Feisbuuc, il romanzo – Che dire?

articolo di Giovanni Agnoloni

Il sito è questo, e l’autore si chiama Lorenzo Pezzato. Ne ha parlato anche la stampa nazionale. “Feisbuuc” è un romanzo offerto in rete un pezzo per volta su un blog, e aperto al confronto con i lettori-attori di Facebook, il social network che ormai spopola in rete. Ne potranno anche risultare modifiche al testo da parte dell’autore.
L’ideatore del progetto è un imprenditore veneto impegnato nel settore del riciclaggio nonché giornalista, che ha pensato, con questa iniziativa, di rendere omaggio a un nuovo linguaggio e una nuova realtà, quella di Facebook, luogo di interazione tra persone reali che nella rete replicano – e volte offrono in una chiave leggermente diversa – la propria vita.
Il romanzo-progetto ha anche un gruppo di riferimento proprio su Facebook.

L’intenzione di Pezzato è quella di far sì che il pubblico si “crei” durante la lettura gratuita dell’opera in rete, per poi auspicabilmente passare a una pubblicazione cartacea, quando il fenomeno si sarà consolidato e gli editori si faranno avanti, vedendo le numerose risposte.

L’invenzione è originale, e nasce da conversazioni avute in chat dall’autore con una sua amica. Personalmente, mi ricorda l’intuizione alla base de “L’accademia dei sogni” (ed. Mondadori), del visionario – e per tanti versi precursori dell’“oggi” – William Gibson: in questo potente e spiazzante romanzo, il padre del cyberpunk parla, tra le altre cose, di un film messo in rete a frammenti apparentemente sconnessi, sui quali la gente propone le congetture più diverse, per trovarvi un senso. L’idea di Pezzato, pure, è un’altra cosa. Scampoli di conversazioni, immagini, foto e pensieri condivisi, sembrano tracciare un cammino che porti a una meta, anche se non ancora ben definita. In fondo, mi viene anche da pensare allo stile innovativo introdotto da Franz Krauspenhaar in “Era mio padre” (ed. Fazi), con la sua “bio-autografia”, come lui stessi l’ha definita, fatta di ricordi propri e della vita del padre, ma anche di immagini di se stesso mentre scrive il romanzo che stiamo leggendo. Anche negli estratti di chat del protagonista dell’opera di Pezzato vediamo come lui e la sua amica si scambino opinioni sul libro in corso di realizzazione, e questo specchiarsi della scrittura nella scrittura a sua volta si apre al confronto con i lettori del testo, che dal mondo reale si affacciano quello virtuale per leggere queste parole. Una sorta di mise en abîme cyber-letteraria.

Forse si tratta di un surrogato del rapporto reale e profondo con gli altri – e con la natura – che la frenesia e l’indifferenza di oggi non riescono più a fornirci. E personalmente nutro anche qualche dubbio su una forma di creatività che passi attraverso la condivisione “anticipata” delle idee, annacquando l’io creativo individuale, che in quanto tale è unico e irripetibile, in una “paternità condivisa”. Secondo me la buona letteratura nasce da una meditazione sui fatti, che non può che venire dal cuore di ognuno. Dopo si può parlare e confrontarsi, ma ritornare sul progetto in corso d’opera rischia di snaturarlo. Però è anche vero che oggi pubblicare è sempre più difficile, e sul piano dei contatti e strettamente commerciale Facebook è uno strumento vantaggiosissimo. In questo senso, si può dire che questa “opera in rete” fotografi i nostri tempi. In altre parole, è un romanzo “post-(o magari iper-, o para-)realista”, se è vero che coglie un aspetto centrale nella realtà di oggi: la tendenza a cercare di darle consistenza attraverso una dimensione inconsistente e sintetica come la Rete.

L’eterno dilemma: internet “dono di Dio”, come ha recentemente detto Papa Benedetto XVI, oppure strumento potenzialmente pernicioso? Secondo Pezzato non è – o almeno non è necessariamente – così. Certo è che, come lui riconosce, internet sta cambiando profondamente la nostra vita. Dipende da come lo usiamo. In fondo, vale la stessa cosa anche per i giochi di ruolo, di cui un tempo io stesso ero un grande appassionato. Possono stimolare la fantasia (è partendo da lì che sono arrivato alla scrittura), ma possono anche portare a una drammatica scissione dalla realtà, se ci si spinge fino a livelli di fanatismo.

Insomma, per me resta una considerazione da fare: scrivere, come fare arte in genere, è una questione profondamente soggettiva, anche se parte dall’io intimo di ognuno di noi. Se far passare la propria creatività dal canale proposto da Pezzato viene spontaneo, ovvero se si sente il bisogno di condividere un’idea prima di darle una forma compiuta, perché si vuole creare un prodotto diverso, licitur, ci mancherebbe. Se invece si decide di piegare la spontaneità dell’atto creativo a una convenienza od opportunità di mercato, il compromesso rischia di essere troppo grande.
In fondo, di opere collettive ce ne sono state già diverse: penso a quelle di Wu Ming, su tutte. Ma sono libri che nascono con un intento, un taglio e un approccio particolarissimi, e che dunque vanno valutate con un occhio diverso da quello con cui ci si pone davanti al “libro” tradizionale, che è e resta un mattone – o meglio, un frutto, o un fiore – dell’anima di chi lo ha scritto. Se in un libro si cerca un percorso spirituale, una direzione o una conferma, forse è meglio rivolgersi altrove. Se però vi si vuole trovare una testimonianza dei nostri tempi e della difficoltà di comprendere il senso delle cose – oltre che sbocchi per pubblicare –, allora un’opera di questo tipo diventa qualcosa da non trascurare.

Insomma, la vera letteratura non potrà mai diventare un “reality show dell’anima”, magari con televoto. È e resta una confessione intima e una condivisione profonda.
Però anche un “reality show” può aprire uno spaccato sulla sete di anima – e sulla confusione – che attanaglia molti di noi.

16 pensieri su “Feisbuuc, il romanzo – Che dire?

  1. Interessante, soprattutto la circostanza che chi lo propone è “un’imprenditore impegnato nel riciclaggio” , Viola

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  2. Facebook è un posto dove imperversano, tolleratissimi, gruppi mafiosi che inneggiano a provenzano e riina, composti da migliaia di iscritti che simpatizzano per il crimine. Per questo me ne sono andato via di corsa. Io sto dalla parte di Falcone, Borsellino e Don Puglisi.

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  3. Naturalmente su Facebook, come per strada, si trova di tutto, Massimo. Anche noi di LPELS, e sono convinto anche Lorenzo Pezzato, naturalmente, stiamo dalla parte della legalità.

    Giovanni A.

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  4. Non e’ una questione del tutto e del meno. Facebook ha censurato immagini di mamme che allattano definendole oscene e sessualmente esplicite, tollerando al contempo gruppi mafiosi e nazistoidi in nome della liberta’ di opinione ed espressione. Stare dalla parte della legalita’ non basta, o meglio non significa niente.

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  5. Opinione rispettabilissima, Carlo. Personalmente, trovo sbagliato dare spazio a gruppi del genere su Facebook, ma… tutto questo che c’entra con l’articolo? L’argomento era l’iniziativa letteraria di Lorenzo Pezzato, e mi pare che il tuo commento e quello di Massimo vadano decisamente fuori tema.
    Se è vero che Facebook dà spazio a iniziative sicuramente sbagliate, è anche vero che tutto internet è anche veicolo di delinquenza, oltre che strumento di lavoro per tanti e fonte di informazione preziosissima. Dunque, che facciamo, abbandoniamo tutti internet?

    Ritengo sarebbe corretto evidenziare un aspetto criticabile dello strumento Facebook, come avete fatto, ma al tempo stesso entrare nel merito del lavoro di colui al quale l’articolo è dedicato.

    Giovanni Agnoloni

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  6. Ci mancherebbe. Io rispetto il lavoro di Pezzato, come quello di tutti. E nemmeno mi salta in mente di mettere in discussione internet. Solo non apprezzo che si renda omaggio a Facebook, cioe’ a un network gestito con politiche putride. Facebook e’ uno strumento molto di moda in questo momento, da’ sicuramente l’opportunita’ di confrontarsi con una comunita’ ampia e variegata, ma non e’ l’unico strumento a disposizione per iniziative del genere.

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  7. Naturalmente se si scrive qualcosa attorno a un microuniverso non si può pensare di scansionare, analizzandole, tutte quelle zone d’ombra che lo compongono. Io il romanzo non l’ho letto e non mi permetto di criticare quello che non conosco, allo stesso modo, però, penso di avere diritto, senza uscire dal tema del post, di esprimere i miei dubbi sulla politica che sta sotto a Facebook, e che ne indirizza e piega i contenuti attraverso invisibili linee guida, ignorando le quali si finisce col parlare della sfumatura dei capelli di hitler astenendosi dal considerate quali sono i pensieri sui quali quegli stessi capelli hanno attecchito.

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  8. Concordo con il giudizio sulle politiche di gestione di Facebook, neanche un po’ trasparenti.
    Oggi stesso, senza che avessi fatto nulla, Facebook ha disattivato il mio account…ho scritto per chiedere il motivo, e attendo la risposta.
    Il fatto che esista Facebook, come altri sistemi di social networking, è comunque materia di riflessione…ed è questo aspetto che il mio romanzo vuole in qualche modo indagare, senza la pretesa di dare delle risposte.
    Il fatto di stimolare una discussione, o dei commenti, sull’argomento è assolutamente positivo, e ve ne ringrazio.

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  9. Incredibile, Lorenzo. Beh, non c’è che dire: giornalisticamente parlando, siamo… stati sulla notizia!
    Mi auguro che la situazione si chiarisca. Per favore, facci sapere. E’ una questione di attualità che merita i riflettori dell’informazione.

    A presto,
    Giovanni A.

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  10. No Giovanni, tu la notizia la volevi negare, e non si tratta di “attualità”, ma di volontà di limitazione delle libertà individuali di esprimersi che Facebook mette in atto sistematicamente, tranne quando si tratta dell’espressione nazista e mafiosa.

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  11. Ma che stai di’? Io non ho mica detto che quello che sostenevi – ovvero, che su FB ci siano dei gruppi di ‘fan’ di Riina, Hitler e quant’altro – non fosse vero: il fatto esiste, e non lo nego. Non mi attribuire opinioni non mie. Ma ho affermato e ripeto che sto dalla parte della legalità, per cui mi dissocio da questo utilizzo di FB, che per altri versi resta uno strumento utile e prezioso per fare cose buone. Come tutto, nella vita: il male si annida in tutto, ma se ci rinchiudiamo in un buco e scappiamo non risolviamo le cose. Riconosco l’inopportunità della presenza su FB di gruppi del genere. Ma personalmente continuerò a usarlo per fare cose buone.

    Giovanni A.

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  12. Ciao a tutti.
    Volevo informarvi che verso la metà di Maggio il romanzo “Feisbuuc” sarà pubblicato, stavolta su carta.
    L’editore è TerraFerma (www.terra-ferma.it), il romanzo sarà disponibile nelle librerie e su Ibs.

    A presto

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