Mariella Bettarini: a parole – in immagini

bettarini1

Di Padreterni ce n’è uno solo

 

Di Padreterni ce n’è uno

solo e io non sono neppure

il suo angelo custode

che scenda per tirarti fuori

dalla buca nella quale sei caduto,

ma solo uno semplicemente,

il cui potere più grande è quello

di non averne e la cui più autentica

allegria quella

di stare a guardare il mondo

e dirne qualcosa tra noi

– problema autentico in mezzo

a tanti pseudo-problemi –

e cambiare le bende

all’uomo ferito – opera

non ‘bella’ , ma la bellezza

non risolve –

e lasciarsi defraudare

da tutti – perché la sorgente

in un fiume è perenne e un uomo

non è mai un semplice ruscello

che alla prima canicola secchi.

 

 [da Il pudore e l’effondersi, 1966]

 

*

 

7.

ci lascino amare chi vogliamo: l’acqua

se piove il vento se tira il vento la veglia

il sonno e quello che so io, il fenicottero

e il coleottero, cieli  mani e la faccia

candida-candita

                                                       la faccia

di marmellata affettiva.

 

“Queste sono le mappe per capire le cose, queste

sono le cose”.

                                  Non è che abbiamo capito tutto.

Certe cose non le abbiamo capite

                                                                       altre

sono state coperte dal brusio di una folla

nella quale non vedo bene.

 

[da In bocca alla balena, 1977]

 

*

 

II

perciò mi voglio

dispensare (o

indispensabile?) ignorante che sono

del fatto se possono convivere

amore e libertà o se l’amore

di suo piede prevede

la corda e la catena

                                         il carceriere

e il carcerato amante.

 

*

 

disperante (sperata)

                                            sperando

(disperata) m’assediano

camini di legno

                                giobbole

e la sembianza della solitudine

salita in fumo

                              ritrarsi

(auto-ritrarsi)

                              autoritratto

o auctoritas

                          la scrittura

scrivente dell’amore

                                               la scrittura

scrivente del suo sé

 

*

 

I

prosecuzione del corpo

di te

         di te e di te

mia natura montante

mia tramontana (o persa persona)

                                                                       tu che abiti

la parte buona dell’esistenza

                                                           tu che stai

dentro il vento solare

tu che lo fai pulsare

il cuore delle mie verità

 

[da Vegetali figure, 1983]

 

*

 

1933

niente scuole di nuoto

                                                     canto

niente riviere e niente

mare

              niente località

sciistiche – niente tazze di the

niente approdare

nessun allenamento a dizionari atlanti

a righe a squadre

                                      a fertili equilibri

di no di sì

                    a scherzosi ludibri

Berlino – il dieci maggio  Goebbels

quell’incendio di libri…

 

*

 

1967

tre miliardi e quattrocentoventi

milioni d’esseri

                                  sopra la Terra

ma se “zia Vera” chiamo

mi risponde lei sola

                                            lei solamente

conosce quel richiamo

 

[da Zia Vera, 1996]

 

*

 

1

è oggi – è qui

                           a picco – a piombo

che piombano le cose – nella sacca del riso o

del rimpianto

                               nel lembo secco

di fogli-foglie senza voltarsi

senza girarsi mai (le cose) a

guardare il “già fatto”

                                              a guardar noi che – muti –

le guardiamo srotolarsi – sparire – avvicinarsi

masticare -mingere – minacciare – sillabare – recedere

in compatti drappelli o sole (solesole)

e chi sa che balzani bizzarri siamo per loro

col nostro ardire di saputi padroni

di reginelli sciocchi – di reucci da bàlia.

 

[da Il silenzio scritto, 1995]

 

*

 

Il cuore dei balestrucci

 

il nostro cuore è un bradipo

di terra lento e goffo

al confronto col cuore

dei balestrucci che corre – vola

con loro

                  cuore caldo caldissimo

ipertèrmico cuore

*

con questo cuore robusto caldo

sai come batte la paura dei rondinotti?

puoi sentirne il pum-pum

se taci – se stai muto

nell’eguale meraviglia – paura

 

*

 

Il volo dei piccoli

 

e sai che quasi non m’importa se

doloro – se m’affatico

su queste gambe

                                   sai che quasi

davvero non m’importa se ancora

vedo volare i balestrucci?

 

[da Balestrucci, 2006]

 

Mercoledì 11 febbraio 2009, ore 18, Teatro Studio di Scandicci:

Amorosa persona – Omaggio alla carriera di Mariella Bettarini.

Legge Rosaria Lo Russo.

Sarà presente l’autrice.

 

*

 

Mariella Bettarini è nata nel 1942 a Firenze dove ha insegnato alle scuole elementari per venticinque anni. La sua attività poetica e politico-ideologica ha contribuito alla formazione di moltissimi scrittori, poeti, intellettuali fiorentini e non. Con la casa editrice Gazebo, assieme a Gabriella Maleti, ha pubblicato molti autori giovani che sono poi diventati autori riconosciuti. Con questa giornata si intende festeggiare i suoi quasi cinquant’anni di carriera letteraria.

 

*

 

[Sono qui pubblicati alcuni dei testi che più amo tratti da A parole – in immagini, antologia delle poesie di Mariella Bettarini dal 1963 al 2007, un volume corposo per un’opera poetica e intellettuale imponente, in cui l’esplorazione delle complessità del sé si fa posizione po/etica integrale riversandosi in una fedeltà al mondo come dato profondo. La cifra della poesia di Bettarini è, io credo, un fare politico verticale che arriva fino alle radici della persona e da lì sorgivamente emerge ed esonda come parola responsabile (creatrice) del reale. E’ una sonda sensibilissima che porta alla luce sensi e sensualità. E ci libera, oh se ci libera, dal terrore dell’insignificante.  C’è qui una serietà dello stupore, o – se preferite – uno sfavillio dell’intelligenza che tanto più spesso vorremmo veder intaccare la scorza patinata della contemporanea cosa pubblica.  Immaginifica e bruciante, estatica e incisiva, mai vuota, mai consolatoria, governata da una musica delle figure, questa raccolta, che ha molto da dire sulla storia della sensibilità poetica degli ultimi quaranta anni, testimonia la sempre rinnovata ricerca – linguistica e intima –  della poeta fiorentina, pur nell’adesione ad un dettato intellettuale rigoroso. RM]

 

 

11 pensieri su “Mariella Bettarini: a parole – in immagini

  1. Per chi conosce Mariella Bettarini e conosce la sua poesia, il suo lavoro con chi fa poesia e il suo impegno umano e politico le parole che le dedichi si collocano esatte al loro posto : ” La cifra della poesia di Bettarini è, io credo, un fare politico verticale che arriva fino alle radici della persona e da lì sorgivamente emerge ed esonda come parola responsabile (creatrice) del reale”.

    La curiosità di Mariella per quello che è l’altrui lavoro sulla parola l’ha resa col tempo una figura rara di riferimento nel panorama italiano e la sua amicizia, specie per chi con lei ha a lungo lavorato, è qualcosa di autentico in un ambiente non facile.

    Grazie per il post e auguri per la serata; omaggio meritato.

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  2. Grazie di questo post, Renata, non sapevo che condividessimo questa passione per la poesia di mariella Bettarini, che ritengo la mia prima maestra. le parole che scrivi, Renata, sono ESATTE!
    Mi dispiace che tu non potrai essere con noi l’11, ma sarà come se!

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  3. una lettura della poesia italiana dell’ultimo mezzo secolo non può prescindere dall’esperienza di Mariella Bettarini.Specie ora, che il recupero di una dimensione della corporeità (e della corporalità) risulta centrale nel lavoro di alcuni tra i giovani di punta dell’attuale poesia,Elisa Biagini,Maria Grazia Calandrone, Rosaria Lo Russo, Franca Mancinelli…Nel corso di quasi un cinquantennio di scrittura e di ricerca, la Bettarini non è venuta mai meno a una davvero autentica esigenza di ricerca stilistica ‘in piena libertà e autonomia’… credo davvero che questi suoi versi, quasi programmatici, di un programma nullameno aprioristico, non siano stati da lei mai traditi, e assumano il valore di una testimonianza di autenticità di dire: “Una mente si radica nella libertà/ non tollera imposizioni da nessuno”. I versi sono tratti da “La febbre- se la conosci”, un testo che apriva la raccolta “Il leccio” del 1968(e ora leggibili in questa splendida antologia ,”A parole- in immagini, un florilegio ricco di rare,preziosissime perle)…E proprio di quel 1968 oggi giustamente celebrato (quando non orrendamente vilipeso)questi versi incarnano nella loro nudità naturalistica, anche ai limiti dello slogan, il migliore spirito libertario che si coniugherà e troverà,come una costante, conferma in una nozione di ‘libertà stilistica’ che incontrerà nel suo percorso, estranea a una accoglienza ecolalica o emulativa, una medesima idea pasoliniana… Dello spirito del ’68,pure il felice felibrismo che anima la scrittura di Mariella, sempre attenta a cogliere nelle pieghe dei suoni o della phoné, le più profonde e intriganti sfaccettature, le polivaleze e le allusività semantiche, la profusione e la diffusione corporale nello spazio della vita e della pagina: i molti slittamenti di senso, i decalages, i gradini nei versi, i richiami fonici, l’ironia della rima e dell’assonanza, la percussività timbrica, a dirci di uno spazio fisico e mentale recluso e disperso. E, nel mezzo, le trafitture dissonanti, le accelerazioni improvvise, a dirci, a testimoniarci pure l’avventura della crisi…Mai appiattita su sé stessa, mai doma e mai paga, la scrittura della Bettarini ci racconta la ‘passione’ e la ‘gioia’ di essere a un crocevia drammatico e centrale della vicenda privata e civile della nostra contemporaneità, senza rinunciare a nulla che non venga dal proprio istinto e dalla propria verità intellettuale e poetica, ovvero, senza mai dimenticare che la vicenda corporale è inserita, ancor prima che in un discorso civile, in un paesaggio di natura. Grazie Mariella, per tutto quello che ti dobbiamo, e che cercheremo di testimoniare, tuo manuel.

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  4. “Immaginifica e bruciante, estatica e incisiva, mai vuota, mai consolatoria, governata da una musica delle figure”

    Grazie, Renata.

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  5. Pingback: Fermo immagine / poesia (II) « La dimora del tempo sospeso

  6. Cara Renata Morresi,amiche e amici carissime/i, che posso dire? Un grazie immenso, una riconoscenza davvero tutta-sentita per queste meravigliose pagine che, sì, mi riguardano, ma che soprattutto spero riguardino tutti noi, e soprattutto la poesia, in un momento così difficile e oscuro per questa nostra Italia. Con gratitudine e amicizia, vostra
    Mariella B.

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  7. Grazie a tutti per le vostre importanti testimonianze, umane e intellettuali. Grazie a Mariella Bettarini, per la sua poesia che ci rende presenti a noi stessi, e, anche in un momento così buio, rivendica la possibilità di una posizione altissima di fronte alla nostra comune umanità.

    Un saluto caro (sarò lì col cuore mercoledì!)
    renata

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  8. L’ho già detto, e l’ho scritto, lo sappiamo soprattutto, tutti.
    Che Mariella è stata una grandissima e appartata. Binomio che si conferma per la sua posizione di pulizia etica e mentale.
    Appartata non vuole dire fuori dal contemporaneo, di cui è splendida testimone, anzi, ma lontana dai conventi e cordate di correnti sì, mi pare evidente.
    E di pieno valore: di sua filosofia dentro la poesia,come nell’ultima poesia qui citata, né voluta né calcolata.
    Evviva questo anniversario, carissima sorella e maestra
    di vita, oltreché di poesia.
    Maria Pia Quintavalla

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