Antonio FIORI – Poesie da: “Trattare la resa”

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Rina in giardino

Concerto di ronzii di calabroni
in tarda primavera nel giardino
– ricordo il sorriso e la postura
in quella sera sarda di profumi
di Rina dolce seduta al tavolino.
Non so se conoscesse i fiori
ed i misteri dell’arte del giardino
gli insetti strani o i bulbi bruni
– so solo che vendette gli anni
un giorno di nascosto
ad un bambino. Rina è così
rimane senza età, si guarda intorno
sempre un po’ svagata ed oggi è qui
nella fotografia che l’ha fissata.

Provette ed alambicchi anche noi usiamo,
genetisti autodidatti della parola
e ben sappiamo, irta di dubbi e fedi
la vita, nostra sostanza sola.

Nota: gli ultimi quattro versi costituiscono un testo autonomo, ‘Provette ed alambicchi’, della raccolta Sotto mentite spoglie( Manni, 2002)

*

Campo di battaglia

Mi trafiggono invisibili
dai quattro angoli del foglio
tutte le infinite rette
delle soluzioni possibili

Gli strateghi e i proconsoli
– tutti attorno alla mappa.

Luccicavano le armature al chiarore dell’alba
voci sguaiate guidavano l’adunata.
Un destino di morte era pronto
e sbarrava ogni strada
ma il sangue pulsava felice
dentro i corpi bagnati
come già fosse estate.

Noi, senza scudi
sul campo di battaglia.

Nota: la prima quartina è ‘Mi trafiggono’, dalla raccolta La quotidiana dose (LietoColle, 2006) Campo di battaglia

*

La stanza del dialogo

Proprio qui so che m’attende l’ansa
che mi è concesso chiudermi dal mondo
per restarvi dentro, in questa stanza.

Aveva pareti sottili
imbiancate di fresco
e pronte al dolore dei chiodi
per quadri infantili

Aveva la porta socchiusa
e una finta finestra
un tavolo vecchio e una sedia
e restava in attesa

Chiunque poteva decidere
un giorno d’entrare
– trovarvi qualcuno disposto
a trattare la resa.

Nota: l’exergo in corsivo è ‘Proprio qui’, della raccolta Sotto mentite spoglie (Manni, cit.)

*

 

Fiori Antonio
Trattare la resa
LietoColle – collana Solodieci (2009)

*

Antonio Fiori è nato a Sassari nel 1955.
Ha pubblicato: Almeno ogni tanto (Milano, 1998), Sotto mentite spoglie (Manni, 2002), La quotidiana dose (LietoColle, 2006).

È presente in diverse antologie e riviste, tra le quali: Antologia della poesia erotica contemporanea (ATì Ed. 2006), Il segreto delle fragole, 2004 e 2006 (LietoColle), Verso i bit-Poesia e computer (LietoColle, 2005), Il corpo segreto (Lietocolle, 2008), Verba Agrestia (LietoColle, 2008), Vicino alle nubi, sulla montagna crollata (Campanotto, 2008), Febbre d’amore (Tellus29, Labos, 2008).
Premio Montale Europa 2004 per la silloge inedita e menzione di merito, sempre per raccolta inedita, al Premio Lorenzo Montano 2008. Collabora a blogs letterari.

*

Nasce sotto mentite spoglie la poesia di Antonio Fiori
di Massimo Onofri

Mi arriva ora, freschissima di stampa per i tipi di LietoColle, la deliziosa plaquette di Antonio Fiori, sassarese del 1955, intitolata Trattare la resa. Conosco Fiori dal 2002, quando Mondina e Leonardo Sole m’invitarono, insieme all’amico Aldo Morace, a tenere qualche lezione per la loro scuola di scrittura. Le mie, in realtà, erano lezioni di lettura: e Fiori era tra i più attenti, molto acuto e assai colto. Una persona perbene. E mi piace sottolinearlo, in un tempo in cui non esistono quasi più le persone: figuriamoci il resto. Nel dicembre dello stesso anno, Fiori pubblica la raccolta di poesie Sotto mentite spoglie: che mi colpì per la sua forza. Rispetto a quelli d’allora, i versi di oggi – pur se sempre molto lavorati – impegnano meno provette ed alambicchi: mentre si fanno, con strappi imprevisti, anche prosastici e feriali. In Sotto mentite spoglie, con un linguaggio non di rado alto e desueto, era una specie di metrico resistente, in nome della poesia superstite, per stare al titolo dell’ultima sezione del librino. Ora, la vita sembra imporgli un di più d’assenza, dolore e desiderio, sicché la poesia, da superstite, gli diventa impotente: come testimoniano i versi molto belli di Per dirla tutta la poesia non basta. Al poeta, insomma, non resta che “trattare la resa”. La sfida è grande, ma Fiori ha tutti gli strumenti all’uopo. Vedremo come andrà a finire.

(La Nuova Sardegna del 9 febbraio 2009)

15 pensieri su “Antonio FIORI – Poesie da: “Trattare la resa”

  1. Una raccolta di qualità, una gioia addentrarsi tra le maglie seducenti di un sentito così intenso che inevitabilmente coinvolge.
    Leggere ed emozionarmi è stato per me un tutt’uno.
    Bravo Antonio Fiori, e una fortuna per LietoColle avere pubblicato questa chicca.
    Un caro saluto a Giovanni Nuscis
    Rina

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  2. Da amico ed estimatore di Antonio, sono davvero contento che sia qui. La lettura attenta della sua poesia non lascia dubbi.
    Un saluto saluto all’ospite e a Rina.
    Giovanni

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  3. “Rina in giardino” la trovo molto bella e struggente (per me, almeno. Quei fiori e un certo giardino, fermi nel tempo, sono anche i miei.
    Un abbraccio, caro Antonio.
    Gianfranco

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  4. L’autoinnesto amplia a dismisura la risonanza di testi già di per sè eloquenti nella loro quieta, mai rassegnata interrogazione della traccia che resta nel travaso dalla memoria ai giorni.

    Al valore del Fiori poeta, oltre alla sua dedizione al lavoro degli altri, che sa “leggere” come pochi, e non solo in rete, voglio anch’io aggiungere questa notazione già rimarcata da Onofri nella sua presentazione:

    “Una persona perbene. E mi piace sottolinearlo, in un tempo in cui non esistono quasi più le persone: figuriamoci il resto.”

    Un caro saluto.

    fm

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  5. Ringrazio di cuore Giovanni e il blog che ospita questa mia plaquette edita da Lietocolle.
    E’ stata una vera sorpresa per me la nota critica di Massimo Onofri.
    Una saluto e un grazie affettuoso agli amici che si sono soffermati con così belle parole: Rina, Giovann, Gian Franco e Francesco…

    Antonio

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  6. Anch’io desidero fermarmi sulla prima poesia per la capacità descrittiva che non è solo delle cose-persone ma anche e soprattutto di un tempo-spazio che Antonio ci restituisce intatto e incontaminato,come i sentimenti che ancora pulsano di bellezza.

    un carissimo saluto a tutti

    jolanda

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  7. la mano di Fiori è certamente calda. lo definirei autore ad “ampio raggio” e quella definizione di “una persona per bene” gli si addice molto, veramente.
    colto si, preparato insomma. A Roma ha retto benissimo l’impatto con la toscanaccia Marcheschi, mentre io me la squagliavo nel salotto della libreria romana ruminando cibaria laziale.
    non vedo l’ora di leggerli tutti questi dieci testi.
    tanti auguri Antonio,
    e un grazie a Giovanni per la proposta.
    r.

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  8. Riporto di seguito quanto ebbi modo di dire nel blog personale dell’amica e poeta Rina Accardo rispondendo alla fatidica domanda sulla poesia; il brano si rivela anche, in qualche modo, in sintonia con l’osservazione di Francesco Marotta sull’ autoinnesto: “La poesia è un casolare disabitato, abbandonato al suo misterioso destino, aperto ad ogni visita di estimatori e viandanti. Talvolta il vecchio proprietario, il costruttore, ritorna con nostalgia a visitarlo. Il portone d’ingresso è sempre spalancato, le stanze invece hanno le porte socchiuse, le tapparelle a metà, l’arredo che sorprende. Ogni tanto, esplorandolo, si scopre una stanza inaccessibile, una porta chiusa a chiave, una botola che non si ha il coraggio di aprire.”

    Un saluto carissimo e un grazie a Jolanda e a Roberto Red
    Notte serena
    Antonio

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  9. Concordo, Antonio, col misterioso destino della poesia e di ogni impercettibile intuizione che ad essa ci allaccia e ci scioglie…alla sua iniziatica bellezza che sta nel pervernir-ci, sempre, ad una avvenenza di significati, che non si possono prevedere.
    E scorrerti è di un gran bello…di immagini ferme e cadenzate della memoria, sembianze in sosta, e apparizioni da accarezzare con abbandono.Un saluto con tutto il cuore.

    Lucia Pinto

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  10. E’ piaciuta tanto anche a me “Rina in giardino”, vi ho letto un mondo complesso, che danza tra le parole.
    Percepisco un tratto lieve, ma che lascia un segno indelebile.

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  11. Ho letto la prima, poi la seconda poesia di Antonio, come canto e controcanto,e poi l’ultima.
    C’è una pace, voluta e calcolata che non si smentisce nelle inversioni nel cambio di voce, e di registro.
    Io non lo conosco ma so cosa vuole dire Marotta se parla di “brava persona”:che bellezza.
    Maria Pia Q.

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  12. E’ difficile trovare le parole giuste per ringraziarvi come meritate…Lucia, Gena, Mariapia.
    Un abbraccio, e ancora grazie a Giovanni e a Lpels
    Antonio

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