Una “morte privata”

L’esordio di Ade Zeno

di Andrea Cortellessa

“Che ne sappiamo noi oggi della morte/ nostra, privata, poeta”. Così cominciava, negli anni settanta, Oggetti e argomenti per una disperazione, di Elio Pagliarani. E dello stillicidio di una disperante “morte privata” tratta il convincente esordio narrativo intitolato proprio Argomenti per l’inferno (edito da No Reply, Milano, pp. 124, € 10), di Ade Zeno, men che trentenne così battezzatosi poeta performativo – nelle spiazzanti azioni post situazioniste del gruppo sparajurij – videomaker e teatrante d’assalto di Torino. S’è detto “narrativo” ma con pochi aggiustamenti il testo reggerebbe bene, appunto, anche sulla scena. La situazione del racconto può infatti ricordare testi a metà fra narrativa e teatro come Terremoto con Madre e figlia di Fabrizia Ramondino o, soprattutto, Fratelli di Carmelo Samonà: dove- sia appunto destinata o meno alla scena – la parola circoscrive un universo ristretto e claustrofobico. Un interno di famiglia nel quale fra i due personaggi ( un figlio-voce narrante, un padre-non padre di lui poco più giovane che lo accudisce fra tenerezza e imbarazzi ) viene a crescere una schermaglia di detti e non detti, spietata descrizione di una battaglia. Proprio il Kafka più torturato e torturante, quello delle Lettere al padre, appunto e delle Metamorfosi, è del resto il più evidente ispiratore di Zeno. Come in Samonà, a inasprire un amore il quale non può che farsi odio, uno dei due contendenti è immobilizzato; ma, diversamente che in quel libro bellissimo ( da poco riportato in libreria da Sellerio, pp.180. € 11 ), qui è proprio il figlio malato ad avere la parola. Nella seconda parte il testo si colora di tinte oniriche: la rigidità catalettica e la coazione a ripetere – come in Beckett o in certo Manganelli – sono infatti primo motore immobile, è il caso di dire, di una tensione tutta mentale ( si faccia caso alla raffinata dialettica fra le battute dette e quelle solo pensate) che concresce, verso la fine, fino ad una lancinante visionarietà.

pubblicato su La stampa il 21 febbraio 2009

2 pensieri su “Una “morte privata”

  1. Fabrizia RAmondino, con la A. Ancora oggi la mia carissima amica non è sufficientemente conosciuta e letta. Peccato!
    Un saluto affettuoso a Fabrizio.

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