La religione civile che manca all’ Italia

di Vito Mancuso

Non mi risulta ci sia lingua al mondo che usi l’ aggettivo della propria nazionalità per designare qualcosa di imperfetto e di furbesco, come invece facciamo noi italiani dicendo “all’ italiana”. C’ è sfiducia verso l’ Italia anzitutto da parte degli stessi italiani: quanti di noi oggi, immaginando di scegliere dove poter nascere, sceglierebbero l’ Italia? La crisi però non dipende dal fatto che valiamo poco, ma dal fatto che valiamo molto, nel senso che la notevole intelligenza degli italiani è incapace di trovare un valore-guida comune. Già nel 1513 Machiavelli scriveva che «in Italia non manca materia da introdurvi ogni forma»: il nostro problema non è la materia umana, che c’ è; è piuttosto la mancanza di una forma su cui modellare l’ esuberanza della materia. Il problema non è il valore dei singoli, ma l’ armonia tra tanti singoli di valore. Il problema, in altri termini, è “religioso”, nel senso etimologico del termine religio: in Italia, a differenza degli altri paesi occidentali, manca una religione “civile”, capace di legare responsabilmente l’ individuo alla società. Si tratta, per dirla ancora in altro modo, di capire come mai l’ Italia, ai primi posti quanto a pratica religiosa, lo sia anche per corruzione, evasione fiscale, criminalità organizzata e litigiosità della politica. Per argomentare il mio pensiero procedo mediante tre tesi. Prima tesi: Una società è tanto più forte quanto più è unita, e ciò che tiene unita una società è la sua religione. Con questa tesi non voglio dire che il cattolicesimo in quanto religione istituita del nostro paese sia ciò che unisce la società e che per “salvare l’ occidente” anche i non credenti debbano giungere a dirsi culturalmente cattolici, come vogliono gli “atei devoti”. Intendo dire, al contrario, che ciò che tiene insieme una società rappresenta de facto la religione di quella società, religione da intendersi nel senso etimologico di religio, cioè legame, principio unificatore dei singoli. Nel suo senso più profondo, infatti, che cos’ è la religione? È il fatto che talora un individuo avverta un’ attrazione irresistibile verso una realtà più grande di lui, nella quale egli, tuttavia, si identifica. Il termine “religione” porta al pensiero questo fenomeno fisico di dipendenza e insieme di identificazione. Chi ne è abitato non conosce nulla di più forte, e se poi condivide con altri questo legame, la struttura che si crea è solidissima. Per questo, quanto più una società condivide un principio unificatore, tanto più è forte. Il principio unificatore condiviso è stato visto dai nostri padri latini e chiamato religio, legame dei singoli che trasforma un insieme casuale in un sistema operativo. La religione civile è la particolare disposizione della mente per cui un antico romano concepiva Roma più importante di sé, o per cui i politici americani ripetono God bless America sapendo che è l’ America l’ idea che tiene insieme gli americani. È superficiale pensare che la società sia la semplice somma degli individui: l’ Impero romano non era la somma dei cittadini romani, e l’ America non è la somma degli americani. Roma e l’ America rappresentano idee in grado di far sì che i singoli si sommino in modo ordinato, formando un sistema. E più l’ idea è unificante, più il sistema è operativo. Seconda tesi: L’ Italia non ha una religione civile e questo è il suo problema più grave. L’ Italia è ai primissimi posti in Europa quanto a corruzione. La corruzione lacera il legame sociale producendo un diffuso senso di sfiducia e sfilacciamento nel Paese e un’ immagine negativa all’ estero. Occorre chiedersi come mai siamo così corrotti e corruttori. Anche senza la retorica degli “italiani brava gente”, io non penso che la causa di tale fenomeno sia che gli italiani, individualmente presi, siano moralmente peggiori degli altri europei. Penso piuttosto che la causa sia la mancanza, all’ interno della coscienza comune, di un’ idea superiore rispetto all’ Io e ai suoi interessi. I danesi, che risultano il popolo meno corrotto d’ Europa, come singoli non penso siano moralmente migliori degli italiani; penso piuttosto che essi condividano in misura molto maggiore la convinzione che vi sia qualcosa più importante del loro particulare, per usare la classica espressione di Guicciardini. Questo qualcosa cui l’ Io sa cedere il passo è la società: il singolo si comporta onestamente verso la società perché sente che essa è più importante di lui e perché al contempo vi si identifica, secondo la logica di dipendenza e identificazione vista sopra. Viceversa in Italia i più ritengono che il singolo sia più importante della società, e per il bene del singolo non si esita a depredare il bene comune della società. Da qui il tipico male italiano che è la furbizia, uso distorto dell’ intelligenza. Il furbo è un intelligente che sbaglia mira, che non ha un oggetto adeguato su cui dirigere l’ intelligenza, che non capisce il primato dell’ oggettività e la dirige solo su di sé. Al contrario chi sa usare davvero l’ intelligenza capisce che la vita contiene valori più grandi del suo piccolo Io, e di conseguenza vi si dedica. L’ intelligente gravita attorno a una stella, il furbo invece fa di se stesso la stella attorno a cui tutto deve ruotare. Con l’ ovvio risultato che un insieme di intelligenti è in grado di creare un sistema, in questo caso non solare ma sociale, mentre un insieme di furbi è destinato semplicemente al caos e alla reciproca sopraffazione. Noi italiani siamo più corrotti perché usiamo in modo distorto la nostra intelligenza, e tale distorsione la si deve alla mancanza di un’ idea comune più grande dell’ Io, cioè di una religione civile e dell’ etica che ne discende. La religione civile è ciò che consente di rispondere alla seguente domanda: perché devo essere giusto verso la società? Perché devo esserlo anche quando la mia convenienza mi porterebbe a non esserlo? Senza un legame di tipo “religioso” con la società, nessuno sacrifica il suo particulare, nessuno sarà giusto quando non gli conviene esserlo e può permettersi di non esserlo. Per questo la formazione di una religione civile è d’ importanza vitale per il nostro paese. Terza tesi: Una delle condizioni perché in Italia possa sorgere una religione civile è che i cattolici mettano la loro fede al servizio del bene comune. I tentativi di creare un’ etica civile in Italia sono stati, e sono, di due tipi: guelfo e ghibellino. Il primo intende l’ etica civile come traduzione diretta del cattolicesimo, anche a prescindere dalla fede: è l’ idea degli atei devoti, guardata con notevole favore dall’ attuale gerarchia cattolica. Il secondo ritiene al contrario che un’ etica civile potrà sorgere solo dal superamento del cattolicesimo, ritenuto il principale responsabile della sua mancanza in Italia soprattutto per la presenza del papato. Io ritengo entrambi i tentativi destinati a fallire, il primo perché non tiene conto della secolarizzazione e della globalizzazione, il secondo della tradizione. La storia ci ha mostrato infatti che una religione civile contrapposta al cattolicesimo non sia politicamente concepibile in Italia, si pensi al mito risorgimentale della nazione confluito nel fascismo e al mito della società confluito nel comunismo. Una religione civile, e la conseguente etica di cui l’ Italia ha urgente bisogno, potrà sorgere solo in unione con il cattolicesimo, non contro di esso. Non so in quale direzione si debba muovere il pensiero dei laici per contribuire alla nascita di un’ etica civile in Italia pari a quella degli altri paesi occidentali. Mi sento però di dire, da teologo, che il lavoro in questa direzione da parte dei cattolici è uno dei compiti più urgenti. Si tratta di porre davvero la fede a servizio del mondo, di questo pezzo di mondo che si chiama Italia, pensandosi come seme che marcisce nel campo o come lievito che scompare nella pasta. Fino a quando il seme vorrà preservare la sua identità di seme senza pensarsi in funzione della pianta, verrà meno al suo compito; fino a quando il lievito vorrà preservare la sua identità di lievito senza pensarsi in funzione della pasta, verrà meno al suo compito. Fino a quando i cattolici italiani vorranno preservare la loro identità di cattolici senza pensarsi al servizio della società italiana, verranno meno al loro compito; e fino a quando la Chiesa tutelerà i suoi interessi particolari come una delle tante lobby senza essere davvero “cattolica” cioè universale, non sarà fedele al suo compito che è spendersi “per la vita del mondo”. La situazione del Paese richiede a ogni italiano, laico o cattolico, con responsabilità politiche in campo civile o in campo ecclesiastico, di ripensare il proprio rapporto con la società secondo ciò che in termini religiosi si chiama “conversione”. Purtroppo non è più sdolcinata retorica dire che ne va del futuro dei nostri figli.

pubblicato su La Repubblica il 13 gennaio 2009

28 pensieri su “La religione civile che manca all’ Italia

  1. visto che viene citato Machiavelli, il nostro grande fiorentino aveva idee piuttosto precise sulle responsabilità della Chiesa circa la anomala condizione morale e politica dell’Italia.
    Ma poi, se dovessi scegliere dove tornare a nascere, non avrei dubbi: qui.

    piera mattei

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  2. questa visione pragmatica della religione, peggio ancora religio, mi pare tanto un passo indietro: in civiltà e libertà. il nodo irrisolto della filosofia e della teologia è proprio la libertà. non abbiamo bisogno di riconoscerci attorno ad una fede “nazionale” per essere cittadini migliori, ma di riconoscere, senza intermediari, il valore della società, del vivere comune, nell’esercizio della libertà, che, appunto, sta agli antipodi dell’esercizio della furbizia.
    la fede, non la religione, diventa semmai un’impronta del tutto intima allo stare al mondo. un valore aggiunto che ciascuno imprime al suo vivere e dal quale discende uno sguardo personale verso l’altro, gli altri. io non ho mai avuto esperienze e testimonianze significative da parte di gruppi organizzati di cattolici: ho avuto incontri positivi, del tutto personali con cattolici di valore. sento che non vorrei esser nata altrove, che mi va bene di essere stata educata in seno al cattolicesimo, con tutto il suo bene e tutto il suo male, perché mi ha consentito di coltivare anche il senso critico nei suoi confronti. ma provo un moto di preoccupazione alla proposta di una religione quasi di stato. quanto al gruppo che più di tutti aveva la religione cattolica come collante, la dc, beh, lasciamo perdere.

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  3. Dio ci scampi dalla religione civile e dai principi unificatori e totalizzanti, che fa subito il paio con totalitari. Etica non vuol dire schierarsi innalzando barriere, ma costruire pazientemente un tessuto sociale attorno a valori il più possibile condivisi, tenendo conto di tutte le novità e le diversità.
    Che cosa significa oggi italianità? Quando a farla sono e saranno sempre di più anche emigrati?
    Bello auspicare che la Chiesa non tuteli soltanto interessi lobbystici, ma universali. Oggi pare poco realistico, un po pretenzioso e forse anche pericoloso.
    “Italianità” sembra davvero per certi versi, un confine mentale, una categoria da superare.

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  4. In quest’articolo c’è un premessa errata che imbarca tutto, poi, non parliamo, del pluriabuso della parola “religione”.

    1.”L’Italia è ai primi posti quanto a pratica religiosa”.. Non è affatto vero.
    Gli italiani sono battezzati in gran parte, però non frequentano le chiese, non vanno a messa la domenica(quindi sono in peccato mortale, per dirla con loro), bestemmiano, non fanno carità, odiano spesso il prossimo proprio più di sè stessi, rubano come matti, mentono, corrompono..e via dicendo. Come: sarebbe questo un popolo cattolico il cui 90% non soddisfa al precetto festivo?

    2.L’abuso dell’espressione “religione civile” che andrebbe sostituita da “coscienza civile” denota nella mentalità, nella visione del sig.Mancuso di un ristrettezza veramente scorante.

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  5. Non sarebbe ora di riconoscere che l’Italia come nazione unitaria non ha senso e che lo stato italiano è nato solo in funzione delle logge massoniche che l’hanno realizzato ?

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  6. Trapela qualcosa di vero nelle parole di Vito, ad esempio, è che, l’Italia, è uno degli Stati del pianeta con il Più basso indice di “amor di Patria”.
    Un a ragione c’è , ma è lontana dall’analisi futurista di Vito.

    Più che analizzare l’amor scadente verso la Patria Italia guardando nel pentolone della fede, fede intesa come cieco amore verso l’entita divina che ha plasmato e dato origini ai confini della nostra terra-patria risorgimentale sopranominata Italia , cosa peraltro poco credibile in quanto neonata solo da 150 anni circa e dove si parlano ancora oggi mille dialetti incomprensibili fra loro, (manca ancora una lingua ufficiale comune), dove si cucinano mille piatti diversi con mille formaggi diversi fra loro, dove nelle cattedrali si onorano mille santi protettori, dove le città hanno guerreggiato fra loro per lustri e secoli, dove il campionato di calcio ci divide settimanalmente, dove i fatti di cronaca e il malcostume ci dividono regionalmente, io penso che, pur non amando l’Italia, moltissimi italiani sono contenti di rinascere in questo Stato proprio per le diversità culturali, etniche e religiose di appartenenza.
    Sono cinquanta anni che i Media cercano di omologarci in un unico modello di cittadino, ma le proposte del sistema italia sono respinte in quanto, i prototipi mediatici rasentano l’idiozia, la volgarità e la tracotanza. Invece, girando il mondo, gli italiani non sono diversi dal tutto il resto d’Europa e Americhe. Li si, i Media hanno centrato appieno l’omologazione.

    Forse, e solo la Nazionale di calcio, ci accomuna; ma anche ciò non è una regola fissa in quanto le tifoserie nutrono invidie reciproche per mancanza di rappresentanti della propria squadra del cuore, tifando per dispetto la nazione avversaria.

    Allora che cosa si unisce e che cosa ci rende “Italiani”?

    Penso all’indifferenza, in quanto diventati anche pessimi cristiani.
    Una “religione civile”? No!

    Io penso invece ad una “ragione civile” interplanetaria, superando il nazionalismo e l’italianità.

    Ciao Vito e grazie per il tuo pensiero

    enea

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  7. “riconoscere, senza intermediari, il valore della società, del vivere comune, nell’esercizio della libertà”

    A voler essere sinceri, il principale ostacolo alla formazione di una coscienza civile nell’italia degli anni 50/90 è stato il marxismo, e proprio nel suo aspetto gnostico-religioso. O non ve lo ricordate il modo in cui si parlava dello Stato, delle Istituzioni, il rifiuto a vedervi un bene comune e non solo uno strumento “di classe”?

    Quanto agli interventi 3,5,6,è evidente che Mancuso usa il termine “religione” in senso non confessionale: si potrebbe tradurre con “cultura”. E’ che se certe cose le dice un cattolico (o presunto tale)diventano immediatamente impronunciabili. Ancora guelfi e ghibellini, sempre.

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  8. non sono precisamente di destra, ma se c’è qualcosa che trovo odioso è prendere sempre per marxista tutto ciò che viene a interrompere la visione idillica di uno stato, modello concordia ordinum, in cui la pacificazione in questo caso avverrebbe in nome di una religione. cerchiamo di non prenderci in giro. è aspirazione integralista pari a quella di uno stato islamico l’idea di uno stato in cui la religione dà l’andatura. se vito mancuso voleva intendere coscienza civile avrebbe scritto coscienza civile: e non avrebbe detto niente di stratosferico dal momento che tutte le persone di buona volontà aspirano ad un aumento della consapevolezza generale della funzione che ciascuno deve assumersi nella società, in termini di correttezza, legalità, rispetto dell’ambiente etc. etc. etc.
    anch’io sono cattolica, ma sono laica quando penso in termini civili. e mi sta molto bene che il cattolicesimo sia “una delle” religioni, anche se, ripeto, ho qualche perplessità sui valori propugnati da altre fedi. questo per un rispetto tutto civile per idee ideali immaginari altrui.
    però se lo dice un laico…

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  9. di molto ha bisogno questa nazione, tranne che di una ‘religione civile’….che ci benedica,magari, a danno di qualcun altro, che ci avvii a una ‘guerra giusta’, sempre a danno di qualcun altro… altro discorso e più profondo riguarda coesione e identità: ma non è una cosa da imporre dall’alto: più che di religio, in quel caso, potremmo parlare di nefandissima ‘pax romana’.

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  10. che poi: cosa manca a questa nazione in termini di presenza religiosa? ci sono tg che ospitano regolarmente l’opinione del vaticano su eutanasia, omosessualità, aborto senza mai andare a chiedere ai diretti interessati quali sono i problemi che li riguardano. ma nonostante questa presenza sbilanciata, il cattolicesimo non è il collante di questa società. perché buona parte dei cattolici è profondamente ipocrita e opportunista. confessa volentieri le corna, ma non ritiene peccato contravvenire al settimo comandamento nella forma dell’evasione fiscale.
    o delle mazzette. quale credibilità può venire da gente così? bastava andare alla chiesa del gesù alla messa del mattino, poi si poteva imbrogliare un paese intero tutto il dì. ma dài, su!
    quello che manca a questa nazione è la memoria.

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  11. Per me è chiara un cosa:
    l’uso del linguaggio è importantissimo in questa sorta di saggio.
    Mancuso, mi sembra, si serve di termini che fanno continuo riferimento ad un certo tipo di cristianesimo perché gli pare che agli italiani non si possa parlare diversamente, se non con questo codice.
    Ovvero se gli dici “religione” e “conversione” capiscono che si parla di etica, se no, no.
    Non esiste un etica laica, qui: no, o pare.
    Secondo Mancuso.
    Bisogna immaginare un dio, abbiamo bisogno di lui, qui, che ti minaccia dell’inferno per impedirti di ammazzare, rubare, violentare, corrompere, comunque procurare danno o dolore ad un tuo simile?
    Gli italiani dimenticano: si scordano di aver avuto nel proprio passato un etica laica rispettabilissima.
    Chi si ricorda più della rigorosa etica laica di tanti socialisti e liberali?
    E’ che la il potere della gerarchia cattolica ha fatto di tutto in due secoli perché venisse cancellato, rimosso, condannato il laicismo come parola legata ad amoralità, se non vizio, perdizione, disolutezze; vedi ora eutanasia, aborto.
    Il resto del male l’hanno fatto tanti bei politici di sinistra, che non avendo altro da soppiantare, come valore etico, nella loro piccola crapa, ad una certa etica marxista, morto il sogno del socialismo reale hanno pensato bene che i comitati d’affari rendevano di più, molto di più.

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  12. “se gli dici “religione” e “conversione” capiscono che si parla di etica”

    In effetti, come ha mostrato Kierkegaard, il passaggio dal soggettivismo adolescente (estetismo come lo definiva lui) alla dimensione etica è una conversione. Non religiosa, ma etica: presume il superamento del relativismo degli umori infantili nell’oggettività delle decisioni. Scegliere di scegliere, innanzitutto. L’uomo nasce barbaro, non civile: e senza educazione e autorità di riferimento lo rimane. Nessuna forma di eticità o di impegno civile si potrà mai trarre da un pensiero che non sa uscire dal soggettivismo. Questa conversione è tale perchè frutto di educazione, mà nè le scuole nè le famiglie nè le chiese riescono più a impartirla, perchè il soggettivismo estremo, l’esito nichilistico della cultura contemporanea, ne ha minata alla base la consistenza e l’autorevolezza. I liberali che difendono la concretezza del mondo storico (a differenza dei marxisti che ne sognano la palingenesi) lo capiscono, che siano “atei devoti” o no. Il liberalismo è nato dall’ebraismo e dal cristianesimo, e ad esso il liberale consapevole si rivolge nei momenti di crisi per ritrovare l’oggettività del valore: ma non è necessario tornare alla devozione, basta reinnestarsi al suo esito personalistico, il frutto dell’unione tra Gerusalemme e Roma. Nessuno, nremmeno i cattolici deve appropriarsi di un personalismo comunitario che garantisca il rispetto e la convivenza di tutti. Un personalismo che è nato romanamente, deve però estendersi alla civiltà giuridica di un mondo globalizzato. Questo comporta che l’educazione va riproposta ai barbari che vengono da fuori, oltre a quelli che da un po’ ci coltiviamo dentro.

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  13. I termini “religione”, “etica”, “educazione” sono frusti e rimandano a idee (o peggio a una) che ciascuno di noi si porta appresso.
    I cambiamenti ci costringono a fare i conti con situazioni e persone nuove e i vecchi abiti mentali non vanno più.
    E’ tutto in ridefinizione (non vuol dire buttare tutto a mare). Ci sono le esperienze che ci portiamo alle spalle: la “cultura” antica e moderna che ci ha formato.
    Purchè non si accampino primati da far valere e si riconosca che le altre “culture” possono essere veicolo di “educazione” per tutti, quanto la nostra.
    Possiamo recuperare anche il significato di “laico” e di “religioso” con la loro interdipendenza e i loro specifici valori. Il mondo nuovo forse non è a due passi, ma nemmeno così lontano. Ci sono solo un po’ di paure e pretese da vincere.

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  14. Insomma, tutto è uguale a tutto, tutto è sullo stesso piano, l’importante è non valutare e decidere cosa è meglio, se no qualcuno si offende. Bene Renzetti, il punto è proprio questo: è qui che una cultura smette di essere tale e diventa il brodo primordiale che vediamo.

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  15. Addenda. Mandaci tua figlia a farsi educare al diritto civile in una scuola islamica. No? E allora piantiamola con il politicamente corretto dell’ameba.

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  16. “Questo comporta che l’educazione va riproposta ai barbari che vengono da fuori, oltre a quelli che da un po’ ci coltiviamo dentro”.

    questa è barbarie.

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  17. non capisco quale modello educativo il signor Binaghi pensa di poter imporre a ‘chi viene da fuori’…parla proprio da leghista della peggiore specie: ricordo solo un dato: nella provincia di Treviso sono impiegati 36.200 esseri umani di religione islamica: nella provincia di Treviso non esiste una Moschea, e poi parliamo di modello di democrazia e di civiltà: semplice sfruttamento, odio del diverso. Complimenti.

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  18. Ma voi pensate veramente che il senso civico si sviluppi spontaneamente in chi viene dal clan e dalla tribù, come l’erezione in un adolescente pubere? Una cultura democratica e uno stato di diritto che hanno avuto bisogno di secoli per affermarsi può essere trasmessa in un modo solo: con l’educazione. Se non capite questo, allora siamo al di sotto della minima capacità di distinguere tra costume e istituzione. Caro Cohen, i leghisti della peggiore specie, che tranciano distinzioni a colpi d’ascia, purtroppo sono una reazione a menti confuse che si rifiutano di pensare.

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  19. nessuno pensa che il senso civico si sviluppi come fungo tra l’erbetta: ma per chi ci prende? solo che fa impressione leggere di civiltà e democrazia in chi propugna l’idea di inculcare a forza UN modello di civiltà, che, tra l’altro, sta facendo acqua da tutte le parti.
    democrazia e civiltà impongono apertura e comprensione. con ciò, e l’ho già detto, non significa che mi faccio musulmana. o che sbavo per il buddhismo. mi sta bene l’occidente e la sua cultura: ma penso che chi lo ritiene indiscutibilmente superiore è anche chi lo condannerà al suo essere profeticamente occidente. bisogna rinnovarsi, ‘gnitanto.

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  20. @Lucy: condivido pienamente quanto affermi…meno male,si può provare a ragionare. 🙂

    @Binaghi:
    quanto al Signor Binaghi e ai celoduristi: sa dove dovete darveli i colpi d’ascia? esprimete pensieri violenti con parole violente e con una figuralità violenta. non ho altro da dire a esseri come lei, non è un interlocutore credibile, né civile.

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  21. La risposta sull’assenza di una religione civile in Italia, su cui l’antropologo salveminiano Carlo Tullio-Altan s’è rotto la testa (vedi testo omonimo e corrispondente) è proprio perché abbiamo avuto come unica religione quella cattolica. Ed è la risposta né guelfa né ghibellina (ma protestante) di Sismonde de Sismondi contenuta nel XVI volume della sua “Histoire des Répubbliques italiennes” (vedi qui per chi sa il francese
    http://visualiseur.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k49978c) e contro cui polemizzò, con pochi e confusi argomenti, Manzoni delle “Osservazioni della morale cattolica”.

    Sismondi attribuiva proprio al cattolicesimo perdonista (riassumo alla grossa) e ai suoi periodici lavacri della coscienza tramite la confessione, la responsabilità della flebilità del senso morale degli italiani. Ma la doppia morale cattolica (“si non caste tamen caute”); l’esasperato casismo gesuitico; l’eccessiva attenzione al reo (enfasi sulla parabola del figliol prodigo) e la nessuna attenzione verso la vittima, per cui “nessuno osi toccare Caino” non poteva che nascere da noi, ecc ecc, hanno fatto l’italiano di sempre, quello dei “Mostri” di Dino Risi, Gassmann e Tognazzi…

    Che il cattolicesimo si faccia carico di una religione civile degli italiani, è proposito encomiabile. Ritengo che solo la Chiesa (e lo dico da ateo, seppur “non praticante” né tanto meno devoto), quale unica “centrale etica” accettata dai connazionali, potrebbe essere promotrice di tale nuova etica pubblica. Ma quale Monsignore sarebbe disposto a farlo? Ricordo gli insulti che ricevette il povero, ma coraggiosissimo Prodi, quando li esortò a predicare contro l’evasione fiscale… Insomma, è un vaste programme, questo…

    A proposito di furbizia. Annotava il viaggiatore Grosley nel 1764!!! che “l’Italie est le Pays où le mot fourbe est éloge”!

    (Pierre-Jean Grosley, “Nouveaux mémoires ou observations sur l’Italie et les italiens, par deux gentilhommes suédois”, Londres, 1764)

    Caro Vito, trecento anni dopo, siamo ancora lì. Più che sulla teologia occorre buttarsi pancia a terra sull’antropologia…
    cordiali saluti
    Alfio Squillaci

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  22. Getto la spugna.
    Continuate così, a pretendere la civiltà ma senza essere disposi a insegnarla e a difenderla, a confondere il diritto con la forza, a dare del leghista bifolco a chi nemmeno conoscete. Un consiglio letterario:
    “Le sorelle Materassi”, di Palazzeschi, opera arguta sul suicidio etico di una civiltà.

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  23. l’educazione diventa più incisiva, se non teme il confronto e la “contaminazione”, ma si arricchisce di contenuti diversi.
    questo richiede a chi si sente “ricco” un abbassamento, e permette al “povero” di innalzarsi, di fare passi avanti nell’integrazione. Ma chi è davvero il ricco e chi è il povero?
    come stanno cambiando i nostri gusti e le nostre scelte?
    come crescono insieme i nostri figli e i figli degli immigrati?
    è un confronto un po’ acceso, ma interessante.

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  24. vedi Lucia, (lucy)
    le contraddizioni insane in questo post, mettono in evidenza la scarsa conoscenza e uso della pedagogia.
    Leggerti, e leggere tutti gli altri, si denota all’origine una fonte di “ragione culturale” sana.
    Siamo tutti frutto di una pedagogia scolastica di Stato, dove non si è messo mai in discussione la questione “nazionale”, origine di tutte le contraddizioni del nostro linguaggio e reazioni violente terrestri. Se mai qualche alunno si permettesse di criticare il prorpio sistema scolastico e di conseguenza quello civico, viene pagellato con una insufficienza obocciato.
    Oggi giorno che si cerca di ripristinare nuovamente il vecchio voto di “condotta”; ma il pedagogo, a quale condotta deve fare riferimento? chi decide quale deve essere la “vera” condotta? I vincenti o perdenti?

    Quindi, quando si pretende di “insegnare” agli stranieri una condotta nostra sociale, è chiaro che tutte le contradizioni sociali nostre vengono a galla, scontrandoci.

    La domanda di Vito Mancuso, come altre domande qui presemti, sono una onesta intenzione di cercare una riposta nuova, una via d’uscita che nessun intelletuale occidentale sa o riesce dare, come nemmeno le autoità religiose colluse con questo sistema Occidentale che presenta fallimenti poltici, morali ed ecologici in tutto quello che fa.

    La risposta c’è, ed è impantanata nella nostra ignoranza (dal verbo: ignorare) che da origine alla tracotanza.
    Quindi ascoltare, ci da modo di riflettere. Solo poi si può attuare quella giusta pedagogia che insegna a non reprimere o bocciare, ma unire in un unico Olimpo tutte le verità oneste umane.

    Quindi rileggere e diffondere le idee dei padri dell’ Olimpo, (padri greci della Democrazia) da modo di far pregare nello stesso templio tutti insieme, almeno i credenti dello stesso Dio : Ebrei-Mussulmani e Cristiani, bene.
    Se poi volgiono comunque circoncidersi o infibularsi o masturbarsi per amore del loro Dio?

    Penso che Vito cercasse questa via quando voleva trovare un punto di unione tra religioni diverse chiamando all’appello anche con i laici, i pagani di ogni sorta e atei.

    Cara Lucy… Olimpo… Oplimpo.

    Paola ci è arrivata ingenuamente, indice di purezza di spirito anche se traspare in lei una educazione fortemente Cristiano-Occidentale.

    ciao

    enea

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  25. Mi sento di condividere una mia modesta opinione di studente riguardo questo articolo.
    Concordo con quelli che suggerivano di sostituire il termine “religione civile” con “coscienza civile”, anche se il primo termine evoca, giustamente, un principio unificatore più forte, difficilmente dissolubile da chi ne viene colpito.
    Per il resto non ho nulla da eccepire alle parole di Mancuso, se non criticando l’idea che la “coscienza civile” dell’Italia potrà sorgere solo in unione con il cattolicesimo.
    Ritengo importante che la nostra mentalità e il nostro libero arbitrio nelle nostre decisioni non debbano essere influenzate dalla presenza della Santa Sede nel nostro territorio.
    Ciò però non significa per forza andare contro il cattolicesimo, ma dare il giusto peso alle cose e lasciare a chi di dovere le questioni politiche o quelle religiose (mi riferisco in particolare agli ultimi eventi sul testamento biologico di cui se ne è già discusso abbondantemente) senza l’intromissione nè dell’una nè dell’altra parte nei campi che non sono di loro competenza.
    Per il resto mi trovo pienamente d’accordo con Mancuso e sono molto amareggiato dal dover ammettere a me stesso, mentre leggo il suo articolo, che tutte le cose da lui scritte le riscontro esattamente nella mia vita quotidiana.
    L’idea di un bene comune superiore a quello individuale è un concetto che solo pochi “eletti” possiedono e servirà un forte scossone a questa Italia per farle aprire gli occhi e capire qual’è la giusta strada da imboccare.

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