e un’assistenza tecnica ai Paesi più poveri, affinché possano adattarsi alle conseguenze del cambiamento climatico.

Senza questo aiuto sostanziale, la soluzione non sarà giusta. Per un accordo destinato a durare, al summit di Copenhagen si dovrà riconoscere che i 50 Paesi più poveri del mondo, a fronte di una loro responsabilità diretta quantificabile in meno dell’1 per cento delle emissioni di gas serra globali, subiranno le conseguenze più gravi del cambiamento climatico.

Ieri mattina Al Gore incontrando i vari consulenti ha detto che il Presidente Obama è “sempre il più ambientalista in questa sala”. Questa notizia è molto incoraggiante e le speranze riposte in lui sono immense. È giunta l’ora di una leadership politica decisiva, ma i top manager delle grandi aziende e i leader del settore finanziario – che dopo tutto devono trovare una nuova legittimazione alla loro professione, come è stato detto da più parti in questa circostanza – potrebbero fare molto di più. Ad avere una visione sono ancora poche persone isolate: ci occorrono subito impegni concreti da sottoscrivere e auspichiamo che lo siano a livello ufficiale prima che il WEF di Davos chiuda i battenti.

Dal sito Repubblica.it

Un pensiero su “AMBIENTE. L’urgenza dei temi ambientali.

  1. Speriamo prendano qualche decisione seria riguardo il clima. E’ un intero sistema che non va, ma è ormai questione che i mutamenti climatici mettono in forse la vita stessa.

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