Al mio fianco

risotto

E’ grasso, dà un’impressione d’unto, una faccia che ricade su se stessa, occhi infilati in pieghe da ippopotamo. Quando ho saputo che va dicendo in giro che non do soldi a nessuno (mi spremono peggio di un limone) e che don Mario era più bravo, ho pensato di rompergli il muso, ma non sarebbe stato cristiano. Mi sono detto che dovrei guardarlo da un’altra prospettiva, capire le motivazioni, scendere nel dettaglio di una vita. Ho ricordato la sigaretta di don Mario, la sala all’aperto della Nuova Capricciosa, il risotto alla pescatora e il fritto di pesce con le patatine; le parole calme, che mostravano l’altra faccia del mondo, quella che nessuno vede mai. Da quando il mio amico se n’è andato, si è scatenata la bagarre di quelli in cerca di un incarico; così io, oltre al dolore, devo portare il peso dell’arrivismo di gente che mi assedia. Faccio fatica a distinguere la malizia dal candore, il cinismo dal rispetto. Perciò ho deciso di ripartire dal poco: la gioia rarefatta del caffè dell’una e mezzo, la sfumatura di un richiamo, il giornalaio che mi sorride la mattina. La vita eterna è un dettaglio di cui si torna a notare l’esistenza. Ho avuto un angelo, al mio fianco: un po’ alla volta, sentirò ancora il suo frullare d’ali, la scia di vento, l’eco della voce inconfondibile.

(versione audio )

23 pensieri su “Al mio fianco

  1. a volte è intollerabile il peso della responsabilità di un progetto, di un’organizzazione, di un qualunque sistema in cui siano coinvolte altre persone, che sia parrocchia, ufficio, ditta, famiglia o altro, è intollerabile e alienante, perchè ti fa sentire altro, separato dal resto del mondo, e continuamente costretto ad analizzare e giudicare e scegliere quello che credi sia il meglio, sapendo che non sarai solo tu a pagare il conto dei tuoi errori,
    poi c’è sempre qualcuno appostato dietro l’angolo che ti chiede “ma chi te lo fa fare”?,
    eppure i Centofanti mica si spaventano
    e continuano a portare quel peso, come tanti altri piccoli eroi.

    un abbraccio, paolo

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  2. “Ho ricordato la sigaretta di don Mario, la sala all’aperto della Nuova Capricciosa, il risotto alla pescatora e il fritto di pesce con le patatine; le parole calme, che mostravano l’altra faccia del mondo, quella che nessuno vede mai.”
    Sei un po’ criptico, Fabrizio, per chi non conosce i dettagli.
    Cmq, bella riflessione.

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  3. “oltre al dolore, devo portare il peso dell’arrivismo di gente che mi assedia. Faccio fatica a distinguere la malizia dal candore, il cinismo dal rispetto”:
    chi non è passato per momenti esprimibili in questo modo? Altro che criptico!
    Grazue e un abbraccio,
    Roberto

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  4. Non sarebbe meglio se si potesse non distinguere tra malizia e candore, tra cinismo e rispetto? Se non fosse dato di distinguere, non sarebbe meglio?

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  5. adesso devi camminare nel mondo visibile da solo: questa è la fatica. nell’invisibile il tuo amico c’è e sicuramente sorride del poco da cui vuoi ripartire e della bellezza del tuo non saper distinguere malizia da candore, cinismo da rispetto. forse non lo imparerai mai, come si fa. anzi: non lo imparare affatto. per altre vie avvenga la tua crescita! arriverai all’appuntamento stanco, dubbioso, svuotato, ma limpido.

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  6. @ robertorossitesta,
    sì, il resto dell’articolo, se mi sforzo un po’, lo capisco pure io. Quello che non capivo era il brano riportato, fitto di riferimenti a cose e situazioni e minuzie, che per coglierle ci vuole una conoscenza particolare.

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  7. …e sentirai quell’angelo ogni volta che prenderai una decisione difficile, ogni volta che scamperai a un pericolo, ogni volta che ti chiederai ma perchè è andata in questo modo e non in un altro?, e ogni volta che ti chiederai se hai fatto la cosa giusta… Le ali frulleranno l’aria come un invisibile e silenzioso applauso, e tu solo l’udirai.
    E sorriderai.
    Coraggio.

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  8. …ho pensato di rompergli il muso 🙂
    fiuuuu…anche “gli analfabeti” si incazzano, meno male 🙂
    coraggio caro fabrizio,la compassione dà forza
    un bacio
    la funambola

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  9. La “fatica a distinguere” – è la fatica di chi ha la forza – come Fabrizio: di avvicinarsi alle persone, è la fatica di chi sgrana il dettaglio [ e non sempre la “messa a fuoco” è un’immagine di Luce ].
    Pure rimane: la presenza costante. “L’assistenza di un angelo” – che frulla e forma: “la scia di vento”/”l’ascia divento” – e taglia le nebbie…

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  10. bellissima la tua affermazione “la vita eterna è un dettaglio”. e bella quella tua voglia di rompere il muso a quello. bella nel senso di umanissima. poi la ragione e il senso delle cose ci portano a più miti consigli, per fortuna.

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  11. a proposito di dettagli passando col mouse sopra l’immagine – permettetemelo vista l’ora – viene scritto “risotto”. i meccanismi internauti possono deformare anche un piatto di tagliatelle?

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  12. Scusate, devo aver frainteso. E’ bello non saper distinguere tra malizia e candore, e comunque intendevo dire che secondo me non è necessario distinguere, perché ciò che gli altri fanno, per esempio con malizia, non è così determinante come ciò che noi facciamo, per esempio con candore. Scusate di nuovo.

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  13. faccio fatica a credere in modo “religioso”, non sono una donna di fede, ma la speranza di avere un angelo mi appartiene, così come mi appartiene la voglia di una fede che cerco nelle cose semplici e reali, tangibili.
    “la vita eterna è un dettaglio”… prima bisogna saper vivere quella terrena.
    credo nell’uomo, ne faccio la mia religione terrena, tra gli uomini ho incontrato gli angeli, quelli che hanno strappato mio figlio dalla morte, quelli che mi hanno sostenuta fino al suo risveglio…
    e quelli che mi hanno portata qui.
    stamattina sono andata a comprare il pesce, ero di fronte al mio lago, c’erano i gabbiani che volavano assecondando il vento di scirocco che impeversa in questi giorni, ma c’era anche un bel sole ed il lago era increspato di blu scuro… la dolcezza della vita è in ogni cosa basta volerla vedere. Come pretendere che gli altri siano “buoni” con noi se non sappiamo volerci bene da soli? se non sappiamo essere indulgenti e più morbidi con noi stessi accettando la nostra umanità ed i nostri limiti?
    ti abbraccio Fabrizio.

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  14. Un testo breve, poche pennellate date con i colori del ricordo, dell’amicizia e dell’affetto, un ritratto che va costruendosi gradualmente fino alle ultime righe, e per questo straordinariamente incisivo.
    Sono anch’io convinta che al tuo fianco ci sia un angelo. Un caro saluto. Piera

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  15. “come agnelli in mezzo ai lupi, candidi come colombe, ma astuti come serpenti”

    (sì, capire che significa è assurdo, eppure…) (e non può essere, in fondo, una metafora una straordinaria astuzia? e non solo una bieca malversazione…)

    un abbraccio
    Mario

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