10 poesie per 9 nodi – di Aldo Riboni

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Aldo e io non ci conosciamo. Siamo stati nella stessa stanza, nelle stesse stanze, *insieme* un giorno a Firenze, a dicembre. Quanto era umida l’aria quel giorno, sembrava di respirare l’Arno. Ho camminato fino a Porta Romana e lì ho comprato dei tulipani. Incartati nel foglio di giornale se ne stavano un po’ miseri, ma poi la mia amica li ha sistemati in un vasetto che aveva proprio quel rosa e quel bianco e tutto è sembrato perfetto.

 

Quel pomeriggio siamo andate a sentire le poesie, o meglio i critici delle poesie, che rendono le poesie un po’ più sensate, come il vaso. Erano Cecilia Bello, Elisa Biagini, Fabio Zinelli, Franco Buffoni e Giancarlo Alfano e c’erano pure gli organizzatori, Vittorio Biagini e Andrea Sirotti. Si parlava dell’antologia Nodo Sottile 5 e di un sacco di altri libri di cui adesso non sto a dirvi, per dire che in quella stanza c’erano tante persone giovani che scrivono poesie e i motivi per scriverle sembravano evidentissimi.

 

Quest’antologia qui funziona così: che si vince un concorso con una silloge di testi e non solo si viene pubblicati nel volume miscellaneo ma si partecipa a una serie di seminari, incontri, laboratori, ecc. Una operazione pedagogica generosissima, se ci fossero un po’ più intellettuali come Vittorio e Andrea in questo paese ci si starebbe meno a lamentare del fatto che la poesia non se la fila nessuno, non ha lettori, che per pubblicare bisogna pagare, ecc., ecc.

A me piace l’idea che si può fare *insieme* anche una cosa così *personale* come la poesia. Sta di fatto che tra vecchi e nuovi eravamo un bel po’ di gente e ciao a questa ciao a quello ce ne siamo andati a cena e alla fine a leggere in un posto chiamato Tan-gram ma io non ci sono riuscita a dire ciao a tutti e comunque è stato molto bello e da dove veniva tutta quella poesia dio solo lo sa, voglio dire che  vite ci stanno là dietro, che razza di roba alimenta tutte quelle forme di parola vallo a sapere. Sta di fatto che io e Aldo non ci siamo conosciuti, poi io ho letto le sue poesie e qualche giorno più tardi sono arrivate via email altre poesie che rispondevano un po’ alla questione che sta nella frase prima di questa: da dove viene una poesia? (“esiste un modo / per capire un uomo o una donna”?)

 

Ed eccole allora, qui di seguito sono le poesie che Aldo dedica ai giovani autori insieme a lui inclusi nel Nodo Sottile 5, uscita nel 2008 per i tipi di Le Lettere.

 

Gordio

Eccovi qua,

nodi niente affatto sottili,

matasse rimaste per anni

tra le grinfie del gatto:

tengo in mano il vostro umano groviglio,

ne scovo un capo,

tirarlo non scioglie nulla, stringe

ulteriormente l’enigma:

esiste un modo

per capire un uomo o una donna

senza usare la spada?

 

 

per Cristina Babino

Il mondo è davanti ai tuoi occhi

non ha intenzione di andarsene

ma solo un leggero tremore

l’ombra di un dubbio.

Lo minaccia una piccola

minima metamorfosi.

(Mentre scrivo in treno

la patatina va di mano in bocca

come un’ostia.)

 

 

per Giulia Chiacchella

Avere il coraggio di raccontarsi.

Ma raccontarsi a chi, per cosa?

E come sobbarcarsi

quel lavoro ingrato ma necessario,

la ricerca negli archivi, il lungo

compulsare gli annali,

la lettura dei tomi su di noi

che riempiono scaffali?

Io al contrario di te

non so dirmi senza inseguirmi

– e sono meno bravo

a fare la guardia che il ladro.

 

 

per Alessandro De Francesco

Se potessimo avere il vuoto

nella sua trasparenza,

e dentro le cose le cose le cose

senza traccia di noi.

Allora come una goccia d’inchiostro

potremmo smarrirci in quell’oceano

di vetro* – non si macchierebbe

di noi non tremerebbe lo sguardo

rivolto dalle cose a se stesse.

E invece non siamo una goccia

ma un fiume di nero di seppia,

ci sconvolge dover guardare con occhi

incastrati su un viso umano.

  

 

* È questo mi domando

essere laggiù nel moto perfetto

delle pale nel vento?

 

 

per Pasquale  Del Giudice

Il fiorire dei rovi,

i due merli che setacciano

l’umano, la necessità

di riandare con gli occhi

per ogni singolo verso:

come il fiotto che sul terreno

scorre e scava la gora,

l’acqua limpida e torbida

che lascia il segno nel suolo:

e qui le betulle

soffocate nella voce lenta

del vento:

e ciò che resta

è il doloroso e vivente brusìo

dei viventi, la parola

amore che scava nelle cose

e chiede in risposta la sua eco.

 

 

per Gaia Giubbini

A te dedico gli stormi migranti,

le grida che si affollano

su questi quattro alberi

tra Masaccio e la stazione.

Qual è il senso

del loro moto inquieto,

del loro continuo misurare

battito per battito il cielo?

Ma partiranno, spariranno,

forse già adesso non ci sono.

 

 

per Franca Mancinelli

Non dimentico le tartarughe

che arrancano lente verso il mare.

Le vedo qui sul pavimento, i gusci

scricchiolano ancora tra le lenzuola.

Ma quante torneranno adulte a questa

spiaggia, le hai contate? Questo sterminio

è il cammino impacciato dei giorni.

 

 

per Natalia Mazzilli

Qui nevica ancora. Nevica da due giorni qui a Milano.

Chi vuole entrare in città non ci riesce

e chi vuole uscirne nemmeno.

Se si volesse fuggire bisognerebbe

almeno bagnarsi le scarpe.

Le persone passano continuamente dal caldo al freddo,

dal caldo al freddo,

e perfino l’inchiostro nella penna si è addensato.

Mi chiedo se anche gli altri sognano di sdraiarsi per terra e lasciarsi coprire dalla neve

o di fare l’amore in questo bianco.

Ma sappiamo che è neve che cade già sporca,

che non si può prendere dai tetti delle auto e mangiarne.

 

  

 

per Luigi Nacci

Cosa resta dei tuoi eroi

né buoni né malvagi

quando si spegne la voce?

Ne resta forse

ciò che ne é rimasto davvero,

ben poco.

E come ombre aspettano il respiro

per poter correre di nuovo

pieni di gioia alla morte:

e se si perdono al chiaro di luna

o anche a loro si spezza la parola

a mezza sillaba,

si perderanno ancora al chiaro di luna

gli si spezzerà la parola.

 

 

per Michele Porsia

Questa è forse la biblioteca

più rumorosa del mondo, i bibliotecari

di certo più rumorosi del mondo:

la trama delle tue parole

delle loro parole e delle mie

è certo meglio di una voce

da sola nel silenzio. Non so dire

quali mostri potremo mai prendere,

quali chimere irretire:

non so nemmeno perché

vogliamo metterci in caccia,

ma mi piace che nelle reti

per ora cadiamo noi, ci avvinghiamo

fra le maglie in una lotta per gioco,

ci stringiamo le membra,

mischiamo il fiato.

 

 

 

 

 

L’immagine è di Anna Giménez-Fontin e si intitola Tulipans (1995)

 

3 pensieri su “10 poesie per 9 nodi – di Aldo Riboni

  1. Ciao Roberto, devo scusarmi per le formattazioni, che ho fatto un po’ fatica ad aggiustare (senza spazi la lettura era più indigesta che nutriente! ora mi pare di essere riuscita a rimediare), grazie e un saluto caro, r

    "Mi piace"

  2. “Se potessimo avere il vuoto

    nella sua trasparenza,

    e dentro le cose le cose le cose

    senza traccia di noi.”

    grazie Aldo e Renata.

    "Mi piace"

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