Un poliziotto, uno del quartiere

 

 touchofevil2

 

 

Stupro

 

C’è un poliziotto che è padre e predatore,
uno del quartiere, cresciuto tra fratelli
e con certi ideali.
Lo riconosci appena col distintivo argento e gli stivali,
in giro sul cavallo, una mano tocca la pistola.

 

Lo riconosci appena ma dovrai imparare a farlo
ha accesso a un macchinario che ti può ammazzare.
Lui e il suo stallone signori della guerra trottano tra l’immondizia
i suoi ideali dritti in aria, nuvoletta congelata
su labbra che non ridono.

 

E così, quando è ora, è da lui che devi andare
lo sperma del maniaco scola ancora tra le cosce
il cervello gira allucinato. Devi confessarti
a lui, sei tu colpevole del crimine
d’essere vittima di stupro.

 

E vedi i suoi occhi blu, blu come tutta la famiglia
che un tempo conoscevi, rimpiccioliti, lucidi,
le mani che picchiettano dettagli
e lui li vuole tutti
ma è l’isteria della tua voce che gli piace specialmente.

 

Lo conosci appena ma adesso crede di sapere:
ha trascritto il tuo attimo peggiore
con una macchina, l’ha archiviato nell’archivio.
Lui sa, o crede di sapere, quello che hai pensato;
Lui sa, o crede di sapere, quello che volevi in segreto.

 

Ha accesso a un macchinario che può metterti da parte;
e se, nella luce malata della caserma,
e se, nella luce malata della caserma,
i dettagli compongono il ritratto del confessore
li inghiottirai, mentirai, negherai per riuscire a tornare?

 

 ***

 

Rape

 

There is a cop who is both prowler and father:
he comes from your block, grew up with your brothers,
had certain ideals.
You hardly know him in his boots and silver badge,
on horseback, one hand touching his gun.

 

You hardly know him but you have to get to know him:
he has access to machinery that could kill you.
He and his stallion clop like warlords among the trash,
his ideals stand in the air, a frozen cloud
from between his unsmiling lips.

 

And so, when the time comes, you have to turn to him,
the maniac’s sperm still greasing your thighs,
your mind whirling like crazy. You have to confess
to him, you are guilty of the crime
of having been forced.

 

And you see his blue eyes, the blue eyes of all the family
whom you used to know, grow narrow and glisten,
his hand types out the details
and he wants them all
but the hysteria in your voice pleases him best.

 

You hardly know him but now he thinks he knows you:
he has taken down your worst moment
on a machine and filed it in a file.
He knows, or thinks he knows, how much you imagined;
he knows, or thinks he knows, what you secretly wanted.

 

He has access to machinery that could get you put away;
and if, in the sickening light of the precinct,
and if, in the sickening light of the precinct,
your details sound like a portrait of your confessor,
will you swallow, will you deny them, will you lie your way home?

 

 

 

“Rape” è una poesia di Adrienne Rich, inclusa nel volume Diving into the Wreck (1972) qui tradotta da Renata Morresi. Nella foto Orson Welles in un’immagine da L’infernale Quinlan

  

 

8 pensieri su “Un poliziotto, uno del quartiere

  1. Famiglia, autorità e stupro sono una cosa sola… Che potente poesia! Mi fa passare del tutto la poca voglia che ho di incominciare in maniera conformata il lunedì. Grazie Renata.

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  2. Come sempre,ogni volta, la rinnovata spiazzante sorpresa.. capacità infinita in Renata
    nel “trovare” le bocche delle donne, ovunque esse parlino,anche quelle spente e ricoperte dagli strati dell’oblio; e narrarle quelle bocche,donandocene notizia dell’esistenza.Bene ,mi piace questo suo giocare d’anticipo sulla ricorrenza(otto marzo ndr),che così diventa finalmente segno puntuale.Sembra voler dire che l’emancipazione viene da lontano, è iniziata prima,e l’inquietudine deve salire,in momenti così strani,presto..questa poesia porta un punto di vista così obliquo,ma di precisione chirurgica da far male.Il poliziotto,che può esser padre,marito,amante.E col suo doppio abito/ruolo ,gli occhi che mandano bagliori sinistri mentre formula davanti agli atti un giudizio non scrutabile,e intanto il desiderio predatorio.. come una donna ,per ottenere giustizia,protezione,debba incappare spesso in uomini che non potrebbero mai esserne i garanti. Mi fa pensare agli infiniti travagli della Justine di DE Sade (“Justine o le sventure della virtù”),la quale, nel continuo cercare protezione e rifugio,finiva sempre sfruttata e oltraggiata in ogni modo da chi sembrava fosse messo lì solo per garantirgliene..Perché c’è molta collusione nel maschile,perché in fondo ai loro occhi troppo spesso si ode sussurrare”in fondo se lo meritano ,queste donne che non vogliono più un uomo che sia sì il loro padrone ,ma poi,che volete,almeno le proteggeva come un nume tutelare…”.Per fortuna non tutti emanano bagliori così “sinistri”.Ma
    Renata si consolida sempre più nella sua ricerca come figura di sensibilità sempre accesa, faro che punta e rischiara l’universo femminile.E questa
    poesia/monito:la fiducia che non può mai essere una delega in bianco.Bisognerà controllare costantemente l’andamento della tutela del femminile. Bellissima,da tenere 365 giorni all’anno sul comodino,nell’auto,in ufficio..
    Grazie,Renata,per questo squillo di tromba inatteso.

    Sonia da Macerata

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  3. Sempre proposte importanti e sorprendenti, Renata, in cui si sente insieme la tua voce e voci che per tuo tramite conosciamo. Grazie.

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  4. Mi preme sottolineare che:

    1) questa è (malgrado la mia traduzione e al di là dello spirito inkazzato molto anni settanta) una poesia bellissima, che con brevi, lucide pennellate riesce a rendere conto di una questione molto complicata

    2) la questione molto complicata non sta (semplicemente) nel fatto che anche un poliziotto può essere un infame violento (niente di nuovo sotto il cielo, ahimé) ma che in una società che è di per sé sessista e violenta non c’è legge anti-stupro che tenga. Che trattare la violenza sessuale come una manifestazione di “criminalità comune” significa ignorare le sue dinamiche e le sue statistiche. Che continuare a riempire i telegiornali con “servizi” che trattano la violenza sessuale come l’espressione di qualche casuale psiche deviata non “serve” a un bel nulla, tutt’al più a titillare la fantasia di qualche sadico. Che la violenza sessuale è (paradossalmente) più un problema “degli uomini”, legato all’egemonica (e monocorde) visione della mascolinità come aggressività e antagonismo, nonché all’adorazione (e all’invidia) del padre-padrone.

    grazie carissimi,
    un saluto,
    r

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  5. He knows, or thinks he knows
    Lui sa, o crede di sapere

    … e a stupro segue stupro.

    Grazie Renata. E chi sa – non crede più, non ha mai creduto a chi dice di “sapere”.
    Un abbraccio
    Chiara

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