“Varsavia vecchia e nuova”, Francesco Gori


Introduzione di Giovanni Agnoloni
Testo di Francesco Gori
Filmato di Francesco Gori e Giovanni Agnoloni

Pubblico qui un pezzo uscito su Alibonline.it, del poeta-scrittore-pubblicista fiorentino Francesco Gori, che ha recentemente fatto con me una passeggiata per Varsavia, e ne ha riportato queste impressioni. Il filmato l’abbiamo realizzato insieme, e su AlibiOnline ne troverete anche altri due (e comunque sono disponibili tutti e tre su Youtube).
Grazie a Saul Stucchi, webmaster di AlibiOnline, per la sua preziossima collaborazione nella prima pubblicazione dell’articolo.

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Varsavia vecchia e nuova
di Francesco Gori

Warszawa in polacco. Warsaw nella versione internazionale, Varsavia per il turista italiano. Entrare a Varsavia è calarsi nel “Regno delle metropoli”. Da subito, nelle sue larghe arterie, nei suoi viali spaziosi, nell’orgia di macchine, appare come una nostra Milano o magari Torino. Si respira un’atmosfera industriale, di città moderna che produce, di migliaia di anime che corrono e lavorano e faticano in un clima rigido, stampato negli zigomi di ciascuna. Capitale che si presenta difficile da interpretare e capire. La prima impressione non è entusiasmante ma, come tutte le metropoli, la sua scoperta richiede tempo ed energia.
Per chi, come chi scrive, è reduce da un impareggiabile impatto con la favolosa Cracovia il confronto non sembra reggere; due realtà diverse: luogo d’atmosfera d’incanto la città legata a Papa Wojtyła, Varsavia appare invece “con i piedi per terra”, fissata nel tempo presente; coi suoi grattacieli, centri commerciali, palazzi invasi da viavai, tram continui e auto incolonnate in lunghi strati d’asfalto accerchiato di secco, ma anche in quello passato, come confermano le innumerevoli tracce che ricordano una guerra che ha inevitabilmente segnato il territorio e i suoi abitanti.

È Stare Miasto, la Città Vecchia, l’obiettivo principale del turista. Il centro storico da sempre è la stella di Natale di una città. E qui il Natale, anche se siamo ormai alla fine di gennaio, ancora persiste, con qualche albero decorato qua e là e luci di rituale. Dalla stazione con destinazione Stare Miasto il percorso a piedi offre la vista dell’imponente Pałac Kultury i Nauki, Palazzo della Cultura e della Scienza, fatto costruire da Stalin, che non può lasciare indifferenti. Il tragitto prosegue lungo Krakowskie Przedmieście, strada impreziosita dalla statua del poeta nazionale Adam Mickiewicz, che richiama alla mente Berlino e la zona universitaria di Unter Den Linden: più imperiosa la via germanica, ma assai simile quella polacca nello stile degli edifici, nel colore, nelle bancarelle di libri usati. Del resto si sa, qui i tedeschi hanno lasciato una nitida impronta. L’impronta ahimè più invadente è quella che ha portato alla distruzione della città, devastata dai nazisti alla fine della Seconda Guerra Mondiale. E così ecco cos’è Stare Miasto: una ricostruzione fedele di ciò che c’era prima dell’orrore umano, un tentativo di rimediare a quei danni. Lodevoli le intenzioni, la ricostruzione non può che essere motivo di grande orgoglio per i polacchi, esempio di grande carattere e voglia di reagire di fronte alla tragedia. Artisticamente i risultati sono ambigui: edifici e situazioni che ricalcano l’ante-guerra, ma pur sempre ricostruzioni che ne minano le sensazioni veraci.
Nella Plac Zamkowy – Piazza del Castello – si eleva al cielo il rosa del Zamek Królewski – il Castello Reale – mentre di fronte si erge la Kolumna Zygmunta – Colonna di Sigismondo, uno dei maggiori simboli cittadini.

Ciò che traspira nella passeggiata lungo Stare Miasto, passando dalla neogotica Cattedrale di San Giovanni, fino al Rynek, la piazza del mercato centrale, fulcro della città, è un’atmosfera di artificiosità. Qui la sensazione di stupore e meraviglia che si respira nell’omonima piazza di Cracovia è attenuata. Al di là di un confronto che non è giusto fare, Rynek Starego Miasta presenta alti palazzi ricostruiti con al centro la Syrena, simbolo di Varsavia. Il senso dell’artificiale continua almeno fino alla torre rossa difensiva del Barbacane. È superato questo confine, più a nord dove comincia Nowe Miasto, la Città Nuova, che ci sembra di assaporare la Polonia vera. A partire dal primo bar mleczny, mensa popolare, in Ulica Freta e appena dopo, dando un’occhiata lungo una tipica strada polacca, lastricata e carica di effetto, come sottolineato dal compagno di escursione Giovanni, ci si sente più a casa. Si percepiscono maggiormente i segni del passato, con edifici lontani dagli intonaci perfetti di poco prima.
Ma il top, il culmine della breve camminata è poco dopo. Basta prendere Ulica Długa, proseguire, dare un’occhiata a sinistra alla Cattedrale del Campo dell’Esercito Polacco, ma soprattutto a destra, al Monumento all’Insurrezione di Varsavia che raffigura i combattenti dell’Esercito Nazionale; splendido il doppio effetto che suscita: da una parte il senso di movimento, con i soldati che emergono dalle macerie e sembrano correre e attaccare; dall’altra, sulla sinistra, colpisce l’immagine di un altro soldato, pronto a calarsi in un tombino con un senso di scoramento e sofferenza che la statua trasmette in pieno. Toccante il simbolo della reazione polacca, un monumento che porta sulle proprie spalle un peso virtuale: quello dell’enorme dispendio di energie fisiche e morali usate per difendere la città. Eccola, la stella di Natale di Varsavia, di Warsaw, di Warszawa.
E tornare indietro toccando il nuovo Rynek, Rynek Nowego Miasta, paradossalmente più d’atmosfera rispetto al vecchio, e passare dal Museo di Marie Curie, scienziata premio Nobel per fisica e chimica, è come scendere dopo aver toccato la cima di un monte. La stella di Natale è ormai lontana, ma ciò che trasmette rimarrà per coloro che, come me e Giovanni, ci passeranno e per un attimo si soffermeranno.

3 pensieri su ““Varsavia vecchia e nuova”, Francesco Gori

  1. Grazie a te, Fabrizio! Sono felice di contribuire con questo bell’articolo di Francesco Gori e con le immagini che abbiamo girate insieme a Varsavia. Spero che tutto questo possa segnare l’inizio di un filone di materiali di viaggio, scritti e video, per LPELS.
    Via via vedrai che arriveranno altre cose.

    Un caro saluto,
    Giovanni A.

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