PRESTO TI SVEGLIERAI. Intervista a Francesco Costa

In quali circostanze potresti uccidere qualcuno?
Conosci qualcuno che sarebbe disposto ad uccidere pur di realizzare i propri sogni?

Due domande che emergono dalla lettura dell’ottima commedia noir di Francesco Costa Presto ti sveglierai” (Salani, euro 13, pag. 222) ambientata a Napoli.
Un giorno come un altro, Stefano “sparisce”. La moglie Laura, un’insegnante quarantenne, lo cerca disperatamente. Le viene detto che la camorra lo tiene in ostaggio e che se vorrà salvarlo dovrà uccidere Roger Morris, avvocato americano a Napoli, ultimando un “lavoro” che avrebbe dovuto compiere il marito. Questa è l’idea-forza del romanzo. Ne discutiamo con l’autore.

– Come definirebbe, in breve, questo suo nuovo libro?
Si tratta di una black comedy ambientata nel caos della Napoli di oggi, fra camorristi ed emergenza rifiuti, e cortei contro i nomadi, in cui boccheggia una certa Laura, insegnante di storia dell’arte, nella quale si può identificare chiunque di noi abbia ancora un po’ di sale in zucca e tremi all’idea che l’intero paese vada allo sbando.

– Laura si trova a far i conti con una situazione difficile: dover ammazzare qualcuno per salvare una persona cara…
È vero. Tutto il romanzo s’impernia sulla difficoltà che Laura vive all’idea di dover uccidere e sulla disinvoltura con cui gli altri accettano intorno a lei l’ipotesi di poterlo fare. Mi ha sempre affascinato la naturalezza con cui, stando ai giornali, c’è chi uccide e poi va a farsi la pizza con gli amici che non si accorgono di niente. Come si fa?
Peraltro a Laura si chiede di commettere un omicidio in cambio di un oggettivo vantaggio per la sua vita, ma lei non è imbarbarita come quasi tutti quelli che la conoscono. Per lei non è un passo facile da compiere. Sente che, macchiandosi le mani di sangue, andrebbe verso il buio, verso una sorta di tenebra, dalla quale non tornerebbe indietro mai più. È una donna dolcissima che, come le eroine delle Metamorfosi di Ovidio, vorrebbe tramutarsi in un arbusto per sfuggire agli orrori del mondo. Al momento di far vedere di che pasta è fatta, però, anche la povera Laura è una che sa farsi rispettare.

– Lei è uno scrittore poliedrico. A suo avviso, nella scrittura, la poliedricità è più un rischio o un’opportunità? Lo chiedo anche rispetto alle ferree e, talvolta, assurde leggi del mercato editoriale.
A ben leggere gli autori che hanno reso grande l’arte del narrare, si vede che ognuno di loro ha raccontato in fondo sempre la stessa storia, ha cucinato in salse diverse sempre lo stesso tema, si è dibattuto con oscillanti variazioni di tono sempre nella medesima ossessione. Io racconto per esempio sempre la stessa faccenda (un sognatore o una sognatrice, messi in difficoltà da un mondo difficile, sormontano ostacoli ciclopici e recuperano una loro idea di felicità), ma impostandola su registri narrativi sempre diversi anche perchè lancio continuamente sfide a me stesso: il grande romanzo psicologico (”La volpe a tre zampe”), il romanzo storico (”L’imbroglio nel lenzuolo”), l’affondo liberatorio nelle inibizioni e nelle nevrosi (”Non vedrò mai Calcutta” e “Se piango, picchiami”), la commedia satirica (”Il dovere dell’ospitalità”), la commedia nera o black comedy (”Presto ti sveglierai”). La poliedricità è un’opportunità, perchè ti permette di riproporre il tuo daimon in forme sempre differenti e sedurre il lettore con la solita storia modificata da continue distorsioni prospettiche. È vero che, prima del lettore, si deve sedurre un editore e questa è impresa titanica, ma prima o poi (batti e ribatti) l’incontro giusto alle fine lo si dovrebbe fare, a meno che non sia abbia un kharma di sconfitta e avvilimento di particolare crudezza. Per riassumere, un unico tema orchestrato su diverse chiavi di racconto e poi sottoposto a mille travestimenti o invenzioni. Inventare è respirare.

– Ci parli delle sue esperienza editoriali. Ha pubblicato con “Rizzoli”, “Mondadori”, “Baldini Castoldi Dalai”, “Marsilio” (oltre che con “Salani”). Tra i suddetti editori… con chi si è trovato meglio?
Ho pubblicato il primo e il secondo libro con Baldini & Castoldi e, pur non avendo con Dalai un rapporto ottimale, non ne ho un ricordo esclusivamente negativo perchè intanto era il primo editore (e il primo amore non si scorda mai) e poi sono stato tradotto in Germania, in Grecia e in Spagna. Con il terzo libro sono approdato a Mondadori: esperienza terrificante! In un anno ho ricevuto solo due brevi telefonate da Franchini e poi il silenzio assoluto: un libro buttato nella spazzatura. E ci avevo lavorato tanto! E molti lo considerano il mio romanzo più intenso. Con il quarto libro passo a Marsilio e lì sento all’istante che non scatta una sintonia con Cesare De Michelis: mi tratta puntualmente con freddezza e distacco, impiegando in media la bellezza di 45 giorni per rispondere a una mia email. Sento di essergli stato antipatico a prima vista, e sa come far precipitare uno scrittore nell’angoscia. Nessuna iniziativa per il lancio del libro: un paio di recensioni su testate minori e poi il vuoto. Passo a Rizzoli con il quinto libro: va un po’ meglio, ottengo un minimo di attenzione in più, ma affogo in un mare di promesse non mantenute e poi non è esaltante il rapporto con il direttore editoriale (al mondo le affinità elettive, per dirla con Goethe, sono alla base dell’evoluzione) e così passo con il sesto libro (”Presto ti sveglierai”) alla Salani. Per la prima volta mi sento compreso. Lo scambio con l’editore è continuo e proficuo. Si lotta fianco a fianco. Mi si definisce “miniera di idee” e “cavallo di razza” a una riunione con i venditori (mai fatta in precedenza una riunione con i venditori: nessuno mi aveva detto che se ne organizzano parecchie l’anno per presentare gli scrittori ai venditori). Sul piano umano nasce una reciproca simpatia. Apprendo che si decide di ripubblicare il mio secondo romanzo, “L’imbroglio nel lenzuolo”, quello da cui è stato tratto un film con Maria Grazia Cucinotta e Geraldine Chaplin. E siamo arrivati a oggi: ecco com’è andata. Prima sono stato trattato con indifferenza, e in qualche caso con disprezzo, e adesso mi sento seguito. Posso lavorare ai progetti futuri con relativa serenità. Il mercato editoriale è in Italia sovraffollato e inquinato: il problema è, come dice un detto napoletano, quello di trovare la scarpa per il tuo piede, e cioè l’editore che fa per te. Ed è una ricerca che può durare molti anni, durante i quali lo scrittore deve restare produttivo, creativo, intraprendente, variare le proprie proposte ma lasciando trapelare un riconoscibile mondo interiore, e… avere fede nella Provvidenza, perchè nella vita la fortuna gioca un ruolo fondamentale.

– Oltre che romanziere lei è anche sceneggiatore… come le va in quest’altro ambito?
Il mio lavoro di sceneggiatore non è stato il successo che avrei voluto: è un mestiere che dipende troppo dagli incontri che si fanno. Negli Stati Uniti è una professione molto rispettata. L’aspetto migliore della mia esperienza è quello di aver potuto scrivere ruoli per attrici belle e simpatiche, come Monica Bellucci, Maria Grazia Cucinotta, Claudia Koll, Angela Finocchiaro, Anne Parillaud, Geraldine Chaplin, Chiara Caselli e altre. Mi piacere scrivere ruoli femminili, ma non ho mai visto niente da me sceneggiato che non mi sembrasse orrendo. Non mi lamento, però, perchè quel fallimento ha aperto le porte alla mia carriera di scrittore e dei miei sei romanzi vado molto orgoglioso.

Massimo Maugeri

6 pensieri su “PRESTO TI SVEGLIERAI. Intervista a Francesco Costa

  1. In quali circostanze potresti uccidere qualcuno?
    Conosci qualcuno che sarebbe disposto ad uccidere pur di realizzare i propri sogni?

    Passando dal dramma umano della fiction letteraria a quello sociale dei c.d. paesi del Terzo Mondo, so di molte persone che in Ecuador (come altrove, là) sono disposte a uccidere qualcuno a sangue freddo e che non conoscono per 100 dollari, e senza nessuna circostanza ulteriore. E uccidono per realizzare i loro sogni, che sono quelli di infilarsi nel primo megacentro commerciale a comprare cose che hanno sempre sognato di avere.
    Ma forse è meglio tornare a Napoli.

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  2. Macondo, c’è del vero – ahimé – in ciò che scrivi.
    Le circostanze mutano in relazione ai contesti. E in questo mondo ce ne sono alcuni (di contesti) davvero atroci.
    Grazie per il commento.

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  3. @ massimo maugeri,
    sono d’accordo sul contesto che tu dici. Ma per non criminalizzare troppo – da parte mia – quei paesi (che per altri versi amo), mi sento in dovere di aggiungere che, in questi casi, la differenza tra qui e là è solo di ordine quantitativo. Là fanno fuori una persona per 100 dollari (e quando lo rapinano, per ancora meno), qui credo ci vogliano almeno diecimila euri. Del resto, i paesi ricchi siamo noi.

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  4. E anche questo è vero, Macondo.
    Per risollevarci non ci resta che pensare a coloro che hanno dato la vita per salvarne un’altra, o per sete di giustizia.
    Grazie ancora per i tuoi commenti.

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  5. Molto interessante la parte sulle esperienze editoriali.
    Grazie Massimo per averci proposto questo autore.

    p.

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