Viva la scuola. La scuola privata della Gelmini se ne frega

Prosegue la battaglia delle iscrizioni e delle valutazioni: con l’obbedienza coatta, il 10 in pagella (qui, qui, qui, qui, qui), il rifiuto delle pagelle da parte dei genitori. Intanto il CNPI dà parere fortemente negativo sulla “riforma” Gelmini. Mentre dopo la trasmissione di Jacona esplode il “sistema”-truffa di tante scuola private (qui, qui, qui). Ripropongo l’ appello ai vescovi di Giuseppe Caliceti. E il 18 a Milano

“Modulo” e specialisti, ma solo alla scuola privata
di Marina Massenz

La mamma di un bimbo che sta seguendo un percorso terapeutico con me (bimbo finora inserito in una scuola materna pubblica) dall’anno prossimo verrà iscritto in una scuola elementare privata cattolica. Mi sono domandata il perché. Per capirlo, mi sono fatta dare dalla madre l’indirizzo del sito della scuola in questione, che consiglio di andare a vedere, perché è davvero istruttivo.

A parte i mezzi (questa scuola dispone di ambienti, strutture, servizi che la scuola pubblica nemmeno si sogna) e a parte alcune caratteristiche tipiche di questa scuola, come la connotazione religiosa che impregna il POF d’Istituto, beh, si colgono informazioni interessantissime per chiunque lavori nel mondo della scuola.
Questo istituto ha un buon taglio pedagogico umanistico, centrato sul bambino, rispettoso dei suoi tempi, dei suoi bisogni; dispone inoltre di pedagogista e psicologo a “sostegno” dei docenti, e tante altre belle cose… A parte tutto ciò, che è già tanto, scopriamo che questa scuola DELLA GELMINI SE NE FREGA!

Proviamo a leggere dal Piano dell’Offerta Formativa di questa scuola:

“Tenendo conto delle risorse umane e organizzative in possesso dell’Istituto, delle possibilità offerte dalla Legge 59/1997 sull’Autonomia Scolastica, la nostra Scuola ha definito la seguente distribuzione settimanale delle discipline:

ORE SETTIMANALI SUDDIVISE PER DISCIPLINE
discipline ore
Religione 1,30
Italiano 8
Inglese 2
Musica 1
Arte e immagine 1,30
Attività motorie e sportive 1
Storia 2
Geografia 2
Scienze 2
Matematica 5
Tecnologia e informatica 1

per un totale di 27 ore curricolari. Consapevole dell’autonomia e della responsabilità delle istituzioni scolastiche per l’organizzazione delle attività educative e didattiche, la nostra scuola mantiene in ogni classe la distinzione di due docenti: uno per l’area linguistica e uno per l’area logico-matematica e cura particolarmente la contitolarità didattica ed educativa dei docenti. Questa scelta è motivata anche dalla volontà di garantire la continuità di un’esperienza che ha dato esiti positivi nel rapporto con i bambini e con le famiglie, e una possibilità di aggiornamento più specifico per i docenti.

All’educazione motoria e all’educazione musicale viene dedicata un’ora settimanale svolta dalle specialiste di queste discipline. Riconoscendo il valore di queste educazioni per la formazione integrale della persona, le stesse, come l’alfabetizzazione informatica, vengono curate anche in modo interdisciplinare dai docenti delle singole classi. Per tutte le motivazioni sopra descritte il quadro settimanale suddiviso per discipline ha carattere orientativo ed è soggetto alla flessibilità”.

Come evidente, questo istituto ha nella scuola elementare una struttura di 27 ore (il MODULO, che sparirà nella scuola pubblica) con due insegnanti co-titolari e vari esperti che entreranno in classe per insegnamenti specifici (ad esempio educazione motoria e musicale!).
Inoltre, dice esplicitamente che questo MODELLO si è rivelato negli anni il MIGLIORE, ed è per questo che viene riproposto.
Infine, per i genitori che lo desiderano, esiste la possibilità di un orario più lungo; stavolta però non un riempitivo vuoto di senso, ma con laboratori specifici e diversificati per anno.
Insomma, non tutte le scuole private sono scadenti, questa è una vera scuola di qualità, parrebbe. E chi fugge dalla scuola pubblica lo fa perché teme appunto dall’anno prossimo di non trovare più al pomeriggio un lavoro educativo qualificato!

Io trovo che queste informazioni siano un po’ la prova del nove, che conferma il teorema sul vero progetto del governo; viene tagliato per tutti ciò che, in altre sedi con orientamento per certi aspetti probabilmente vicino all’area governativa, viene ritenuto un modello di eccellenza. Basta pagare.

Se ne deduce che, quindi, l’On. Gelmini affossa la scuola pubblica togliendole quelle caratteristiche di qualità che vengono confermate come tali in alcune scuole private e ad orientamento religioso, cattolico per la precisione!

Sono stentati e zoppicanti infatti i tentativi di giustificare il nuovo modello proposto, quello del maestro unico, come “migliore” del precedente; è probabile che nessuno ne sia convinto.
Insomma, è una “minestra” che va servita fredda, per il “popolino”, che “tanto non capisce…”; io almeno credo che il “retropensiero” sia questo, e le bugie vengano messe davanti!

Del resto, l’opinione prevalente tra insegnati elementari e genitori (proprio tra chi ha sperimentato orario corto, tempo pieno e tempo prolungato) è che il modello del “MODULO” sia il migliore; consente infatti di avere un tempo scolastico abbastanza lungo da comprendere anche le discipline cosiddette “extra-verbali” e permette ai bambini di avere due pomeriggi liberi, per un tempo proprio, da gestire come ogni famiglia meglio crede. Spesso, questo lo dicono a volte parlando con me i bambini, questi pomeriggi sono quelli per “vedere gli amichetti… giocare… ecc.”, cioè uno spazio-tempo di recupero, di socializzazione, di attività non finalizzata. Tempo di cui, sono convinta, ci sia molto bisogno. Altro vantaggio del “MODULO” è che qui la co-titolarità è effettiva e anche le insegnanti “specialiste” sono considerate delle referenti, impegnati a restituire pareri, consigli, indicazioni sui bambini.

Un modello, io credo, che, se ben applicato, riesce a rispondere e a tenere insieme un po’ tutte le esigenze. Sarà per questo che l’Istituto Cocchetti l’ha scelto come proprio modello educativo…
Il cerchio mi pare che si chiuda.

* * *

Alcuni numeri: Le scuole non statali in Italia
di Riccardo Bocca

In Italia le scuole si dividono in due macro categorie: statali (41.603) e non statali (15.946). E che le non statali si dividono, a loro volta, in strutture gestite da enti pubblici (3.414) o da soggetti privati (12.532). In entrambi i casi, è essenziale un’ultima suddivisione: quella in scuole paritarie (laiche o religiose) e non paritarie. “Le prime”, ricorda Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd alla commissione Cultura della Camera, “sono codificate dalla legge 62 del 2000, ed equivalgono sotto ogni profilo alle scuole statali”. Nel senso che rilasciano titoli di studio validi rispettando precisi obblighi: come l’offerta di corsi dal primo all’ultimo anno, l’assunzione di docenti abilitati e il rispetto dei contratti di lavoro. Diverso il discorso per le non paritarie, che possono avere corsi di studio incompleti, non applicare i contratti nazionali e assumere personale non abilitato. Un mondo scivoloso, ma seducente per chi voglia recuperare due, tre, anche quattro anni in un colpo. “Il problema”, dice Mimmo Pantaleo, segretario nazionale Flc (Federazione lavoratori della conoscenza) Cgil, “è che per legge queste strutture mandano gli allievi a fare le idoneità nelle paritarie. Così il cerchio si chiude, creando un sistema scolastico dove agli onesti professionisti si affiancano elementi spregiudicati”.
(continua qui)

* * *

Sono le scuole paritarie la vera “emergenza educativa”
di Ennio De Marzo

Quando si parla di scuole private o paritarie si dimentica spesso un dato molto significativo: la loro percentuale sul totale delle scuole italiane si assesta intorno al 21 per cento (una su cinque), mentre il numero degli alunni che le frequentano non supera il 10 per cento (uno su dieci). Numeri che smentiscono coloro che da tempo parlano di “emergenza educativa”, puntando il dito sulle scuole pubbliche. Se tale emergenza esistesse, infatti, il numero degli alunni che frequentano le scuole private o paritarie non sarebbe così basso. E non si venga a dire che costano troppo, perché da quasi dieci anni, ormai, vengono finanziate nei modi più disparati. Di più: se proprio si vuole parlare di “emergenza educativa”, allora è proprio a queste scuole che bisogna fare riferimento. La nota indagine OCSE-PISA 2007 (Programme for international student assessment), che media e politici hanno strumentalmente utilizzato per denunciare lo stato della nostra istruzione pubblica statale, in realtà evidenzia il disastro delle scuole paritarie. Il report prende in considerazione più di ventimila studenti italiani di quindici anni, sia delle scuole pubbliche sia di quelle paritarie. Ebbene, dal ramo scientifico a quello letterario, il livello degli studenti delle scuole pubbliche statali supera di gran lunga quello dei coetanei delle scuole paritarie, sebbene nella cosiddetta Literacy di Matematica il dato non sia confortante per nessuno. Insomma, sono soprattutto gli alunni e le alunne delle scuole private o paritarie a determinare il pessimo risultato complessivo del nostro sistema di istruzione. Le paritarie non sono affatto la risposta all’emergenza educativa, al contrario: rappresentano tale emergenza!
(continua qui)

* * *

Moltiplicati i finanziamenti alle scuole paritarie
di Salvo Intravaia

In pochi anni i finanziamenti dello stato a favore delle scuole paritarie si sono triplicati. Secondo un dossier pubblicato pochi mesi fa dall’Agesc (l’Associazione genitori scuole cattoliche), nel 2000 il sistema delle scuole paritarie, in base alla legge (sulla parità) approvata dal governo D’Alema, riceveva poco più di 179 milioni di euro. Alla fine del 2006 la cifra si è moltiplicata per tre arrivando a sfiorare i 567 milioni. Ci sono poi tutti i finanziamenti delle regioni e degli enti locali che pochi giorni fa in Emilia Romagna, su richiesta del comitato Scuola e Costituzione, hanno convinto i giudici del Tar ha chiedere il parere della Corte costituzionale sui finanziamenti regionali alle scuole dell’infanzia paritarie. “Per fare un esempio – scrivono i genitori del Comitato – a Bologna una sezione di scuola materna privata paritaria riceve, in seguito a convenzione comunale, circa 14 mila euro. Inoltre riceve 3 mila euro come contributo previsto dalla legge regionale e circa 16 mila dallo stato. Il totale 33 mila euro per classe (sezione)”.
(continua qui)

* * *

Riferimenti

… La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali…
(Costituzione italiana, art. 33)

… Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione… Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci).
Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private…
(Piero Calamandrei, qui)

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Il governo: niente tagli alle scuole private, qui e qui e qui, qui

Per la Corte Costituzionale illegittimi i finanziamenti pubblici alle scuole private, qui.

L’ordinanza del TAR Emilia Romagna sull’illegittimità dei finanziamenti regionali alle scuole private, qui.

Finanziamenti alle scuole private in Lombardia, qui.

Le scuole private italiane ultime in Europa qui e qui.

Un’analisi dei dati di Benedetto Vertecchi qui.

E la scuola privata negli Usa? Qui.

* * *

Fra l’altro si perderà con la “riforma”

l’insegnamento di diritto ed economia: ecco un appello

l’insegnamento di una seconda lingua comunitaria: ecco un appello

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Una sintesi dei provvedimenti del Governo sulla scuola qui.

Spazi in rete sulla scuola qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi qui e qui.

Inoltre ricordo che circola in rete un appello contro il maestro unico e un altro a sostegno della scuola pubblica.

C’è un appello anche per l’università qui.

Un appello di docenti e formatori nel campo dell’educazione linguistica sulla valutazione degli apprendimenti qui.

Un appello per il diritto alle prestazioni sanitarie urgenti agli stranieri (compresi i bambini) qui.

Segnalo anche un appello per il diritto alla tutela della salute per i dipendenti pubblici qui.

Le leggi contestate: la legge 169 (ex dl 137), dl 133, mozione Cota.

5 pensieri su “Viva la scuola. La scuola privata della Gelmini se ne frega

  1. Le parole di Calamandrei sono commoventi, andatevi a leggere tutto l’intervento.
    Da giovane insegnante sono passato anch’io, seppure per breve tempo, attraverso l’esperienza delle private e delle statali “d’elite”. E in entrambe le situazioni ho vissuto atmosfere, per non dire didattiche, irreali, cioè fuori dalla realtà.
    Non mi fa problema affermare che a mio parere non debbano esistere scuole private, figuriamoci quelle cattoliche, cielline, improntate sui valori della Chiesa. E lo dico da ex catechista e animatore in parrocchia. La scuola è la scuola e punto, il resto è classismo, che come tutti gli “ismi” sta ad indicare qualcosa di non positivo, in questo caso una divisione forzata tra le classi sociali, tra i ricchi e gli umili, tra la gente perbene e la gentaglia.
    Nelle scuole paritarie e statali elitarie dove ho insegnato la didattica era solo una questione di facciata, così come i voti, così come il teatrino becero montato dai dirigenti con le famiglie.
    La scuola è la scuola e punto. Nelle private paritarie spesso si mantiene in vita una sorta di medievalismo che fa sì che ancora ci si rivolga ai genitori rispolverando il loro antico blasone, dal conte al cavaliere, i miei ossequi. Mi viene in mente “Cuore”, la classe con il figlio dell’operaio accanto al nobile, ed era la scuola del Regno.
    Perchè ci devono essere scuole cattoliche? Non siamo forse tutti cresciuti – salvo poi abiurare – con valori cattolici? E vi sembra forse possibile che un docente al giorno d’oggi possa provare a diffondere teorie anticlericali senza incappare nelle ire dei genitori e del dirigente e nella flagellazione mediatica? Noi docenti siamo o non siamo educatori, al rispetto della legalità, della democrazia, dei valori civili: sono questi valori inferiori a quelli della Chiesa, tanto da sentire la necessità di istituti privati paritari cattolici?
    Non è mia intenzione offendere, mi rendo conto della mia miopia, ma ritengo fortemente che le scuole private non facciano bene al Paese. Si parla della qualità dei docenti nelle paritarie: dalle mie parti più che altro vecchi professori in pensione, colleghi e colleghe che la mattina insegnano nella pubblica e il pomeriggio arrotondano nella privata, servi del padrone che chinano la testa perchè sennò vengono cacciati, che seguono il sistema dell’Istituto ed educano ancora di più all’arraffo e all’imbroglio. E’ democrazia?

    Grazie Giorgio, come sempre!

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  2. non è sempre così, o meglio, non è stato sempre così. però è più corretto che le scuole private, soprattutto confessionali, oggi, in questo riflusso da medioevo feudale, possano svolgere la loro funzione sotto stretto controllo dello stato, sottoposte a verifiche di qualità pressanti. succede il contrario, invece.
    mi chiedo se dietro a tutto questo ci sia un disegno o se sia solo frutto di ignoranza e cialtroneria. i malvagi e gli stupidi: chi fa più danno? cielle è un flagello, e la min(e)istra è vicina a quell’ambiente di affaristi: perché questo sono. mala tempora currunt. potremo dire nunc demum redit animus?

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  3. Be’ certo…in nome di un becero principio di prestazione, oggi il modello privato rischia di imporsi anche nella pubblica. Anzi direi che chiunque (nella scuola pubblica) tenti di rifarsi ai valori già citati (della costituzione, della democrazia, della laicità e del pluralismo) e di considerare la scuola come presidio culturale, allora rischia la gogna, l’oblio, la denuncia sociale. Lucy lo dice da tempo che i tempi sono bruttissimi. Quello che dispiace è che non sembra esserci coscienza di quello che è in gioco. Per di più l’alleanza degli imprenditori-imbonitori coi preti, con le ragioni illiberali e integraliste di una Chiesa che ha deciso di scendere in campo, rende il paese di giorno in giorno più invivibile. Si tocca con tutto il corpo questo clima da caccia alle streghe, da sanfedisti senza nobiltà, da omologazione catechistica per cui è già tanto se riesci ad esprimere un parere contrario. La scuola c’è in mezzo col suo solito silenzio. Quando dico solito parlo del suo silenzio quindicinale…guarda caso inaugurato con la “splendida” legge sull’autonomia. E’ dubbio che in questa mattanza rimanga qualcosa dei libri, della pedagogia, della scienza della poesia. Resistiamo certo, ma come quegli ufficiali giapponesi dispersi nelle isole del Pacifico (mi pare che ne parlasse Scurati) che si credono in battaglia anche quando la guerra è già persa da tempo. Nasconderemo i libri come in Fahrenheit 451.

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  4. Grazie a Francesco, Lucy e Alex.

    Mi piacerebbe alternare a queste informazioni certamente necessarie delle puntate dedicate alla buona scuola: dare conto anche di qualche buona esperienza, poiché esistono anche queste.

    Per chi volesse contribuire inviando proprie testimonianze, questa è la mia email: giorgio.morale@gmail.com.

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