I gialli e il NebbiaGialla Suzzara Noir Festival di Paolo Roversi

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Paolo Roversi nato a Suzzara, vicino Mantova, nel 1975, è scrittore-giallista e saggista. Laureato in Storia Contemporanea e studioso di Charles Bukowski, ha dedicato a questo autore, tra l’altro, la sua prima biografia italiana, che ha realizzata con l’aiuto di Fernanda Pivano.
Ricordiamo i suoi romanzi noir, tre dei quali (La mano sinistra del diavolo, ed. Mursia – Premio Camaiore per la Letteratura Gialla nel 2007 –, Blue tango – noir metropolitano, ed. Stampa Alternativa, e Niente baci alla francese, ed. Mursia) hanno per protagonista Enrico Radeschi, un giornalista-hacker. Le sue storie hanno un’ambientazione padana (tra Milano e il Po), e sono considerate un evidente esempio di “noir metropolitano”, da cui appunto il titolo di uno dei suoi gialli.
Il suo ultimo romanzo, Taccuino di una sbronza (ed. Kowalski), parla invece di un trentenne che, a pochi giorni dal matrimonio, va a Dublino per un addio al celibato che lo farà cadere in coma etilico. Al risveglio, crederà di essere Charles Bukowski e inizierà a comportarsi come lui, rinunciando a sposarsi, dandosi all’alcol, a lavori saltuari e a una frenetica, anche se sconclusionata, produzione letteraria.
Collaboratore delle riviste “Rolling Stone”, “Diario”, “Detective Magazine” e “Stilos”, Roversi è anche autore di un libro che parla di Mantova e della sua gente, nonché di un testo umoristico sul lavoro dell’informatico.
È fondatore e direttore del NebbiaGialla Suzzara Noir Festival (www.nebbiagialla.it), che si tiene ogni anno da tre anni nel primo weekend di febbraio, e la cui edizione 2009 si è recentemente conclusa con successo, con la partecipazione, oltre che dello stesso Roversi, di vari autori, tra i quali Massimo Carlotto, Valerio Varesi e Luigi Bernardi.
Dirige inoltre MilanoNera web press (www.milanonera.com), un sito e rivista bimestrale gratuita (presente nelle librerie) interamente dedicato alla letteratura gialla.

Intervista a Paolo Roversi:

Paolo, una domanda che sarà banale, ma che mi viene così: com’è che si ‘decide’ di scrivere gialli? O per lo meno, a te com’è successo? Dicci qualcosa dei tuoi noir e del loro ‘taglio’.

In realtà non si decide a priori: io mi trovo a mio agio quando ho delle storie da raccontare. Utilizzare un genere, come ad esempio il giallo, è solo un modo per avere una gabbia prestabilita all’interno della quale muoversi. Di volta in volta decido quale sia il modo migliore per mettere su carta la storia che ho in testa. A volte il noir è perfetto, a volte, come ad esempio per il mio ultimo romanzo Taccuino di una sbronza, meglio utilizzare altre forme narrative. In generale, penso non scriviamo noir perché è di moda, lo facciamo perché è uno dei generi che meglio si presta a raccontare il nostro tempo. E quando la storia non rientra proprio in quella famosa gabbia allora la si abbandona.

Qual è il fascino particolare che trovi nei luoghi in cui ambienti in tuoi romanzi, che si svolgono soprattutto in area milanese-padana? Viene dalla nebbia, dall’orizzonte piatto e prevalentemente industriale di queste zone, o da altro?

Credo dal vivere i luoghi, dall’osservarli e farli tuoi. Milano è la città in cui lavoro, la Bassa è la terra in cui sono cresciuto. Con entrambi i luoghi ho un rapporto forte, d’amore e odio. Con la metropoli perché è spersonalizzante, con la Bassa perché ogni cosa laggiù diventa personale, anzi pubblica. Ne La mano sinistra del diavolo ho pensato di raccontarle insieme, in una sorta di parallelismo intrigante. Da un lato c’è il capoluogo lombardo che, secondo me, rappresenta la vera metropoli noir italiana, dall’altro la dimensione rurale, la provincia italiana.
In Blue Tango ho descritto le zone di Porta Venezia, Città Studi, Lambrate. Nel secondo romanzo racconto la vita estiva sui Navigli, in Brera, all’Idroscalo nelle notti ferragostane. In ogni modo racconto la “mia” Milano, che è al contempo uguale e completamente diversa, da quella descritta da altri autori meneghini. Ed è questo che rende letteraria una città: tanti scrittori la raccontano ma quando la leggi non è mai uguale.
Il passaggio all’ambientazione provinciale, poi, ha rappresentato per me una sfida personale: raccontare la mia terra attraverso il romanzo di genere per descrivere la faccia nascosta della tranquilla provincia padana. L’ho fatto con passione, anche se è sempre difficile parlare della Bassa perché si rischia di cadere nel cliché e si è costretti a confrontasi con mostri sacri come Guareschi o Zavattini. Io ci ho provato raccontandola attraverso i paesaggi, i profumi, il Po, ma sopratutto attraverso la gente che vi abita. Train d’union fra queste due realtà proprio Enrico Radeschi, un giornalista hacker, che in sella alla sua vespa gialla farà la spola fra la metropoli e la campagna per svelare i misteri. Al punto che in Niente baci alla francese, il terzo romanzo della serie, il nostro si trova ad investigare perfino a Parigi, città che conosco bene in cui ho vissuto anche per diversi mesi.

Parlaci della tua passione per Charles Bukowski e dei tuoi lavori su questo autore americano di adozione…

Bukowski per me ha rappresentato lo Scrittore. I suoi libri mi hanno fatto desiderare di scrivere a mia volta. Certo di ogni maestro bisogna recepire la lezione, farla propria e rielaborarla. Io non scrivo come lui, non tratto gli argomenti a lui così cari (donne, alcol e corse di cavalli) – e mi riferisco chiaramente ai gialli – ma ho cercato di fare tesoro di quello che poteva darmi come autore, di trovare la mia voce narrativa. La cosa più importante che ho imparato da lui? La costanza: devi credere in te stesso. Non scoraggiarti dopo i primi rifiuti, tenere duro nonostante spesso la vita si metta di traverso. Lui è diventato uno scrittore affermato a cinquant’anni suonati. Diciamo che è anche il mio obiettivo: ho ancora 17 anni di buono…

Il “NebbiaGialla Suzzara Noir Festival”, da te ideato, è giunto alla terza edizione, che è finita da poco. Puoi parlarci del concetto di fondo di questa manifestazione interamente dedicata al giallo-noir, e fare un bilancio di questa esperienza culturale, e in particolare di quella di quest’anno?

Il festival nasce con l’obiettivo di conciliare la passione per la letteratura di genere (il giallo, il noir, la letteratura del mistero in generale che in questi anni gode di una straordinaria attenzione) con la Bassa. La terra di Guareschi e Zavattini, del Po, la città del Premio e le sue tradizioni, la sua gastronomia e le sue caratteristiche ambientali come la nebbia da cui appunto il nome alla rassegna. Un modo per parlare di libri valorizzando il territorio, i ristoranti, le osterie della città.
Massimo Carlotto, uno fra gli scrittori più importanti di noir in Italia, ha dichiarato che il NebbiaGialla Suzzara Noir Festival è destinato a diventare il più importante festival di genere in Italia e la cosa mi lusinga.
Quest’anno è stata davvero un’edizione da ricordare. Un clima fantastico: abbiamo registrato il tutto esaurito negli hotel e nei ristoranti. Una partecipazione straordinaria.

La tua rivista (online e cartacea) “Milano Nera web press” ospita recensioni e interviste a giallisti-noir di spicco, tra cui Giorgio Faletti e Gianrico Carofiglio. Com’è nata questa iniziativa? Ce ne puoi parlare più nel dettaglio?

L’idea nasce dalla volontà di parlare di libri gialli e polizieschi a trecentosessanta gradi, liberamente, senza “padroni”. Tutto comincia nell’agosto del 2006 quando, coinvolgendo nell’impresa amici scrittori, critici letterari e giornalisti, ho fondato il blognoir MilanoNera. Da allora di strada ne abbiamo fatta parecchia: in due anni di attività abbiamo recensito quasi centinaia libri, intervistato moltissimi di scrittori e il blog, che nel frattempo si è trasformato in portale, si è guadagnato la fiducia di diverse migliaia di lettori ogni mese. Risultati che hanno convinto l’editore Kowalski,a puntare su di noi per intraprendere, dal maggio scorso, la strada della carta stampata creando MilanoNera web press, un giornale che nasce dalla rete e arriva in libreria, gratuitamente. Viene distribuito, con cadenza bimestrale, in tutte le librerie d’Italia con una forte presenza nei punti vendita Feltrinelli, di cui il marchio Kowalski fa parte. Ognuno dei numeri pubblicati sino ad ora, distribuiti in 30 mila copie, è andato quasi subito esaurito: segno che c’è un’ attenzione sempre crescente verso il giornale, il cui prossimo numero uscirà in libreria a metà novembre. Nel frattempo, ogni giorno, trovate una recensione o un’intervista inedita su http://www.milanonera.com

Attualmente, a cosa stai lavorando? Qualche novità a breve in uscita?

Il 2009 sarà un anno intenso per Enrico Radeschi, il mio eroe. In primavera uscirà un mio romanzo per ragazzi, età dodici anni, che lo vedrà protagonista. Ed entro la fine del 2009, spero di pubblicare il quarto romanzo della serie per adulti che questa volta sarà molto noir.
Inoltre sempre entro la fine dell’anno il romanzo La mano sinistra del diavolo (che è appena uscito in edizione economica a 5,9 euro) sarà tradotto in Spagna e sud America, mentre da Taccuino di una sbronza verrà tratto uno spettacolo teatrale. Insomma, parecchia carne al fuoco.

3 pensieri su “I gialli e il NebbiaGialla Suzzara Noir Festival di Paolo Roversi

  1. Pingback: Il Taccuino, la poesia, lo spirito e la nebbia < Radeschi's version

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